venerdì, settembre 19, 2008

Catania verso il crack

IL BUON GOVERNO
di
FORZA ITALIA
Unico obiettivo l’acchiappare voti ad ogni costo con premio finale ai cittadini catanesi.
A cominciare dall’ex sindaco Scapagnini, il medico personale di Berlusconi, quello dell’elisir di lunga vita, ora al Parlamento.
I
DO UT DES
dell’allegra finanza alla fine si paga;
purtroppo la pagano anche quei cittadini che hanno votato come indaco altri candidati molto più degni del vincitore.
Io ho da tempo polemizzato sin troppo, con cognizione di causa, avendo capito,come tanti del resto, come sarebbe andata a finire l’amministrazione comunale di questa grande città sin dal momento in cui Berlusconi alla vigilia dell’ultima campagna elettorale per la rielezione di Scapagnini sindaco, portò a quest’ultimo un cadeau di un centinaio di milioni onde porre rimedio al bilancio comunale di già, sin da quei tempi, in pieno dissesto per aver accumulato fior di debiti nei confronti di tutti.
La storia si ripete
Meglio di me ve la riassume
Il Corriere della Sera
con un articolo di oggi
Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del crac
Sospeso il capo del personale che ha premiato i dirigenti
Sperperi e organici gonfiati.
Il sindaco si appella al premier
L'elefantino simbolo di Catania è salvo: una mano pietosa ha rimosso l'asta su eBay («Causa dissesto finanziario vendesi statua raffigurante un elefante conosciuta come U Liotru») indetta da un feroce burlone.
Resta da salvare Catania.
Il che, al momento, appare più complicato.
Basti dire che i cittadini risultano avere un debito municipale di 3.379 euro a testa.
Pari quasi a quello dei tarantini, il cui Comune è sprofondato nell'abisso umiliante del dissesto finanziario.
Abisso che i catanesi vedono ormai prossimo.
Di giorno, s'intende.
Di notte, infatti, non vedono più niente: stufa di aspettare il pagamento delle bollette, l'Enel ha tagliato la luce a larga parte dei lampioni cittadini.
Anche e soprattutto nei quartieri a rischio.
Al punto che "La Sicilia", qualche settimana fa, è arrivata a esultare amara per il ritorno dell'illuminazione il giorno della festa della patrona:
«Sant'Agata “riaccende” Catania / Ma subito dopo è tornato il buio».
«Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce»,
sospirava venerdì sera qualche passante in piazza Duomo, davanti ai cassonetti di spazzatura rovesciati in mezzo al salotto buono della città dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese.
E questo è il tema al quale si aggrappano i cittadini etnei: possibile che Silvio Berlusconi, dopo aver fatto un figurone rimuovendo la spazzatura nelle strade di Napoli, si esponga davvero al rischio che proprio Catania, cioè la città dove nella primavera 2005 la destra riuscì ad arroccarsi e a resistere dopo una serie di vittorie della sinistra che sembrava inarrestabile, sia sommersa dai rifiuti e travolta dalle proteste di piazza?
Possibile che non riesca a fare un miracolo per salvare dalla catastrofe il municipio governato dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa proprio dal suo medico di fiducia, Umberto Scapagnini ?
«E che c'entro io?
— è sbottato ieri con Il Giornale di Sicilia l'ex sindaco, famoso anche per le sue fortune galanti, presentandosi alla riunione convocata dal suo successore con tutti i parlamentari cittadini —.
La situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti.
Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine ».
Dunque?
«Dunque sono d'accordo: facciamo una commissione d'inchiesta e vediamo ».
Un rapporto della Corte dei Conti, datato a giugno nei giorni delle dimissioni di quello che la sinistra ha ribattezzato per l'effervescenza «Sciampagnini », offre una versione diversa.
E denuncia
«gravi irregolarità »,
«carente attendibilità delle scritture contabili »,
«indeterminatezza delle risorse »,
«insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003»...
E così via.
Fino a precisare che la Sovrintendenza, a proposito di quegli immobili che il Municipio voleva vendere per tappare un po' di buchi (resta indimenticabile il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino) aveva verificato la loro «appartenenza al patrimonio indisponibile».
Di più, bacchettavano i magistrati contabili: la situazione già a giugno appariva «fortemente compromessa » per la «mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003».
Quando al governo, per capirci, non c'era la sinistra ma la destra.
In una recentissima lettera a Berlusconi, Raffaele Stancanelli, il sindaco che proviene da An, chiede aiuto per «la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo».
Il quale, come si legge in una relazione della Ragioneria Generale alla Corte dei Conti, firmata mercoledì dallo stesso sindaco, aggrava il buco di altri 549.709.272 euro.
Totale (debito): oltre un miliardo e sette milioni di euro.
Pari, appunto, a quei 3.379 euro di «rosso» pro capite di cui dicevamo.
Quasi seicento (dati Standard & Poor's) più di ogni milanese, quasi mille più di ogni romano.
«Dalle fredde cifre che ho elencato si evince una situazione che pesa come un macigno sulla città», scrive Stancanelli.
E si sfoga:
«Un'Amministrazione che non riesca a soddisfare i tanti fornitori che vantano crediti per oltre 170 milioni di euro (con inevitabili ricadute sulla stessa vivibilità, con mezza città al buio, strade dissestate, servizi sociali allo sbando, notevoli ritardi nei pagamenti degli stipendi, scuole sfrattate per morosità, etc. etc.) non può aspirare ad alcun futuro».
Gli esempi del progressivo degrado, sotto l'occhio di Francesco Bruno che fa insieme il ragioniere generale del Comune e della Provincia fino a ieri governata dal potente Raffaele Lombardo, non si contano.
Vigili urbani che per motivi elettorali sono stati via via promossi in massa col risultato che oggi su 540 poliziotti municipali solo 5 sono vigili semplici e 535 ispettori i quali, sia pur carichi di onori, devono uscire in strada il meno possibile per mancanza della benzina.
Organici gonfiati a dismisura tanto che oggi, dopo la sistemazione di altri duecento Lsu (Lavoratori socialmente utili) per l'80% stipendiati dalla Regione e presi in carico nonostante mancasse la copertura finanziaria, c'è un dipendente comunale ogni 72 catanesi.
Stipendi distribuiti facendo i salti mortali o non distribuiti affatto, come quelli dei tre revisori dei conti ai quali il Municipio (così imparano a volere mettere il naso...) non solo ha tolto l'ufficio ma ha smesso di pagare il dovuto.
Due milioni di premi di produzione (il responsabile del personale è stato sospeso solo ieri) distribuiti ai funzionari per i «brillanti» risultati. Consulenze strampalate come quella da 24 mila euro data («consulente per lo sviluppo industriale ») a una sventola ventenne nota per essere stata Miss Eritrea.
Per non dire delle municipalizzate.
Lo scrive, nel suo sfogo a Berlusconi, lo stesso sindaco:
«Con quale autorevolezza si potrà intervenire drasticamente sulle società partecipate, vera piaga non solo del bilancio, sol che si consideri come l'energia, fattore di ricchezza e di guadagno in tutto il mondo, sia diventata a Catania causa di dissesto economico e di diffuso clientelismo?»
L'ultimo bilancio consuntivo dell'Amt, l'azienda municipale dei trasporti, si riassume in poche cifre: tre milioni di viaggiatori (il 10%) persi in un anno, una vendita di biglietti che non arriva a coprire neppure un quinto dei costi (oltre un terzo, a Milano), un buco salito nei soli ultimi cinque anni a quasi 83 milioni di euro. Vale a dire 83 mila euro per ogni dipendente.
Insomma:
un disastro tale che perfino Enzo Bianco, cioè l'uomo che aveva sfidato la destra alle comunali del 2005 e che dell'amministrazione di «Sciampagnini» pensa il peggio del peggio, si è spinto a scrivere a Tremonti pregandolo, al di là delle responsabilità del dissesto che devono essere accertate, di «adoperarsi, in quanto titolare del dicastero azionista di riferimento della Cassa Depositi e Prestiti, affinché questa possa dare una riposta positiva alla richiesta di dilazione dei mutui».
Quanto sia profondo il precipizio spalancato davanti, del resto, lo ammette lo stesso sindaco Stancanelli (confortato da Berlusconi con parole rassicuranti) che nella missiva alla Corte dei Conti di mercoledì, dopo essersi lamentato di come il ministero dell'Economia abbia liquidato la sua richiesta di un via libera sul piano di risanamento dicendo di «non essere l'autorità deputata ad esprimere pareri» e dopo aver criticato la durezza dell'Istat che quel piano gli ha bocciato, paventa che Catania precipiti entro settembre «in uno stato di dissesto ineludibile ».
Una crisi, scusate la battuta, al buio.
Gian Antonio Stella20 settembre 2008

A mente calda potrei scrivere cose alquanto pesanti; darò tempo al tempo e poi farò il mio commento.
Ma due cose voglio comunque scriverle subito:
- la grande figura di Bianco, anche lui ex sindaco della città che dimostra l’immenso amore che nutre anche oggi per Catania. Lo dimostrò anche quando in testa alle Forze di Polizia si recò nella contrada che pullulava di ville costruite abusivamente anche da “mafiosi” per il loro abbattimento; amore certo mal ripagato in quanto i catanesi votarono per Scapagnini il primo indiscusso artefice di questo dissesto.
- come non intravedere nelle due elezioni che portarono per ben due volte il “trionfo” di Scapagnini, che ora tende a defilarsi, il reato previsto e punito dall’art. 316 bis C.P. – Malversazione a danno dello Stato - e quello di cui all’art. 316 ter C.P. - Scambio elettorale politico –mafioso – il c.d. “voto di scambio”?

Le confessioni di Gaetano Vassallo

IL MIRACOLO di BERLUSCONI
via la spazzatura da Napoli
e così fu, anche se in periferia, così come nei comuni vesuviani, molta ne è rimasta.
Ma tutte le TV, coordinate tra di loro da un abile regista, ci hanno fatto vedere solo ciò che più avvantaggiava il “verbo unico”.
Bello sforzo ! Altro che miracolo !!
Mal per lui che due iperattivi giornalisti de L’Espresso abbiano scoperto e svelato l’arcano per merito di
un boss che cinguetta
presso la DIA di Napoli
anche se poco allegramente in quanto adesso teme per la sua vita.
Si tratta di Gaetano Vassallo, “imprenditore” camorrista che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania, pagando politici e funzionari:
è stato il vero
“re dei rifiuti”
con il beneplacito di alcuni politici appartenenti all’attuale maggioranza, uno dei quali, tale Nicola Cosentino, è divenuto sottosegretario all’Economia e Finanza del governo Belusconi.
Premio alla carriera ci si domanda in giro ?
Assieme all’altro politico, tale Luigi Cesaro detto “Gigi”, ex funzionario dell’ASL di Caserta ed ora onorevole, coordinatore campano di Forza Italia, accompagnano, con adunate di folla, il premier nel corso dei suoi raid napoletani.
Il Cesaro era solito inviare settimanalmente 20 kg. di mozzarella di bufala a Berlusconi.
Ecco da dove deriva la passione di quest’ultimo per le “bufale” che va seminando per tutta l’Italia; ad imitazione di San Francesco si può dire che
“dove ha posato un piede ivi è nata una bufalata”.
Ma eccovi un riassunto dell’articolo di Di Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi, pubblicato da L’Espresso sul n. 38 del 25 settembre - ma già nelle edicole - che fa parte di due inchieste sotto il titolo:
GOMORRA FRONTE DEL NORD
Quella che in questa sede ci interessa ha il titolo
IL BOSS DISSE: DATE A CESARO
Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi.
In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005.
Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito…”.
Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l’acqua e l’aria della Campania.
Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio.
La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta.
Con il Commissariato di governo che in nome dell’emergenza ha poi legalizzato questo inferno.Gaetano Vassallo è stato l’inventore del traffico: l’imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord.
E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell’impero di Gomorra.I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso.
I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili.
Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.
La rete di protezione
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell’Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere.
Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi.
E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.
Vassallo non si è preoccupato.
Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle Forze dell’ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia.
Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole.
Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini.
Come è stato possibile?
“Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l’architetto Bovier del Commissariato di governo e l’ingegner Avallone dell’Arpac (l’agenzia regionale dell’ambiente).
Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente.
Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire.
L’ingegner Avallone era praticamente ’stipendiato’ con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i
rifiuti”.
Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell’ordine ‘a disposizione’ e di decine di sindaci prezzolati.
Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori.
Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fidejussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca DC, fino alla partecipazione occulta dell’ultima leva politica alle società dell’immondizia.L’età dell’oroVassallo sa tutto.
Perché per venti anni è stato il ministro dei rifiuti di Francesco Bidognetti, l’uomo che assieme a Francesco Schiavone, meglio noto come Sandokan, domina il clan dei casalesi.
All’inizio i veleni finivano in una discarica autorizzata, quella di Giugliano, legalmente gestita.
Le scorie arrivavano soprattutto dalle concerie della Toscana, sui camion della ditta di Elio e Generoso Roma.
C’era poi un giro campano con tutti i rifiuti speciali provenienti dalla rottamazione di veicoli: fiumi di olii nocivi.
I protagonisti sono colletti bianchi, che fanno da prestanome per i padrini latitanti, li nascondono nelle loro ville e trasmettono gli ordini dal carcere dei boss detenuti.
In pratica, accusa tutte le aziende campane che hanno operato nel settore, citando minuziosamente coperture e referenti.
C’è l’avvocato Cipriano Chianese.
C’è Gaetano Cerci “che peraltro è in contatto con Licio Gelli e con il suo vice così come mi ha riferito dieci giorni fa”.
Il racconto è agghiacciante.
Sembra che la zona tra Napoli e Caserta venga colpita dalla nuova febbre dell’oro. Tutti corrono a versare liquidi tossici, improvvisandosi riciclatori.
“Verso la fine degli Ottanta ogni clan si era organizzato autonomamente per interrare i carichi in discariche abusive.
Finora è stato scoperto solo uno dei gruppi, ma vi erano sistemi paralleli gestiti anche da altre famiglie”.
Ci sono trafficanti fai-dai-te che buttano liquidi fetidi nei campi coltivati in pieno giorno.
Contadini che offrono i loro frutteti alle autobotti della morte.
E se qualcuno protesta, intervengono i camorristi con la mitraglietta in pugno.
La banalità del male
Chi, come Vassallo, possiede una discarica lecita, la sfrutta all’infinito.
Il sistema è terribilmente banale: nei permessi non viene indicata l’esatta posizione dell’invaso, né il suo perimetro.
Così le voragini vengono triplicate.

“Tutte le discariche campane con tale espediente hanno continuato a smaltire in modo abusivo, sfruttando autorizzazioni meramente cartolari.
Ovviamente, nel creare nuovi invasi mi sono disinteressato di attrezzare quegli spazi in modo da impermeabilizzare i terreni; non fu realizzato nessun sistema di controllo del percolato e nessuna vasca di raccolta, sicché mai si è provveduto a controllare quella discarica ed a sanarla”.
In uno di questi ‘buchi’ semilegali Vassallo fa seppellire un milione di metri cubi di detriti pericolosi.L’aspetto più assurdo è che durante le emergenze che si sono accavallate, tutte queste discariche - quelle lecite e i satelliti abusivi - vengono espropriate dal Commissariato di governo per fare spazio all’immondizia di Napoli città. All’imprenditore della camorra Vassallo, pluri-inquisito, lo Stato concede ricchi risarcimenti: quasi due milioni e mezzo di euro.
E altra monnezza seppellisce così il sarcofago dei veleni, creando un danno ancora
più grave.
“I rifiuti del Commissariato furono collocati in sopra-elevazione; la zona è stata poi ’sistemata’, anche se sono rimasti sotterrati rifiuti speciali (includendo anche i tossici), senza che fosse stata realizzata alcuna impermeabilizzazione.
Non è mai stato fatto uno studio serio in ordine alla qualità dell’acqua della falda.
E quella zona è ad alta vocazione agricola”.
L’import di scorie pericolose fruttava al clan 10 lire al chilo.
“In quel periodo solo da me guadagnarono due miliardi”.

Il calcolo è semplice: furono nascoste 200 mila tonnellate di sostanze tossiche. Questo soltanto per l’asse Vassallo-casalesi, senza contare gli altri i boss napoletani che si erano lanciati nell’affare, a partire dai Mallardo.
“Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque.
In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l’uso dei nostri timbri, in modo da ‘coprire’ e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti, del Nord Italia…
Ricordo i rifiuti dell’Acna di Cengio, che furono smaltiti nella mia discarica per 6.000 quintali.
Ma carichi ben superiori dall’Acna furono gestiti dall’avvocato Chianese: trattava 70 o 80 autotreni al giorno.
La fila di autotreni era tale che formava una fila di circa un chilometro e mezzo”.
Un’altra misteriosa ondata di piena arriva tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002: Si trattava di un composto umido derivante dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani triturati, contenente molta plastica e vetro”.
Decine di camion provenienti da un impianto pubblico: a Vassallo dicono che partono da Milano e vanno fatti scomparire in fretta.
Il patto con la politica
Uno dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano.
È lì che parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno.
I due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di boss e di politici.
Ma Vassallo va molto oltre:
Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi.
Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro…
Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Nicola Cosentino e anche l’onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati interessi.
Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe.
Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi
informò del suo contenuto”.
Rapporti antichi, quelli con il politico che la scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell’ultimo bagno di folla napoletano:
La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni ‘80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla provincia.
Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro elettorale per il Cosentino che era uno dei ‘nostri’ candidati ossia un candidato del clan Bidognetti.
In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio ‘lo zio’ a far arrivare questo messaggio”.
Lo ‘zio’, spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all’ergastolo in appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano, sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo Provenzano.
L’elezione alla provincia di Caserta è stata invece il secondo gradino della carriera di Cosentino, l’avvocato di Casal di Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all’Economia.
Faccio presente che sono tesserato ‘Forza Italia’ e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa.
Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene costose con centinaia di invitati.
L’ho sostenuto nel 2001 e incontrato spesso dopo l’elezione in Parlamento”.
Ma quando si presenta a chiedere un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura, gli assetti criminali sono cambiati.
Il progetto più importante è stato spostato nel territorio di ‘Sandokan’ Schiavone.
Il parlamentare lo riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: “Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dai casalesi che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa.
Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell’affare e, di conseguenza, tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me”.
Vassallo non se la prende.
È abituato a cadere e rialzarsi.
Negli ultimi venti anni è stato arrestato tre volte.
Dal 1993 in poi, ad ogni retata seguiva un periodo di stallo.
Poi nel giro di due anni un’emergenza che gli riapriva le porte delle discariche.
“Fui condannato in primo grado e prosciolto in appello.
Ma io ero colpevole”.
Una situazione paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro.
E avverte:
“Conviene che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire…”.

Il mio è certamente un riferire quanto è stato riferito, scrivendolo in un articolo, da altri.
Quello che avete appena letto ne è il riassunto abbastanza lungo dell’inchiesta condotta dai due giornalisti i quali, sicuramente, non sono così sprovveduti nello scrivere racconti fantastici.
Occorre vedere gli sviluppi dell’inchiesta penale e le sue definitive decisioni.
Però appare sin d’ora chiaro quali siano, non solamente in Sicilia, i rapporti tra una certa parte politica e la malavita organizzata.
Altro che dare la caccia da iene al governatore campano ed al sindaco di Napoli !
Chissà se il Premier avrà il coraggio di andare a Napoli e farsi ancora fotografare assieme ai suoi due gioielli campani
NICOLA COSENTINO
e
LUIGI CESARO detto “gino”.
così come è già avvenuto tempo fa


A sinistra Berlusconi, al centro in prima fila Luigi Cesaro ed a destra Nicola Cosentino.

mercoledì, settembre 17, 2008

Eppur si muove...nel segno di Libero Grassi - 2

La riprova che qualcosa in Sicilia si muove per combattere il fenomeno mafioso
con l’aiuto delle istituzioni locali
mentre il governo tace
dal

Niente imposte e tasse per 5 anni a chi denuncia il racket
Il presidente Antimafia Lillo Speziale:
"Agevolazioni per le vittime che hanno il coraggio di denunciare gli estortori"
di
Giuseppe La Lota
«Esenzione per cinque anni dalle imposte Irap, Ici e dal versamento dei contributi previdenziali».
Prevede iniziative forti il disegno di legge che la Commissione regionale Antimafia ha approvato all’unanimità.
Si vuole premiare i coraggiosi, coloro che hanno l’audacia di alzare la testa, di guardare gli estortori in faccia e puntare il dito contro di loro durante i processi. Come sta succedendo in questi giorni a Palermo, dove molti commercianti hanno trovato la forza di sillabare i nomi e i cognomi dei picciotti del pizzo dentro le aule dei Tribunali.

Di questo s’è parlato a Vittoria, nella sala degli Specchi, nel corso della visita di Lillo Speziale, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Il parlamentare ha annunciato la presentazione di un disegno di legge bipartisan che introduce agevolazioni «pesanti» e allettanti per tutti gli imprenditori che denunciano il pizzo.
La bozza di legge, già esitata all’unanimità dai componenti della Commissione, prevede «l’esenzione per cinque anni dalle imposte Irap, Ici e dal versamento dei contributi previdenziali». Per la cronaca, va detto che la primogenitura dell’iniziativa è del padrone di casa.
Il sindaco Giuseppe Nicosia nel marzo scorso organizzò un convegno «Antipizzo», alla presenza di Leoluca Orlando, che alcuni snobbarono e altri boicottarono.

Nicosia lanciò l’idea di sgravare dalle imposte comunali a commercianti ed imprenditori vittoriesi pronti a segnalare alle Forze dell’Ordine e alla magistratura i nomi dei criminali.

La notizia fece il giro dell’Italia e adesso è stata enfatizzata dai media nazionali, fra tutti l’Unità.
Il presidente Speziale nei giorni scorsi ha manifestato al sindaco vittoriese la disponibilità dell’incontro istituzionale, che ieri s’è concretizzato con l’esposizione di una serie di iniziative a sostegno delle vittime del racket.

«Sono agevolazioni- ha ribadito il presidente Speziale- a favore degli imprenditori che denunciano richieste estorsive o richieste provenienti dalla criminalità organizzata tendenti a modificare il normale svolgimento dell’attività economica, cui sia seguita una richiesta di rinvio a giudizio.
Tutto ciò è previsto nella bozza di legge antiracket della Commissione regionale antimafia siciliana».

La bozza del disegno di legge, inoltre, mira all’istituzione di un fondo da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali da destinare alle scuole siciliane (10 mila euro a istituto) per l’istituzione di laboratori della legalità; l’introduzione di un «conto unico per gli appalti» e cioè dell’obbligo per le stazioni appaltanti di aprire un numero di conto corrente unico sul quale gli enti appaltanti facciano confluire tutti gli oneri relativi all’appalto: del conto deve avvalersi l’aggiudicatario per tutte le operazioni relative all’appalto.
Il mancato rispetto dell’obbligo provocherebbe la rescissione unilaterale per inadempimento contrattuale.

Idee concrete.

Bisognerà vedere, adesso, come calarle nella realtà del territorio.

Speziale ha detto di voler istituire e agevolare le «zone franche, dove l’illegalità è maggiormente diffusa».
Un comune per ogni provincia dovrebbe essere «zona franca».

In tal caso Vittoria sarebbe sicuramente la prima «zona franca» del comprensorio ibleo.

All’incontro hanno partecipato i parlamentari regionali Giuseppe Digiacomo, Roberto Ammatuna e Orazio Ragusa.
I preti Giuseppe Calì e Beniamino Sacco, il presidente del Tribunale di Ragusa Michele Duchi (che della mafia a Vittoria potrebbe scrivere un libro da Cirasa ai Gallo, a Carbonaro-Dominante), il sindaco di Comiso Giuseppe Alfano
( proprio colui che ha tolto l’intestazione del locale aeroporto a Pio La Torre reintenstandolo a quel generale dell’Aeronautica Vincenzo Magliocco morto nel 1936 in Africa dove si era macchiato di alcuni crimini nei confronti della locale popolazione civile- ndr),
quello di Niscemi Giovanni Di Martino e le associazioni sindacali di categoria.
Sono stati invitati anche i consiglieri comunali, e Giuseppe Cannella ha consegnato a Speziale una lettera simbolica, «mittente» Pio La Torre. In appendice, anche un siparietto fra l’ex sindaco Francesco Aiello e l’attuale Giuseppe Nicosia.
Aiello voleva entrare in sala degli Specchi insieme ad altri componenti della sua «Azione democratica».
Non gli è stato consentito: o da solo, come tutti gli altri consiglieri comunali, oppure Speziale l’avrebbe visto a quattrocchi dopo l’incontro ufficiale.
Come in effetti è stato, intorno alle 14, nella sala Quarto Stato, perché le regole sono uguali per tutti.

Questo è quanto avviene nella provincia regionale di Ragusa.
Mentre nel casertano avviene che.....aih,aih che dolor,
vengono premiati dall’attuale maggioranza chi si “connette” direttamente od indirettamente con i clan camorristici del casalese.
Lo vedremo in prosieguo cosa accade da quelle parti.
SEGUE

Un totem come Premier

PIU’ CHE UN PREMIER
abbiamo
UN TOTEM
augh !, viso botulinato
Quante storielle e vignette sono oggi dedicate al nostro Premier il quale, volere o volare, è l’indiscusso nostro capo.
Moltissimi elettori italiani hanno ritenuto di votarlo, nonostante i suoi precedenti fallimentari governi passati alla storia come creativi di buchi colossali nei nostri conti pubblici.
Costoro si sono comportati come il protagonista, in negativo, di una barzelletta che molti anni addietro girava per l’Italia, questa:
Una nave sta, nonostante gli sforzi dei marinai, affondando a causa una enorme falla attraverso la quale imbarcava enormi quantità d’acqua.
Il comandante, resosi conto che oramai non c’era più nulla da fare, si reca sul ponte di comando e lancia il classico grido:
“Si salvi chi può, la nave va a picco”.
Tutti vanno in tutta fretta a caccia delle scialuppe di salvataggio, di salvagente, ecc..,tutti tranne uno.
Il comandante lo intravede e lo richiama alla realtà:
“Ma non ha sentito che la nave va a picco ?”
Si - gli risponde questo “strano” passeggero- ma a me che me ne frega, tanto io vado a Genova.
Son bastati poco più di cento giorni berlusconici , ammannitici in "cinemascoop" pubblicitari, e siamo di già conciati proprio male in tutti i campi - anche il suo Milan non va per il verso sperato sebbene costruito con spese faraoniche pur di poter mettere assieme tre ”palle d’oro” senza considerare che ne bastano solo due per compiere certe imprese-
Non certo per tutta colpa sua e di quelli che gli stanno dando una mano nell’intento di portarci al livello di una nazione del terzo mondo, sotto il placet benedicente del Vaticano.; ma ce la stanno mettendo tutta al grido
FOR(z)A ITALIA DAL RESTO DEL MONDO CIVILE
Accennavo al Vaticano.
Quest’ultimo a forza di intervenire su uno stato come il nostro che, a parte il diverso parere e comportamento di alcuni rappresentanti politici che siedono anche in Parlamento, confessionale non è, penso che dovrà ricredersi una volta constatato come il suo retaggio derivante dall’’8 x mille abbia avuto una perdita di ben 35milioni di euro.
Probabilmente a forza di reiterati
NON POSSUMUS
ha stufato ed indispettito i molti credenti che ritengono la laicità dello Stato come un diritto insopprimibile ed invalicabile da parte di chiunque esso sia.
Ritorno a Berlusconi & Soci di cordata.
Una cosa è certa, che il "divin donzello scarsocrinito, pur di risalire sul trono d’Italia ne ha raccontate tante di balle, come al solito, ma, soprattutto, ha inculcato giorno dopo giorno nelle menti di gran parte degli italiani la paura di sicuri catastrofici eventi qualora non fosse andato lui al potere.
Nella realtà l’unico catastrofico evento era sì oramai assai prossimo, ma solamente per lui.
Per giustificarsi di una stomachevole campagna elettorale basata sulla "fifa" - non quella del calcio - ecco pronte una serie di leggi contro tutto e tutti ed una sola a suo favore, e che legge !
IL LODO ALFANO
riveduto e corretto da un vignettista come
IL LODO AL-NANO
A questo punto, non tanto per convincervi ma come invito a meditare seriamente su molti eventi che ci toccano molto da vicino, vi propongo un articolo, che meglio di altri e delle mie stesse parole descrive a tutto tondo la situazione italiana ai nostri giorni, scritto, da par suo, da un grande giornalista in data 01 giugno 2008 da titolo:
QUESTI FANTASMI
di
Furio Colombo
In poche settimane l’Italia è peggiorata così rapidamente da indurre a chiederci: se questo è il passo della Repubblica sotto il presente governo, vuol dire che dovremo vivere nella paura?
Parlo della paura come attesa, non come stato d’animo.
In brevissimo tempo abbiamo avuto uccisioni (Verona) ferimenti, pestaggi, aggressioni, l’incendio di campi nomadi, la fuga di gente disperata, donne e bambini cacciati e minacciati.
Che sia di destra o no, tutto ciò è cominciato ad accadere dopo la clamorosa vittoria della destra.
Chi vince può anche decidere di salire di un gradino per avere un orizzonte più largo, una capacità di decisione non legata al sentimento di vendetta e di rivincita.
Ma invece di ingresso in un futuro un po’ meno claustrofobico, un po’ meno segnato dalle ossessioni e dai fantasmi di leader e di partiti che - per vincere - hanno giocato tutto sulla paura, si è deciso di continuare e rilanciare la paura come modo di governare.
Tiene occupati i cittadini a dare la caccia agli stranieri.
A Milano sono già cominciati i rastrellamenti degli immigrati sui tram.
Li individuano (dalla pelle?) a uno a uno, poi li allineano sul marciapiede in attesa del cellulare, di fronte agli altri passeggeri che, probabilmente, provano vergogna o disagio.
Purtroppo sono stati di parola.
Governano, isolati in Europa, in compagnia dei loro fantasmi, della loro antica ossessione di popoli da far vivere chiusi dentro i sacri confini, con ampolle di acqua fluviale, con giuramenti in costume da film di terza serie, con un protezionismo senza alcuna consapevolezza del mondo, sempre in cerca di qualche carro potente a cui agganciarsi e ubbidire (perché un vassallo cerca sempre un imperatore) e l’inflessibile mantenimento delle posizioni di rendita.
In altri secoli erano terre, valli e ponti sorvegliati da torri e guardie armate.
Adesso - con lo stesso spirito - è un grosso affare di televisioni private vigilate giorno e notte da fedelissimi deputati e senatori della Repubblica.
Ma fermiamoci per un momento a osservare il mondo di cui siamo parte, sia pure attraverso i vetri appannati e le finestre a feritoia dei nostri media.
Nel mondo è improvvisamente riapparsa la penuria di cibo, un dramma finora estraneo alla economia contemporanea, che sembrava invece essere fondata sull’abbondanza e lo spreco.
È vero, c’era il problema della fame in intere aree del mondo che eravamo abituati a citare nobilmente riservandoci, in ogni convegno, di fare grandi interventi il prossimo anno, o in quello dopo.La penuria diffusa, però, è un’altra cosa.
Perché avviene simultaneamente dovunque, determina paurose impennate dei prezzi, provoca vaste macchie di improvvisa povertà anche in aree di ormai lungo e stabilizzato benessere.
La causa è in parte nota (dirottamento di prodotti alimentari dal naturale mercato alle nuove fonti di energia), in parte dovuta al drastico cambiamento del clima nel pianeta, in parte alla tragica decisione adottata simultaneamente nei Paesi “moderni”, di abbandonare l’agricoltura.
In parte dall’arrivo - nel mondo del consumo - di nuovi consumatori.
Il mondo è sconvolto dal costo del petrolio, che continua a crescere dopo essere rapidamente decuplicato, e pone di fronte a una ambivalenza senza soluzione: oltre certi limiti non si può pagare.Ma, qualunque sia il costo, non si può rinunciare.
Per questo sale e continuerà a salire l’inflazione.Il mondo vede due guerre che divampano, e altre che possono esplodere in ogni momento.
Vede un contesto di tensione e di violenza internazionale in cui il fuoco passa vicinissimo al petrolio e l’instabilità minaccia in tanti punti diversi un equilibrio mai così precario.
Il mondo conosce tempeste finanziarie globali sottratte ad ogni controllo democratico, capaci di attraversare in un lampo luoghi lontani e sconnessi.
Il crollo di un fondo di investimenti basato su mutui inesigibili in una provincia americana può svuotare il fondo pensioni pubblico di un Paese estraneo e lontano, in Europa o in Asia.
Nell’Italia di Berlusconi e di Bossi passeggiano i fantasmi.
Un Paese moderno, sesta o settima economia del mondo, è ossessionato dalla minaccia dei Rom.
Non milioni di Rom, che in Italia non esistono, ma appena 150mila persone, metà delle quali italiane, metà delle quali bambini.
E metà degli adulti, donne.
Dunque il pericolo incombente, in una delle grandi (o ex grandi) potenze del mondo, di sessanta milioni di cittadini dei nostri giorni, sono due decine di migliaia di uomini Rom, la maggior parte dei quali, come mostra qualunque statistica, non è dedita ad alcun crimine.
Ma la credenza - una credenza alimentata dal governo e da una parte non piccola di stampa e televisione - è identica al più squallido medioevo di isolati villaggi agricoli: i Rom rubano i bambini.
Alcuni episodi di denunce, allarme, accuse, drammatiche narrazioni di tentati rapimenti di nostri bambini da parte di pericolosissimi zingari sono venuti uno dopo l’altro in pochi giorni.
Ci sono stati arresti, persone sono state portate via con l’accusa più bizzarra, per una comunità carica di figli (ho già detto che la metà della esigua popolazione Rom italiana è composta di bambini).
Ebbene, di quelle accuse, arresti, gravissime imputazioni di rapimento, nessuna notizia, nessuna conferma, è venuta.
Soltanto un oscuro silenzio.
Eppure non si tratta di un problema di indagini, poiché i fatti sono avvenuti in modo istantaneo, sotto gli occhi dei denuncianti, e sempre in luoghi pubblici e con altre persone presenti.
Eppure le cronache dei migliori giornali - che non hanno esitato, almeno nei titoli paurosi e nei drammatici occhielli, a gridare “rapimento” - non hanno più nulla da dirci né voglia di sapere.
Era vero?
Nell’Italia di Berlusconi si aggira e minaccia il Paese il fantasma del clandestino.
Intendesi per clandestino un uomo, una donna, un bambino, che vive nel nostro Paese (perché è miracolosamente arrivato vivo dalla traversata in mare) e ci vive non per turismo ma per disperato bisogno.
In questo Paese il clandestino lavora, quasi sempre nei mestieri peggiori, quasi sempre per una paga da fame, senza una casa che possa chiamarsi casa, senza cure o scuola (in molte città è proibito, o lo vogliono proibire) per i bambini.
Dicono tutti gli esperti - dall’America all’Europa - che gli immigranti senza diritti producono ricchezza per il Paese ospitante.
Nell’Italia di Berlusconi personalità di governo variamente disposte in posizioni chiave agitano pregiudizio, paura, antagonismo, odio, in una brutta formula primitiva che in politica funziona (porta voti) ma nella vera vita punta al linciaggio, da Verona al Pigneto.
Spiegate pure ai morti e ai feriti che i picchiatori e i saccheggiatori dei loro negozi non erano iscritti al fascio.
Immaginate il sollievo degli zingari di Ponticelli, dei familiari del ragazzo di Verona o degli aggrediti all’Università La Sapienza o dei cittadini del Bangladesh al Pigneto nell’apprendere che le sprangate non erano politiche, o che il mandante era Che Guevara.
Mentre il mondo è percorso dal brivido penuria-fame-petrolio-guerra-rischio di nuovo terrorismo, allarmanti scossoni ai più solidi edifici finanziari, l’Italia di Berlusconi introduce nelle leggi italiane 23 nuovi reati a carico dei clandestini e dei lavoratori immigrati (fonte: Il Sole 24 ore, 26, 27 maggio).
Lo sguardo sfuocato dal provincialismo disinformato e dalla vista annebbiata della Lega xenofoba guida l’azione “decisionista” di un governo che - come certi giocattoli - sbatte e torna a sbattere contro muri che non vede.
Sono i muri di un provincialismo e di una autoreferenzialità soffocante che impediscono di percepire il mondo.
Mentre l’Alitalia sta per scomparire dai cieli, ti annunciano all’improvviso, con una incosciente allegria da Titanic, il Ponte di Messina, opera gigantesca per cui non esistono disegni e studi di fattibilità e di (immenso, rovinoso) impatto ambientale.
E non ci sono e non possono esserci i fondi.
Ti rispondono, con sorrisi fuori posto, che provvede la finanza privata.
Sarà la stessa finanza privata che sta affollandosi per rilanciare febbrilmente la grande cordata nazionale e patriottica che salverà l’Alitalia?
Intanto sta per scatenarsi anche sull’Italia impoverita (è povera una famiglia su tre, la metà vive con poco più di mille euro) la più grande tempesta economica dal 1929, ci dicono, i più credibili esperti americani.
Loro - il governo fuori dal mondo e dalla realtà e immerso in un cattivo teatro dell’assurdo - si presentano ad annunciare, senza il minimo senso della parole gravissime che stanno pronunciando, il nostro glorioso “ritorno al nucleare”.
Neppure economisti fantasiosi e disinvolti come Tremonti e Brunetta hanno provato a calcolare, sia pure per scherzo, una cifra, per esempio il costo di un abbozzo di progetto di un solo impianto nucleare.
Nessuno ha provato a dirci in quanti anni (o decenni) un simile gigantesco investimento sarà compensato da costi minori dell’energia elettrica in Italia, rispetto al costo di oggi.
Nessuno ha tentato, magari con una solenne dichiarazione da Napoli, di parlarci della gestione delle scorie.
In questo cupo teatro si aggiunge, perfettamente giustificata dal clima di irrealtà, l’offerta del Primo ministro Berisha.
Dice: «Venite a fare i vostri nuovi impianti nucleari in Albania.
Noi siamo pronti».
Ecco dunque il nuovo orizzonte di azione del governo fieramente decisionista: la repubblica nucleare d’Italia e di Albania, con Berlusconi capo indiscusso.
Accade però che, dopo aver fatto la faccia feroce a clandestini e immigrati, Berlusconi si impantani nell’immondizia di Napoli, benché abbia fatto di nuovo finta di risolvere il problema con “leggi speciali”
(la definizione, tristemente esatta, è di Stefano Rodotà, La Repubblica , 27 maggio).Il problema è drammatico e invoca soluzioni urgenti di adulti competenti.
Berlusconi ha portato a Napoli il suo miglior abito elettorale (spingere in là il problema per occupare da solo tutta la scena) ma tutto ciò che ha saputo fare è una legge che nega il federalismo, cancella Comuni e Regioni, circonda di Forze armate alcune zone del Paese ( la Lega accetta perché a loro importa la secessione, non il federalismo, meno che mai nel Sud).
E si blocca di fronte a un nodo maledetto che nessuno dei suoi ha studiato o capito.
È vero, neppure i governi locali o nazionali del centrosinistra avevano saputo farlo.
Ma questa realtà, allarmante e triste, non autorizza alla celebrazione di Berlusconi che “finalmente ha deciso”.
L’immondizia continua.
Continuerà.Purtroppo lo squallido film del finto governo, delle finte decisioni, delle finte soluzioni che sono o illegali o impossibili (la cattiveria di governo, le ronde spontanee contro gli immigrati e i Rom sono l’unico segno della nuova era) è seguito da due comiche finali.
Una è quella, segnata dalla concitazione di gesti e di azioni dei film da ridere di un tempo, una concitazione tipica anche dei sofferenti di iperattivismo, e del ministro Renato Brunetta.
È la “Festa del fannullone” in cui la finzione è evidente: il capro espiatorio si vede al primo sguardo (il capo ti rovina quando vuole, secondo le buone regole del mobbing, che - come tutti sanno - impediscono a qualcuno di lavorare).
E l’intimidazione contro i medici che rilasciano certificati finti è roba forse vera e forse falsa, e non annuncia nulla se non disprezzo per chi lavora davvero e si ammala davvero.
Infatti l’accusa ai medici non viene da una rigorosa inchiesta, ma dal sentito dire sul pianerottolo del condominio.
In altre parole, come sempre nell’Italia della burocrazia, volano gli stracci e zompa chi può.
Ve lo immaginate, in un clima improvvisato e superficiale di questo genere, come saranno bravi i dirigenti e i funzionari peggiori nel liberarsi di rompiscatole laboriosi che, per giunta, sono inclini a denunciare le complicità fra politica e burocrazia?
Però non è tutto. Il cambio di stagione non si apprezza, nella sua triste portata, se non si dice, e si ricorda, e si dovrà ricordare, che tutta la prima fase di lavoro alla Camera dei Deputati italiana è stata spesa nel tentativo della maggioranza di difendere gli interessi e gli affari di Mediaset e di Berlusconi
(salvataggio sfacciato di Rete 4).
Ha fatto blocco, nell’aula di Montecitorio, l’impegno del Partito democratico, dell’Italia dei valori di Di Pietro, e - questa volta - anche del gruppo di Casini, per impedire un simile uso immorale delle Istituzioni italiane.
Questa volta, almeno un poco, almeno in parte, l’opposizione ha vinto.
Il vero punto segnato, però, è quello che tanti negano e di cui si fingono annoiati.
È avere dimostrato che tutto continua, che non c’è alcun nuovo Berlusconi, che il conflitto di interessi esiste, cresce e, come un totem primitivo, è l’unica cosa salda e solida al centro del disastrato paesaggio italiano.

martedì, settembre 16, 2008

Eppur si muove...nel segno di Libero Grassi

Eppure anche in Sicilia qualcosa si sta muovendo
"Pizzo, obbligo di denuncia nel segno di Libero"
L´annuncio del commissario Marino durante la commemorazione di Libero Grassi.
La vedova: "Clima cambiato".
Il procuratore antimafia:
"Incompleto l´impegno della politica".
Sondaggio delle associazioni di categoria
"Estorsioni primo problema"
commemorazione di Libero Grassi
Diciassette anni dopo, sono arrivati anche i commercianti e gli imprenditori sul luogo dell´omicidio di Libero Grassi.
Quelli che hanno denunciato negli ultimi mesi, accanto ai rappresentanti delle associazioni che hanno varato il codice etico antimafia.
«Sono il segnale di un sogno che poco a poco si avvera»,
sussurra Pina Maisano davanti al manifesto che ricorda il coraggio del marito ma anche la sua solitudine, nel 1991,
«per l´omertà dell´associazione degli industriali - così è scritto - l´indifferenza dei partiti, l´assenza dello Stato».
Dice oggi Pina Grassi:
«Diciannove anni dopo, sono qui con noi i trecento che hanno aderito ad Addiopizzo e i cinquanta che l´associazione Libero Futuro ha sostenuto nella decisione di denunciare gli esattori.
Si può definire un successo».
In via Alfieri, alle nove del mattino, sono in cinquecento.
Con un fiore da deporre. Con una maglietta e uno slogan antitracket da esibire. Con un urlo:
«Viva Libero».Tano Grasso, presidente onorario della federazione antiracket invita a riflettere:
«È stato commovente vedere sfilare i dirigenti delle associazioni dei commercianti e degli industriali, però il loro lavoro è in fase iniziale.
Devono convincere i loro iscritti a denunciare».
Rodolfo Guajana ribadisce: «C´è ancora molto da fare.
Ci vuole più coraggio».
Accanto a Guajana, c´è Vincenzo Conticello, un altro dei simboli dell´ultima stagione di denunce.
Negli ultimi mesi, dopo la scoperta del libro mastro dei Lo Piccolo, il loro gesto è stato emulato da 18 commercianti.
Ma altri ventidue hanno preferito il silenzio, e sono adesso indagati per favoreggiamento. Nel giorno della memoria c´è anche spazio per la riflessione e la proposta: «Il governo si sta muovendo affinché la denuncia delle estorsioni diventi un obbligo», dice Giosuè Marino, commissario nazionale antiracket.
«Le associazioni stanno lavorando bene, le denunce sono in misura significativa.
Si respira un nuovo clima di fiducia, sarà la base per un percorso di lavoro». L´ex presidente della commissione antimafia, Giuseppe Lumia, auspica un dibattito ampio sul percorso da fare, «soprattutto sull´obbligatorietà della denuncia, non solo per gli imprenditori che si occupano di appalti, ma anche per i commercianti, perché bisogna prevedere non strumenti vessatori ma di sostegno a chi si trova sotto ricatto del pizzo».
Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aggiunge altro nell´elenco delle incompiute dell´antimafia:
«L´impegno della politica non è ancora completo, ritengo che oggi una parte del voto non sia libero. Una cosa è avere il consenso - aggiunge Grasso - un´altra, poi, è mettere in campo tutte quante le forze e le risorse per contrastare efficacemente il fenomeno.
Questo le istituzioni di qualunque tipo e colore lo devono fare e molte lo fanno”.
Il tema racket è ormai una priorità per gli operatori economici siciliani.
Lo dice una ricerca promossa da Camera di Commercio, Confesercenti e dalla cooperativa Solidaria.
Secondo le rilevazioni condotte dall´Università, il racket è il problema principale per 605 imprenditori.
Seguono i furti e la corruzione nella pubblica amministrazione.
Gli organizzatori avevano inviato il questionario a 77.781 operatori economici, solo in 1.057 hanno risposto.
Lo ritengo un ottimo risultato - dice Roberto Helg, che ieri ha presentato la ricerca - è segno che c´è voglia di collaborazione.
Il procuratore Francesco Messineo invita a riflettere su quel 35 per cento di imprenditori preoccupati per la corruzione nei palazzi della pubblica amministrazione:
«Le indagini su questo versante sono spesso difficili, alla luce del nostro ordinamento e delle ulteriori restrizioni che si annunciano».In via Alfieri arrivano il neo questore Alessandro Marangoni e i vertici di carabinieri e Finanza, il prefetto Giancarlo Trevisone, il sottosegretario all´Interno Alfredo Mantovano. Per il governo regionale c´è l´assessore alla presidenza Giovanni Ilarda. Per il Comune, l´assessore Sebastiano Bavetta.
Dopo la commemorazione, i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni si danno appuntamento nella sede di Libero Futuro, per tracciare ancora un bilancio e avanzare proposte per il cambiamento.
Tratto da un articolo di Salvo Palazzolo
pubblicato su Repubblica del 30 agosto

Si respira aria nuova ed il numero di chi si ribella alle intimidazioni della mafia si fa sempre più folto ma è ancora poco o nulla rispetto alla strapotenza della “piovra”; ma nello stesso tempo è di già tanto il dare un esempio che

“resistere alla mafia si può”

specialmente se si è in tanti.

Certo è che se la politica governativa attuale appoggiasse in maniera concreta queste iniziative invece di perdersi in cose e cosucce assolutamente irrilevanti, Esempi:
- la sottosegretario al Welfare, Francesca Marini, da tempo sta ponzando su una specie di ordinanza secondo la quale a far tempo dal prossimo febbraio 2009 i cani, di qualsiasi razza e taglia, potranno uscire di casa solo col guinzaglio mentre quelli “aggressivi” anche con la museruola.
Roba vecchia in quanto ogni comune degno di tal nome contiene di già nel proprio Regolamento di Polizia Urbana o Municipale – cambiano sempre nome ma il prodotto non cambia – una analoga normativa.
Non spiega però la Marini cosa c’entri tale normativa col ministero cui è stata preposta nonché, visto che verrà in contemporanea abolita la “black-list”, il modo con cui si possa distinguere in maniera del tutto oggettiva la pericolosità o meno di un cane.
- il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, invece di interessarsi dei problemi che gravano seriamente sull’agricoltura- come ho già accennato in un mio post a seguito della denuncia della Coldiretti sulla ingerenza della mafia proprio su questo comparto- cosa fa ?
Distribuisce consigli utili per combattere il caro-prezzi, così come ebbe a fare il Berlusconi casalingo che diede preziosi consigli alle massaie italiane su come fare la spesa al mercato atteso che il Berlusconi premier proclamò che sul caro-prezzi lui non poteva farci nulla !
Nella Specie il ministro Luca Zaia, atteso che le confezioni dei prodotti incidono notevolmente sul costo del prodotto, consiglia di acquistare la pasta solo quella contenuta nei pacchi di 5 chili.Per la verità si risparmierebbe un qualche euro ma obbligherebbe poi a mangiare per varie giornate sempre lo stesso tipo di pasta, il che non è poi da un punto di vista gastronomico l’ideale in quanto molti “primi piatti” necessitano di diversi tipi di pasta.
Tra l’altro conservare per tanto tempo la pasta nel suo maxi involucro produce tante “farfalline” che la fanno diventare non più commestibile.
Ma questo il ministro non lo sa perché lui può permettersi di cambiare pasta a suo piacimento.
Se mal non ricordo, nel 1993 questo ministero, allora chiamato “ Ministero dell’Agricoltura, venne abrogato (si 70,2%), assieme a quelli dello Ambiente (si 82,6%), delle Partecipazioni Statali (si 90,1%) e del Turismo (si 82,3%), a seguito di multipli referendum popolari.
Non so chi, cambiandogli il nome, l’abbia ripristinato e a quale scopo; chiunque l’abbia fatto ha violato la “volontà popolare” come spesso è accaduto in questo nostro Paese in varie occasioni!
Si vede che oggi queste e non altre sono le priorità secondo il “verbo” unico!

domenica, settembre 14, 2008

Ministro che va ministro che viene

BISCHERI e BISCHERATE
2

PREMESSA INDISPENSABILE
di
CARATTERE GENERALE

Giorno dopo giorno si susseguono in Italia molteplici eventi che potrebbero ben definirsi come il frutto di vere e proprie ”scelleratezze” culturali le quali, traslocate sic et simplicier sul campo politico, non producono nulla di buono, ma non solo.
Infatti il burattinaio ci fa vedere di ogni scena la sola facciata occultando astutamente sia il suo retroscena che gli effetti pratici prodotti nella sua fase applicativa.
Questo è il sistema principe per disorientare il giudizio della gente sulla sua opera.
Tali provvedimenti, sia quelli già assunti che quelli in via di approvazione, vengono di norma definiti di “facciata” in quanto rivolti a risultati del tutto differenti da quelli preventivamente annunciati.
Ecco nuovamente in auge il giuoco truffaldino delle tre carte mischiate così velocemente che non ti accorgi dove sia andato a finire l’asso che ti farebbe vincere, ammesso poi che con un abile movimento delle mani la carta dell’asso non venga addirittura fatta sparire e sostituita con altra non vincente, così come le altre due.
La gente si illude e crede nel giocoliere ma non vince mai perché l’occasionale vincitore altri non è che il compare dell’abile manipolatore; ma tanto vale per dimostrare agli estranei astanti che il giuoco è corretto.
La stragrande generalità dei cittadini capisce bene come l’evolversi della vita di una intera collettività nazionale, e non di una sola delle sue parti componenti, debba necessariamente comportare una parallela evoluzione delle norme giuridiche perché, se così non fosse, ci troveremmo di fronte a nuove fattispecie non regolate sulle quali ognuno di noi sarebbe legittimato a comportarsi in una specie “fai da te”; con un siffatto comportamento ogni singolo soggetto riuscirebbe a risolversi i propri problemi personali ma a tutto danno degli altri.
La politica non vive di vita propria, non possono esservi singole improvvisazioni su questo campo, ma deve essere indissolubilmente collegata con la finalità di attuare il progressivo avanzare del benessere economico, sociale e morale del Paese.
Per poter arrivare a tanto non può che nutrirsi attingendo dai bisogni di tutti ed operare oggettivamente di conseguenza.
Deve, quindi, rifuggire dall’operare a seconda dei problemi di un ristretto numero di persone, assoggettandosi al volere di un piccolo gruppetto di "compari".
Legiferare ed operare per lo sviluppo economico, sociale, culturale e morale di una nazione deve avvenire secondo regole democratiche e liberali ben precise tra le quali non trovano alcuna ospitalità in alcuno dei seguenti due metodi oggi purtroppo imperanti da noi; parlo della
DEMAGOGIA
e del c.d.
POPULISMO
di cui il nostro attuale Premier si pasce, compiacendosi, quotidianamente.
Per comprendere cosa significhino questi due termini i quali, badate bene, non sono degli slogans pubblicitari, buttati lì in maniera retorica,
riporto le loro definizioni così come concepite da
Giovanni Sartori

Demagogia
è l'arte di trascinare e incantare le masse che, secondo Aristotile, porta alla oligarchia o alla tirannide.
In ogni caso, il termine indica un agire e un «mobilitare» dall'alto che non ha nulla da spartire con la democrazia come potere attivato dal basso.
Populismo
è il termine, molto più recente, che ci arriva dalla Russia, dove fu coniato alla metà dell'Ottocento per indicare una rivoluzione dei contadini (fermo restando che la parola narod sta, in russo, per popolo).
Un significato che poi riemerge all'inizio del secolo scorso negli Stati Uniti.
Il primo movimento fu represso, e il secondo fallì. Il che fece anche sparire la parola.

Ma venne ripreso dal Premier attuale.
Ed infatti, l’Avanti Popolo alla riscossaalias populismo di regime – è riapparso miscelato alla demagogia così costituendo, con la loro indissolubile fusione, una miscela mortale per ogni sistema democratico, specie per il nostro che, rispetto a quello vigente in altri Paesi europei ed extraeuropei si può definire ancora giovane e non compitamente attuato per il recalcitrare di alcune forze politiche considerate sino ad ieri al di fuori dell’arco costituzionale ed oggi ancor fuori, nei fatti, da tale sistema.
Qualcuno ripete urlando che : "Il popolo vuole le elezioni", "il popolo ha paura", "il popolo mi ama", il popolo qua ed il popolo là.
Ma parla solo lui, la parte per il tutto: da un predellino d’auto, da un palco con claque organizzata, dai suoi quotidiani e riviste, dalle sue TV.
Le interviste volanti per le strade subiscono poi in redazione una bella scremata: le favorevoli trasmesse in abbondanza mentre di quelle ritenute “contrarie” alle tesi padronali è già tanto se ne viene trasmessa o pubblicata solo una; anche l’arroganza ha un limite, altrimenti chi ancora non ha portato il cervello all’ammasso capirebbe dove sta il trucchetto.
Così si svolge l’operazione propaganda nelle dittature moderne.
Popolo sì ma decido io, il programma elettorale è mio e me lo gestisco come voglio io.
Il Lodo Alfano c’era ? Non lo so; ma parrebbe di no.
Inserito forse nel “pacchetto sicurezza od in quello relativo alla Giustizia in generale.
Il popolo che dice, tace ? No non tace ma è come se tacesse se nessuno poi porta alla ribalta mediatica le sue opinioni, anche quelle contrarie al regime.
Come ai tempi di Mussolini; ho di recente letto una lettera al direttore di un noto quotidiano nazionale che parlava della mafia nella quale si diceva che il Duce ne aveva fatto piazza pulita con il prefetto Mori.
A quei tempi nessuno poteva parlare di mafia perché nessuno ne parlava, a cominciare dalle fonti di informazione in mano ad un gerarca fascista; ma nella realtà esisteva, eccome !
Siamo all’inizio del regime mussoliniano e Mori, il “prefetto di ferro”, iniziò un’opera di dura repressione con metodi rapportati a quelle dure regole con le quali era stato abolito di fatto nel nostro Paese ogni diritto umano; retate con lo scopo di prendere in ostaggio i parenti dei mafiosi per costringerli a denunciarli e rivelare i loro nascondigli; chi volesse approfondire la propria conoscenza su questi fatti non solo episodicii può leggere il libro scritto da Sciascia
“Il giorno della civetta”.
Duro con i deboli- la mafia dei piccoli agricoltori – debole con i forti – i latifondisti che avevano sotto il proprio controllo interi paesi; anzi si servì di uno di loro per conoscere fatti e nomi dei primi.
Ma la mafia c’era ma non si vedeva; come avviene oggi con i mille problemi che ci stanno piovendo addosso, come le povere famiglie che non ce la fanno nella famosa e triste ultima settimana – aumentate in pochi mesi del 14% rispetto all’anno precedente - anche loro messe sotto il tappeto assieme a spazzature e residuati politici vari carichi di condanne ed imputazioni.
Però Berlusconi ha un merito: !!!!!????
Si, quello di aver piazzato ogni suo ministro o ministra al posto giusto dopo aver soppesato i loro trascorsi di vita vissuta: cultura, professioni, capacità di comando, ecc...
Manca quello della Sanità forse perché come avvenne per Sirchia il probabile candidato era sotto processo ovvero perché che c’entra la Sanità visto che quello italiano è un popolo a stragrande maggioranza sano,vivo e vegeto?
Le uniche medicine sono per lui le stesse che garantivano tempo addietro un fisico sano, la salute di tutti:
LAVORO
(anche se poi qualcuno muore non fa nulla perché è il prezzo che si deve pagare – gli altri non lui ed i suoi amici imprenditori- in nome del “progresso”
e
MOSCHETTO
(anche se La Russa non sa che non c ‘è più l’obbligo di leva)
ARIA (inquinata)
TERRA (più sotto che sopra)
SOLE
sono la vera panacea della vita.
Su questa strada , secondo uno slogan che appariva in tempi lontani – ma che si sta riesumando – si arrivò con l’affermare in ogni sussidiario delle scuole elementari:
testo unico
duce unico
maestro unico

frontespizio di un sussidiario per l’apprendimento della lingua francese

alfabeto e quant’altro usato come apologia del regime

Didascalia
“OBBEDIENZA”
Fu domandato ad un sapiente quale dev’ essere la prima virtù di un bambino ?
Rispose :” L’obbedienza”.
E la seconda ?
“L’obbedienza”
E la terza ?
“L’obbedienza”
Perle di regime!
Girala e rigirala la Gelmini si è ovvero l’hanno costretta – tanto fa lo stesso – a togliersi la maschera !
Lo ha fatto a Cianciano Terme durante il suo intervento al convegno dello
UDC
nel corso del quale si è presa una bella raffica di fischi.
A lei della scuola non gliene frega proprio nulla perché il suo imperativo categorico è quello di eliminare in un anno ben 80.000 precari.
Dopo la Gelmini, toccherà alla Carfagna.
Infatti
LUCCIOLE per LANTERNE

infatti hanno chiuso subito questa osteria che nulla aveva a che fare con il giro a luci rosse


Sarà l’argomento del mio prossimo post relativo ai bischeri ed alle bischerate dell’attuale regime.

SEGUE

sabato, settembre 13, 2008

Una, dieci, cento celle e perchè no anche lungo le strade a luci rosse ?

BISCHERI e BISCHERATE
1
Vorrei porre a tutti la seguente domanda:
Se, per pura ipotesi, dovesse un bel giorno piovervi dentro casa voi riparereste subito il tetto ovvero andreste a comprare decine di secchi per far si che i pavimenti non si bagnino ?”
Potrei anche sbagliarmi ma a me sembra che i nostri governanti nonché alcuni personaggi che sono stati eletti all’apice di alcune istituzioni anche non politiche ricorrano, a fronte di un qualsivoglia problema, alla seconda delle due soluzioni prospettate nella mia domanda.
Così si rappezza un buco ma non se ne risolve la causa.
Due gli esempi di questi giorni venuti sotto gli occhi di tutti perché strombazzati in pompa magna al popolo già afflitto da più gravi problemi esistenziali non risolti i quali, se non si dovesse provvedere immediatamente, diventerebbero irrisolvibili.
Parto dal più “lieve” tra i due:
Il presidente della Lega

Matarrese
lancia la sua soluzione per contrastare il tifo violento:

"Costruiamo celle negli stadi"
Indipendentemente dalla circostanza che la UEFA ha già espresso parere negativo avverso questa balzana proposta frutto, probabilmente, di una insolazione.
Ma no, mi sono detto, forse sta scherzando, non può essere, ma se anche così fosse chi dovrebbero poi mettere in gattabuia i tifosi violenti od i presunti tali ?
Gli stewards che ogni società di calcio ha oramai l’obbligo di dislocare in vari settore dello stadio o le Forze dell’Ordine ?
Ma la privazione della libertà non è certo una cosa su cui ci si possa scherzare e lasciarla gestire dai primi che capitano..
E se la flagrante violenza avvenisse, come di solito accade, fuori dallo stadio non ci sono per caso nei dintorni i cellulari della Forza pubblica ?
Ed i costi per la creazione di queste celle a carico di chi dovrebbero rimanere ?
Ma poi, ammesso e non concesso che si arrivi a tanto, - l'Italia legge dopo legge sta diventando una Stato di Polizia -, il detenuto in gattabuia dovrebbe essere sorvegliato a vista, ma da chi ?
Colto e tormentato da tutti questi dubbi mi era venuta la voglia di telefonare all’ideatore di questo nuovo progetto carcerario per chiedergli spiegazioni.
Non mi ha risposto, com’era prevedibile: noblesse oblige; ed allora mi sono immaginato come si sarebbe svolta la mia intervista.
In un ideale un sogno; ma alle volte anche i sogni possono divenire realtà !
- Buon giorno sig. Presidente, guardi che la p della sua carica l’ho pensata in maiuscolo, rispettoso come sono, della sua lunghissima carriera, forse un po’ troppo lunga - faccia spazio ad Albertini - nel mondo del calcio.
Scusi ma ha di già pronto un progetto ?
- Certo che ce l’ho- mi risponde il Matarrese,- ma per adesso solamente per Roma; glielo espongo subito visto che lei ha gratificato il mio ruolo con la P maiuscola – ma non è per caso la famosa P….pronunciata sia da Mourinho, in senso negativo, che da Gattuso quando si è rotto il polso cadendo nella buca della panchina ?
- No, certo che….no; ma…voglio essere sincero con lei – elle minuscola stavolta -; debbo confessarle che effettivamente un pensierino in tal senso mi era passato per il cervello, ma sono riuscito a stopparlo subito, fermandolo sulla soglia della sua anticamera.
- Bravo, allora le espongo subito il mio piano che allo Stato costerà poco o nulla. Bisognerà trasportare lo stadio Olimpico, tanto con i mezzi della tecnica moderna non sarà un problema, in un altro rione romano, per la precisione a Centocelle nel suo parco ancora poco usato.


In tale località vi è tanto spazio e, stenterà a crederci, anche cento celle di già pronte; mi scusi se le sembrano poche.
- Ma Presidente, in quale periodo del giorno le vengono certe idee tanto prodigiose quanto impagabili. Una specie di Sing-Sing in miniatura.Ma mi scusi, non ricorda più come gli stadi in Argentina ed in Cile fossero stati usati in tempi anche recenti per raduni non certo spontanei di oppositori ai regimi del loro paesi, individui questi che diventarono poi dei “desparecidos” ? Spariti nel nulla, come per sublimazione. Certo che r
icordo, come non potrei, non vivo tra le nuvole, ma qui in Italia non c’è alcun regime per cui non si corre alcun pericolo;
- Lo dice lei, io non mi azzarderei tanto a dire certe cose in quanto in molti la pensano diversamente.
La conversazione finisce qui, certo, una brusca interruzione.
Siamo oramai sballottati tra il serio e la farsa.
Detto tra di noi la mia P si riferiva proprio all’inizio di quel tale modo di dire milanese subito appreso dal nuovo tecnico dell’Inter; per Gattuso, che ritengo un “grande”, assieme a Maldini- pur essendo interista dalla nascita – è da tempo divenuto un normalissimo intercalare privo di dubbi significati.
E la seconda ?

vi chiederete frementi, alla prossima volta.
Posso però qui anticipare per i curiosi che riguarda la nuova legge proposta dalla ministra Carfagna per eliminare la prostituzione su strada.
Divieti e pene – in un certo senso c’entra visto l’argomento – detentive e pecuniarie piovono oramai a più non posso non solo dal cielo.
Meno male che abbiamo un ministro per la Semplificazione del nostro ordinamento giuridico secondo il quale ha di già provveduto all’eliminazione di migliaia e migliaia di leggi inutili, meno i vari Lodi e quelle carogna s’intende - ; se ne stanno però aggiungendo un altro bel cumulo forse per garantirgli la carica attualmente ricoperta vita natural durante ?
SEGUE