sabato, marzo 31, 2007

Vergogna cavaliere, si vergogni


L’ inconsapevole sindrome di Tafazzi
del cavalier nostrano

VERGOGNA !

Vada subito a chiedere scusa a Maddalena

Per la verità Marco Travaglio ha riportato questo ennesima “sceneggiata” del cavaliere intitolandola diversamente, precisamente.

“Come ti truffo il malato”.

L’episodio è storicamente avvenuto durante il corteo milanese “pro sicurezza” ideato dalla Moratti.
A costo di andare fuori tema colgo vorrei l’occasione ribadire che mi viene alquanto difficile comprendere come la sindachessa continui a non farsi chiamare con il suo cognome da nubile, peraltro molto rispettabile qual è quello dei Brichetto, in quanto la sua scelta, pur essendo del tutto legittima, risulta in netta contrapposizione alla volontà di tutte le altre signore, deputatesse, sindachesse, consigliere regionali, provinciali e comunali e signore comuni.
Detto questo, ritorniamo al corteo, ideato, programmato ed effettuato in nome di una ventilata “pro sicurezza” nonostante che, da una quindicina d’anni ad oggi, l’amministrazione comunale milanese sia stata “governata” – tanto per dire, da giunte di destra con allegato qualche partito centrista, in concomitanza di eguale governanza a livello nazionale, quest’ultima, fortunatamente, per un tempo inferiore.
La domanda è sin troppo ovvia; ma nessuno se ne è mai accorto prima ?
Poteva mancare il Berluska ? No di certo ed ecco la scenetta raccontata da Marco Travaglio così come descritta da La Libertà (di Piacenza ?).

"Poi Berlusconi si è concesso alla gente. Come per esempio a Maddalena, una giovane donna di Sesto san Giovanni presente alla manifestazione nonostante sia costretta da anni su una sedia a rotelle per una malattia congenita. 'Ho chiesto al presidente - ha detto Maddalena - che ci aiuti a far cadere questo Governo. Perché questo Governo mi ha tolto la fisioterapia e le medicine'. E lui? 'Lui mi ha detto: Brava, sei stata coraggiosa a venire'. Quindi, dal palco, ha ribadito la promessa fatta a Maddalena: 'Questo Governo si deve dimettere'" ("Sfila Moratti, ma la vera star è Berlusconi", "La Libertà", 27 marzo 2007).

MA
Clamoroso autogol !


"Modifica alla erogabilità di alcune prestazioni specialistiche e di day hospital. Con la Deliberazione n° VIII/311 del 1 agosto 2006, la Regione Lombardia (governata dal Presidente Roberto Formigoni, FI, ndr) ha disposto alcune modifiche sulla erogabilità a carico del Servizio Sanitario Regionale di alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale e di day hospital in vigore dal 1° settembre 2006. In particolare si fa riferimento all'assistenza odontoiatrica e alla Medicina fisica e Riabilitazione" (comunicato del Servizio Comunicazione e Pr Ufficio Stampa dell'Asl Città di Milano).


"Dal primo settembre è entrata in vigore la delibera della Giunta Regionale della Lombardia (1° agosto 2006) che ha introdotto nuovi criteri per l'accesso alle cure... Le maggiori novità della delibera riguardano infatti le prestazioni ambulatoriali di medicina fisica e riabilitativa: per un buon numero di assistiti lombardi si tratta di una vera e propria rivoluzione. La Regione infatti ha rivisto l'elenco delle prestazioni comprese nei Lea, mentre per un altro nutrito gruppo di cure fisiatriche, ben 13, è scattata la completa esclusione dai Livelli Essenziali di Assistenza e quindi dalla prescrivibilità a carico del Ssr" (Giuseppe Belleri, medico di medicina generale, Flero-Brescia, "M. D." numero 28, 4 ottobre 2006).

Dalla rubrica Carta Canta di Marco Travaglio pubblicata su La Repubblica .it il 30 marzo 2007

Ma l’indomito cavaliere è rimasto comunque soddisfatto per aver potuto urlare da un palco il suo solito messaggio pubblicitario:

IL GOVERNO DEVE DIMETTERSI

A questo punto dovrebbe, oltre alle scuse a Maddalena per averla turlupinata, specificare, in tutta onestà, quale governo dovrebbe dimettersi:
quello del suo Formigoni o della sua Brichetto - Moratti

AH, ! AH, AH...! – sta emergendo la goduria tipica della sindrome di Tafazzi !
Subito dopo però riflette e colto improvvisamente da una crisi di pentimento esclamò: ma cosa ho detto ?

Non ci crede nessuno, l’unico rimorso che lo sta struggendo è solo quello di non essere riuscito a turlupinare e fregare per altri cinque anni il popolo italiano

Al Sciur berluska
dicatum
Se il compianto Giorgio Gaber fosse ancora in vita avrebbe in suo omaggio riscritto le parole della propria celebre canzone “ LA LIBERTA’ ”.
Tenterò io a farlo, almeno per qualche rigo.

La libertà non è star sopra un palco,
da dove dire delle cretinate
la libertà non è uno spazio libero
la libertà è dir la verità.

Ciuska !
L’ E’ propri vera
che
“Quand la fuffa la munta a scragn o la spüssa o la fà dann”

P.S.: a dire il vero il termine "fuffa" l'ho messo io perchè nel detto originale ce n'è un altro che però potrebbe essere ritenuto offensivo; ma intelligenza vuole che detto termine, visto il resto della frase , sia facilmente comprensibile.

venerdì, marzo 30, 2007

DICO- VIII^ parte - lettera B)

DICO- parte VIII^ parte - lettera B)

IL PAPA RE

Sulla tesi anti DICO delle gerarchie ecclesiastiche

“NON POSSUMUS”

La frase è talmente eloquente ed imperativa che non occorre molto a comprendere il punto di vista del Vaticano: un NO ASSOLUTO, non trattabile, per la qual cosa ogni tentativo di discussione volta a ricercare una qualche mediazione è impossibile.
UNA SENTENZA DEFINITIVA.
Potremmo, quindi, fermarci qui e non andare oltre in quanto ogni eventuale discussione verterebbe su un campo, quello esclusivamente religioso, che, in generale, a molti cittadini di uno Stato laico potrebbe interessare sino ad un certo punto, se non addirittura un bel nulla.
Le ragioni che provengono dai piani vaticani, a conforto del loro netto dissenso nei confronti dei DICO, rientrano infatti in una sfera, quella prettamente religiosa, in cui solamente quella sede è indiscutibilmente la massima autorità competente; ciò non autorizza però che questa loro materia esclusiva venga usata in maniera tanto plateale da apparire una imposizione nei confronti dei cittadini italiani, qualunque veste essi rivestano.
Per tale motivo, da ignoranti, non ci sentiamo in grado di ribattere punto per punto il loro dottrinale pensiero che possiamo così riassumere
:

1- la legalizzazione delle unioni di fatto è

INACCETTABILE SUL PIANO DEL PRINCIPIO, PERICOLOSA SUL PIANO SOCIALE ED EDUCATIVO.
2- la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso significherebbe
LA NEGAZIONE DELL’INSUPERABILE DIFFERENZA SESSUALE.

Da queste premesse discende la successiva “direttiva” rivolta a chi di dovere: nessun politico che si proclami cattolico
“ può appellarsi
al principio della pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzione che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”.

Ognuno, indubbiamente, fa il suo mestiere però… quantomeno alcune domande sarà pur lecito porsele, legittimati in ciò proprio da questa nostra ignoranza, od è “peccato” anche il solo voler ragionare su tematiche importanti con il solo ausilio della propria testa e senza condizionamenti altrui ?
A me sembra che un cattolico abbia, per sua libera scelta, pieno diritto di comportarsi secondo i dettami della fede che professa ma, allorché, una volta dichiaratosi disponibile, venga chiamato a decidere in sede legislativa sulla sorte di altri suoi connazionali che non la pensano come lui, non può tirarsi indietro.
Ogni parlamentare, a maggior ragione la pletora di ministri, vice-ministri e sottosegretari sui quali incombe addirittura il vincolo del giuramento di fedeltà alla Costituzione, deve operare sì senza vincolo di mandato - da parte di chicchessia-, uniformandosi solamente al nostro dettato costituzionale.
La domanda che dovrebbe porsi, nel caso concreto, è quella se la proposta di legge in via d’esame sia o meno conforme alle norme costituzionali ed atta a concedere a dei cittadini, non ancora tutelati, diritti pari a quelli già goduti da altri, in ossequio al principio fondamentale dell’eguaglianza; il suo scrupolo dovrebbe essere, in breve, di esaminare se in tutta coscienza sia o meno lecito porre gli eventuali destinatari delle norme sullo stesso piano civile e sociale di altri, senza che, in caso positivo, si debba nulla togliere o diminuire ad altri alcunché.
La legge, se approvata, come tutte le altre sarà lì col suo contenuto di diritti e doveri a disposizione di tutti coloro che vorranno beneficiarne ed è da questo momento in poi che scatta la molla della coscienza che riguarda però solamente coloro che intenderebbero o meno usufruirne ma giammai il legislatore vincolato, come più volte ripetuto, solo dal testo della Costituzione.
A questo punto Il cattolico, sia esso praticante o no, fa la sua scelta, ponendosi l’interrogativo se trarne o meno beneficio; è stato sempre così, guai mischiare i due ruoli, così come in tutti gli Stati europei è stato fatto sinora.
Chi usufruisce dei diritti riconosciuti legittimi dallo Stato e contrari alla fede cattolica ne risponderà un giorno non certo
davanti ai Tribunali civili o penali umani ma solo davanti a Dio.

Ho parlato in questi ultimi tempi con molte persone e quasi tutte si ponevano gli stessi ma; comuni cittadini che trascorrono la loro vita in mezzo ai propri simili con i quali dividono gioie, pochine, ed avversità, molte.
Fortunatamente gli uomini non sono, a ben guardarli, l’un l’altro perfettamente simili, cioè l’uno appare come una copia verosimilmente somigliante ma molto diversa dell’altro, pur vantando tutti, quali esseri umani, la stessa origine, essendo stati creati da nostro Signore a sua immagine e somiglianza.
Originariamente però ci avviamo nella vita muovendo il primo passo dallo stesso punto di partenza, siamo inizialmente tutti uguali, quindi, ma poi in ogni essere umano cresce, parallelamente a quella fisica, una vita interiore, spirituale, che si forma col passar degli anni sulle tracce di quanto ci viene insegnato ma, soprattutto, sulle esperienze e condizioni della propria vita vissuta in quella grande e variegata comunità quale è uno Stato.
Salvo i simulatori, quello che portiamo dentro di noi viene a riflettere all’esterno la sua natura ed essenza allorché va ad estrinsecarsi nel nostro modo di pensare, di dire e di fare: il nostro modus vivendi quotidiano.
A coloro che ci osservano e valutano la nostra condotta dovrebbe venire facile il distinguere il credente dal miscredente, il buono dal cattivo, specie generali queste, in quanto a sentimenti, dalle quali discendono poi tutte le altre sottospecie: l’onesto ed il disonesto, l’altruista e l’egoista, il mite ed il violento ecc.
Tra i credenti poi ci sono quelli che professano la propria fede seguendone puntualmente i dettami in ogni momento della vita, altri solo occasionalmente ed altri ancora che si dichiarano tali solo a parole e mai nei fatti.
Potremmo andare avanti quasi all’infinito su questa strada ma l’importante è che in una società possano coesistere contemporaneamente persone diverse come religione, idee, sesso.
Compito delle religioni è l’evangelizzazione delle genti, il propagandare con amore il proprio credo, ognuna il suo, in modo che ogni cittadino, nato laico, cresca e viva secondo i principi rispondenti ad una delle dottrine insegnate.
Se uno segue i dettami della propria religione sarà un bene altrimenti ma la Chiesa non può certo, per portare chi devia alla ragione, usare la clava per imporsi: solo con la persuasione si può convincere un uomo non certo con le minacce di mali attuali e futuri.
Queste sortite appaiono, fatte le debite differenze, come il voler esportare la democrazia a suon di bombe e non come la conseguenza di una continua ed appropriata convincente educazione.
Il vero cattolico sa di già il modo in cui deve comportarsi per cui appare alquanto strano questo tumultuoso susseguirsi di bordate tuonanti ammonimenti che sottintendono minacce, alcune apertamente come il ricorso a scomuniche o privazione di sacramenti, provvedimenti legati a metodi oramai ritenuti come appartenenti, dalla stessa Chiesa, ad un lontano passato .
Qualcuno certamente obbedirà, tacendo, ma in cuor suo urlerà, novello Galileo, dopo l’abiura delle sue nuove teorie sullo svolgersi della vita nel mondo intero, lo “Eppur si muove” !
Compito dello Stato è quello di proteggere le libere legittime scelte dei suoi cittadini, salvaguardandone la sicurezza, la libertà ed ogni diritto che loro compete in virtù della sua legge fondamentale generale dalla quale traggono poi origine tutte le altre leggi particolari.
Ecco come ed il perchè le due aree di competenza incominciano a prendere le dovute distanze in quanto ben diverse sono le leggi divine da quelle civili; e non potrebbe essere diversamente poiché, mentre le leggi divine sono eterne ed immutabili, quelle di uno Stato debbono necessariamente seguire il passo del trascorrere del tempo, sempre aggiornate in coerenza con le nuove necessità dei propri cittadini.
Anche la Chiesa Cattolica, nel corso dei suoi secoli di vita, è cambiata, pur tra qualche scisma di troppo, ma i suoi principi sono rimasti sempre eguali mentre ogni Stato ha dovuto più volte mutarli, rammodernandoli, per essere gli stessi sempre strumenti apportatori di tutele nei riguardi dei propri amministrati.
L’Italia dopo la Liberazione si è dotata di una Carta Costituzionale che, in vari articoli, conclama nel suo art. 3, quale uno tra i suoi
“PRINCIPI FONDAMENTALI”
quello secondo il quale


“Tutti i cittadini hanno pari dignità SOCIALE e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Questo art. 3, così come anche gli altri 11 rientranti sotto questo titolo, è immutabile perché tutti e 12 raccolgono assieme e rispettano i principi sui quali si fonda ogni vera democrazia.
Ed allora a nulla vale l’arrampicarsi sul successivo art. 29, inserito sotto il titolo

RAPPORTI ETICO-SOCIALI,
nel quale viene affermato che:
“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
Dal combinato disposto di questi due articoli e nella consapevolezza della validità del presupposto che sono i principi fondamentali a dare origine e regolamentazione agli altri, ne deriva che :
1- tutti i cittadini, nessuno escluso, hanno gli stessi diritti e, ove così non fosse, occorre che il legislatore colmi questa lacuna, riconoscendoli anche a chi, per un qualsiasi motivo, non li hanno ancora avuti accordati;
2- per “società naturale fondata sul matrimonio”, debba intendersi, relativamente al matrimonio, sia quello civile che quello religioso, anche se un vescovo di Prato, tempo addietro, scacciò in malo modo dalla Chiesa due coniugi, tacciandoli di concubinaggio per essersi sposati col solo rito civile) ;
3- l’art. 29 non esclude né vieta qualsiasi altra forma di convivenza; ciò anche in omaggio al famoso brocardo latino usato per l’interpretazione delle leggi:
“UBI LEX VOLUIT DIXIT UBI NOLUIT TAQUIT”;
4- l’eventuale entrata in vigore dei DICO non toglierà proprio alcun diritto alle famiglie che la Chiesa considera “regolari” per cui non si comprende quale possa essere il pericolo in cui le stesse possono incorrere; si intende forse sul piano morale ?

Ma negli altri Paesi europei dove sono già vigenti leggi ancor più aperte dei nostri DICO che cataclismi sono accaduti ?
Nulla, tutta la vita nazionale si svolge regolarmente come se nulla fosse mutato, ognuno sceglie le vie che crede siano le più confacenti alla propria cultura civile ed ai propri interessi e non vi sono, almeno nella vita terrena, reazioni inconsulte da parte di chicchessia.
Mentre da noi, beh non ce lo possiamo certo nascondere, è proprio all’interno delle famiglie c.d. “regolari” che oggi stanno accadendo crimini di ogni tipo, consumati anche con una certa efferatezza: omicidi, incesti, segregazioni, atti di schiavismo, emarginazioni, lesioni gravissime, e……altro di vomitevole.
L’attuale degrado morale del nostro paese è dovuto ad altro, a certi esempi che ci provengono dall’alto ad opera di personaggi che definire indegni è poco, a certi programmi televisivi che di educativo non hanno proprio nulla, anzi, veicolano messaggi allarmanti facenti intendere che sia oggi la violenza in ogni campo a predominare sulla temperanza, a far capire come sia la ricchezza il solo mezzo necessario atto ad elevare la statura sociale delle persone, ad accendere smanie inconsulte che poi spingono molte persone sino al punto, per raggiungere questa finalità, di uccidere, di estorcere, di sfruttare, schiavizzandole, altre persone, in definitiva che il mondo è dei “furbetti”- tanto per usare un termine oggi alla moda, e non a caso, per il reiterarsi di moltissimi eventi non propriamente legali- ivi compresi coloro che, una volta presi con le mani nel sacco per aver violato una o più leggi dello Stato, cercano e trovano tutte le scappatoie defatigatorie, grazie anche alle loro ricchezze accumulate, per sfuggire alla giusta condanna ed ottenere a non finire declaratorie di prescrizioni di reati belli ed accertati.

Allorché i nostro padri costituenti scrissero questa nostra Costituzione si usciva da un nefasto ventennio oscurantista che aveva cancellato a tutti ogni diritto civile, aveva deportato nei campi di sterminio migliaia e migliaia di ebrei, di giovani nostri connazionali, ed anche di omosessuali, ancorché uno dei simboli di quella Roma imperiale da loro presa a vanto ed esempio della loro grandezza, avesse proprio questa tendenza:

GIULIO CESARE

E’ a dir poco paradossale che proprio gli eredi storici e morali di quelle che furono le leggi razziste italiane sostengano, assieme a cattolici oltranzisti, la campagna anti – Dico ?
O…., con qualche distinguo, ovvero……..esiste una qualche coincidenza ?

Ho letto proprio ieri che ad Alcide De Gasperi, democristiano doc, personaggio politico integerrimo che può essere da tutti considerato come uno dei Padri fondatori della nostra Repubblica, venne negata l’udienza papale, già programmata per l’occasione dell’anniversario del compimento dei suoi 50 anni di matrimonio, perché si era rifiutato di aderire ad una richiesta da parte vaticana di raggiungere un accordo elettorale con i post-fascisti per le elezioni del Consiglio comunale di Roma.
Morì con quella amarezza e nel corso della messa funebre in suo onore
, tra le lodi postume interessate e gli incensi si alzò la voce di un laico che urlò: “De Gasperi era nostro, non vostro”.
Montanelli, mordace come non mai, scriveva in un suo libro che “quando De Gasperi andava in chiesa assieme ad Andreotti, lui parlava con Dio ed Andreotti col prete”.
Questa frase spiega molte cose.
Di De Gasperi, oggi non ce ne sono più e, salvo qualche eccezione, dobbiamo accontentarci di alcuni democristiani di tutt’altra caratura.
Qualcuno si è preso la briga di lanciare i seguenti tre sondaggi tra i lettori del proprio sito; nulla di scientifico per carità ma alquanto singolare nelle sue domande:
QUESITI:


Negli ultimi anni i politici italiani si sono dimostrati più solleciti che in passato ad accogliere le richieste delle gerarchie ecclesiastiche. Secondo te, quale è la ragione?

A
L’aumento della religiosità degli elettori che, conseguentemente eleggono parlamentari più devoti
5 %
B
La maggiore sensibilità dei politici nei confronti del fenomeno religioso
4%

C
La diminuzione del consenso elettorale dei partiti laici
10 %
D
La nascita del biporalismo
7 %
E
La fine della DC che ha riempito tutti i partiti di ex democristiani
64%
F
Altro
9 %
G
Non saprei
1 %

TOTALE VOTANTI
1.329


Secondo te, per quale ragione il nostro è un Paese meno laico di molte altre nazioni europee ?
Secondo te, la proposta di legge sui DICO è:

A
La presenza del Vaticano
61 %
B
Il basso livello della classe politica
18 %
C
La debolezza dell’associazionismo laico
5 %
D
L’Italia è un paese laico
4 %
E
Non saprei
2 %

TOTALE VOTANTI
1.422

Secondo te, la proposta di legge sui DICO è:

A
Inaccettabile perché scardina l’istituto della famiglia
8 %
B
Un testo condivisibile
9 %
C
Non è un granchè ma è il massimo che si può ottenere con questo Parlamento
62 %
D
Inaccettabile perché non ha nulla a che fare con il riconoscimento delle unioni di fatto
18 %
E
Altro
2%
F
Non saprei
1 %

TOTALE VOTANTI
1.422


CONCLUSIONI

Ho avuto modo di leggere in questi ultimi tempi , precisamente da quando la Città del Vaticano, attraverso le sue massime espressioni, è entrata con dichiarazioni alquanto pesanti, dandone l’esatta definizione, dei veri e propri diktat, sulla disputa parlamentare accesasi tra le varie forze politiche sul progetto di legge regolamentante le unioni di fatto, eterogenee e no, retrocesse poi a livello di DICO, alcune domande poste da alcuni lettori pubblicate su vari quotidiani ed alcuni settimanali.
La più ricorrente era quella del perché al tempo in cui in Spagna sono state introdotte in due successive ondate due leggi di cui la prima, analoga alla nostra sulle coppie di fatto, e la seconda, che estendeva gli stessi benefici anche alle coppie dello stesso sesso, il Vaticano disse poco o nulla. Merito o colpa, a secondo delle vedute di Zapatero e della sinistra ?
Bella domanda, anche se una delle due è errata; la prima legge spagnola sui pacs, infatti è stata approvata sin dal 2005, nell’epoca in cui era al governo il cattolicissimio AZNAR del Partito Popolare – destra - , mentre la seconda venne approvata sotto il governo Zapatero anche se in Catalogna era già vigente sin dal luglio 1998 !
Ciò premesso, diviene sin facile rispondere alle molte domande aventi lo stesso interrogativo, agevolato in questo compito sia dall’esito dei sondaggi di cui sopra che da un breve, ma molto eloquente, scorcio del discorso fatto da Piero Calamandrei in sede Costituente allorché si discusse il più volte citato art. 7; come abbiamo già visto il Partito d’Azione cui apparteneva l’illustre, ma soprattutto profetico giurista, era contrario al recepimento del Concordato nella nostra Costituzione, tanto che i suoi componenti votarono contro.

Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna – il Pontefice -, i cui ordini non ammettono discussioni. Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettar legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica…”.

Così abbiamo dato una risposta, accontentandola, anche alla giornalista Maria Novella Oppo la cui domanda era però, inconfondibilmente, retorica.
Proprio così, gran parte dei parlamentari di una Repubblica democratica, anche se non scelti nominalmente dagli elettori a causa di una scellerata legge elettorale, rispondono agli ordini non di uno ma di due monarchi assoluti, quello della Città del Vaticano e quello della ex Casa della Libertà


che volle, fortissimamente volle, una siffatta legge “porcata” per poter così disporre a suo piacimento l’elezione in primis della schiera dei suoi vice- cavalier serventi che, quali fedelissimi di antica data, gli avevano reso molti delicati servizi e poi il resto elargito se fosse rimasto qualche seggio vacante.

Ma se Sparta – cioè la destra - piange

Atene- cioè il centro-sinistra - non ride

a riconferma dell’esito di uno dei sondaggi più sopra riportati.


Seguirà:
Il Papa RE VIII” parte – lettera C
che concluderà questa tematica con l’esame comparato delle legislazioni vigenti negli Stati facenti parte dell’Unione Europea.

mercoledì, marzo 28, 2007

Cavaliere, ci risiamo ?


BERLUSCONI non DEMORDE
Giorno dopo giorno, indefessamente, tra un corteo qui a Milano e qualche altra bischerata delle sue – che definisce “spallate”- a Roma, il cavalire non demorde ed insiste con la sua idea, divenuta oramai ossessiva, di voler assolutamente ritornare al più presto al potere.
Normalmente potrebbe anche essere un’ambizione lecita se non fosse che sulla testa di questa persona incombessero molte nubi, possibilmente, seguite da tuoni e fulmini.
Altrimenti come potrebbe eludere:
- un processo SME, già in grado d’appello, nel corso del quale la Procura Generale di Milano ha chiesto per lui, imputato di frode giudiziaria, la pena di 5 anni di reclusione se non con una legge Pecorella bis, una volta che la Consulta ha ritenuto la prima, nella parte che più a lui giovava, incostituzionale ?
- una nuova legge sul conflitto di interessi prevedibilmente meno morbida ed inconcludente di quella confezionatagli su misura, entro le mura di casa sua, vezzosamente definita - come se fosse una via od una piazza - della libertà, dall’allora suo ministro Frattini ?
- una remissione in pristino della legge sul falso in bilancio, dai suoi collaboratori ridotta ad una vera e propria presa in giro ?
- lodo Schifani, legge Cirielli …….e via di seguito ?
- la proposta di legge Gentiloni che dovrebbe finalmente porre mano su tutta una serie di leggi monopolistiche in tema di comunicazioni?
- e una lunga via di ………..via discorrendo.
E’, quindi, del tutto comprensibile la sua impellente necessità di dover tornare, costi quel che costi, sul ponte di comando non per amor di patria ma solo per spazzare d’un sol colpo tutte queste nubi pendenti sul suo capo; farla cioè ancora e per sempre franca, come si usa dire nei sobborghi delle città in mano ai malandrini.
Risultati vani i suoi continui tentativi di spallate per sconvolgere l’attuale situazione politica, l’unica via che gli è rimasta oramai è quella in cui è effettivamente un maestro:
l’improperio verso i suoi avversari, il racconto di storielle con morale capovolta a suo uso e consumo, l’abile prestidigitazione, come se fossero mazzi di carte, degli eventi passati e presenti, in maniera di trasformare i suoi in demeriti altrui e viceversa con i meriti.
Tra queste manovre è mimetizzato quello che lui ritiene un suo asso vincente, nascosto nella manica per rispuntare fuori in momenti ben calcolati: alludo alla sua crociata contro il broglio elettorale, divenuta oramai ai più come una pedante e noiosa diatriba.
Iniziata sin dal tempo del periodo pre – elettorale, un come mettere le mani avanti in caso di sconfitta per lui impensabile e ripresa subito quando ancora i dati non erano definitivi, essendo ancora in corso lo spoglio delle schede.
Da irriducibile combattente qual’ è, contro i mulini al vento , gli rimane dopo l’ennesima infruttuosa spallata, una sola via d’uscita, quella della ripresa propagandistica del voto taroccato per riconfermare come la sua sconfitta, sia pure per qualche manciata di voti, sia stata determinata solamente dai ricorrenti brogli elettorali orchestrati dalla sinistra.
Tanto, affermano dei buontemponi di contrario avviso, ancorché battaglioni di “giovani azzurri” (l’azzurro era il colore della P2) reclutati, sapientemente indottrinati e quindi sparpagliati in tutta Italia per assumere il ruolo di rappresentanti di lista, fossero presenti in tutti i seggi installati, anche in quelli dei più remoti paesini di montagna, in uno ai militanti di AN, UDC, DC ex e post fascisti, padani, autonomisti, piazzisti di vario tipo etc etc…ed altri nullafacenti tra i quali anche qualche pensionato in cerca di nuove avventure nei paradisi promessi dal cavaliere, candidato Premier.
Ci si domanda come poteva essere possibile alterare i risultati delle votazioni seggio per seggio, se a dire di colui che era al tempo Presidente del Consiglio con tanto di suo ministro dell’Interno in presenza di questi nuovi tutori della legalità elettorale, presentati al mondo intero come il fior fiore delle speranze della nuova destra italiana, il futuro dell’Italia: i furbetti dei seggi-olini.
Certo la sua Italia è adesso ancora un’opera incompiuta rispetto a quella che lui l’avrebbe voluto con l’applicazione totale del suo disegno politico (rectius - quello della P2 spacciato come proprio), ma il compimento dell’opera gli era stato illegalmente impedito proprio a causa di queste inutili elezioni; un vero peccato, bastava, per concludere il ciclo che l’Italia facesse solamente un piccolo passo avanti; se ben ricordate, detto da fonti terze che non avevano alcun interesse a propinarci delle balle l’Italia, tra deficit dei conti pubblici ed altro, si trovava già sull’orlo del baratro e bastava solo un lievissimo tocco per farla precipitare giù.
Le apposite Commissioni parlamentari, dal nostro pretese, stanno pazientemente riesaminando una ad una le schede e, guarda caso, secondo le prime notizie date alla stampa sembrerebbe che ancora non siano emerse clamorose anomalie ma solo che i voti contestati ed annullati, seppur validi, apparterrebbero in maggior numero a quelli dati dall’elettore in favore all’Unione!
Preoccupato da tale circostanza, continuando ad insistere sui brogli, parrebbe che Berlusconi si sia rivolto agli specialisti in materia che in USA, per ben due volte consecutivamente, erano riusciti a far vincere le elezioni presidenziali a Bush; anche se non ci è dato di sapere il seguito di questa ricerca di aiuto-soccorso, appare tuttavia alquanto verosimile che gli abbiano detto di non premere più su questo tasto alquanto stonato e di mettersi il cuore in pace una volta per tutte.
Profondamente deluso dall’infruttuoso aggancio americano, il cavalier nostrano, quale ultima speranza, proprio quella che è ultima a morire, si è deciso di mettersi nelle mani di un notissimo esperto italiano in materia di falsi e brogli.
Qualcuno è riuscito a documentarsi su questo ulteriore risvolto pietoso della politica italiana:


Sembrano battute sarcastiche ma in realtà non lo sono; queste toghe rosse, sempre in agguato e pronte a colpire.
Ma se si ritiene innocente non è meglio per lui e per tutti che la sua completa estraneità ai fatti contestatigli lo riconosca con tanto di sentenza ( non di prescrizione) una Corte d’Appello e non sia solo il frutto di una sua penosa auto assoluzione o dei suoi legali deputati, con il conforto solidale della solita schiera servizievole dei politici di casa sua ?
Ah, scusate, dimenticavo; per lui questi giudici sono delle toghe rosse: l’ha di già riconfermato.
E, all’unisono pro e con lui, come ci riferisce nel suo solito modo divertente Sebastiano Messina su La Repubblica di ieri, i suoi amici hanno così, in proposito, dichiarato:
- SCHIFANI con moto collerico: “Persecuzione giudiziaria”;
- BONAIUTI : con amarezza:“Persecuzione giudiziaria”;
-TAJANI: in preda al panico “Persecuzione giudiziaria”;
- BONDI: prudentemente “Persecuzione politico giudiziaria”- senza trattino;
- CROSETTO: in maniera molto cauta: “Persecuzione politico-giudiziaria” – con trattino;
ed infine, dulcis in fundo, in maniera alquanto moderata
- CICCHITTO: “Aggressione politico-giudiziaria”.
Stranamente, rileva Messina, dopo che ognuno tra i capi gruppo, vice capigruppo, portavoci, coordinatori, avvocati e peones, non c’è traccia alcuna della dichiarazione del capo-gruppo di Forza Italia alla Camera, ELIO VITO.
Ipotizza il giornalista che gli si sia inceppato il fax o bloccato il cellulare ovvero ancora che anche lui sia stato colpito da una “Persecuzione – aggressione politico giudiziaria”.”.
Teste vuote, oramai non più autosufficienti che non sanno fare altro che fungere da partners inerti al sommo ventriloquo.

Chi vivrà vedrà cosa ne uscirà fuori.

martedì, marzo 27, 2007

Un personaggio d'altri tempi


PIERO CALAMANDREI

non rientra nel numero di quegli eroi della Resistenza che la storia ci ha tramandato, combattenti e morti sui campi di battaglia contro il nemico o nei campi di sterminio nazisti; ha fatto qualcosa di più, lottando a viso aperto sul campo e con le armi a lui più congeniali: la piazza, la sua foga oratoria da famoso avvocato e docente e la sua penna devastante più di cento spade.
Venne per questo perseguitato sino a quando, avvenuta la Liberazione, riprese il suo ruolo di protagonista sia nella vita professionale che in quella politica, così divenendo uno dei Padri della nostra attuale Costituzione.



Monumento alla Resistenza di Cuneo
e la
Lapide ad Ignominia
(esposta anche nell’atrio del Comune)
"Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italianima
con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valliche ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati,
più duro d'ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
LA RESISTENZA

“ Quando io considero questo misterioso e miracoloso
moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile,
fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione
sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia,
di prendere il fucile , di ritrovarsi in montagna
per combattere contro il terrore,
mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica,
ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi,
come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno,
come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina
affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile,
come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono
che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.
Era giunta l’ora di resistere ; era giunta l’ora di essere uomini:
di morire da uomini per vivere da uomini”.

Piero Calamandrei

Provate a commentare parola per parola il testo di questi due documenti; li ho letti spesso nei momenti di sconforto perché mi davano la forza di ritornare a combattere assieme ad altri compagni per le nostre idee rivolte sempre alla difesa dei più deboli, di chi soccombeva gravato da ingiustizie, di chi, nella sua orgogliosa solitudine, soffriva fisicamente e moralmente, abbandonato da tutti.
Cosa ce n’è venuto da tutto ciò ?
Nulla se non il rispetto che oggi, a distanza di anni, molte persone portano nei nostri confronti.
Calamandrei con la sola parola, “RESISTENZA”, ha saputo incarnare sia la figura del giusto giudice nei confronti di un criminale che quella del poeta dell’amore e della riconoscenza nei confronti di chi ebbe a subire pesantemente le tristi vicende del nazifascismo.
Voleva dire, a mio modesto parere, anche a futura memoria, che il popolo italiano ha la giustizia nel sangue e la consapevolezza d’essere un popolo libero che subisce di tutto sino al limite della sopportazione: ma guai a coloro che intendessero farglielo oltrepassare.
A buon intenditor poche parole.

lunedì, marzo 26, 2007

DICO- VIII^ parte - lettera A)


IL PAPA RE
Sulla laicità dello Stato

In sede di Assemblea Costituente, nel corso della formulazione dei vari articoli di quella che doveva poi essere la prima Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, avvennero, vista l’eterogeneità delle forze politiche presenti , molti dibattiti il più intenso ed acceso dei quali fu quello, com’era prevedibile, relativo alla formulazione dell’art. 7 attraverso il quale, in buona sostanza, si voleva confermare e reintrodurre nell’ordinamento giuridico della nostra nazione appena liberata dalla dittatura fascista il Concordato del 1929, ratificato appunto sotto il vecchio regime dittatoriale.
Era finanche ovvio che i maggiori oppositori di questa “operazione” fossero i partiti della sinistra che trovarono uno strenuo difensore della piena laicità dello Stato nella persona di un grande giurista e cattedratico di diritto civile e processuale civile in varie Università, Rettore in seguito a Firenze, sua città natale, che collaborò anche alla stesura del codice di procedura civile del 1942 scrivendo di proprio pugno la relazione di accompagnamento che il Guardasigilli presentò al Re.
Rinunciò in seguito ad ogni incarico universitario per essere stato uno dei pochi suoi colleghi che non volle giurare fedeltà al Duce, così rimediando, per ricompensa, un bel mandato di cattura a suo carico:
PIERO CALAMANDREI *
fondatore, assieme a Ferruccio Parri ed Ugo La Malfa, del Partito d’Azione per aderire poi , allo scioglimento di quest’ultimo, al Partito Socialista Democratico Italiano.
Non era certo un avvocato tipo Previti o Pecorella, pur bravo almeno ai tempi in cui frequentavamo a Milano l’Università, od un Ghedini, pur discendente da una valente generazione di legali veneti, ovvero un tipo eguale al povero filosofo nostrano, l’eurorespinto a pieni voti dal Parlamento europeo dove, nel corso della sua preventiva audizione, scivolò su una buccia di banana, proprio quella della sua concezione sugli omosessuali assai vicina alla dichiarazione con tanto di particolari uscita ultimamente dalla bocca di tal Prosperini, un novello amatore della garrotta, ex padano ed ora mimetizzatosi in Regione Lombardia tra le file di AN .
Per meglio far intendere chi fosse Calamandrei mi sembra doveroso fare un breve cenno sulla sua personalità e figura di studioso, come da richiamo, in calce a questo post.
Abbiamo già detto che questo articolo venne approvato con il necessario contributo del Partito Comunista che, in omaggio alla ritrovata libertà e democrazia ottenuta con il contributo di tutti, votò in suo favore.
Ma questo il centrodestra, con in testa Berlusconi ed il suo collega in P2 Cicchitto non lo sanno o fanno finta di non saperlo.
Il punto interessante è che a distanza di oltre mezzo secolo è proprio questo art. 7 che consente allo Stato ed ai suoi cittadini di reclamare a piena voce la propria indipendenza e sovranità a fronte della invasione di campo della Curia vaticana, e non solo, perché né sul Concordato del 1929 né con la sua successiva revisione del 1985 è stata riconosciuta alla suddetta Curia ed al sommo Pontefice un qualsivoglia intervento “educativo” nei confronti dei legislatori, giudici, medici nonchè sugli stessi elettori allorché si verte su problemi aventi caratteri specificamente civili.
Uno Stato democratico, quindi non di stampo confessionale, se ritiene di dover regolamentare situazioni in cui si ritrovino dei suoi cittadini non può ma DEVE provvedere così come è stato provveduto in altri campi anche se alle volte molto in ritardo.
Ma la Chiesa rivendica il suo interventismo in materie che le competono si afferma da più parte per ragioni di comodo, per lo più elettoralistiche, che per convinzione in quanto poi questi cantori di fede a casa loro fanno tutto il contrario di quello che affermano pubblicamente.
Se l’intervento vaticano fosse realmente in perfetta linea con le nostre leggi perché dovremmo allora condannare quei paesi in cui la politica è strettamente in mani a religiosi di altre dottrine che riescono a convincere i propri adepti a trasformarsi in ordigni esplosivi ?
Occorre ricordare che per ogni trattato vige sovrano il principio della reciprocità; a scopo esemplificativo, se uno Stato concede ad un altro Stato un qualcosa, come per esempio la pesca in acque territoriali appare sin troppo ovvia la circostanza che nel trattato si preveda che una tale concessione sia ambivalente.
Qui si verte, invece, su un qualcosa di completamente diverso, è vero, ma proprio per tale motivo con questi Trattati il nostro Stato ha ritenuto di non dovere concedere nulla che potesse incidere sul nostro potere esecutivo, legislativo e giudiziario così come noi non l’abbiamo preteso nei confronti dell’altro contraente.
Per il vero vi sono alcuni punti in cui il Vaticano, a tutela dei propri interessi civilistici, può legittimamente intervenire:
- in materia tributaria, nel caso in cui, un nostro Governo decidesse di togliere alcune agevolazioni tributarie disposte da alcune leggi emanate dal nostro Parlamento o da alcuni organi istituzionali a ciò delegati; d’altro canto è per lo Stato lecito introdurre pro Vaticano altre eventuali esenzioni od agevolazioni.
- in materia di pubblico impiego, relativamente all’insegnamento della religione, anche se vi è una sostanziale differenza nella sua regolamentazione contenuta nell’art. 36 del Concordato del 1929
"Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati dall'autorità ecclesiastica , sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall'ordinario diocesano”
e quello di cui all’art. 9 n. 2 dell’accordo craxiano del 1985 con il quale si afferma che la Repubblica Italiana
“continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”.
Noi su questa materia non potremmo unilateralmente eliminare l’insegnamento della religione e, nel caso venisse proposta una qualsiasi norma abrogativa, sarebbe legittimo l’intervento della Città del Vaticano”
- in materia di attività degli Enti ecclesiastici in quanto
l’art. 20 della Costituzione dispone che:
“Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività".
Anche in questo caso si verte su diritti civili che la Chiesa può tutelare con gli interventi che riterrebbe opportuni.
Altre materie di intervento non ve ne sono e se ci fossero risulterebbero come delle vere e proprie prevaricazioni.
Viene richiamato il sentimento religioso e cristiano di ognuno di noi si dice ma si è arrivati al punto di fare intravedere da parte della Chiesa la possibilità di
infliggere pene terrene ed ultraterrene per chi dovesse contravvenire ai suoi “diktat” in materia di DICO.
E’ oltremodo singolare la circostanza che per tutelare alcuni diritti già vigenti, intendiamoci sacrosanti ma pur sempre di natura civilistica, si lotti con qualsiasi arma condizionante quella che dovrebbe in un Paese democratico essere una libera espressione di voto per dare ad altri quello che sino ad oggi non hanno ancora avuto, cioè alcuni diritti civili, per di più attenuati rispetto a quelli degli altri.
In Italia non è una novità il ricorso alla manipolazione mentale.
C’è poi un prezioso intervento sul tema del Presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky che, in sintesi, individua in questi continui “non possumus” non un invito alla “obiezione di coscienza” bensì ad una vera e propria “disobbedienza alle leggi vigenti”; a ciò vengono esortati uomini politici, amministratori, farmacisti e persino i giudici il quali ultimi sono soggetti soltanto alla legge così come già sentenziato dalla Corte Costituzionale con la decisione n. 196 del 1987 – Zagrebelsky non era allora della Consulta nè il presidente né uno dei giudici –
a conclusione di un ricorso presentato dal Giudice Tutelare di Napoli, cui per legge, in mancanza dell’assenso dei genitori , avrebbe dovuto decidere se concedere, esistendone i presupposti di fatto e di diritto, o no l’autorizzazione per la pratica di un aborto nei confronti di una minorenne in pericolo di vita.
Afferma Zagrebelsky:
“E’ un grido di sovversione, insomma. L’appello al diritto naturale in un contesto pluralistico è un grido di guerra civile…..
I diktat che provengono dal mondo cattolico , arrivano da una struttura organizzata, una gerarchia nell’ambito della Chiesa. Il mondo laico, invece, non ha, e non come suo difetto ma come suo elemento caratterizzante, alcuna autorità”.
Questa asimmetria, conclude, andrebbe assolutamente riequilibrata attraverso un sereno confronto intercorrente tra le parti estremistiche delle due tesi contrapposte, senza il quale, a lungo andare, questa tensione ricadrebbe proprio sulla istituzione ecclesiastica.
Non vado oltre perché già queste parole pronunciate da Zagrebelsky nelle vesti di costituzionalista ma, soprattutto, di quelle di libero cittadino di un Paese democratico sono, di per sé, molto eloquenti.

Ma la Chiesa è in subbuglio per questioni a lei interne; spunta all’orizzonte il caso del gesuita spagnolo Jon Sobrino, il “teologo della liberazione”, seguace di quel Juan Ramon Moreno, assassinato in San Salvador per aver denunciato pubblicamente le violenze assassine del regime.
Sobrino proprio in questo mese è stato condannato “con procedura d’urgenza” da la Congregazione per la dottrina della fede – l’ex Sant’Uffizio- per due opere che enfatizzavano troppo il ruolo storico di Gesù separandolo dalla sua dimensione divina.
Sobrino, che vive in contatto con i poveri del sudamerica, non ha ritenuto di dover correggere né tanto meno ritrattare le sue tesi.
Insomma, ce n’è per tutti.

* PIERO CALAMANDREI

Autore di vari studi giuridici e di altri scritti, due dei quali provvederò a postare al più presto in sintonia con quanto è divenuto oramai un mio motto:

“ Il dovere di comunicare a coloro che non sanno od hanno dimenticato perchè il loro futuro si fondi sulla memoria del passato”.

Certi errori non dovranno essere più ripetuti per il bene delle nostre future generazioni.
Calamandrei dopo la Liberazione, da esperto
giurista qual’era, partecipò attivamente anche alla definitiva stesura della nostra Carta Costituzionale.
Ma, in particolare, non sono i suoi pur rilevanti studi giuridici che interessano molti studiosi e cultori del nostro diritto che mi hanno colpito bensì due suoi brevi scritti il cui contenuto sono entrati sin nel profondo del cuore; chi ha vissuto quei periodi tragici e bui, anche se allora ero ancora un fanciullo frequentante le scuole elementari, può ben comprendere il significato di ogni sua singola parola.
Il primo, di cui riporterò in un prossimo post il tratto più significativo, riguarda il momento dell’insurrezione popolare contro il nazifascismo mentre il secondo è una famosissima risposta, oggi purtroppo caduta nell’oblio, data al criminale nazista Kesselring .
Condannato alla pena di morte per i crimini commessi dalle SS in Italia contro le popolazioni civili dietro suoi espliciti ordini ( Marzabotto e Fosse Ardeatine quelle più eclatanti) , ebbe la pena commutata in quella dell’ergastolo e, quindi, dopo pochi anni scarcerato “per gravi motivi di salute” e spedito in Germania dove visse sano, felice e contento per altri otto anni .

Al momento della sua scarcerazione ebbe anche la spudoratezza di dire che gli italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento per il bene che aveva loro fatto !
Calamandrei gli diede per iscritto la celeberrima risposta:
Lo avrai camerata Kesselring……”
oggi oramai colpevolmente dimenticata da tutti ma, essendo stata riportata su una lapide posta a Cuneo sotto il monumento alla “IGNOMINIA” , chi volesse potrebbe anche andersela a leggere di persona nonostante che, per comodità di coloro che non potranno andarci per una qualsiasi ragione, provvederò a trascriverla al più presto integralmente assieme al primo documento, a memoria di un grande italiano scomparso all’età di appena 67 anni il 27 settembre del 1956 .


Seguirà la lettera B) della parte VIII^ con le tesi pro DICO

domenica, marzo 25, 2007

la metempsicosi

ROBA DA NON CREDERE !


Adesso, dopo aver visto questa foto, da quello scettico che ero, mi sono dovuto per forza di cose ricredere sulla metempsicosi !


HITLER

il famigerato dittatore nazista, si è reincarnato in un gatto

mentre

BUSH

notissimo esperto in commercio estero per le sue numerose esportazioni missilistiche di democrazia nel medio- oriente,
non è stato ricevuto neanche da Caronte
il quale, appena se lo è visto davanti, l’ha fatto salire sulla sua barca e, senza nulla dire, traghettato seduta stante in Italia dal suo caro ed unico amico rimasto al mondo.
Qui per sbarcare il lunario si è dovuto adattare a tutto sino al punto di finire, sotto mentite spoglie, in un sobborgo del paese di Vallettopoli.
In un vialetto di questo mal frequentato paesino è stato immortalato da un fotografo dell’enturage di Corona in un atteggiamento provocante.
Che sia lui il trans per il quale si è fermato Sircana, folgorato dalla somiglianza con un certo yankee ?
Ma in verità somigliante non era perché si trattava proprio di lui in pelle, carne ed ossa !
O forse, come potrebbe essere probabile, venne attratto dal favoloso hamburger ancora intatto che questa persona teneva in mano ?
Si sa che la fame alle volte fa certi brutti scherzi.


Questa foto però non è stata oggetto di discussioni o di polemiche ed è apparsa assieme ad altre taroccate da ignoti, su un quotidiano romano.
Ben gli sta !





sabato, marzo 24, 2007

Occhio non vede cuore non duole

OCCHIO NON VEDE CUORE NON DUOLE
canta oggi Jovanotti

Il nemico si nasconde si mimetizza tra le pieghe della coscienza


la sua violenza è subdola il suo passo di gatto


difficile davvero coglierlo sul fatto


il nemico è tra noi è dentro di noi per farlo fuori occorre


rinunciare ad una parte di noi stessi se un tempo era più facile lottare


contro ciò che non andava perché il nemico una faccia ce l'aveva una voce,


una bandiera sapevi dove andare a prenderlo in giro la sera


aveva nomi e facce ……..”.

NON C’E’ PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE

affermavano un tempo i nostri vecchi nonni e bisnonni in quanto credevano nella sincerità di chi li circondava, nella loro genuinità comportamentale, nel loro spirito improntato ai valori semplici ma più nobili della vita: il reciproco rispetto e la solidarietà.

Quale differenza esiste tra questi due detti popolari?

Sono l’esatta rappresentazione di due modi di vita completamente differenti l’uno dall’altro:
- loro non avevano ancora né radio né TV né, ignari fortunati , i cartelloni pubblicitari con le facce e gli slogans dei candidati di turno in ogni tipo di elezioni e la saggezza che anno dopo anno accumulavano era il frutto della osservazione dei fatti che coinvolgevano la loro vita, quella dei loro vicini di casa, degli amici con i quali si incontravano spesso, scambiandosi le reciproche esperienze, seduti sulle panchine delle piazzette antistanti il sagrato della chiesa o nell’osteria del paese, sorseggiando un bicchiere di vino a buon prezzo ma comunque migliore e sicuramente più genuino di quello di oggi.
Vicini alla natura, ne interpretavano tutti i segnali e ne traevano insegnamenti onde adeguare ai tempi il loro vivere quotidiano.

- noi, invece, siamo all’avanguardia di tutto ed abbiamo persino più di quanto pochi anni or sono potevamo immaginare allorchè anche quel poco appariva ancora come il racconto di una delle avventure immaginarie scritte da Giulio Verne.


Ma, martellati come siamo attraverso questi mezzi di comunicazioni ad ogni ora del giorno o della notte ci siamo impigriti al punto tale da rinunciare a ragionare, dando piena fiducia a quanto ci viene raccontando l’imbonitore di turno attraverso le televisioni e le radio di un tizio invisibile ma incombente in maniera determinante sulla vita di noi tutti: non ci somministra consigli sulle merci che deve vendere ma proclami, promesse e, come condimento, odio verso chi non la pensa come loro.

I nostri predecessori valutavano il reale mentre noi, abbandonando o per stanchezza fisica o per il continuo martellamento, abbiamo incominciato a non ragionare più con il nostro cervello e ci siamo a poco a poco abbandonati , senza alcun freno o senso critico, in mani altrui, tese sì verso di noi ma per tornaconto altrui.

Oggi la metà degli italiani crede più alle parole che ai fatti perché caduta in una trappola perversa lentamente ma sapientemente preparata ad arte da chi poteva farlo con i numerosi e potenti mezzi di cui disponeva.

Ricordate Wanna Marchi & soci, aveva solo un modesto spazio di tempo su alcune TV private eppure con il suo dire ed il suo modo di fare è riuscita ad abbindolare migliaia e migliaia di persone e, nonostante tutto, oggigiorno c’è ancora una moltitudine di persone che crede nelle fattucchiere, ai santoni di turno ai ciarlatani che promettono la guarigione da malattie incurabili, ecc…

La credulità incondizionata è come un virus


che annienta la mente e le coscienze di ognuno di noi.

Vi chiederete, il perché stia tirando fuori queste riflessioni proprio adesso, prima di terminare l’ultima parte sui DICO.

La ragione c’è ed è duplice.

Cadono queste mie osservazioni a puntino perché:
- punto primo: la motivazione che mi ha spinto ad aprire questo blog


“ RIFLESSIONI MATTUTINE”


è stata quella di
poter raccontare dei fatti di vita quotidiana, porgere qualche mia riflessione senza insistervi su troppo affinché ogni bloggista potesse poi rifletterci su ed anche, se del caso, documentarsi al fine di capire come stiano effettivamente le cose, la verità:
- Punto secondo : io esco di buon mattino con il mio cane quando incomincia ad albeggiare, percorro in lungo ed in largo il parco antistante casa mia e poi mi dirigo verso la vicina edicola per comprare i giornali che leggo da quasi una vita; poi ritorno a casa e sul percorso incontro un medico che abita in una villetta sita in una via vicina alla mia, anche lui con due cagnolini.
E’ di idee politiche molto diverse da quelle mie ma non per questo ci picchiamo, ci insultiamo ma ci parliamo, ognuno difendendo le proprie posizioni, in un civile confronto perché da persone consapevoli di vivere in un Paese democratico riteniamo entrambi che sia giusto ed essenziale che ci siano dei cittadini che la pensino diversamente.

Avendo appreso che uno schieramento politico appartenente alla stessa coalizione da lui preferita non avrebbe votato al Senato il rifinanziamento della missione in Afganistan e che, per questo il Governo sarebbe caduto per la mancanza del raggiungimento del quorum, gli chiesi, ridendo, il perché del non voto, anche se la manovra è palese, sotto gli occhi di tutti.
Mi ha risposto perché la loro richiesta di armare di più i nostri militari era stata respinta; alla mia domanda di chi avesse tirata fuori questa storiella delle armi inadeguate ed insufficienti mi rispose che lo aveva sentito dire in TV da Gasparri (il medico non “tifa” per il partito di quel parlamentare).
Mi sono messo a ridere e gli ho posto sotto gli occhi un titolo a quattro colonne che diceva:

“A HERAT POSSIAMO DIFENDERCI”
“Assistiamo i civili, ma gli armamenti sono adeguati”


L’intervistato, proprio in questi giorni, è il Generale di Corpo d’Armata Antonio Satta, ex comandate della divisione FOLGORE ( i cui soldati erano stati inviati al massacro in Africa nel corso della seconda guerra mondiale proprio dal partito i cui diretti eredi sono gli attuali protagonisti politici di quello che accoglie tra le sue fila l’on. Gasparri) ed ora capo del contingente NATO nella regione ovest dell’Afganistan.

Ha scosso la testa e, dopo aver rivolto un epiteto nei confronti di quel parlamentare, salutandomi con un sorriso sulle labbra, è ritornato sui suoi passi.

Domani sarà un altro giorno, non solo perché è domenica e scatterà stanotte l’ora legale, ma perché spero che sia per tutti migliore di ieri e di oggi e con meno creduloni in giro.


giovedì, marzo 22, 2007

DICO- VII^ parte


DICO parte VII^

IL PAPA RE

Prima di addentrarci nell’esame del testo del Concordato sottoscritto nel 1984 ci sembra di una certa utilità soffermarci su una importante decisione della Corte Costituzionale, la sentenza n. 16/ 1978, che ebbe, su un determinato punto della sua motivazione, a suscitare notevole malcontento tra i movimenti e partiti politici che oggi si sono schierati apertamente a favore della regolamentazione legislativa dei DICO ma che, indirettamente, ha in modo alquanto chiaro e netto stabilito un principio costituzionale che può essere, senza alcun dubbio, utile a chi sostiene oggi a spada tratta la necessità di una regolamentazione e, quindi, di una protezione giuridica a favore dei componenti delle c.d. “coppie di fatto”.
Nel 1977 alcuni politici di rilievo appartenenti al Partito Radicale raccolsero le firme, ben oltre le necessarie 500.000, perché venissero sottoposti al voto dei cittadini alcuni referendum popolari, 8 per la precisione, per l’abrogazione in parte od in toto di altrettante leggi dello Stato a quel tempo vigenti.
Tra di essi , il più importante, oltre alla legge sul finanziamento ai partiti, vi era quello con il quale si richiedeva l’abrogazione di alcuni articoli, tra i quali, in particolare, l’art. 1, della legge 27 maggio 1929, n. 810 con la quale veniva disposta “ l’esecuzione del Trattato sottoscritto in Roma fra la Santa Sede e lo Stato l’ 11 febbraio 1929…..e dell’intero Concordato allegato”.
Proprio Attraverso tale mezzo giuridico il Concordato divenne legge del nostro Stato.
In buona sostanza l’intenzione dei promotori di questo referendum era quella di chiamare alle urne i cittadini aventi diritto al voto perché esprimessero in prima persona la loro volontà circa il mantenimento o meno dei Patti Lateranensi tra le leggi vigenti nel nostro Paese.

L’Ufficio Centrale dei Referendum presso la Corte di Cassazione, ai sensi dell’art. 75 comma 2 della Costituzione, rimise alla Consulta la decisione finale sull’ammissibilità di alcuni di questi referendum in quanto, in base alla suddetta norma, non sono ammissibili i referendum popolari abrogativi , per motivi sin troppo evidenti, su:
“ leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

Con la sentenza più sopra indicata la Consulta dichiarò inammissibili parte di questi referendum abrogativi, dedicando particolare riguardo al Trattato e relativo Concordato tra Stato e Chiesa stipulato l’11 febbraio 1929, motivandone l’inammissibilità con il rilievo che era proprio l’art. 1 del Trattato che integrava la fattispecie prevista dal comma 2 dell’art.75 della Costituzione.

La Corte Costituzionale, in buona sostanza, individuò in questa norma ostativa il fondamento della sua decisione negativa ritenendola come la norma attuativa del Concordato, cioè l’atto formale e sostanziale attraverso il quale lo Stato italiano recepiva nella propria legislazione il completo articolato di un trattato internazionale stipulato tra due Stati diversi.

Se ne deduce, pertanto, che i Patti Lateranensi hanno, giuridicamente, la dignità di un trattato internazionale sottoscritto da due Stati indipendenti, diversi l’uno dall’altro.

Assodato questo principio inappellabile, ci proponiamo adesso la stessa domanda che, come abbiamo già visto, si era già posta la giornalista Oppo; cioè se la Città del Vaticano potesse di continuo condizionare attraverso dei “dictat”, qual è stato il suo “non possumus” od altre affermazioni altrettanto perentorie di fare o di non fare, senza possibilità di deroga alcuna, alla Repubblica Italiana, in persona dei suoi parlamentari e dei suoi semplici cittadini nonchè, in caso di risposta affermativo, se non valga allora anche, in tema di reciprocità, che quest’ultima e costoro, sullo stesso terreno di discussione, replicare con un altrettanto perentorio:
“ nos possumus”

Il legiferare senza condizionamenti e ritorsioni di sorta - oggi fortunatamente solamente morali perché un tempo era previsto anche il rogo - per regolamentare casi concreti riguardanti più cittadini, ma fosse anche uno solo allorchè dovesse trovarsi in una situazione discriminata rispetto agli altri, è per uno Stato democratico un obbligo civile e morale tanto più allorché si debbano tutelare in ogni caso delle persone non protette alla stessa maniera di altri, pur trattandosi, in ogni caso, di individui aventi personalità giuridica nel più ampio senso della parola.
Uno Stato laico e democratico nei principi non può non esserlo anche nei fatti, a cominciare dalla sua legislazione e, se così non fosse, questo Stato diverrebbe una specie di azzeccagarbugli dal fare discriminante in quanto da un lato darebbe un qualcosa ad uno negandolo, se non addirittura togliendolo, ad un altro.
E’ per tale motivo che lo Stato, comunque la si voglia pensare, non può rimanere estraneo ed insensibile di fronte a talune situazioni di fatto, cioè reali, anche se qualcuno possa ritenerle “scomode”, non ancora giuridicamente regolamentate ed esimersi dal legiferare per la regolarizzazione di ogni situazione esistente entro i propri confini territoriali, purchè non contrarie alle leggi penali in vigore, che si evidenziano nel corso degli anni.
Volenti o nolenti è la stessa nostra Costituzione che afferma come
“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali……….E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine……… sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono…….”

Tra le tesi contrarie a questa interpretazione della norma costituzionale, c’è quella che richiama l’art. 29 della stessa Carta Costituzionale che così recita:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”

ma questa definizione parrebbe

non escludere eventuali altre forme di convivenza “familiare” ove si consideri che il successivo art. 30 parifica i figli nati tra genitori coniugati a quelli nati fuori di esso, i c.d. “figli naturali”.

E per figlio naturale - un tempo sciaguratamente definito come “illegittimo” - si intende proprio il figlio nato fuori dal matrimonio, piaccia o non piaccia al sofista Buttiglione od alla senatrice fondamentalista cattolica indossante il cilicio – fatti suoi ma non può imporlo agli altri suoi simili - che dà, il primo, ad ogni termine giuridico il significato che più giova alla causa da lui perorata.
Nel marzo del 1958 il vescovo di Prato, mons. Pietro Fiordelli, cacciò fuori dalla chiesa nella quale stava celebrando la santa Messa, definendoli come “pubblici peccatori e concubini”, una coppia di persone per il solo fatto di essersi sposati civilmente; da allora non è trascorso un millennio ma solamente 49 anni, quasi mezzo secolo; è il caso di chiederci cosa sia cambiato nel frattempo ?
Sino ad ieri ci hanno raccontato che le anime dei bambini morti non ancora battezzati non avevano diritto di andare in Paradiso, essendo rimasti ancora impuri in quanto non liberati dal peccato originale; ma il figlio di Dio non aveva detto “ lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite" senza fare per loro distinzione alcuna ? Oggi ci viene detto che il Limbo è una mera ipotesi teologica, ma a questo punto pare lecito chiedersi dove siano andate a finire queste anime innocenti. Sembrava oramai prossima la cancellazione definitiva del Limbo ma Papa Benedetto XVI° ne ha rimandato l’annuncio, rimettendo la questione ad una Commissione che, a quel che si dice, non pronuncerà il suo parere non prima di due anni.
La cremazione, prima esecrata, oggi tollerata.

Come si vede anche il parere della Chiesa su determinate questioni cambia, così come anche la legislazione civile in senso lato col mutar dei tempi e degli usi e costumi; guai se così non fosse, altrimenti saremmo ancora alla “legge del taglione” anche se qualche nostalgico padano la vorrebbe ancora vigente per poterla applicare non a tutti ma solamente agli extra-comunitari, garrottiano a parte che, guadando sottacqua il sacro Po, si è intruppato subito tra le schiere di una certa alleanza di più ampio respiro in quanto nazionale e non regionale.

Se il legislatore però dorme o, quanto meno sonnecchia a fronte del mutar dei tempi, non altrettanto fanno i 15 giudici della Corte Costituzionale che, subissati da una innumerevole serie di ordinanze da parte di diversi giudici di merito, con sentenza n. 117 del 1979 dichiarano l’illegittimità costituzionale degli artt. 251 comma 2 del codice di procedura civile – si verte in tema di giuramento in cause civili o processi penali da parte di testimoni e/o consulenti – 142 comma 1, 316 comma 2, 329 comma 2, 449 comma 2 del codice di procedura penale laddove il giudice, ammonendo il testimone sull’importanza religiosa del giuramento e dopo le parole “ consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio….” non è contenuto l’inciso “se credente”.

Per chi non lo conoscesse il testo del giuramento nei due codici di procedura sin dalla loro entrata in vigore era il seguente:
“Consapevole della responsabilità che col giuramento assumete davanti a Dio e agli uomini giurate di dire la verità e null’altro che la verità”; dopo questo ammonimento il teste e/o il consulente doveva rispondere: “Lo giuro”.

Viene poi la “depenalizzazione” del reato previsto e punito dall’art. 724 del Codice Penale (Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti).
Previsto dal Codice Rocco del 1930 – sotto il regime fascista – nella seguente formulazione:
“ Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato, è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila….”.
La Corte Costituzionale , con sentenza n. 440 del 18 ottobre del 1995, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma limitatamente alle parole “o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato”.
Ma qui siamo già in epoca successiva al Concordato del 1984 ma la norma penale era rimasta tale e quale alla situazione quo ante !
Adesso, dopo il Decreto Legislativo del 1999, questo reato è divenuto un illecito amministrativo che prevede una sanzione amministrativa da lire centomila a seicentomila.

Ma passiamo, facendo un piccolo passo indietro, all’esame del Concordato sottoscritto in Roma il 18 febbraio del 1984 dal cardinale Agostino Casaroli e Bettino Craxi, Presidente del Consiglio,


accordo che verrà ratificato e recepito nel nostro ordinamento giuridico con la Legge 25 marzo 1985, n. 121.
Tale nuovo “patto” a modifica di quanto contenuto in quello del 1929 fu ritenuto da entrambe le parti necessario per il processo della trasformazione politico-sociale avvenuto in Italia in oltre mezzo secolo e degli sviluppi di alcuni principi sviluppatisi all’interno della Chiesa cattolica in seguito al Concilio Vaticano II°.
Queste, almeno, furono le motivazioni addotte per giustificare una “revisione” del vecchio Concordato.
Cambiarono in effetti alcune cose come per esempio, scegliendo le innovazioni più importanti, le seguenti:
- agli effetti tributari gli enti ecclesiastici aventi fini di religione o di culto, limitatamente alle attività diverse da queste ultime attività, sono soggette alle leggi dello Stato che regolamentano tali attività ed al regime tributario previste per le medesime;
- la scelta da parte degli studenti e se minori d’età di scegliere al momento dell’iscrizione se avvalersi o meno dell’insegnamento religioso cattolico;
- le nomine dei docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dei dipendenti Istituti sono subordinate al gradimento, sotto il profilo religioso, della competente autorità ecclesiastica.
A questo testo fece seguito un c.d. PROTOCOLLO ADDIZIONALE destinato a dare una interpretazione autentica ad alcune norme concordatarie onde eliminare da subito eventuali diatribe.
- Punto 1 : quella cattolica non è più l’unica religione dello Stato italiano;
- Punto 2: l’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di comunicare a quella ecclesiastica competente per territorio l’apertura di eventuali procedimenti penali a carico di ecclesiastici;
- Punto 3: alcuni presupposti perché i matrimoni ecclesiastici possano essere riconosciuti validi dallo Stato e quindi trascritti nei registri di stato civile, per esempio quello di non essere uno dei contraenti il matrimonio interdetto per infermità di mente, il non avere gli sposi contratto in precedenza altro valido matrimonio civile, la presenza di cause ostative quali quelle derivanti da delitto od affinità in linea retta;
- Punto 4: insegnamento della religione cattolica attraverso insegnanti riconosciuti idonei dalla Chiesa con pieno rispetto della libertà di coscienza degli alunni.

Ma il principio più importante è la nuova definizione data alla religione cattolica la quale non è più riconosciuta come religione di Stato bensì una delle varie religioni professate nello Stato anche se, a quel che sembra, si tratta solamente di un principio quasi sempre dimenticato dai alcuni nostri governanti e da molti legislatori.

Però, nonostante tutto, alcuni atteggiamenti da parte della Chiesa e di alcuni responsabili di Istituti scolastici e, probabilmente l’erronea interpretazione data nelle circolari da parte delle Autorità scolastiche centrali, sollevarono le proteste di molti genitori con particolare riguardo all’ora alternativa a quella di religione nonché al fatto che il profitto della materia religiosa, non obbligatoria, venisse accorpato a quello delle altre materie ufficialmente obbligatorie.

Il Pretore di Firenze, investito da molte cause su questa materia, con ordinanza del 30 marzo 1997, sollevò questione di legittimità costituzionale, in riferimento a vari articoli della Costituzione , 2, 3 e 19, dell’art 9 della Legge attuativa del Concordato del 1984 e inviò il tutto al giudizio della Consulta.
Tralasciando il risvolto giuridico della vertenza che, per la verità, ha rilievo sì importante ma non certo al punto da spiegare quello che era il nocciolo della questione, cioè la vera materia del contendere, per cui meritano di essere qui richiamate alcune considerazione dei giudici della Consulta.
Da parte di alcuni cittadini vi erano due ben precise lagnanze:
1- la discriminazione per motivi religiosi;
2- il pluralismo religioso, così come previsto, sembrava limitare il diritto di non professare alcuna religione.
A titolo di cronaca la Consulta dichiarò come infondati tutti i ricorsi riuniti per competenza oggettiva ma nel suo profondo esame storico-giuridico del problema, partendo dallo Statuto Albertino sino al 1929, non ritenne di fare a meno, incidenter tantum, di ribadire come
“ Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione implica non una indifferenza da parte dello Stato dinanzi alle religioni ma una garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale”.
Da qui l’ulteriore affermazione che se da un lato lo Stato garantisce l’insegnamento scolastico della religione cattolica a chi professa questa fede dall’altro ha il dovere di impedire che con alcune norme aventi solo efficacia amministrativa – tipo circolari ministeriali - sia limitata la libertà della scelta educativa dei genitori verso i propri figli.
“Torna qui la logica strumentale propria dello Stato - comunità che accoglie e garantisce l’autodeterminazione dei cittadini, mediante il riconoscimento di un diritto soggettivo di scelta se avvalersi o non avvalersi del predisposto insegnamento della religione cattolica”.

Nel tema che ci interessa, PACS o DICO che siano, siamo ancora nel campo progettuale
Ma, siccome nel nostro ordinamento giudiziario non trova né spazio né competenza alcun Tribunale Ecclesiastico tipo Tribunale d’Inquisizione, non si vede il perché, dopo queste massime della Consulta non possano applicarsi altre su altre fattispeci giuridiche già regolamentate o in via di regolamentazione.
Certo da un punto di vista ecclesiastico siamo già arrivati agli anatemi, dai “vae legatis” – guai ai deputati – siamo passati alla negazione dell’offerta del sacramento della comunione, si arriverà cammin facendo alla scomunica con promessa, alla morte, delle fiamme per perpetue.

IERI

Se fosse possibile che lo Stato fosse composto da soli filosofi, questi artifici non sarebbero necessari. Ma dal momento che le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze, devono essere riempiti di paura per tenerle a bada; per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte. (Polibio – storico greco 203/120 a. C. )

OGGI

All’inferno ci va chi ci crede (Alberto Arbasino – scrittore contemporaneo)

Segue VIII^ parte : I Dico SI o NO ? Tesi contrastanti – Sondaggi – Conclusioni.




martedì, marzo 20, 2007

DICO- VI^ parte

DICO parte VI^


IL PAPA RE


Seguito dei Patti Lateranensi

Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione, effettuate per il referendum istituzionale tutte le verifiche previste per legge, proclama che
per scelta diretta del voto espresso liberamente dal popolo italiano l’Italia è da oggi una Repubblica democratica”.





Nella foto di sfondo, una manifestazione per la Costituente a Torino nell’ottobre 1945; il Corriere della Sera del 6 giugno 1946, La Voce Repubblicana del 9 ottobre 1947, un manifesto del Partito socialista italiano di unità proletaria e uno della Democrazia cristiana, una foto di Nenni, Ruini, Vernocchi, De Gasperi e Togliatti all’epoca del primo governo De Gasperi (10 dicembre 1945-13 luglio 1946)


I seggi relativi alla elezione dei 566 costituenti vennero, in sede di Collegio Unico Nazionale,
così distribuiti :
Democrazia Cristiana
207
Movimento Indipendentista Sicilia
4
Partito Socialista
115
Concentrazione Democratica Repubblicana
2
Partito Comunista
104
Partito Sardo d’Azione
2
Unione Democratica Nazionale
41
Movimento Unionista Italiano
1
Uomo Qualunque
30
Partito Cristiano Sociale
1
Partito Repubblicano
23
Partito Democratico del Lavoro
1
Blocco Nazionale Libertà
16
Partito Contadini Italiani
1
Partito d’Azione
7
Fronte Democratico Progressista Repubblicano
1

Il 25 giugno 1946 si riunisce per la prima volta l’Assemblea Costituente e, dopo averne eletto in via provvisoria il Presidente nella persona di Giuseppe Saragat , il successivo 28 giugno, sempre in via provvisoria, viene nominato quale primo Presidente della Repubblica Italiana Enrico De Nicola.

Dimessosi l’on. Saragat, presidente dell’Assemblea venne eletto l’on. Umberto Terracini del Partito Comunista Italiano.
L’on. Alcide De Gasperi (DC) è il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Inizia la stesura del testo costituzionale e già sull’art. 7, che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra Stato e Chiesa, ebbe ad iniziare una battaglia dialettica ed ideologica.

Il Presidente De Gasperi, pur premettendo che l’eventuale voto contrario alla conferma del Concordato non sarebbe stata causa di una battaglia politica, invitò il fronte laico a non infliggere al corpo già dilaniato del popolo italiano una ulteriore grave ferita.

Il fronte laico, capeggiato dal socialista Pietro Nenni, dichiarò di votare contro l’art. 7 così come formulato in quanto non poteva tradire con un atteggiamento diverso gli elettori del Partito Socialista.

Restava, tra i partiti più importanti, la decisione di quello Comunista.

Al suo interno vi erano due posizioni, in particolare quelle dell’ala:
- “radicale”, capeggiata da Secchia e Longo, decisa a votare contro l’art. 7;
- di “democrazia progressiva” con a capo Palmiro Togliatti, dalla linea morbida e favorevole all’art. 7, ritenendo che un voto contrario del PC in quel periodo poteva comportare l’isolamento del Partito nella ricostruzione di una Italia democratica, così divenendo subito una forza politica di opposizione .
- A favore dei due commi dell’art. 7 votarono SI i democristiani, i comunisti, i qualunquisti ed una parte dei liberali.
- Presenti e votanti n. 499 – maggioranza 250.
Hanno votato a favore 350 deputati, contro 149.

Tra le altre cose, apprendiamo dagli archivi di “Civiltà Cattolica”, come ogni ipotesi di rivoluzione da parte delle forze comuniste venne subito accantonata, avendo piena contezza che un’eventuale sovvertimento rivoluzionario del sistema politico post-fascista per l’introduzione del socialismo non sarebbe mai stato appoggiato dalla Unione Sovietica poiché, in base agli accordi di Yalta, l’Italia non rientrava nell’ambito dell’influenza sovietica e Stalin non si sarebbe mai sobbarcato una nuova guerra, stavolta contro le forze anglo-americane.

Per tali motivi il PC decise di votare a favore dell’art. 7 anche per continuare l’esperienza governativa a fianco dei partiti cattolici senza tuttavia abbandonare il tentativo di unificare la classe operaia e di sostenerne in campo nazionale le sue lotte.
Lo slogan, ripreso molti anni dopo dal PCI, fu sin d’allora quello di:

PARTITO di LOTTA e PARTITO di GOVERNO.

A dire il vero, col voto favorevole all’art. 7, Togliatti pensava che il PC potesse durare al governo per almeno 20 anni, ma questa sua previsione si dimostrò errata in quanto l’appartenenza comunista nell’esecutivo con propri ministri cessò nel maggio del 1947.

E da questo momento la Santa Sede, rimasta sino ad allora alla finestra, incominciò ad interessarsi ed a intervenire, attraverso la Nunziatura italiana, negli “affari” italiani ma non soltanto nei campi che, da un punto di vista religioso, poteva considerarli anche di suo interesse e pertinenza; in particolare interessavano allo stesso Pontefice Pio XII°, papa Pacelli:
- il mantenimento dei Patti Lateranensi del 1929;
- un Parlamento a sistema bicamerale;
- l’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato;
e, dulcis in fundo, che
- tutte le materie che riguardassero la sfera religiosa e morale della persona e della famiglia fossero improntate ai principi cristiani nel caso in cui non fosse stato possibile riportare “integralmente” nella stesura definitiva della Carta Costituzionale i “principi del Concordato”.

Da questo momento non passò giorno che la Santa Sede facesse conoscere ai deputati cattolici il suo punto di vista e De Gasperi auspicò che i costituenti democristiani venissero assistiti e consigliati da teologi appartenenti all’ordine dei gesuiti.

Certamente il Partito Comunista, pur in minoranza, seppe opporsi al meglio possibile delle sue forze numeriche all’interventismo vaticano così ottenendo che la nostra Costituzione, nella sua edizione finale, rappresentasse quanto meno una sintesi di concezioni ideologiche contrapposte sì da farla risultare, per quell’epoca, una delle più avanzate e più aperte costituzioni tra quelle che vennero promulgate in quegli anni.

L’esperienza della dittatura fascista aveva lasciato il segno sulla pelle di tutti; per tale motivo, a differenza di quanto avviene oggi, lo spirito che mosse i nostri costituenti fu quello di evitare ogni scontro e rottura tra forze politiche differenti per tradizioni e culture, riuscendo ognuna, a seconda dei casi, a rinunciare a qualche proprio principio ideale.

Sin d’allora si evidenzia in modo alquanto marcato la mano persuasiva della Chiesa romana sui deputati cattolici; sono le prime avvisaglie di una interferenza che da allora si protrarrà sino ai nostri giorni sebbene nel frattempo si siano verificati alcuni fatti importanti.

Alcune sentenze della Consulta che hanno dichiarato contrarie al dettato della Costituzione delle leggi, alcune di natura costituzionale, e, soprattutto il nuovo Concordato del 1984
.
Segue il Papa RE parte VII^