martedì, settembre 30, 2008

Il tormentone Alitalia visto da occhi speciali

LA VICENDA ALITALIA
vista dai nostri
VIGNETTISTI
prima, durante e .....dopo ?

L’ipotesi della vendita della nostra “Compagnia di bandiera” ad AirFrance-Klm prospettata dal precedente governo Prodi venne immediatamente contestata da Berlusconi durante la campagna elettorale, al termine della quale vinse le elezioni.
Si diede un gran da fare il cavaliere il quale gongolava dalla gioia per aver rotto le uova nel paniere a Prodi, ancora in carica per il disbrigo degli affari correnti.
Aveva adombrato più volte l’esistenza di una non meglio identificata cordata italiana le cui tracce però non ce n’ erano ancora in giro, nemmeno la loro ombra; fu visto indaffarato oltre misura e tale comportamento sollevò una certa curiosità.
Venne pedinato per accertare il motivo di questo suo vorticoso giro di contatti, tra una picconata e l’altra a Malpensa e Fiumicino, con i suoi amici industrialotti.
Voleva a tutti i costi, uscito oramai allo scoperto, far fare al vecchio governo una figura di m….a per evitare di doverla fare lui dopo tanto strepitare.
Ci si accorse così il motivo di quel suo gran da fare per mandare effettivamente a monte ogni rapporto con AirFrance-KLM.

Ma, giustamente, ancorché non avesse avuto ancora l’incarico ufficiale da parte del Presidente della Repubblica di formare il nuovo esecutivo, era ritenuto da tutti, futura opposizione compresa, come il prossimo capo del governo.
Insomma era il premier in pectore.
Senza mezzi termini, una volta smascherato, confermò l’effettiva esistenza di una “cordata” italiana interessata all’acquisto e che per lui l’Alitalia doveva assolutamente rimanere una Compagnia italiana.
Ma su questa presunta cordata non si seppe ancora proprio nulla per un certo tempo poiché, in realtà non c’era ancora; ad un certo punto alcuni investigatori specializzati nello spionaggio industriale e commerciale scoprirono furtivamente quale fosse questa cordata cui aveva accennato Berlusconi e ne raccolsero la seguente prova fotografica:

Nel frattempo l’Alitalia, pur gravata da un debito ammontante a 1.200 miliardi di euro, doveva continuare, per non aver ritirata la licenza di volo, a volare regolarmente, venendo così ad accumulare 1milione di euro, centesimo più centesimo meno, al giorno nonostante l’eliminazione di alcuni servizi di bordo per i clienti passeggeri.
Certo che a cominciare dal comandante, dal secondo pilota e dal personale di bordo non erano abituati a trattare in quel modo assai micragnoso i passeggeri; ne erano tutti dispiaciuti ed era divenuto per loro un vero e proprio chiodo fisso, tanto che ad una hostess, poco prima dell’inizio dell’operazione di atterraggio, scappò un clamoroso lapsus, divenuto poi storico sebbene si richiamasse ad una realtà difficile per la loro azienda

Finalmente la cordata si va pian piano componendo e subito i cordaioli incominciano a contendersi, come avvoltoi insaziabili, le spoglie della
ALITALIA

Ma siamo appena agli inizi e non si sa ancora, sebbene nel frattempo siano circolate varie notizie, come andrà a finire,
Nel mosaico sono stati di già immessi, con grande difficoltà, molti tasselli ma ne mancano ancora alcuni, peraltro molto importanti.
Primo tra tutti l’OK della UE che, a quel che risulta, parrebbe non avvallare come rispondenti alla normativa europea alcuni passaggi prospettati nel Piano Fenice che così si possono riassumere:
1- non esiste discontinuità tra quella che è stata sino ad oggi l’Alitala e la nuova Compagnia ancora in fieri.
Ne discende che:
A) non sarebbe possibile dividere l’impresa in due, addossando tutto il debito pregresso – compreso il prestito ponte di 300milioni di euro - alla “bad company” cioè aallo Stato e quindi a carico di noi tutti, e tenere per la nuova la parte “commercialmente appetibile” per gli amici, gli amici degli amici nonché per eventuali “teste di legno”;
B) tutti i dipendenti andavano “licenziati” per poi farli assumere con nuovi contratti di lavoro dalla nuova società.
2- nel caso in cui, come si andava prospettando, fosse entrata tra gli acquirenti anche una Compagnia straniera, qualunque essa fosse, questa sarebbe potuta accedere solamente dopo aver vinto una regolare gara, così come aveva fatto il governo Prodi per l’entrata di AirFrance-Klm.
Tutto in fumo dopo tante travagliate trattative ovvero la conclusione ?
Ovvero la conclusione necessariamente spostata alle calende greche ?
Vedremo.

SEGUE
ma non si sa ancora quando e se poi potrò scrivere effettivamente un seguito.
Oramai il destino di tutti noi, Alitalia compresa, dipende dagli umori di Berlusconi, di come si sveglia al mattino insomma se non l’avete ncora capito.

Le vignette le ho tratte da alcuni numeri del settimanale

periodico di filosofia da ridere e politica da piangere.
Un’idea di Sergio Staino.





lunedì, settembre 29, 2008

Berlusconi da Todi

BERLUSCONI da TODI
“Sono convinto che il Lodo Alfano passerà alla Corte Costituzionale.
Ma in caso contrario servirebbe una profonda riflessione sulla giustizia”.
Allude Berlusconi, in particolare, ai suoi due processi in corso presso il Tribunale di Milano che lo vedono imputato per:
- i fondi neri Mediaset ;
- caso Berlusconi – Mills per corruzione giudiziaria
(falsa testimonianza dell’avvocato inglese, reo confesso attraverso una lettera del 2004, dietro un cadeau di poco conto; una inezia ammontante a 600.000 dollari, ricevuto da “mister B.” per “alleggerire” la posizione di Berlusconi in un processo a carico di quest’ultimo).
Si possono ancora, per l’ennesima volta, ritenere queste sortite verbali del cavaliere, così come , tanto per allargare il discorso, quelle di Bossi, solamente come battute spiritose o, al peggio, improvvide e, quindi, in quanto tali, del tutto “innocue” ?
Credo proprio di no e così
AI SIGNORI ANCORA DUBBIOSI SULLA REALE PERSONALITA’ DEL PREMIER SONO SERVITI DI BARBA E CAPELLI.
IL

è servito.
Aguzzate la vista


Trovate delle differenze tra questi due personaggi ?
Entrambi sono stati eletti dal popolo !

Non è una riuscita imitazione del Duce bensì la nuova immagine del fascismo anni 2000 !
Beh, per coloro che dovessero ritenere che tra i due vi sia una enorme differenza ecco un’altra di immagine alquanto significativa.
E da questa non si scappa !
Da noi dovrebbe esistere piena libertà di pensiero ma in realtà è che qui oramai vige una legge ancora non scritta, ma già applicata in concreto:
quella del
PENSIERO UNICO !
Si, unico anche questo!!
IN ITALIA
NON E’ PIU’ UNA SEMPLICE IPOTESI SCOLASTICA
MA UN FATTO ORAMAI ACCLARATO DA PAROLE E COMPORTAMENTI DA PARTE DELLA
ATTUALE MAGGIORANZA CAPEGGIATA DA
BERLUSCONI.
FATTI E PAROLE ALLE VOLTE ALQUANTO PESANTI ED ALTRE POCO APPARISCENTI MA CHE FANNO ORAMAI PARTE DI UN VERO E PROPRIO SPACCATO DELLA NOSTRA REALTA’ QUOTIDIANA.
NON ABBIAMO UN PREMIER MA UN
DUX
Ma cosa ha scatenato l’ira funesta del linguacciuto Silvio ?
Nel corso di una delle ultime trasmissioni di Porta a Porta Veltroni aveva “osato” dichiarare che con Berlusconi l’Italia stava correndo il rischio di andare verso una deriva autoritaria di stampo putiniano, alla Putin, insomma.
Di norma ogni dichiarazione di politici nei suoi confronti suscita nel cavaliere reazioni sconsiderate e violente allorché colpiscono nel segno.
Ecco la reazione del cavaliere:
"Il signor Veltroni si illustra da sé, basta leggerlo, le persone che hanno buon senso leggono Veltroni e non c'è da aggiungere alcun commento a quello che lui ha detto a Porta a Porta l'altro giorno e a quello che ha detto oggi sul Corriere della Sera".
Che abbia perso letteralmente il lume dell’intelletto lo si comprende per la ricorrenza a quegli insulti oramai noti e stranoti per averli ripetuti, sempre gli stessi e con le stesse frasi fatte, da anni.
Perché non ha spiegato il perché non corrisponda al vero il timore esternato dal capo dell’opposizione ?
Non ha evidentemente motivi validi da opporre ed allora ricorre ai suoi soliti “slogan” oramai stantii, non potendo certamente far fuori Veltroni così come fece Mussolini con Cesare Matteotti.
I tempi sono cambiati certo, vi sono metodi più sopraffini anche se in Russia in questi ultimi tempi si sono registrati misteriosi avvelenamenti, esportati anche in Inghilterra.
Il nostro Premier ricorre invece ad un detto evangelico secondo il quale fa più danno la parola che la spada.
Già che c’era, come farsi scappare l’occasione, ed ecco la “sparata” verbale diretta alla Consulta.
Attenzione, io ve l’ho anticipato e poi non lamentatevi se, nonostante l’avvertimento, voi avete voluto decidere diversamente dal mio monito.
Un altro editto, uno tra i tanti lanciati dal su Lodo/ato cavaliere.
Tuttavia il nostro uomo dovrebbe anche sapere come gli italiani si fidino più del magistrati che del loro premier.
Infatti, secondo un sondaggio dell’Ispo illustrato da Renato Mannheimer ad Orvieto nel corso della recente Assemblea di “Libertà eguale”, gli italiani sono nella misura del 51% favorevoli all’operato dei magisteri contro il 47% che la pensano all’incontrario.
Gli italiani sono legalitari ma non vogliono la pena di morte,
il 90% degli intervistati vuole una riforma urgente ma “seria” – non di parte – della Giustizia pur ritenendo la politica di questi ultimi anni, con le sue interferenze nei confronti della Giustizia e non viceversa, la vera responsabile dell’attuale sfascio del sistema giudiziario.
Ed il 45% di costoro ritiene che vada riformata subito con criteri condivisibili e non punitivi nei confronti della Magistratura.
Se tanto mi dà tanto avremo, per contro, una riforma di parte, ad usum premier.
Un ultima considerazione che va oltre il contesto di questo episodio.
Anche Bossi parlò, a proposito di sparate, dei fucili padani pronti a sparare; Berlusconi tentò di placare le polemiche sollevate da questa affermazione dicendo che Bossi, colui che in realtà gli ha fatto vincere le elezioni, era malato tanto che non avrebbe potuto sollevarne nemmeno uno.
A ben considerare parrebbe che Bossi sia veramente ammalato ma non per il brutto guaio fisico – di cui me ne dispiaccio sinceramente – che lo ha colpito bensì per quanto ha detto sulla efficacia delle leggi una volta approvate dal Parlamento:
Dicano quello che vogliono. Quando il Parlamento l’approva è legge”.
In buona sostenza voleva dire come fosse perfettamente inutile ai suoi scopi l'esistenza di una Corte Costituzionale.
Forse si tratta di un comma presente nella Costituzione padana che, almeno sino ad oggi, quand'anche ci fosse realmente inserita, ma non lo è, ha alcun valore di legge nè nazionale nè, tanto meno, regionale in quanto quella che loro chiamano la "Padania" come istituzione non esiste se non solo nella sua fantasia ed in quella dei suoi seguaci.
Ma il cavaliere ?
Quando ha rilasciato queste affermazioni contro Veltroni nonché quelle rivolte alla Consulta non pare fosse ammalato; anzi era stato appena stato “risuscitato” in una beauty farm umbra.
Ma sempre piccino piccino è rimasto nonostante il gonfiore del suo portafoglio !
SEGUE

domenica, settembre 28, 2008

Il boia nazista di Bassano del Grappa si è suicidato

QUANDO UNA IDEOLOGIA TRASFORMA
L’UOMO IN UNA BELVA
Ed a sua immagine e somiglianza ce ne sono ancora molti in circolazione in tutto il mondo !
Eccovi
Una sintesi compendiata dell’articolo
“Ecco il boia di Bassano”
di
Paolo Tessadri
pubblicato su
L’ESPRESSO
del
24 luglio 2008
Si chiama ( dall’altro ieri si chiamava) Karl Franz Tausch, ha (dall’altro ieri aveva )85 anni, vive ( dall’altro ieri abitava) in una villetta a Langen, in Assia.
È stato l’autore di una delle più orribili stragi naziste: 31 giovani impiccati agli alberi del corso centrale di Bassano del Grappa il 26 settembre 1944.
Lui e gli altri responsabili, tedeschi e italiani, non sono mai stati processati

Karl Franz Tausch

L'immagine rimarrà indelebile nella storia degli eccidi nazisti in Italia.
La foto più sotto riportata ritrae solamente alcuni dei trentuno corpi di giovani senza vita che penzolavano dagli alberi del lungo viale di Bassano del Grappa.
Un impiccato per ogni albero, con i piedi, per alcuni, a pochi centimetri dal suolo. Appesi a piante che appaiono dei grandi funghi.
Le mani legate dietro, davanti, sul petto, un cartello con la scritta "bandito".
Lasciati lì, appesi per venti lunghe ore in segno di spregio e per terrorizzare la popolazione.
Italiani che impiccano italiani al comando di un vicebrigadiere delle SS, Karl Franz Tausch.

Una crudeltà consumata a Bassano del Grappa il 26 settembre 1944.
Difficile che anche il "boia tedesco", com'era chiamato Tausch dalla popolazione, abbia scordato quell'immagine a più di 60 anni dal massacro.
Sicuramente ci ha convissuto, nella comodità di una villetta a schiera immersa nel verde della cittadina di Langen in Assia, a una trentina di chilometri da Francoforte sul Meno e a meno di 15 da Darmstadt.
Basso di statura, poco più di un metro e sessanta centimetri, un fisico appesantito dagli anni, ma ancora estremamente lucido e in forze. Compirà ( dall’altro ieri non li compirà più ed incomincerà un altro conteggio) 86 anni il 9 ottobre: era nato nel 1922 a Olmütz, oggi Olomouc, Repubblica Ceca.
È (era) dunque un tedesco che proviene (proveniva) dai Sudeti della Moravia, territorio invaso da Hitler nel '39.
La casa non si raggiunge direttamente in auto, si trova in un vialetto fra alte siepi, appartata, nascosta anche al poco traffico che scorre a meno di cinquanta metri. Tausch ha (aveva) lo sguardo fisso, gli occhi imperscrutabili, l'atteggiamento aggressivo.
Il tono è (era) di chi è (era) abituato a imporsi.
Sulla porta è appesa una streghetta in stoffa rossa come portafortuna.
Sopra due grossi fari da cantiere edile per illuminare l'ingresso, sul retro il giardino curato e in ordine con una vecchia altalena.
Dentro casa, una signora di servizio che lo aiuta (aiutava).
Tausch è(era) intento a svuotare l'immondizia nel suo cassonetto, veste (vestiva) una maglietta blu e pantaloni da ginnastica, dal vialetto lo fotografiamo (fotografammo).
Alla prima foto gli scappa (scappò)quasi un sorriso, è (era) sorpreso, poi cerca (cercò) di evitare l'obiettivo e infine viene (venne) avanti ostile.
Chiede (chiese) se abbiamo (avevamo) la licenza, vuole (voleva) impossessarsi della macchina fotografica.
Per tre volte ripetiamo (ripetemmo)se è (fosse) possibile parlare con lui e arriva (arrivò)sempre un no secco, duro, inappellabile.
Nemmeno vuol (voleva) sapere di che cosa si tratta.
Sprizza (sprizzava) rabbia dagli occhi, un ghigno prepotente, strattona (strattonava), spinge (spingeva), tira (tirava) con forza la giacca.
Se avesse qualcosa in mano lo userebbe (avrebbe usato) contro di noi.
La scena dura (durò) pochi minuti.
Con gli anni questi ex nazisti allentano la guardia, si sentono più sicuri, pensano di avercela fatta, di essere sfuggiti alla giustizia.
Ma sono sempre diffidenti verso chiunque.
Il loro passato è una prova che non può essere cancellata.
Sull'elenco telefonico di Langen compare un solo Tausch, senza nome di battesimo e indirizzo.
Forse una piccola precauzione?
La giustizia distratta.
Non ha mai pagato il conto con la giustizia per i suoi trascorsi da criminale di guerra.
È grazie ad un interrogatorio della magistratura tedesca negli anni Sessanta, in cui compare il suo nome, che arriviamo a lui.
È in quella occasione che dichiara la sua residenza a Langen.
Un interrogatorio che ora Tausch maledirà.
Langen quasi scompare dentro un'immensa pianura che si perde all'orizzonte.
Una cittadina con poco più di 36 mila abitanti, il piccolo centro storico racchiuso attorno alla chiesa, domina la parte nuova.
E tantissimo verde. Anche il municipio è nuovissimo, governato dal socialdemocratico Frieder Gebhardt, eletto pochi mesi fa.
È probabile che a Langen nessuno conosca i trascorsi di questo ex nazista.
Eppure in Italia molti conoscevano il massacro di Bassano, c'erano documenti e testimonianze con nomi e cognomi dei nazisti, ma non si è mai voluto risalire ai responsabili per oltre sessant'anni, fino a poche settimane fa quando è stata ufficialmente aperta un'inchiesta dal procuratore militare di Padova, Sergio Dini. Tuttavia molti documenti sono spariti, come sostiene la storica Sonia Residori.
Ma il Centro Simon Wiesenthal e lo storico Carlo Gentile, esperto di stragi naziste e consulente di diversi tribunali militari, erano sicuri: Karl Tausch è ancora vivo. Specializzato nell'antiguerriglia Karl Franz Tausch non ha ancora compiuto 22 anni il giorno degli omicidi: al suo compleanno mancano (mancavano) appena due settimane.
È (era) vicebrigadiere delle SS e fa parte del Kommando di Herbert Andorfer, tenente delle SS di stanza a Roncegno in Trentino, mentre Tausch è distaccato a Bassano. Andorfer è un austriaco di Linz, arrivato in Italia nel '43.
Il "Kommando Andorfer" è specializzato nell'antiguerriglia.
È il tenente che dà l'ordine di uccidere i civili e partigiani, ma chi organizza, detta le modalità, fa eseguire e dà materialmente l'ordine è il boia Tausch.
In quei giorni di settembre del '44 è in corso nei paesi del circondario del Grappa, nel Vicentino, una rappresaglia: in codice "Operazione Piave".
L'ordine, arrivato dall'alto comando tedesco in Italia, è di uccidere trenta persone per ogni paese attorno al massiccio del Grappa.
L'inganno nazista.
Però partigiani e molti civili scappano alle prime avvisaglie.
E allora Andorfer escogita un micidiale piano per eseguire lo stesso il massacro.
Fa affiggere manifesti sui muri dei paesi, promettendo che chi si presenterà spontaneamente avrà salva la vita e lavorerà per l'Organizzazione Todt (civili addetti a lavori militari) o entrerà nella Flak (la contraerea). Ignare del progetto criminale, sono le persone influenti dei paesi come maestri, sindaci e sacerdoti e le stesse madri che invitano i propri figli e i giovani a presentarsi.
"L'Operazione Piave" è iniziata da alcuni giorni e il 26 settembre «andavo come sempre a pattinare davanti alla chiesa Delle Grazie di Bassano»,
ricorda l'avvocato Mario Della Palma, che allora aveva 13 anni.
«Ho visto arrivare il camion con questi ragazzi con le mani legate dietro, con loro due soldati tedeschi ».
Sul lungo vialone della città c'era silenzio.
«Il camion si ferma, ho visto il primo buttato giù, cioè appeso e impiccato e me ne sono andato» impaurito.
Prima di venire giustiziati, ai trentuno è praticata un'iniezione per stordirli.
Vengono appesi agli alberi di tre vie della città.
I cappi sono pezzi di cavi telefonici, le teste vi sono infilate da ragazzini fascisti fra i 16 e i 17 anni delle ex Fiamme bianche, inquadrati nei reparti della Flak.
La cima dei cappi è collegata a una lunga fune legata al camion.
Il boia Tausch coordina l'esecuzione, dice come mettere il cappio poi dà l'ordine al camion di accelerare.
Il camion parte e il cappio si stringe attorno al collo dei trentuno condannati.
Chi non muore subito viene preso per le gambe e strattonato con colpi verso il basso da questi giovani fascisti.
È quasi mezzanotte quando cala la morte.
Fra gli impiccati c'è un uomo con problemi mentali; un ragazzo, Cesare, di 17 anni che si trova sul Grappa per curarsi dalla broncopolmonite; un altro, Giovan Battista, ha appena compiuto 16 anni, mentre il fratello, Giuseppe di 18, è stato fucilato due giorni prima; e un maestro elementare di Mirandola.
Un ragazzo di 15 anni viene invece fucilato poco prima alla caserma Reatto, dove sono fatti confluire i prigionieri.
Nel plotone di esecuzione c'è un ragazzino di appena 12 anni.
La caserma si trova adiacente agli uffici di Tausch.
Si dice che i carnefici abbiano poi festeggiato all'albergo Al Cardellino e al Caffè Centrale.
Forse a bere e a cantare c'è pure Tausch.

L'Operazione Piave si svolge dal 20 al 28 settembre, al termine si contano i morti: 264, solo 30 in combattimento.
E non tutti i corpi vengono ritrovati, alcuni pare siano finiti in fosse comuni e mai trovati.
Il boia ha precedenti, Tausch ha una vera passione per gli omicidi.
Il 5 gennaio 1945, sempre nel Vicentino, partecipa all'uccisione di tre persone, questa volta sono partigiani.
Chi fa il nome di Karl Tausch come il boia tedesco?
È l'onorevole Quirino Borin, sindaco di Bassano che prima di morire parla del graduato nazista.
Borin conosce molto bene Tausch per essere stato trattenuto a lungo nell'ufficio del Kommando Andorfer proprio da Tausch.
Anche lui indica il tedesco sul luogo della strage e sul camion.
Che Tausch facesse parte del "Kommando Andorfer" è stato accertato dallo storico Carlo Gentile.
La presenza del nazista a Bassano è confermata pure da documenti italiani.
Le ultime prove sulla colpevolezza del "Kommando Andorfer" sono state trovate negli archivi di Londra da tre storici: Lorenzo Capovilla, Federico Maistrello e Sonia Residori dell'Istituto per la Storia della Resistenza della Marca Trevigiana e di Vicenza e dell'istituto di Vicenza E. Gallo.
È una dichiarazione del '46 di Alfredo Perillo, detenuto, ufficiale di collegamento della Rsi con i tedeschi durante la guerra, nella quale scrive che
«l'ordine dell'impiccagione venne dato dal tenente Andorfer ».

Il documento non fu mai trasmesso alla giustizia italiana: solo ora è stato consegnato dai tre storici al procuratore militare di Padova Sergio Dini, che ha aperto ufficialmente un'inchiesta a carico di Karl Tausch e Herbert Andorfer.
Tuttavia da luglio la procura militare di Padova è stata soppressa e tutte le inchieste sono passate a quella di Verona.
La giustizia dimenticherà per la seconda volta il massacro di Bassano?

NON C’E’ PIU’ BISOGNO PER IL
BOIA DI BASSANO DEL GRAPPA.
SI E’ GIUSTIZIATO CON LE SUE STESSE MANI,
SUICIDANDOSI CON UN COLPO DI PISTOLA,
IERI, 26 SETTEMBRE 2008
E’ sfuggito alla giustizia del
POPOLO ITALIANO
MA
NON SFUGGIRA’ ALLA GIUSTIZIA DIVINA

La morte di questo rifiuto umano non lenisce i dolori di un popolo che, alla fine di quel tragico ventennio, approdò ad un nuovo regime, quello della democrazia. Ma è da tempo che sotto le ceneri del fascismo cova un fuoco che qualcuno oggi sta facendo di tutto per riattizzarlo.
Ed in parte c’è riuscito in quanto fiammata dopo fiammata ci è riapparso, questo spettro del passato come vivo e ben incentivato.
Lo abbiamo rivisto ancora in molti episodi, in leggi approvate anche recentissimamente, in molti discorsi di politici che sia ieri che oggi hanno rivestito e rivestono tuttora ruoli istituzionali, nei comportamenti, anche se ancora non simili a quelli tenuti da loro coetanei a Bassano, di molti giovani plagiati da ideologie che hanno portato in tutto in mondo, ma in particolare in Europa e da noi, la morte sia civile che anche fisica.
Si è ancora a tempo ma, a quel che vedo, solamente il Presidente della Camera dei deputati, l’on. Fini, ha sconfessato questo doloroso passato; ma constato che ciò non è bastato a placare i “bollenti spiriti maligni” che ancor oggi allignano nelle menti di molti politici e non.
Diamoci tutti una mossa e vigiliamo perché la guerra, che oggi si manifesta sotto varie spoglie e solo all’apparenza innocue, a quel che pare non è finita perché non è stata ancora vinta.
Una considerazione.
La notizia del suicidio di questo boia l’ho appresa nella tarda serata dello scorso 26 settembre dalla striscia di un programma della RAI TV.
A tutto ieri nessun altro cenno sia in TV che sui quotidiani, nemmeno su quelli mandati on line e sulle più note Agenzie d’informazione quali l’ANSA, Reuters; Adnkronos, ecc...
Pensavo: vuoi vedere che la faranno passare direttamente in quei loro enormi virtuali magazzini stracolmi di notizie mai pubblicate per il volere di un qualcuno di turno ovvero spontaneamente per paura di ritorsioni ?
Mancata pubblicità,quasi azzeramento dei contributi a quotidiani di partito, molti dei quali finiranno
– vedasi per esempio-

nei cestini della carta straccia ?
Solo stamattina ho trovato un trafiletto su

dal seguente testo:
“Si è ucciso a 85 anni perché secondo lui era ingiustamente accusato di essere
«il boia di Bassano».
Karl Tausch, vicebrigadiere della Wehrmacht, è morto giovedì a Langen, nella regione tedesca dell’Assia.
Tausch era indicato come il responsabile della strage di Bassano del Grappa, in cui il 26 settembre 1944 morirono 31 giovani.
A fine agosto aveva presentato un'autodenuncia presso l'Ufficio centrale che indaga sui crimini nazisti a Ludwigsburg, nel sud-ovest della Germania.
Nel memoriale, l'uomo si diceva innocente e premeva affinché i fatti venissero chiariti.Secondo la Frankfurter Rundschau, nemmeno la lettera di addio da lui lasciata contiene alcuna ammissione di colpa.
Nel testo Tausch spiega di considerarsi piuttosto vittima di una campagna denigratoria avviata dai media italiani”.
Ma, per dirla alla Travaglio,
CARTA CANTA !
Vi sono documenti storici raccolti anche dal
CENTRO “SIMONE WIESENTHAL”
che ha il merito di aver scovato decine e decine di criminali nazisti che, al termine della seconda Guerra Mondiale si erano sparpagliati in tutto il mondo usando false generalità e cambiando le proprie sembianze con interventi di plastica facciale.
In ogni caso pare del tutto singolare la circostanza che un” innocente” si sottragga alla Giustizia, suicidandosi invece di difendersi con prove indiscutibili da offrire ai giudici.
Forse non sapeva che in Italia si può evitare un processo con altri sistemi più morbidi e meno truculenti e, soprattutto, “legali” sulla base di molte recenti leggi, cavilli legali di ogni tipo a parte; è pur vero però che possono farlo solamente alcuni, pochi direi alla fin fine, anzi solo uno !!
Cosa vuol dire non leggere i giornali !



sabato, settembre 27, 2008

Piero Calamandrei - 2

IN MEMORIA
di
PIERO CALAMANDREI
-2-

Come ho di già anticipato con la prima parte dedicata a questo illustre personaggio, ricorre oggi il 52° anniversario della sua morte avvenuta nella sua Firenze.
Ho riportato con poche ma essenziali parole la sua vita di antifascista, di partigiano, di docente e rettore universitario, di politico.
Una vita dedicata a noi tutti, perché il nostro futuro non somigliasse più al suo passato.
Fu uno dei padri della nostra Costituzione repubblicana, venne a Milano a spiegarcela articolo per articolo con un preambolo - che vi ho già trascritto integralmente – che spiega quale è l'anima di questa Carta, lo spirito e la passione con la quale i costituenti provvidero a scriverla.
Tutti consapevoli che doveva essere il fondamento di una nuona vita, quella della democrazia, che doveva cancellare in un sol colpo tutte le leggi fasciste ancora vigenti in quanto previste nei nostri codici ed in una lunga lista di

“leggi speciali” .

Prima fra queste ultime le norme di

“Pubblica Sicurezza”

proprio quelle che con i suoi articoli privavano, di fatto, ai cittadini finanche la libertà di pensiero nonché la diffusione, di ogni idea che non ricalcasse le massime del regime, che prevedevano la censura su ogni scritto, che prevedevano il divieto di riunirsi liberamente in un qualche locale per un qualsivoglia motivo se non previa autorizzazione preventiva delle Autorità di Polizia, sempre presente poi a controllare.
Ho anche accennato nel mio post del 22 settembre scorso a due seguenti scritti da Calamandrei, da me definiti come
UN INNO ALLA RESISTENZA IN MEMORIA DI CHI PER ESSA PERSE LA VITA

e

UNA SEVERA LEZIONE NEI CONFRONTI DI UN CRIMINALE NAZISTA.
Ve li trascrivo senza un mio commento, senza però non ricordare la pretesa del criminale nazista che, una volta scarcerato e ritornato in Germania, ebbe la spudoratezza di affermare come gli italiani, per il bene che aveva fatto loro, avrebbero dovuto, per riconoscenza, erigergli un monumento.
Calamandrei non si lasciò scappare l’occasione di inviargli la seguente dura risposta.

Lapide ad Ignominia

(esposta anche nell’atrio del Comune)

"Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani ma
con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati,
più duro d'ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Ma cos’era per Calamandrei
LA RESISTENZA
e quale fu l’impulso che spinse migliaia e migliaia di uomini, donne ed anche giovanissimi adolescenti a formarla come mezzo di lotta contro il nemico nazi-fascista ?
Il suo scritto mi fa ricordare molte cose: paure, dolori, amarezze, lutti ma quando leggo questo pezzo che porto sempre con me su un foglietto di carta oramai logoro ed anche un poco stropicciato, mi viene un impulso di orgoglio, orgoglio di essere italiano di oggi e non di ieri, nonostante che oggi……non voglio rovinare la vostra lettura.

“ Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo,

questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica,

che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento

di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna

per combattere contro il terrore,

mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica,

ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi,

come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno,

come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina

affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile,

come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono

che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.

Era giunta l’ora di resistere ;

era giunta l’ora di essere uomini:

di morire da uomini per vivere da uomini”.

Piero Calamandrei

Provate a commentare parola per parola il testo di questi due documenti; li ho letti spesso nei momenti di sconforto perché mi davano la forza di ritornare a combattere assieme ad altri compagni per le nostre idee rivolte sempre alla difesa dei più deboli, di chi soccombeva gravato da ingiustizie, di chi, nella sua orgogliosa solitudine, soffriva fisicamente e moralmente, abbandonato da tutti.

Cosa ce n’è venuto da tutto ciò ?

Nulla se non il rispetto che oggi, a distanza di anni, molte persone portano nei nostri confronti.Calamandrei con la sola parola,

“RESISTENZA”,

ha saputo incarnare sia la figura del giusto giudice nei confronti di un criminale che quella del poeta dell’amore e della riconoscenza nei confronti di chi ebbe a subire pesantemente le tristi vicende del nazifascismo.

Voleva dire, a mio modesto parere, anche a futura memoria, che il popolo italiano ha la giustizia nel sangue e la consapevolezza d’essere un popolo libero che subisce di tutto sino al limite della sopportazione: ma guai a coloro che intendessero farglielo oltrepassare.
Badate bene !
Questa non è una semplice retorica antifascista; guardatevi attorno, valutate quanto sta accadendo in questi tempi nel nostro Paese in quasi tutti i campi;
allorquando prevale
- la voce di uno su tutte le altre, questo è
FASCISMO;
- l’io di ognuno di noi su tutti gli altri noi, questo è
FASCISMO;
- l’intolleranza verso i più deboli ed i diversi da noi, questo è
FASCISMO;
ecc…
Non ascoltate chi tenta di mischiare le carte affermando che si tratta solo di piccoli ed insignificanti episodi; non è vero, non si tratta di inezie ma una concatenazione di fatti che porta poi a far esplodere in tutta la sua virulenza nefasta una violenza inarrestabile.
Alla brace che cova ancora vivente, nascosta sotto la cenere, basta solo un soffio per divenire una fiamma spesso inarrestabile.

venerdì, settembre 26, 2008

USA a picco !

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA ECONOMICA
degli
USA
Gli americani dovranno sborsare di tasca propria ben 700 miliardi di dollari per consentire la normalizzazione del loro mercato interno.
Bush piangente amare lacrime sbotta:
Obama non vuole la Pelosi nemmeno come faremo a farla approvar ?
Cosa ?
La nuova legge “ripulisci tasche” degli americani perché una eguale somma la stanno pagando per ripianare il costo della guerra in Iraq.

Ma alla fine passerà con una prima tranche di 250miliardi di dollari.

Ieri notte sono riuscito a sorbirmi il piagnucoloso discorso di un Bush, oramai con le ore contate sulla testa, come se fosse la sua aureola beatificante per i suoi otto anni di governo disastroso per gli USA e per tutto il mondo, e debbo sinceramente ammettere che mi ha fatto pena; non sapeva dove andare a sbattere per giustificare l’attuale situazione debitoria verificatasi negli USA in questi ultimi tempi, il cui ammontare è pari al costo della guerra in Iraq.

Comprate, comprate, incoraggiava - Berlusconi lo seguiva pedissequamente con analogo invito a noi italiani- comprate pagando a rate, indebitatevi pure:
ne venne fuori una “ricchezza” fasulla perché prima o poi i debiti contratti sarebbero andati a scadenza e senza il becco di un quattrino si va verso il fallimento, se si tratta di una società, o alla perdita di tutto ciò che si è acquistato, anche di quello in parte pagato con grande fatica.

"crollano le torri della nostra economia e non possiamo neanche incolpare Bin Laden"
Poveretto, non sa a chi attribuire la colpa di questo totale colossale fallimento.

Sfortunato Bush, non gliene va proprio bene una; se fosse stato un premier italiano avrebbe potuto, ad immagine e somiglianza del suo amicone Berlusconi quando combina guai, dare la colpa al PD, a Veltroni, alla CIGL, a tutti i sindacati di terra, di cielo e di mare, e, bontà sua, da ultimo, ai comunisti, pur da tempo ammutoliti.

Per esempio come nel caso Alitalia, a seguito del quale noi italiani ci ritroveremo sulle spalle un bel debito da pagare proprio per merito dei capricci del suo amico italiano paffutello e piccoletto, una specie di brutta copia di Renato Rascel – celebre comico romano d’altri tempi – gonfiato e piccoletto nonostante i suoi sopratacchi e l’alzarsi, in occasione di foto di gruppo fra altri governanti, in punta di piedi per non scomparire del tutto dalla visuale del fotografo ufficiale.

Con la differenza che Rascel era comico perché questo era il suo ruolo principale mentre el sciur Berluska, è un premier che si comporta da comico sia per le barzellette “sciape” - direbbero a Firenze - con le quali vorrebbe dimostrare quel suo humor naturale che fa anche da sottofondo ai suoi programmi di governo.

Fortuna vuole che noi italiani per il suo Piano Fenice, messo in scena per il salvataggio dll’Alitalia, ci toccherà sborsare di tasca nostra solamente una sommetta di circa 4 miliardi di euro – spiegherò meglio in dettaglio in un prossimo blog - , esclusi gli evasori eccellenti che si nascondono dietro società inesistenti.

O per meglio dire che qualche mese dopo la loro costituzione vengono fatte cessare per essere subito sostituite da altre e così via onde poter sfuggire ai controlli delle Fiamme Gialle e, a questi furboni matricolati vanno aggiungendosi poi anche quei singoli furbini che evadono ogni tipo di imposta o tassa per vizio congenito.

Air France- Klm aveva offerto durante il governo Prodi come prezzo d’acquisto:

- l’acquisto del 100 % attraverso uno scambio di azioni;

- l’acquisto del 100% delle obbligazioni Alitalia ;

- un investimento immediato di 750milioni di euro attraverso un aumento di capitale - aperto a tutti gli azionisti e da loro garantito;

- un numero non superiore ai 2.100 esuberi molti dei quali in prepensionamento e gli altri da “spalmare” sulle loro rotte;

- l’accollo del debito Alitalia ammontante a ben 1.200milioni di euro.

- un pronto rinnovamento della flotta aerea.

Tutto finì nel nulla come ben sappiamo in nome di una italianità senza senso in un mercato globale dove molte compagnie aeree si sono fuse con altre di nazionalità diversa dalla loro, prime fra tutte la compagnia francese Air France e quella olandese KLM.

Non ne ha sofferto nessuno, anzi è divenuta la prima compagnia aerea europea.

Noi ,adesso, una bella soddisfazione, evasori esclusi, l'avremo; quella di dover pagare, con i lustri di luna attuali, ben 4miliardi di euro – spiegherò il perché di questa cifra in un altro momento - alla faccia dell’italianità di Berlusconi; solo la insignificante cifra di4miliardi di euro, ad andarci bene.

Grazie sig. premier per non averci portato al suicidio economico e sociale come negli USA; lei si che lavora notte e giorno per il nostro benessere ma la preghiamo di riposarsi un poco: staremmo meglio sia noi che lei.

Idea geniale il Piano Fenice !Alitalia divisa in due:- a noi poveri fessacchiotti la c.d. “bad company” con un debito calcolato in 1.200miliardi di debiti- ai furbetti di cordata – Ligresti, Toto,Banca Intesa- San Paolo ed ecc...., tra i quali eccetera si parla, se non sbaglio, anche di Mediobanca nel cui consiglio è entrata proprio in questi giorni la sig.ra Marina Berlusconi; è proprio un caso, una non una calcolata coincidenza?

Forse anch’io, come la sua ministra Carfagna, sto prendendo lucciole per lanterne con alcune strane ipotesi ?Ricordi che l’Italia, almeno sino ad oggi - ma domani chissà con l'aria che tira di questi tempi - appartiene a tutti gli italiani, ivi compresi anche quegli ITALIANI
dalla pelle di colore diverso dalla sua, e non solamente, in via esclusiva, a lei.
Vuole farsene una ragione o no ?

giovedì, settembre 25, 2008

Povera Italia - 2

POVERA ITALIA – 2

“Può accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.
Non è raro allora vedere delle moltitudini rappresentate da pochi uomini, che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiano le leggi, tiranneggiando a loro piacimento, tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo”
Alexis de Tocqueville - La democrazia in America” - 1835
Ma vediamo chi era questo

ALEXIS de TOCQUEVILLE.
Un veggente ?
No di certo anche se, leggendo queste frasi ,parrebbe aver profetizzato, ben 101 anni prima, la nascita di un tal Silvio Berlusconi, diretto erede di un altro nostro dittatore finito molto male dopo aver causato all’Italia immani sciagure.
Berlusconi, che rappresenta l’ignoranza personificata – lui stesso ha ammesso di non leggere libri da decine e decine d’anni – una volta letto questo scampolo di un famoso trattato politico, ingoiata a fatica parte della bava che gli scendeva giù dalla bocca per la rabbia, avrà pensata tra di sè :
“ecco il solito comunista di merda”.

Poi si avvede della data – 1835 – e del titolo del libro da cui sono state estrapolate queste frasi, e rimane allibito; ma subito si rincuora nel pensare che oggi l’America è la patria della vera democrazia, come ha sostenuto sempre anche lui, tanto che il suo amico Bush ha pensato bene di esportarla a suon di bombe a grappolo made Italy in una parte del Medio Oriente.
Alexis de Tocqueville era un nobile francese che, una volta abbattuta in Francia la monarchia attraverso la Rivoluzione del 1785, intuì che al dispotismo monarchico andava formandosi un’altra specie di dittatura attraverso gli eletti dal popolo.
Nel 1831 compie un viaggio negli Stati Uniti insieme all'amico Gustave de Beaumont per studiare il sistema carcerario americano, visto come modello alternativo al modello francese, considerato obsoleto.
Ma Tocqueville era assai più interessato al sistema politico d'oltreoceano; voleva studiare e capire come in quel Paese funzionasse questa “democrazia”, forma di potere ancora sconosciuto in tutta Europa dove, in ogni Stato, regnavano dinastie monarchiche più o meno liberali.
Infatti, al suo ritorno, iniziò subito ad elaborare quella che viene considerata la sua opera più importante:
Della democrazia in America.
Tocqueville aveva intuito come questa nuova forma di governo si basasse, più di tutte le altre, sulla armonizzazione dei diversi interessi propri di ogni società.
Intuì, in buona sostanza, che la chiave della svolta politica si sarebbe dovuta fondare sul principio di uguaglianza sociale da porre quale fondamento della libertà: non solo di un'eguaglianza economica, ma anche e soprattutto su quela nella vita pubblica, indipendentemente dalle differenze individuali di status e di ricchezza.
Comprese anche che, a lunga andare, su questa nuova base “democratica”potesse sorgere un’altra dittatura, quella della maggioranza; per evitarla, secondo Tocqueville, occorreva attivare e tenere sempre vivo uno strumento che chiamò
CONCERTAZIONE.
Secondo lui ci sono leggi che in una democrazia possono essere prese a maggioranza ma ve ne sono tante altre che debbono necessariamente prese di concerto con le minoranze.
CONCERTAZIONE
non vuol certo significare il “o mangi questa minestra o salti dalla finestra” ovvero un “si fa così come dico e voglio io” ma deve essere un modo di governare, coinvolgendo tutte le forze rappresentative parlamentari, sindacali, delle varie associazioni delle categorie interessate all’emanando provvedimento legislativo.
A quei tempi non esistevano ancora i termini da me ora usati – per esempio non c’erano i sindacati - ma altre forme rappresentative di interessi particolari; è questo un mio tentativo, trasportando il pensiero di allora al nostro oggi quotidiano, per meglio far intendere il pensiero politico di questo illustre personaggio francese.
Tutto il contrario di quanto accade oggi da noi ogni qual volta che a capo del governo assurge un personaggio che ritiene di essere il “verbo divino”, alle volte anche blasfemo allorchè va a paragonare la sua ministra Carfagna a santa Maria Goretti.
E da quest’uomo non c’è mai da aspettarsi un qualcosa di giusto od equo.
Il suo conflitto di interessi è immane, qualsiasi tipo di provvedimento preparato dai suoi stessi ministri o della sua stessa maggioranza ottiene il suo ok solamente nel caso in cui lui possa trarne un qualche vantaggio, non solo economico ma anche ...- vedasi Lodo Alfano e molti altri casi -.
In primo piano c’è solamente il “suo tornaconto personale”, avido com’è non si lascia scappare alcuna occasione per rimpinzare il suo patrimonio o quello della sua famiglia - uno fra tutti il provvedimento sul digitale terrestre con i decoder prodotti da suo fratello Paolo-.
Ma andando ancor più indietro nel tempo si scopre l’esistenza di altri "veggenti", coloro che hanno scritto le massime contenute nel “Libro dei Proverbi” del Vecchio Testamento


c’è questa massima:
ESSERE MODESTO E CONTROLLARE LE PROPRIE PAROLE
“Il vero saggio si caratterizza per una certa modestia nei confronti delle ricchezze materiali e per un uso ponderato della parola.”
Queste due virtù sono commentate nel capitolo 16 del libro dei Proverbi.
Una prima affermazione enuncia il concetto precedente:
«L’acquisto della saggezza è migliore di quello dell’oro, l’acquisto dell’intelligenza
preferibile a quello dell’ argento!» (Prov. 16,16).
Questo versetto serve anche come introduzione ad una breve raccolta di detti
che esortano a essere modesti (vv. 17-20):
La strada maestra dell’uomo retto è quella che evita il male; chi bada alla sua via preserva sé stesso”.
“La superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta.
È meglio essere umili con i poveri che spartire la preda con i superbi.
Chi presta attenzione alla parola se ne troverà bene, e beato colui che confida nel Signore”
In primo piano in questo Libro dei Proverbi viene celebrato
l’uomo retto e modesto.
La vita è paragonata a una strada che si deve percorrere, lungo il cammino della quale bisogna sapersi scostare dal male; non soltanto dal male che gli altri compiono, ma soprattutto dalle proprie cattive azioni.
Il versetto 18 inizia con un’osservazione sulla vita quotidiana:
“ colui che ha un atteggiamento troppo altero perde il senso della realtà e cade più presto di quanto pensi.
L’orgoglioso non è capace di analizzare lucidamente la propria situazione e provoca lui stesso la sua caduta.
Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato»
dirà più tardi Gesù nei santi Vangeli, dando senso e forza a questo “proverbio”
(Matteo. 23,12).
Circa il buon utilizzo della parola:
il saggio di cuore è chiamato intelligente, e la dolcezza delle labbra aumenta il sapere.
Il senno, per chi lo possiede, è fonte di vita, ma la stoltezza è il castigo degli stolti.
Il cuore del saggio gli rende assennata la bocca, e aumenta il sapere sulle sue labbra.
Le parole gentili sono un favo di miele; dolcezza per l’anima e
salute alle ossa.
Il senno è il contrario della stoltezza - e certi politici nostrani farebbero bene, anche per sè stessi, di misurare ogni parola e che sempre siano gentili ed onesti anche da un punto di vista intellettuale -.
Infatti le parole buone sono come il miele che scende dalla gola ci viene fatto osservare.
Ogni parola giusta arreca benessere non solo alla propria intelligenza ma all’intero corpo”.
Prendiamo per esempio un nostro contemporaneo, un politico qualsiasi che si sente unto dal Signore; avrete certamente capito subito a chi voglia alludere.
Se questi Proverbi appartengono al “verbo divino”, come può pretende da noi questo tizio che ha comportamenti del tutto contrari di quello che ci raccontano e ci insegnano le Sacre Scritture ?
Rispetto, o meglio ancora, per essere più espliciti, una costante venerazione ?
Al maestoso conflitto di interessi economici se ne accompagna per lui un altro, quello con Dio.
Sono le parole di Dio, la parola del Signore, non le mie ! Ciononostante esiste un incompresibile connubio con il Vaticano, e non con la Chiesa cattolica romana la quale, attraverso prelati di chiara fama non gli fa mancare frecciate velenose.

Aspettiamo, comunque, fiduciosi quella sua “caduta”, che temporanea non sarà mai più; la caduta profetizzata nelle Sacre Scritture, nel Libro di Proverbi.
Sembrerebbe proprio che il nostro uomo fosse di già conosciuto sin dagli albori dell’universo; non mi stupirei che, imperversando allora come oggi, sia stato uno di quei “mercanti” cacciati dal Tempio.
Forse sto incominciando a farneticare e la pianto qui, anche se……ci sarebbero tante altre cose da dire sulle sue ultime performance ed una su tutte sul caso ALITALIA.
Molti eventi sono del tutto casuali ma alcuni no di certo.
Troppi collegamenti tra un fatto e l’altro sui quali dovremmo meditare seriamente.
Lo vedremo domani, a trattative concluse, in maniera da poter fare il riassunto dell’accadere di tutte quelle circostanze che meritano risposte ai molti interrogativi che in molti ci siamo posti.


mercoledì, settembre 24, 2008

Caso Pasolini ritorna d'attualità

DUBBI CONSISTENTI SULLE MODALITA’ DELL’ASSASSINIO
di
PIER PAOLO PASOLINI

da una notizia dell’agenzia Adnkronos

Troppi reperti sono stati ignorati nel percorso indiziario
"ci sono gli elementi per riaprirlo"
A sostenerlo è il colonnello dei Ris, Garofano, convinto che
le nuove tecnologie
(Dna e Bpa)
( il BPA è l’analisi di un campione di una macchia di sangue, ancora fresca e non, trovata sul luogo del delitto, sui vestiti della vittima e/o dell’indiziato, sulla presunta arma contundente con la quale è stato consumato un omicidio )
possono aiutare a far luce sul delitto avvenuto trent'anni fa all'idroscalo di Ostia
Il caso di Pier Paolo Paosolini, lo scrittore ucciso barbaramente all'idroscalo di Ostia nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975, va riaperto.
Ne è convinto il colonnello del Ris di Parma Luciano Garofano secondo il quale le nuove tecnologie a disposizione possono consentire
"di acquisire le informazioni necessarie a ricostruire finalmente la dinamica del delitto",
facendo sì che il caso non possa considerarsi chiuso.
Le sue convinzioni, il capo del Ris di Parma, le mette nero su bianco nell'ultimo volume, edito da Rizzoli, "Delitti e misteri del passato", scritto insieme a Giorgio Gruppioni e Silvano Vinceti.
Spiega il colonnello Garofano che la prova del Dna e la tecnica del Bpa, utilizzata anche per il caso Cogne, potrebbero essere
"valide per rileggere le modalità del delitto
avvenuto oltre trent'anni fa".
A modo di vedere di Garofano
"l'analisi del Dna si potrebbe effettuare su molti reperti".
Perché alcuni di essi, denuncia il capo del Ris,
"non sono mai stati sufficientemente presi in considerazione".
Tante, infatti, secondo l'investigatore-autore di altri due volumi che ricostruiscono i delitti d'Italia che hanno fatto notizia le
"falle del percorso indiziario".
Si parte dall'auto sulla quale viene trovato Pino Pelosi, detto 'Pino la rana', il 17enne accusato di avere assassinato lo scrittore-poeta.
Ebbene, secondo Garofano
"l'auto è stata conservata in un modo quantomeno discutibile, né sembrano essere stati fatti rilievi all'interno circa la presenza di impronte digitali o altra tracce biologiche di interesse";
"nessuno poi - scrive ancora il capo del Ris - ha fatto rilevamenti sul pullover verde né sul plantare, dal quale oggi potremmo ottenere materiale biologico sufficiente a una prova del Dna, né sul bastone o sulla tavoletta e nemmeno sull'anello di cui Pelosi rivendicherà la proprietà".
L'altra tecnica che potrebbe consentire di riaprire il caso è quella della Bpa, che consente lo studio della distribuzione e delle caratteristiche morfologiche delle macchie di sangue.
"La disponibilità degli abiti di Pasolini, ma soprattutto di quelli di Pelosi - dice Garofano - ci consentirebbe di ottenere importanti informazioni sulle modalità dell'aggressione.
Dallo studio delle macchie di sangue ancora presenti, si potrebbe infatti stabilire (e magari confermare) la tipologia di armi usate per colpire, le posizioni reciproche dell'omicida e della vittima e riscontrare l'attendibilita' della versione fornita da Pelosi".
Insomma, per il comandante del raggruppamento investigazioni scientifiche, ci sono
"una serie di piste non battute, una montagna di reperti ignorati, una tardiva quanto sconvolgente dichiarazione di innocenza del reo confesso"
che costituiscono gli ingredienti giusti "per raccogliere la sfida" e per dire che

"il caso non può essere considerato chiuso".

Detto questo si aspettano le prossime mosse da parte della Magistratura.
Personalmente sarei contento che su questo misterioso omicidio venisse fatta piena luce ma sono scettico, e mi auguro fortemente che possa venire smentito da fatti concreti.
Scettico perché mi chiedo a chi interessi far luce su un fatto oramai “digerito” dai più e forse anche dimenticato.
Pochi credo nonostante che Pisolini sia passato alla storia come uno delle più fervide menti che l’Italia abbia avuto a metà del secolo scorso.
Tra costoro c‘è senza alcun dubbio Il ministro ombra della Cultura, Vincenzo Cerami, nonché una cara bloggista, Angela1935, che cura su MyBlog il suo
PAGINE CORSARE
dedicato a Pasolini;
quello che da parte mia posso fare oltre lo scrivere questa notizia e pubblicarla sul mio blog è l’inviare questo mio scritto a Vincenzo Cerami al suo indirizzo email.
Chissà se, qualora lo ritenesse opportuno, tenterà di far realizzare quanto auspicato dal colonnello Garofano dei Ris anche attraverso una sensibilizzazione su questo problema tramite stampa, almeno da quella a noi vicina..

martedì, settembre 23, 2008

Tra il piangere ed il ridere, così va l'Italia di oggi

ALLEGRIA! ALLEGRIA !
Il riso fa buon sangue
ed a chi non ride diventa invece guasto
e noi che figli siamo ridiamo ridiamo
(nel senso di ridere non di dare indietro quello che nella generalità dei casi non abbiamo mai avuto).
E con questo governo da ridere ce n’è tanto, ma anche da piangere, purtroppo.
Sembrerebbe che lo facciano apposta per distarci dai veri problemi che affliggono l’Italia ma che non riescono a risolvere per incapacità congenita o perchè non li intendono risolvere in quanto a loro va bene così.
Problemi irrisolti sui quali tutto tace:
- incidenti sul lavoro, una strage continua;
- lotta alla criminalità organizzata;
- lotta alla povertà che investe un terzo delle famiglie italiane;
- caccia agli evasori;
- lotta al razzismo ed ai movimenti eversivi;
e chi più ne ha più ne metta.
Oggi Maroni in TV ha fatto la sua bella figura, per dirla alla padana, da p…...
Ho fatto qua ho fatto là, manderò qui manderò lì, le solite sparate elettoralistiche in tempo di non elezioni, come volesse giustificarsi delle sue mancanze.
Le Forze dell’Ordine inviate nel casalese le ha tolte da due piazze poco quiete: Roma e Napoli, bella impresa !
Che differenza il Maroni di oggi da quello ministro dell’Interno nel Berlusconi I°; ma è ovvio, lui è un padano, non un italiano, e quindi chi se ne…..pardon.
Manderà giù l’esercito, ma quando ? A che fare ?
E poi La Russa lo sa ? Parrebbe di no, cavoli loro.
La fu operazione “Vespri siciliani”di alcuni anni or sono aveva come obiettivo la tutela di bersagli fissi da eventuali attentati: per esempio una sede giudiziaria, un palazzo comunale, una Prefettura, alcuni monumenti o palazzi artistici, ecc.. Due o tre militari, a seconda della zona, erano poi anche presenti nei posti di blocco presidiati dai Carabinieri e dalla Polizia; stavano, armi in pugno, a sorvegliare in modo da poter intervenire in caso di necessità.
Poi gli attentati ci furono ma da parte degli amici di cosa nostra, di certi esponenti politici: ma questa è un'altra storia.
Oggi il pericolo si annida in ogni dove e certamente non è facile prevenirlo; nemmeno con migliaia e migliaia di uomini, che poi non ci sono nemmeno, per far fronte e debellare questo grosso problema.
E’ certo necessario rafforzare i presidi delle Forze dell’ordine già presenti nel territorio; io ho avuto modo di avere rapporti d’ufficio con molti degli operatori locali , magistrati compresi, e debbo dire che sono tutti molto preparati e più che attivi.
Ma del tutto risolutivo è il fornire loro mezzi nonché l’aggregazione di esperti d’intelligence.
Ora anche un bambino conosce, per quanto se ne parla e si scrive da anni – l’ultimo libro GOMORRA di Saviano da cui è stato tratto un film - sa come sia ad alto rischio il territorio dell’agro aversano e dei comuni vesuviani; Giugliano dista pochi chilometri da Casal di Principe, comuni questi due regno esclusivo di importanti e pericolosi clan.
Invece di aspettare una strage per muoversi avrebbe dovuto parlare chiaro e tondo ai suoi colleghi di governo sin dall'inizio della legislatura: o mi date quanto necessario come uomini e mezzi o il ministro dell’Interno ve lo fate voi.
Nulla di tutto ciò perchè per lui ed i padani il pericolo pubblico numero UNO erano e sono i ROM, i NERI e tutti gli extracomunitari clandestini.
Poi magari si scopre che tale Roberto Zanetti, assessore della Lega alle Attività produttive e presidente degli artigiani di Cartigliano, comune in provincia di Vicenza, teneva in un capannone di sua proprietà un laboratorio di confezionamento di abbigliamento con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose.
Lo ha scoperto la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa.
In ogni famiglia può esserci una “pecora nera” ma questo tizio era un assessore che per primo avrebbe dovuto dare il buon esempio.
Beh questi sono i risultati.
Mi auguro che Maroni, dopo lo sconcerto provocatogli dalla richiesta di Veltroni fatta al Governo del perché l’arrestato, in quanto indiziato d’aver partecipato alla strage di questi giorni, fosse agli arresti domiciliari e non in carcere, smetta di dire cavolate; lo sanno anche gli asini che siffatte decisioni spettano alla magistratura- anche se il premier vorrebbe decidere lui certe cosucce di carattere giudiziario - ma sanno anche che in seno al Governo esiste un ministro della Giustizia che potrebbe indagare e dare una risposta, ammesso che non sia in tutt’altre cose affaccendato come è avvenuto sino ad oggi.
Lui, Veltroni non avrebbe avuto alcun titolo a richiederlo direttamente al magistrato che ebbe ad emettere quel provvedimento.
Forse, caro Maroni, sarebbe stato più disgustoso che Veltroni avesse indirizzato questa sua domanda al farmacista del paese.
O no, si vede proprio che siete tutti in pieno marasma mentale.

Ed ora ridiamo,
ce ne dà motivo un certo provvedimento della
CARFAGNA
subito oggetto di battute pesanti e di vignette molto appropriate

- il capitalismo sta andando a puttane !
- con il rischio di pagare sino a 200 euro di multa !

Ma insorgono problemi anche in
una nota trattoria romana


Vignette tratte da




lunedì, settembre 22, 2008

Piero Calamandrei

IN MEMORIA
di
PIERO CALAMANDREI
Firenze 21 aprile 1889 – Firenze 27 settembre 1956
Avvocato, Giurista, Politico, Partigiano,
Parlamentare dell’Assemblea Costituente
un personaggio d'altri tempi

appartenente a quel novero di uomini illustri che non si possono né si potranno mai dimenticare.
Uno strenuo difensore, in sede di Assemblea Costituente, della laicità della neo Repubblica Italiana, grande maestro e difensore del diritto di ogni cittadino a vivere in una vera democrazia.
A lui vada un doveroso ricordo nella oramai prossima ricorrenza del cinquantaduesino anniversario della sua morte.
E’ oramai questo il miglior modo per ricordare quanto nel corso della sua vita ebbe a dire ed a fare per tutti noi.
Un doveroso omaggio all’uomo politico strenuo difensore della libertà ed al docente di elevata cultura giuridica e politica.
Autore di vari importanti studi giuridici e di altri scritti, due dei quali provvederò a postare sabato prossimo in sintonia con quanto è divenuto oramai un mio motto:
“ Il dovere di comunicare a coloro che non sanno od hanno dimenticato perchè il loro futuro si fondi sulla memoria del passato”.
Certi errori non dovranno essere più ripetuti per il bene delle nostre future generazioni.
Il prossimo 27 settembre cadrà il 52° anniversario della sua morte.
Questi suoi due scritti cui accennavo li definirei come
UN INNO ALLA RESISTENZA IN MEMORIA DI CHI PER ESSA PERSE LA VITA
ED UNA SEVERA LEZIONE NEI CONFRONTI DI UN CRIMINALE NAZISTA.
Oggi desidero qui riportare il testo integrale di una sua “lezione” attraverso la quale, spiega ai giovani studenti universitari quello è stato lo spirito della nostra Costituzione e quello che sarebbe dovuto essere nei tempi futuri.
E’ stato, allora, per tutti un vero e proprio
CREDO
per tutti, ripeto, ma specialmente per me e per chi come me era una giovane matricola; per questo ho tentato per tutta la mia vita a battermi, spesso vanamente, affinchè l’insegnamento di questo grande personaggio si tramandasse a tutti i giovani, studenti e lavoratori.
Oggi ? Non credo proprio, ed è per questo che la lezione di Calamandrei è ancora viva ed attuale come non mai; parrebbe scritta solamente ieri e non 53 anni or sono.
Sino ad allora non mi ero interessato di politica se non molto alla lontana, come un "per sntito dire" ma, come se fosse stato un segno del destino, mi accadde durante le festività natalizie del 1954 un fatto per me illuminante.
Accompagnai da Milano, dove risiedevo con i miei, a Bassano del Grappa una mia cugina che era venuta a trovare i miei.
Suo padre, mio zio paterno, reduce dall’Istria, si era stabilito in quel delizioso paese che io sconoscevo.
Per andare a trovare un’altra cugina si doveva percorrere un lungo viale ai margini del quale c’erano da entrambi i lati una serie interminabile di alberi sui quali insistevano delle croci di legno con su inciso a fuoco un nome e cognome ed un vasetto di fiori finti.
In ognuno di quegli alberi erano stati impiccati dai nazi-fascisti, dopo una retata nella zona del monte Cimone, anche dei giovani italiani rei di essere “partigiano”, molti dei quali “per necessità”, non essendosi arruolati nella milizia della Repubblica Sociale Italiana.
Tra quegli alberi ve n'era uno sulla cui croce c'era scritto il nome di un cugino di mia mamma che dovette darsi alla macchia dopo che era stato rimpatriato dall’Africa a seguito delle ferite riportate in guerra.
Da allora, nel 1955, mi iscrissi ad un Partito che è stato il mio sino ad oggi, seguendo tutte le sue trasformazioni sia nei nomi ma soprattutto nelle idee.
Che scelte avevo ?
La “lezione sulla nostra Costituzione” con ancora sette anni di vita la presi sin dall'inizio a modello della mia attività politica; non potevo tirarmi indiero e far finta che io non 'entrassi per nulla.

Calamandrei, dopo la Liberazione, da esperto giurista qual’era, aveva partecipato attivamente a tutte le discussioni in seno all’Assemblea Costituente ed anche alla definitiva stesura della nostra Carta Costituzionale.

Ma, in particolare, non sono stati i suoi pur rilevanti studi giuridici ad interessarmi particolarmente bensì questa “lezione” assieme a due suoi brevi scritti il cui contenuto mi sono entrati sin nel profondo del cuore; chi ha vissuto quei periodi tragici e bui, anche se allora ero ancora un fanciullo frequentante le scuole elementari, può ben comprendere il significato di ogni sua singola parola.
Li pubblicherò il 27 settembre prossimo.

Il primo, di cui riporterò il tratto più significativo, riguarda il momento dell’insurrezione popolare contro il nazifascismo mentre il secondo è una famosissima risposta, oggi purtroppo caduta nell’oblio, data al criminale nazista Kesselring .
Costui, condannato alla pena di morte per i crimini commessi dalle SS in Italia contro le popolazioni civili dietro suoi espliciti ordini ( Marzabotto e Fosse Ardeatine quelle più eclatanti) , ebbe la pena commutata in quella dell’ergastolo e, quindi, dopo pochi anni scarcerato “per gravi motivi di salute” e spedito in Germania dove visse sano, felice e contento per altri otto anni .
Al momento della sua scarcerazione ebbe anche la spudoratezza di dire che gli italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento per il bene che aveva loro fatto !
Calamandrei gli diede, con il suo secondo scritto, la celeberrima risposta:

“Lo avrai camerata Kesselring……”

oggi oramai colpevolmente dimenticata da tutti, e dolosamente nascosta ai più; essendo stata riportata su una lapide posta nel palazzo del comune di Cuneo nonché sotto il monumento alla “IGNOMINIA” , chi volesse potrebbe anche andersela a leggere di persona.
Ma ecco il testo della sua lezione milanese
Discorso sulla Costituzione
di Piero Calamandrei
Milano, 26 gennaio 1955
L’art. 34 dice:
«I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi piú alti degli studi».
Eh! E se non hanno mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il piú importante di tutta la Costituzione , il piú impegnativo per noi che siamo al declinare,ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.
Dice cosí:
«E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori al­l’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
È compito di rimuovere gli ostacoli che im­pe­discono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo.
Soltanto quando questo sarà rag­giun­to, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo
«L’Italia è una Repubblica de­mocratica fondata sul lavoro»
corrisponderà alla realtà.
Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chia­ma­re neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tut­ti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro mi­glior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cam­mi­no, a questo progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà.
In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.
Quanto lavoro avete da compiere!
Quanto lavoro vi sta dinanzi!
È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.
Questa po­­lemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quan­do tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute.
Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.
Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società pre­sen­te.
Perché quando l’art. 3 vi dice:
«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine eco­no­mico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana»
riconosce con questo che que­sti ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli.
Dà un giudizio, la Costituzione , un giu­di­zio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare at­tra­ver­so questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a di­spo­si­zio­ne dei cittadini italiani.
Ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire.
Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’in­­tende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giu­ri­diche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse svi­lup­pata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della so­cietà.
Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per tra­sfor­ma­re questa situazione presente.
Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove.
Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.
«La politica è una brutta cosa»,
«che me ne importa della politica»:
quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emi­granti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.
Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava.
E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma sia­mo in pericolo?», e questo dice:
«Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda».
Al­lo­ra lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice:
«Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!».
Quello risponde: «Che me ne importa, non è mica mio!».
Que­sto è l’in­dif­­ferentismo alla politica.
È cosí bello, è cosí comodo: la libertà c’è.
Si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che in­te­res­sar­si di politica.
E lo so anch’io!
Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, ol­tre che occuparsi di politica.
La politica non è una piacevole cosa.
Però la libertà è come l’aria: ci si ac­cor­ge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni gior­no che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione , vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non so­no belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte co­mune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.
È la Carta della propria libertà, la Car­ta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di or­rori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi.
Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra Patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del no­stro Paese.
Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventú, farla vivere, sen­tirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in piú, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.
Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi –, in questa Costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle pros­sime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.
Tutti i nostri dolori, le no­stre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.
E a sapere intendere, dietro questi ar­ti­co­­li ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo, nell’art. 2,
«l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,economica e sociale»,
o quando leggo, nell’art. 11,
«l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli»,
la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la vo­ce di Mazzini;
o quando io leggo, nell’art. 8,
«tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere da­vanti alla legge»,
ma questo è Cavour;
o quando io leggo, nell’art. 5,
« la Repubblica una e in­di­vi­si­bi­le riconosce e promuove le autonomie locali»,
ma questo è Cattaneo;
o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,
«l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico del­l Repubblica ",
esercito di popolo, ma questo è Garibaldi;
e quando leggo, all’art. 27,
«non è ammessa la pena di morte»,
ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.
Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Co­sti­tu­zio­ne!
Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, ca­du­ti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Rus­sia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita per­ché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un te­sta­mento, un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle mon­ta­gne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Do­vunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lí, o giovani, col pensiero per­ché lí è nata la nostra Costituzione.
segue

domenica, settembre 21, 2008

Riflessioni mattutine

I MALI DELL’ANIMA

L’INDIFFERENZA
E' stato il male che ha caratterizzato il secolo scorso.
L’augurio è che l’attuale, pur iniziato molto ma molto male, riesca a far rivivere in tutti noi i valori fondamentali della libertà, della giustizia, della solidarietà umana, della verità.
Essere caritatevoli verso chi ha bisogno di un aiuto è un obbligo che è innato in ogni uomo ed in ogni altro essere vivente sulla terra.
Anche negli animali, quanto meno nella maggior parte di essi.
Rifuggire volutamente da questo obbligo naturale è come rinunciare alla nostra stessa natura.
E questo è un delitto che compiamo contro noi stessi, anche se non ce ne accorgiamo.
Ma ciò nonostante

LA NATURA CI SORRIDE

e
NEMMENO CE NE CURIAMO, INTENTI COME SIAMO A GUARDARE ALTROVE.

Anzi la stiamo distruggendo accecati come siamo dall'intento di pervenire a un progresso che poi si rivolge smpre contro di noi tutti.

Abbiamo inoltre perso, strada facendo, alcuni di quei sentimenti che rendono la nostra vita e quella degli altri meritevole di essere vissuta pienamente.
Se così non fosse ci renderemmo conto di tutti gli errori da noi commessi e ci impegneremmo con tutte le nostre forze a difenderla, costi quel che costi in tema di rinunce.
Mi chiedo come si possa restare indifferenti a fronte di un simile spettacolo che, pur del tutto casuale e durato pochi attimi, non può, come diceva il nostro divin poeta, Dante, intenerire il cuore, così come avveniva ai naviganti all’imbrunire.
Questo è l’unico farmaco che può guarire i molti mali che oggi affliggono la nostra anima; al mondo non esiste altra medicina naturale di eguale efficacia.

MASSIMA DA RICORDARE SEMPRE

"La guerra più terribile è quella che deriva dall'egoismo e dall'odio naturale verso altrui, rivolto non più verso lo straniero, ma verso il concittadino, il compagno.
(Giacomo Leopardi)

BUONA DOMENICA

venerdì, settembre 19, 2008

Catania verso il crack

IL BUON GOVERNO
di
FORZA ITALIA
Unico obiettivo l’acchiappare voti ad ogni costo con premio finale ai cittadini catanesi.
A cominciare dall’ex sindaco Scapagnini, il medico personale di Berlusconi, quello dell’elisir di lunga vita, ora al Parlamento.
I
DO UT DES
dell’allegra finanza alla fine si paga;
purtroppo la pagano anche quei cittadini che hanno votato come indaco altri candidati molto più degni del vincitore.
Io ho da tempo polemizzato sin troppo, con cognizione di causa, avendo capito,come tanti del resto, come sarebbe andata a finire l’amministrazione comunale di questa grande città sin dal momento in cui Berlusconi alla vigilia dell’ultima campagna elettorale per la rielezione di Scapagnini sindaco, portò a quest’ultimo un cadeau di un centinaio di milioni onde porre rimedio al bilancio comunale di già, sin da quei tempi, in pieno dissesto per aver accumulato fior di debiti nei confronti di tutti.
La storia si ripete
Meglio di me ve la riassume
Il Corriere della Sera
con un articolo di oggi
Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del crac
Sospeso il capo del personale che ha premiato i dirigenti
Sperperi e organici gonfiati.
Il sindaco si appella al premier
L'elefantino simbolo di Catania è salvo: una mano pietosa ha rimosso l'asta su eBay («Causa dissesto finanziario vendesi statua raffigurante un elefante conosciuta come U Liotru») indetta da un feroce burlone.
Resta da salvare Catania.
Il che, al momento, appare più complicato.
Basti dire che i cittadini risultano avere un debito municipale di 3.379 euro a testa.
Pari quasi a quello dei tarantini, il cui Comune è sprofondato nell'abisso umiliante del dissesto finanziario.
Abisso che i catanesi vedono ormai prossimo.
Di giorno, s'intende.
Di notte, infatti, non vedono più niente: stufa di aspettare il pagamento delle bollette, l'Enel ha tagliato la luce a larga parte dei lampioni cittadini.
Anche e soprattutto nei quartieri a rischio.
Al punto che "La Sicilia", qualche settimana fa, è arrivata a esultare amara per il ritorno dell'illuminazione il giorno della festa della patrona:
«Sant'Agata “riaccende” Catania / Ma subito dopo è tornato il buio».
«Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce»,
sospirava venerdì sera qualche passante in piazza Duomo, davanti ai cassonetti di spazzatura rovesciati in mezzo al salotto buono della città dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese.
E questo è il tema al quale si aggrappano i cittadini etnei: possibile che Silvio Berlusconi, dopo aver fatto un figurone rimuovendo la spazzatura nelle strade di Napoli, si esponga davvero al rischio che proprio Catania, cioè la città dove nella primavera 2005 la destra riuscì ad arroccarsi e a resistere dopo una serie di vittorie della sinistra che sembrava inarrestabile, sia sommersa dai rifiuti e travolta dalle proteste di piazza?
Possibile che non riesca a fare un miracolo per salvare dalla catastrofe il municipio governato dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa proprio dal suo medico di fiducia, Umberto Scapagnini ?
«E che c'entro io?
— è sbottato ieri con Il Giornale di Sicilia l'ex sindaco, famoso anche per le sue fortune galanti, presentandosi alla riunione convocata dal suo successore con tutti i parlamentari cittadini —.
La situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti.
Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine ».
Dunque?
«Dunque sono d'accordo: facciamo una commissione d'inchiesta e vediamo ».
Un rapporto della Corte dei Conti, datato a giugno nei giorni delle dimissioni di quello che la sinistra ha ribattezzato per l'effervescenza «Sciampagnini », offre una versione diversa.
E denuncia
«gravi irregolarità »,
«carente attendibilità delle scritture contabili »,
«indeterminatezza delle risorse »,
«insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003»...
E così via.
Fino a precisare che la Sovrintendenza, a proposito di quegli immobili che il Municipio voleva vendere per tappare un po' di buchi (resta indimenticabile il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino) aveva verificato la loro «appartenenza al patrimonio indisponibile».
Di più, bacchettavano i magistrati contabili: la situazione già a giugno appariva «fortemente compromessa » per la «mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003».
Quando al governo, per capirci, non c'era la sinistra ma la destra.
In una recentissima lettera a Berlusconi, Raffaele Stancanelli, il sindaco che proviene da An, chiede aiuto per «la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo».
Il quale, come si legge in una relazione della Ragioneria Generale alla Corte dei Conti, firmata mercoledì dallo stesso sindaco, aggrava il buco di altri 549.709.272 euro.
Totale (debito): oltre un miliardo e sette milioni di euro.
Pari, appunto, a quei 3.379 euro di «rosso» pro capite di cui dicevamo.
Quasi seicento (dati Standard & Poor's) più di ogni milanese, quasi mille più di ogni romano.
«Dalle fredde cifre che ho elencato si evince una situazione che pesa come un macigno sulla città», scrive Stancanelli.
E si sfoga:
«Un'Amministrazione che non riesca a soddisfare i tanti fornitori che vantano crediti per oltre 170 milioni di euro (con inevitabili ricadute sulla stessa vivibilità, con mezza città al buio, strade dissestate, servizi sociali allo sbando, notevoli ritardi nei pagamenti degli stipendi, scuole sfrattate per morosità, etc. etc.) non può aspirare ad alcun futuro».
Gli esempi del progressivo degrado, sotto l'occhio di Francesco Bruno che fa insieme il ragioniere generale del Comune e della Provincia fino a ieri governata dal potente Raffaele Lombardo, non si contano.
Vigili urbani che per motivi elettorali sono stati via via promossi in massa col risultato che oggi su 540 poliziotti municipali solo 5 sono vigili semplici e 535 ispettori i quali, sia pur carichi di onori, devono uscire in strada il meno possibile per mancanza della benzina.
Organici gonfiati a dismisura tanto che oggi, dopo la sistemazione di altri duecento Lsu (Lavoratori socialmente utili) per l'80% stipendiati dalla Regione e presi in carico nonostante mancasse la copertura finanziaria, c'è un dipendente comunale ogni 72 catanesi.
Stipendi distribuiti facendo i salti mortali o non distribuiti affatto, come quelli dei tre revisori dei conti ai quali il Municipio (così imparano a volere mettere il naso...) non solo ha tolto l'ufficio ma ha smesso di pagare il dovuto.
Due milioni di premi di produzione (il responsabile del personale è stato sospeso solo ieri) distribuiti ai funzionari per i «brillanti» risultati. Consulenze strampalate come quella da 24 mila euro data («consulente per lo sviluppo industriale ») a una sventola ventenne nota per essere stata Miss Eritrea.
Per non dire delle municipalizzate.
Lo scrive, nel suo sfogo a Berlusconi, lo stesso sindaco:
«Con quale autorevolezza si potrà intervenire drasticamente sulle società partecipate, vera piaga non solo del bilancio, sol che si consideri come l'energia, fattore di ricchezza e di guadagno in tutto il mondo, sia diventata a Catania causa di dissesto economico e di diffuso clientelismo?»
L'ultimo bilancio consuntivo dell'Amt, l'azienda municipale dei trasporti, si riassume in poche cifre: tre milioni di viaggiatori (il 10%) persi in un anno, una vendita di biglietti che non arriva a coprire neppure un quinto dei costi (oltre un terzo, a Milano), un buco salito nei soli ultimi cinque anni a quasi 83 milioni di euro. Vale a dire 83 mila euro per ogni dipendente.
Insomma:
un disastro tale che perfino Enzo Bianco, cioè l'uomo che aveva sfidato la destra alle comunali del 2005 e che dell'amministrazione di «Sciampagnini» pensa il peggio del peggio, si è spinto a scrivere a Tremonti pregandolo, al di là delle responsabilità del dissesto che devono essere accertate, di «adoperarsi, in quanto titolare del dicastero azionista di riferimento della Cassa Depositi e Prestiti, affinché questa possa dare una riposta positiva alla richiesta di dilazione dei mutui».
Quanto sia profondo il precipizio spalancato davanti, del resto, lo ammette lo stesso sindaco Stancanelli (confortato da Berlusconi con parole rassicuranti) che nella missiva alla Corte dei Conti di mercoledì, dopo essersi lamentato di come il ministero dell'Economia abbia liquidato la sua richiesta di un via libera sul piano di risanamento dicendo di «non essere l'autorità deputata ad esprimere pareri» e dopo aver criticato la durezza dell'Istat che quel piano gli ha bocciato, paventa che Catania precipiti entro settembre «in uno stato di dissesto ineludibile ».
Una crisi, scusate la battuta, al buio.
Gian Antonio Stella20 settembre 2008

A mente calda potrei scrivere cose alquanto pesanti; darò tempo al tempo e poi farò il mio commento.
Ma due cose voglio comunque scriverle subito:
- la grande figura di Bianco, anche lui ex sindaco della città che dimostra l’immenso amore che nutre anche oggi per Catania. Lo dimostrò anche quando in testa alle Forze di Polizia si recò nella contrada che pullulava di ville costruite abusivamente anche da “mafiosi” per il loro abbattimento; amore certo mal ripagato in quanto i catanesi votarono per Scapagnini il primo indiscusso artefice di questo dissesto.
- come non intravedere nelle due elezioni che portarono per ben due volte il “trionfo” di Scapagnini, che ora tende a defilarsi, il reato previsto e punito dall’art. 316 bis C.P. – Malversazione a danno dello Stato - e quello di cui all’art. 316 ter C.P. - Scambio elettorale politico –mafioso – il c.d. “voto di scambio”?