martedì, marzo 31, 2009

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Toh, chi si rivede !

MARIO CHIESA
colui che fece nascere a Milano
il pool
“MANI PULITE”
perché beccato dai Carabinieri, sapientemente appostati per intervenire al momento opportuno, con le mani nel sacco
o meglio con le mani in un water-closet (WC) del suo studio nel tentativo disperato di liberarsi della somma in contanti di 7milioni di lire appena consegnatogli da un imprenditore che si era aggiudicato l’appalto per le pulizie del Pio Albergo Trivulzio, del quale Chiesa era Presidente.
Valore complessivo della commessa era di 140 milioni di lire.
Fu lo stesso imprenditore monzese, stanco dei continui taglieggi, a denunciare il tutto alla magistratura.
Secondo la tariffa allora vigente ogni imprenditore che si aggiudicava un appalto era costretto a pagare all’Ente appaltante una tangente pari al 10 % della somma complessiva del costo dell’operazione.
I 7 milioni erano, quindi, solamente un anticipo.
Il Chiesa, esponente di spicco del PSI milanese – aspirava alla carica di sindaco – venne arrestato e poi, alla fine delle varie dei riti processuali alternativi da lui scelti raggranellò condanne a 5 anni e 4 mesi di reclusione, restituì 6 miliardi di lire e nell’agosto del 2000 finì di scontare il suo debito con la società, dopo aver lavorato nei servizi sociali occupandosi di assistenza ai disabili.
Da allora non si è più parlato di lui anche per la circostanza che, nel frattempo, il PSI si era sciolto come neve al sole.
Arieccolo oggi 31 03 2009, arrestato nuovamente, stavolta in buona compagnia .
Infatti, Mario Chiesa è uno dei dieci destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura di Busto Arsizio per un vasto traffico di rifiuti.
Chiesa, 65 anni, di Milano, è coinvolto nella gestione di un traffico illecito di rifiuti.
L'accusa per lui è quella di truffa
Il nucleo operativo ecologico dei carabinieri (NOE) di Milano, coordinato dal gruppo CC tutela ambiente di Treviso, sta eseguendo dieci provvedimenti restrittivi nell'ambito di un'inchiesta, della procura di Busto Arsizio, su un vasto traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi.
Nel servizio sono impegnati oltre 100 militari dell'Arma, anche del comando Regione Carabinieri Lombardia, con il supporto del 2 ° nucleo CC elicotteri di Orio al Serio, che stanno eseguendo anche una trentina di perquisizioni e il sequestro di un'importante azienda milanese operante nel settore del trattamento/smaltimento dei rifiuti.
Al centro dell'indagine figura il primo protagonista dell'inchiesta che venne poi definita come
"Mani Pulite"
degli anni Novanta, Mario Chiesa, l'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio che con il suo primo arresto diede il via a «Tangentopoli».
Tanto che potrebbe essere ricordato come il padre di
MANI PULITE.

Vedremo il seguito ed i particolari di questa nuova inchiesta.



Venga a prendere un caffè da.....

dal sito della

-ante Cappellacci-
Altrimenti, oggi, tutti zitti e mosca.

ATTILIO BOLZONI
Il silenzio cupo della più grande città della Sicilia che è a oriente stasera sarà rotto da una strepitosa e strepitante “muschitteria”.
Si intende per “muschitteria” – in stretto dialetto catanese – lo scoppio dei petardi che prelude ai fuochi di artificio.
Con 140 milioni di euro gentilmente donati da Berlusconi qui è come se quest’anno fosse arrivata un’altra volta Sant’Agata.
Per un mese o due Catania l’hanno salvata.
No, Catania non era sull’orlo del crac: Catania era già fallita.
Dopo mesi di luci spente persino sulla via Etnea, dopo i vigili appiedati per la benzina che era finita, dopo i quartieri in putrefazione per quelle montagne di rifiuti che nessuno raccoglieva più, un primo finanziamento (a fondo perduto) fa respirare per un po’ i catanesi e grazia per il momento i suoi amministratori spensierati e spendaccioni.
Pieni di debiti, inseguiti dai creditori.
Autisti, librai, trasportatori, giornalai, ristoratori, albergatori, maestre e pure ballerine brasiliane.
E’ stato proprio un bel regalo.
Se lo aspettavano e non se lo aspettavano, avevano annusato che il ministro Tremonti aveva puntato i piedi per non farglielo avere, però sotto sotto tutti lo sapevano che il Presidente del consiglio in qualche modo avrebbe «perdonato» il suo farmacologo personale e quei proconsoli catanesi che fra sperperi e organici gonfiati avevano affossato la loro città.
Il comunicato ufficiale come al solito è stato secco:
«Il comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha disposto uno stanziamento di 140 milioni per far fronte all’emergenza finanziaria dell’Ente». Centoquaranta.
Per sistemare i conti ne servirebbero secondo alcuni 300 ancora, secondo altri ce ne vorrebbero almeno 700 e forse di più.
E’ un supercrac.
Se mai pioveranno un’altra volta finanziamenti come manna dal cielo, allora — e soltanto allora — al Comune di Catania potranno ricoprire la voragine e dimenticare come dallo splendore la città è stata risucchiata in un gorgo.
Non sono spiccoli ma basteranno per poco tempo e per poche cose.
Per ora potranno partire gli accrediti in banca per i 4500 dipendenti comunali, per ora il regalo di Roma tapperà qualche buco e onorerà qualche «pagherò».
Il vero mistero è cosa accadrà alla vigilia di Natale.
A Catania attendevano un’ »anticipazione» di 70 milioni e l’omaggio si è rivelato doppio del previsto, ma il declino della città è già segnato.
Per i soldi che servono e che ancora non ci sono, per le guerre intestine che si sono scatenate intorno alla bancarotta, per le voci che proprio in queste ore si rincorrono sulle grandi manovre nel tentativo di recuperare altro denaro.
Per non finire a pezzi.
Si parla di speculazioni edilizie, di trasformare con un colpo di bacchetta magica aree agricole in edificabili, qualcuno dice che qualcun altro stia progettando un altro grande «sacco» di Catania.
Altro che la Playa come Copacabana, la famosa spiaggia catanese che l’ex sindaco Umberto Scapagnini — «Sciampagnino» lo chiamavano i catanesi — voleva far diventare una piccola grande colonia carioca.
(si dice che Scapagnini spasimasse per una
bellissima ballerina brasiliana -ndr).
Altro che piste da sci nella discesa di Piazza Stesicoro.
A Catania pochi minuti prima del cadeau di Berlusconi i bambini pagavano ancora 4 euro per mangiare all’asilo, all’economato del Comune non erano partiti i mandati di pagamento per lo stipendio di settembre, i «cassamortari» — quelli delle pompe funebri — non consegnavano gratis le loro bare al cimitero.
Tutto il resto è andato come doveva andare.
La prima dichiarazione alla notizia del dono per Catania è stata quella del suo sindaco, il senatore del Pdl Raffaele Stancanelli:
«E’ un successo per la nostra città.
Con questi fondi si potranno chiudere i disavanzi fino al 2006.
Ma bisognerà cominciare a rimboccarsi le maniche e a lavorare tutti insieme con grande rigore.
Ringrazio tutti per questo risultato ottenuto, anche quelli che a questa soluzione non credevano ma alla fine si sono accodati».
La seconda dichiarazione è stata quella del presidente della Provincia Giuseppe Castiglione:
«L’impegno del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato mantenuto in tempi brevi.
Ma l’intervento del Cipe non risolve tutti i problemi finanziari del Comune ».
Poi però Castiglione lancia la sua freccia velenosa:
«Questo intervento del Cipe, che sottrae fondi agli investimenti, deve rimanere un
intervento assolutamente straordinario
e non può diventare la regola o una speranza per alcuni amministratori pubblici per ripianare situazioni d’emergenza ».
Segnali di guerra.
Fra quello (Stancanelli, in quota An) che alla scadenza delle candidature doveva finire alla Provincia e quell’altro (Castiglione, in quota Forza Italia) che era stato designato sindaco.
Dalla notte all’alba uno si è ritrovato al posto dell’altro.
E da lì è iniziata una ferocissima e sotterranea battaglia quotidiana su come spartirsi Catania e i suoi debiti presenti passati futuri.
Indovinate chi era nascosto alle spalle di tutti?
Sì, proprio lui: il governatore Raffaele Lombardo.
Prima di insediarsi a Palermo — non si mai, la lontananza — ha voluto imporre a tutti i costi in Comune (dove di Scapagnini è stato vice sindaco) un suo uomo.
Su quello che c’era ancora da «dividersi» in quegli anni a Catania la verità è affiorata fino in fondo soltanto dopo.
Al Comune e nelle «partecipate».
Solo l’Amt, l’azienda trasporti, ha accumulato un deficit di 157 milioni di euro.
Sprechi, assunzioni pilotate, spese folli per consulenti, telefonini, viaggi.
La Corte dei Conti a giugno ha denunciato tutte le «gravi irregolarità», la «carente attendibilità delle scritture contabili», “l’insufficienza delle risorse destinate ai bilanci..”.
Un buco sempre più profondo, anno dopo anno dal 2003 in poi.
Con un’inchiesta della magistratura che ha già coinvolto una quarantina di personaggi, fra i quali gli ex assessori al Bilancio e e naturalmente l’ex sindaco Scapagnini.
E’ un’inchiesta che va avanti.
«Certo che stiamo indagando ancora sul buco in bilancio al Comune»,
dice il Procuratore capo della Repubblica di Catania Vincenzo D’Agata.
E poi scaglia all’improvviso un sasso:
«E’ un’inchiesta lunga e complessa e io spero che non ci siano connessioni con la criminalità organizzata ».
E’ solo un sospetto.
E’ solo un’ombra mafiosa che si allunga anche sul fallimento di Catania.

Da

ULTIM'ORA
Stamattina la polizia giudiziaria ha sequestrato documenti negli uffici comunali.
Si tratterebbe di atti relativi alla lista delle infrastrutture inviata al CIPE per accedere ai fondi FAS, che poi il governo, con decreto, ha permesso di utilizzare per ripianare il bilancio del Comune.
Effetto Report direbbe qualcuno.
Stamattina i sostituti Alessandro La Rosa e Barbara Laudani hanno guidato la polizia giudiziaria nel sequestro di atti relativi alla lista delle infrastrutture consegnata dal Comune al Cipe per accedere ai fondi Fas.
In seguito alla delibera positiva del Cipe, per un ammontare di 140 milioni di euro di finanziamento, il governo emanò un decreto legge che permette di utilizzare i fondi per le aree sottoutilizzate (fas) non più per finanziare infrastruttre, ma per ripianare i bilanci 2003, 2004 e 2006.
Insomma, così s'è evitato il dissesto, ma dopo le pubbliche affermazioni del sindaco a Report (ma in realtà Stancanelli aveva già "confessato il reato" in occasione dell'incontro a Città Insieme qualche mese fa) la Procura ha voluto approfondire la faccenda.
La notizia dell'inchiesta era stata data già ieri sera da Report, che era tornata su Catania, riproponendo l'ammissione del sindaco sul "giochetto"
fatto con le risorse FAS.
Stasera del sequestro s'è parlato anche in Consiglio Comunale.
Il consigliere Rosario D'Agata ha chiesto se fosse vera la notizia e se si trattasse di atti relativi alla lista di infrastrutture fornita al Cipe.
Il segretario generale del Comune ha confermato che il sequestro c'era stato, in mattinata, ma su documenti prelevati dalla magistratura non ha dato indicazioni.

Chiedo la parola
Per passarla subito alla Gisa.
Poteva mancare in tale oramai cronico guazzabuglio amministrativo in cui si trova la città di Catania da che su di essa sono piombate le “mani bucate”, molto poco pulite, delle forze pseudo progressiste messe in campo dal capo spirituale di un partito che in Sicilia, spesso partito non era ma solo una specie di comitato d’affari, spesso di dubbia utilità per le città, nonché un centro di elargizioni di dubbie opportunità verso molti cittadini specialmente in occasione di consultazioni elettorali.
No di certo.
Questo è il suo commento, il mio l’ho di già più volte espresso in un passato recente e remoto in alcuni miei post.
"I 140 milioni servono per coprire i disavanzi’ di bilancio. Qui abbiamo messo un elenco di opere, non ci danno i soldi per fare una strada o l’altra. Chiaro? Perchè, se lei ha capito di cosa si è trattato, abbiamo inventato un elenco per avere 140 milioni!"
Raffaele Stancarelli, Sindaco di Catania

“Continua su Report la saga catanese dei fondi Cipe (a tal riguardo la Procura della Repubblica di Catania avrebbe disposto l’acquisizione degli atti relative alle domande inviate dal Comune al Cipe ed avrebbe aperto una inchiesta conoscitiva sulle dichiarazioni del sindaco Stancarelli, ipotizzando il reato di falso in atto pubblico).
Imperdibile una chicca che tocca le corde del grottesco e dell'assurdo e che si mostra in tutte le sue forme quando, in occasione di un sopralluogo effettuato da Stancarelli nel Villaggio Santa Maria Goretti (che, come è stato provato da Report nella puntata del 15 marzo, si trasfigura in un vero e proprio Canal Grande nei periodi di pioggia), il signor Zappalà, un abitante del quartiere, fa le sue pugnaci rimostranze, viene "avvicinato" da un addetto alle dipendenze del Sindaco per "prendere un caffè" e...magicamente cambia atteggiamento, rimangiandosi i veementi reclami ma, al contrario, sdilinquendosi in salamelecchi ed inchini vari”.
Segue il filmato che potrete visionare cliccando sul seguente indirizzo:

http://gisa.splinder.com/post/20215603/Il+caff%C3%A8+dello+staff+Stancare

Ma qualcosa, stavolta, caso raro, è sfuggito alla GISA.
Il caffè siciliano ha delle proprietà miracolose: o ti fa riconciliare con la vita e con il tuo prossimo – caso del catanese Zappalà – o ti porta in un altro mondo dove esiste una pace assoluta – caso all’Ucciardone di Gaspare Pisciotta, ex luogotenente del bandito Giuliano -.
Attenti, quindi, se qualcuno che non conoscete vi offre un caffè da quelle parti, siate prudenti.
Ebbe a suo tempo un notevole successo una canzoncina di Pino Caruso che faceva:
“Venga a prendere un caffè da noi, Ucciardone cella ventisei…. ”
mentre sullo sfondo del teleschermo giravano le immagini delle celle di un carcere.
Catania, l’emblema di un fallimento politico ed amministrativo targato
FI e poi PDL
con allegato il PDA.
Ma come mai non se n’è parlato nel corso dello spettacolo mediatico del Congresso berlusconiano ?
I 140milioni di euro erano soldi di chi si spacca la schiena a lavorare, checché ne dicano Brunetta ed il suo mentore, e che non può nemmeno permettersi il lusso, come molti degli amici di questo duo, di evadere il fisco perché per costoro il prelievo lo hanno ogni fine mese in busta paga.
Chi li ha regalati per tornaconto personale li deve restituire e la Corte dei Conti deve dire subito la sua in merito.
E poi il soldi del CIPE girati con uno dei soliti suoi DL per far fronte ai debiti e non per realizzare le strutture per le quali erano state chieste e concesse.
Il falso l’ha commesso anche il governo della libertà di fare quello che vuole a prescindere e contro le leggi in vigore.
Poi hanno la faccia tosta di affermare che la magistratura fa politica; si occupa della politica, non la fa, è costretta, in mancanza di controlli politici, in quanto è suo obbligo indagare su tutto quello che, frutto della stessa politica, di marcio emerge prima o poi.
Tale modo di agire viene, da chi ha interesse a dirlo, impropriamente chiamato “politica” mentre, in realtà, è oramai un vero e proprio continuo malaffare tollerato ed anche appoggiato da coloro che hanno in mano le redini delle istituzioni.
Ecco perché si vuole cambiare la Costituzione e riformare la Magistratura che andranno a prefigurare non più come uno dei tre poteri dello Stato bensì come un servizio a completa disposizione di un premier con piene poteri e di un governo dallo stesso premier nominato.
Potrà, secondo il suo piano, sciogliere le camere ma aumentare con un proprio editto le stanze di una casa, pardon, di una striminzita villetta piano terra, magari anche di quelle costruite abusivamente sulla sabbia delle coste marine.
In Italia ce n’è a strafottere ed in Sicilia non è certo l’ultima regione in cui sono stati perpetrati codesti scempi.
Ricordo che, a Catania, il tratto costiero denominato “Oasi del Simeto”, aveva subito un attacco da parte dei c.d. cementieri che avevano costruito, secondo i numeri forniti da Legambiente ben 2.500 villette abusive.
Nel giugno 1989 a. B., un solo sindaco riuscì a farne abbattere in breve tempo 226, andando ad accertarsi di persona dell’effettiva loro demolizioni, ponendosi alla testa della Polizia che era sul posto per evitare eventuali scontri con gli abusivisti..
Si trattava di Enzo Bianco, repubblicano, nato politicamente sotto l’ala di Ugo La Malfa, Bruno Visentini e Giovanni Spadolini;
e scusate se è poco.
Nelle elezioni amministrative del 2002
i catanesi, quale riconoscenza per aver ridato splendore ad una zona di immenso valore paesaggistico, elessero a sindaco il medico di Berlusconi e non Bianco.
Questo dà il senso del grande successo della destra nel voto siciliano.
E dopo Bianco: il diluvio; oggi, dopo sette anni, continua a diluviare.
Catanisi, abbinirichi !

Il Liberal che....

Grasso:
Certificazione antimafia insufficiente



Piero Grasso

Notizia ANSA
La certificazione antimafia per le aziende "mostra ormai una cronica insufficienza a reggere il peso di una missione ardua, se non impossibile: quella di interdire alle imprese di mafia di partecipare alle gare". Lo scrive il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso nella relazione sulle infiltrazioni mafiose nell'economia, consegnata nei giorni scorsi al Parlamento.
Una "buona prospettiva di riforma - prosegue il procuratore - potrebbe essere data dalla creazione di una 'white list' di imprese e società che, sottoponendosi a specifici obblighi di trasparenza e cooperazione con gli organi investigativi, potrebbero ritenersi esentate dai controlli antimafia, con una sorta di estensione del meccanismo del nulla osta di sicurezza (Nos), valevole per i settori 'esclusi'.
" E anche per quanto riguarda le indagini patrimoniali, ci sono delle lacune.
"Sono ancora forti le resistenze culturali e le lacune organizzative - è scritto nella relazione - che si oppongono alla reale traduzione pratica dell'idea che programmi di indagini patrimoniali specifiche, mirate e concatenate, debbano costituire un corollario naturale di qualsivoglia, rilevante, indagine in materia di criminalità organizzata".
A buon intenditor poche parole ma…..
Parole al vento, come sempre, allorchè si toccano certi argomenti.
Il tutto
alla Tony Dallara:
“come prima
più di prima”
non farò
E tutto cadde e tacque.
Il sasso gettato nell’acqua stagna produce un certo movimento in superficie ma dopo pochi attimi si sente un gorgoglio creato dal movimento del sasso che sprofonda.
E l’acqua ritorna piatta, come se nulla fosse mai accaduto.
Il “Liberal” è un “liberal” e non può tradire la sua forma mentis.

lunedì, marzo 30, 2009

Partito che va, partito che viene, come in un porto di mare di......

E’ NATO UN NUOVO PARTITO ?
Si scrive
PDL
ma si legge
P.N.F.
- 2

CHI CREDE IN ME AVRA’ LA VITA ETERNA,
FATTI SALVI IMPREVEDIBILI INCONVENIENTI.
CREDETE IN ME, OBBEDITE ME E COMBATTETE PER ME
CONTRO
LE ARMATE ROSSE CHE INFANGANO E DETURPANO IL SACRO SUOLO
DELL’ ITALIA.
Dal Diario del giovane neo-fascista
di prossima divulgazione in tutte le scuole di ogni ordine e grado del…..Regno, Repubblica, non si è ancora in grado di stabilirlo in quanto ciò avverrà dopo la riforma della Costituzione Silvio-Berlusconiana.
Cronache dalla Fiera di Roma
Ad onor del vero non tutti i congressisti sono riusciti ad intervenire
ma tutti hanno giurato fedeltà al PNF, pardon al PDL, posando gli occhi sul libro pergamena, scritto con caratteri gotici,
tempestato da foglie di fico – per nascondere le sue vergogne – fiori e nessuna opera di bene, sul quale sono trascritte tutte le celeberrime tappe del tappo ambrosiano, meglio conosciuto nelle vecchie balere come
“El tu mi ami del Lorett”
nome tratto da una nota canzone del grande maestro – anche lui, secondo lo stile gelminiano , unico – Giovanni D’Anzi, el noster Giuanin.
In molti l’hanno criticato, specie gli ex ed i neo-fascisti, in quanto mancavano, sparse qua e là tra un fiore e l'altro i simboli delle croci celtiche, tanto care al Sindaco Alemanno, tanto che ne porta sempre una al collo come se si trattasse della medaglietta della Madonna di Lourdes.
Ma a questo neanche il Papa ci fa oramai caso; lui ha ben altro su cui meditare.
Era ora, finalmente !

Le "quote rosa", orgoglio del capo, sono riuscite a parlare ! Ma, visto quello che avevano da dire, per non perdere la faccia durante il loro intervento, se la sono coperta in stile orientale solo dopo concessione padronale.


Ma poi, di comune accordo, si sono tolto il travisamento, avendo concluso all’unanimità che la faccia l’avevano già persa in molte altre occasioni e, qualcuna, non solo la faccia.
Incominciamo con la Meloni, autonominatasi figlia di Borsellino !
"...e la dizione Pdl "può e deve significare anche Popolo della Legalità, perchè noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino".
Una nostra amica così commenta il suo intervento

VERGOGNOSO!

“Giorgia Meloni scomoda una perifrasi assolutamente inopportuna per definire il nuovo corso politico di quello che è rinomatamente un coacervo di pluripregiudicati con sentenza definitiva, raccomandate/i di varia risma, ex-piduisti, corruttori e collusi con la mafia.
Un'accozzaglia raffazzonata che, in accordo con i capisaldi del programma gelliano * (scovato in un doppiofondo di una valigia della figlia di Licio Gelli), mira a frantumare le basi della democrazia.
E con quale coraggio nominare Paolo Borsellino, proprio l'uomo che indagò sui rapporti tra la mafia e Silvio Berlusconi, il quale, peraltro, non ha mai partecipato ad una sola commemorazione celebrata in occasione della morte del magistrato?

Mi sa che una volta tanto sono in completo disaccordo con Marco Travaglio circa la "splendida" caratura di questa nuova delfina del Partito del Letame”.
* Il suo programma per sommi capi:

- Nascita di due partiti (destra e sinistra).

- Controllo dei media (giornali e TV).

- Progetto Bicamerale (ai deputati la competenza politica, ai senatori quella economica).

- Riforma della magistratura (divisione tra le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici).

- Riduzione del numero dei parlamentari.

- Abolizione delle province.

- Abolizione della validità legale dei titoli di studio.


Ma il punto forte del suo pezzo è in un collage attraverso il quale vengono riassunte e contestate le dichiarazioni della deputata in parola che sono in enorme contrasto con i fatti che il vecchio ed il nuovo partito non possono negare.
Che anche, uno fra tutti, Dell’Utri fosse “figlio” di Borsellino va oltre i limiti di ogni immaginazione e, chiunque, con la testa a posto, non può che ribellarsi a fronte di una simile bestemmia.
Comunque chi ha interesse e voglia approfondire la questione può visitare il sito

http://gisa.splinder.com/post/20209366/Partito+Del+Letame

che comprende anche altri filmati molto ma molto interessanti.
continua

Storia tragicomica di un evento politico


E’ NATO UN NUOVO PARTITO ?
Si scrive
PDL
ma si legge
P.N.F.
- 1 -
I nomi alle volte ingannano, volutamente; sono transeunti come i principi: così dichiarava un tempo un tal personaggio, unico in una Italia monarchica e fascista.
Di moderno non ha proprio nulla in quanto ideologicamente costruito sulle stesse fondamenta del
P.N.F.

di triste memoria.
IO, BERLUSCONI, DICO ED ORDINO
Quali sono i principi fondanti di questo pseudo partito ?
Nelle intenzioni dovrebbero essere molti che poi si riducono ad uno solo:
pieno potere a me e poi vi farò vedere io.
Farò, farò, farò, blablablà, babablà, babablà.
E gli attuali vice-premier, vice-vice-premier,ministri, vice-ministri, vive-vice-ministri sottosegretari,sotto-sotto segretari, portava voci-viceportavoci-
portavoci-pappagallo, portaborse,vice portaborse,capigruppo, vice -capigruppo dove li mettiamo ?
Hanno parlato anche loro, anzi hanno urlato, ululato,abbaiato come per sottolineare e far capire che ci sono anche loro.
Fatica vana; personaggi secondari, nemmeno comprimari , solo e solamente dei sudditi servitori sottoposti e null’altro.
Facevano pena, qualcuno piange anche; incautamente si è dichiarato socialista, dimenticando che anche Mussolini lo era.
Sembravano degli invasati, dei cani ringhiosi, che partecipavano ad un concorso a premi di strilloni con il compito di propagandare, secondo un copione, il pensiero unico del loro datore di lavoro, gli stessi insulti contro l’opposizione.
Perché di questo solo sono stati capaci; la mano, anzi la voce del loro ventriloquo, si è fatta ben sentire.
Ad un certo punto mi sono chiesto se in un congresso blindato composto da persone aventi tutte lo stesso cervello e lo stesso imprimatur, fosse del tutto naturale esporsi in tal modo.
Beh, ho pensato, tra di loro c’è stata una certa voglia di primeggiare in presenza dell’ingombrante figura seduta beata lì in prima fila, il padrone di tutto e di tutti loro.
Ci sono riusciti ad apparire degli stuoini sotto talloni altrui.
Una sola voce si è, sia pure con un certo tono melenso, preoccupata di dire qualcosa di civile ma, terminata la quale, dopo gli abbracci di rito, tutto è ripreso come prima e più di prima accantonata in un ripostiglio del cervello del capo unico che, in poche parole, ha lo
Jus vitae ac necis
su tutti i suoi.
E chi non la pensa come me peste lo colga !
continua

domenica, marzo 29, 2009

Il simbolo fallico

CORTE DI CASSAZIONE

NO A SIMBOLO FALLICO CON NOME POLITICI

Non rientra nel diritto di satira - e porta dritto alla condanna per diffamazione - affiancare il nome di personaggi politici a parti del simbolo fallico, come la sommità del pene o i testicoli. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 12987 - confermando la condanna (la cui entità non è nota) nei confronti del proprietario di un bar di Soave (Verona) che aveva attaccato alla vetrina del suo locale il disegno di un fallo con il nome del sindaco accostato alla parte superiore e quello del vicesindaco a quella inferiore.

Senza successo Vittorio F. ha sostenuto - innanzi ai supremi giudici - che il suo gesto era lecito perché rientrava "nell'ambito della satira politica e mirava alla derisione di soggetti investiti di pubblici poteri che si erano resi responsabili di malgoverno".

Piazza Cavour ha bocciato la tesi rilevando che la satira non si sottrae "al limite della continenza" e che non sono ammessi "accostamenti volgari o ripugnanti che travalicano il rispetto della persona ed espongono il soggetto passivo al dileggio della sua immagine pubblica e al discredito presso la collettività".

Nel caso in questione "l'identificazione con parti dell'organo maschile del nome del sindaco e del vicesindaco rendeva evidente l'intento di propalare un giudizio denigratorio nei confronti degli esponenti più rappresentativi dell'amministrazione comunale".

Non vi spaventate, ho dei primi cugini in USA, con sangue siculo, nati in quella terra fortunatamente uscita da un’era devastante per loro e per tutto il mondo civile e democratico ed ex incivile ma civilizzato a suon di missili con tanto di scuse.


Avrebbero anche loro qualcosa da farsi scusare ma lo faccio per primo io in quanto mi leggono a distanza, trovando poi sempre la frecciatina maliziosa circa la fama acquisita presso di loro dal nostro mr. “farfalletta” che vola giulivo, come una vispa teresa, da canale a canale di ogni TV.
Ma ritorniamo alla Suprema Corte, una Sezione della quale aveva sentenziato poco tempo addietro come il fatto d’aver dato in un’assemblea pubblica del “buffone” al proprio sindaco, che non aveva mantenuto delle promesse avanzate nel corso di una sua campagna elettorale, non costituisse reato.
L’Italia ha un esercito di “buffoni”, allora; sono talmente tanti che potremmo esportarli all’estero, tanto per far divertire i popoli europei, africani, asiatici, e sudamericani, finanche gli zulù, pur con tutto il rispetto per quest’ultimi.
Avevo avanzato una proposta che venne accolta da molti dirigenti statali con entusiasmo e sollievo ma poi, purtroppo, non è stato possibile renderla operativa in quanto la maggioranza assoluta di loro non conosceva le lingue estere e molto poco quella italiana.
Peccato; sarà per un'altra volta, tagli alla scuola interpreti permettendo.

Però, ad evitare episodi come quello messo in atto dall’esercente di Soave occorrerebbe emanare subito una legge per impedire a molti politici, sia quelli a livello nazionale che a quelli a livello locale, che vadano in giro a rammostrare orgogliosamente le loro teste che non per conformazione ma per contenuto cerebrale assomigliano tanto a certi particolari tenuti pudicamente nascosti, non sempre però, perché anche loro debbono svolgere delle funzioni, dagli elettori maschi.
Si eviterebbero tanti di questi episodi.
E, poi, a ben pensare, i nostri amici della antica Grecia il fallo, simbolo della fertilità, lo portavano in processione perché gli dei dessero alle loro terre raccolti eccellenti:
si chiamava “falloforia” dalla quale trassero le loro origini le tragedie greche.
Adesso le tragedie le abbiamo ereditate noi qui in Italia, non solo in primavera al teatro greco di Siracusa, ma in ogni città, rione e via ed in qualunque stagione ; almeno lasciateci ridere un po’ altrimenti
NON CI RESTA CHE PIANGERE.

Il dito medio

IL LINGUAGGIO dell’UOMO
La Sacra Bibbia
dal primo libro del Pentateuco
LA GENESI
Capitolo I°
Versetto 26- “E disse (Dio): facciamo l’uomo a nostra immagine ed ei presieda a’ pesci del mare, e a’ volatili del cielo, e alle bestie, e a tutta la terra, e a tutti i rettili che si muovono sopra la terra.
Versetto 27- E Dio creò l’uomo a sua somiglianza; a somiglianza di Dio lo creò; lo creò maschio e femmina.
Capitolo II°
Versetto 7- Il Signore Dio adunque formò l’uomo di fango della terra e gli inspirò in faccia un soffio di vita; e l’uomo fu fatto in anima vivente”.
Versetto 19- Avendo adunque il Signore Dio formati dalla terra tutti gli animali terrestri e tutti gli uccelli dell’aria, li condusse ad Adamo perché ei vedesse il nome da darsi ad essi; e ognuno dei nomi che diede Adamo agli animali viventi è il vero nome di essi”.
E’ da dedurne che, sulla base di quanto scritto nel Vecchio Testamento, Dio diede all’uomo sin dalla sua creazione il dono della parola, della prima lingua, l’ebraico.
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Platone
nel suo Cratilo, affermando che una cosa è fare il verso di un animale ed un’altra chiamarlo per nome, parrebbe non aderire a quanto scritto nei testi sacri così come le successive correnti di pensiero filosofiche e naturalistiche che tuttavia, pur diverse, trovarono tra di loro un incontro nel c.d. evoluzionismo genetico della specie, pur riconoscendo che l’origine del mondo e dell’uomo fosse attribuibile ad una entità sconosciuta ma assoluta.
Ci sarebbe da scrivere un trattato ma già in molti si sono cimentati in questa impresa ed a noi interessa capire come si siano sviluppati nel tempo i metodi di espressione dell’uomo.
IL LINGUAGGIO e le sue varie FORME
Linguaggio del Creato
preesistente alla creazione dell’uomo:
dell’intera natura (terra, mari, monti)dei fiori delle piante e degli animali
LINGUAGGIO UMANO
parlato, scritto
Convenzionale senza regole fisse
-spontaneo -mimico - gesticolato
FIGURATIVO O SIMBOLICO
come quello mimico usato dai sordomuti
Convenzionale con regole fisse
-telegrafico
-marinaresco
-cibernetico.
Queste diverse forme di espressione con le quali estrinsechiamo i nostri pensieri, le nostre idee ed i nostri sentimenti e stati d’animo altro non sono che i principali
“codici della comunicazione tra soggetti diversi”
e, nel corso del tempo hanno avuto, ma non tutti in eguale misura, ampi miglioramenti in punto a qualità ed efficacia espressiva mentre per alcuni altri si è verificato, specialmente in questi ultimi tempi, un vero e proprio regresso sino a giungere ad espressioni di vero e proprio imbarbarimento dello stile.
Frutto dei tempi nostrani: “o tempora o mores” urlerebbe oggi Cicerone non più contro Catilina bensì nei confronti di alcuni nostri noti personaggi politici e del mondo dello sport, anche a costo di passare anche lui per una
“toga rossa”.
Ma per non farla troppo lunga e noiosa mi soffermerò solamente ad alcune osservazioni sul linguaggio simbolico rappresentato dal solo movimento delle dita della mano, tralasciando in questa sede le molteplici espressioni che nel gergo scritto e parlato si usano, con iperboli di latina memoria, per meglio puntualizzare figuratamene alcune situazioni afferenti il nostro stato d’animo od altro:
- “toccare il cielo con un dito” per esprimere il massimo della felicità
( coelum digito attingere);
ovvero semplici espressioni popolari come:
-segnare a dito ;
- legarsela al dito;
- non muovere un dito;
- largo un dito
e così via.
Ogni dito della mano, da solo o in gruppo di due o di tre, ha una sua funzione in quanto manifesta alla persona destinataria del gesto un preciso significato: la parola è superflua per esprime oggi valori di merito o di demerito, essendo divenuta meno efficace rispetto al simbolismo manuale.
Una specie di equazione matematica che dà la certezza, senza alcuna ambiguità, di un risultato.
Incominciamo dal
POLLICE: aperto verso l’alto significa OK mentre rivolto verso il basso, gesto molto caro a Nerone e ad altri imperatori romani, significava la morte di molti cristiani.
INDICE: lo si usa, come dice lo stesso suo nome, per indicare un qualcosa ovvero per minacciare una cavata d’occhi ;
ANULARE: il suo nome parla da sé, anche se gli scapoli fanno fatica a capirlo;
MIGNOLO: serve solo al suo proprietario per pulirsi l’interno delle orecchie o per sgombrare le narici.
Ho lasciato, non a caso, meritando un capitolo a parte, il dito
MEDIO

ed è facilmente intuibile il motivo, visto che di questi tempi se ne fa un uso sproporzionato in segno d’offesa non solo da parte di noi, poveri mortali, ma anche e soprattutto da parte di alcuni noti personaggi subito immortalati con l’indice medio alzato da fotografi e vignettisti.
Incominciamo la rassegna:

Berlusconi nel corso di un comizio lo ha rivolto al pubblico, naturalmente in segno di dispregio dei suoi avversari politici, e la candidata Benussi se la ride di gusto.

La Santanchè, parlamentare ex AN, verso alcuni giovani che protestavano


Fabio Capello verso alcuni tifosi del Bernabeu

Umberto

Bossi
Tutti e quattro i personaggi costituenti un quartetto terrestre di rara volgarità
“digitale”.
Altro che
IN MEDIO STAT VIRTUS !

Ma, scherzi a parte, il dito medio più famoso nel mondo è quellocustodito oggi, racchiuso in una teca, presso il Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze.
Apparteneva alla mano destra di Galileo Galilei e venne staccato il 12 marzo 1737 da tale Antonio Francesco Gori durante la traslazione della salma nel monumentale sepolcro eretto nella Basilica di Santa Croce in Firenze.

Che differenza abissale tra questo dito e quello dei personaggi di cui sopra.

O tempora o mores !

Ciò che oggi solo in pochi comprendono


"Parabole d'Oriente e d'Occidente"

Un re, un giorno, rese visita al grande mistico Sufi Farid.
Si inchinò davanti a lui e gli offrì in dono un paio di forbici di rara bellezza, tempestate di diamanti.
Farid prese le forbici tra le mani, le ammirò e le restituì al suo visitatore dicendo: "Grazie sire, per questo dono prezioso, ma io non ne faccio uso.
Mi dia piuttosto un ago!".
"Non capisco" disse il re.
"Se voi avete bisogno di un ago, vi saranno utili anche le forbici".
"No", spiegò Farid.
"Le forbici tagliano e separano.
Io non voglio servirmene.
Un ago, al contrario, cuce e unisce ciò che era diviso.
Il mio insegnamento è fondato sull'amore, l'unione, la comunione.
Mi occorre un ago per restaurare l'unità e non le forbici per tagliare e dividere".
da Jean Vernette,

sabato, marzo 28, 2009

GdF: caccia grossa

Caccia grossa all'evasore
di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti
L’ESPRESSO
Un lista misteriosa. Con 552 "nomi grossi".
Sono tutti noti industriali e professionisti del nord-est.
Che hanno gabbato l'erario italiano.
Grazie a un avvocato svizzero.
Finito a San Vittore-

Controlli anti evasione
Kerrville è una cittadina del Texas.
Poche case, poca gente e poche strade in un paesaggio desolato.
Bisogna partire da qui, dal Far West americano, per raccontare una storia di malaffare molto italiana.
Ci sono centinaia di milioni di euro in fuga dal fisco e un codazzo eterogeneo di protagonisti: un avvocato svizzero specializzato in società off shore, un commercialista d'alto bordo con frequentazioni vip e un plotone di imprenditori in cerca di una scorciatoia per risparmiare sulle tasse.
Serve un indirizzo fuori mano dove parcheggiare il denaro? Ecco Kerville, Texas, dove ha sede la finanziaria Wmk group, la cassaforte dell'organizzazione.Per anni il sistema ha funzionato a meraviglia: riservatezza assoluta e soldi a palate per tutti.
Poi, l'imprevisto.
Nel primo weekend dello scorso febbraio, entra in scena la Guardia di Finanza.
Con un'operazione preparata da mesi, la squadra di polizia giudiziaria delle Fiamme gialle di Milano mette le mani su una lista di oltre 500 nomi, per l'esattezza 552.
Ci sono imprenditori e aziende, con tanto di coordinate bancarie, società di copertura e una serie infinita di fatture emesse dall'Italia verso l'estero.
Soldi che lasciano la Penisola e approdano nei paradisi fiscali.
Per la Procura di Milano, è una miniera di informazioni di straordinario valore.La lista dei 552 era custodita in un file del computer portatile dell'avvocato svizzero Fabrizio Pessina, classe 1946.
Un professionista di lungo corso con base a Chiasso, pochi metri oltre il confine.
Sbarcato a Malpensa di ritorno da una breve vacanza a Marbella, Pessina viene arrestato con l'accusa di riciclaggio.
Nell'inchiesta è coinvolto un suo cliente importante, l'imprenditore milanese Giuseppe Grossi.
Ma l'analisi dei dati memorizzati per anni in quel computer mostra agli investigatori che Grossi in realtà è solo un nome tra i tanti.
In tre decenni di onorata carriera l'avvocato svizzero specializzato in paradisi fiscali si è costruito un network di contatti molto ramificato.
Fanno riferimento a lui un gran numero di industriali e professionisti, concentrati soprattutto nell'area del Nord-Est, in quella fascia ad alta densità di piccole e medie aziende che va da Brescia fino a Treviso.
Clienti come il gruppo Greggio, griffe dell'argento con base in provincia di Padova.
Oppure la famiglia veronese Cordioli, che produce e lavora alluminio, zinco e rame.
E ancora, sempre a titolo di esempio, il bresciano Innocente Aderenti.
Decine e decine di personaggi, per lo più poco noti al grande pubblico, che però, nell'insieme, riescono a muovere centinaia di milioni di euro.
I principali referenti bancari di Pessina sono ovviamente i giganti del credito svizzero, a cominciare dall'Ubs.
In Italia, invece, in molte operazioni registrate nella lista dell'avvocato di Chiasso viene citato il nome della Banca Mb, un piccolo istituto nato da poco a Milano per iniziativa di alcune decine di imprenditori di seconda fila.
Tra i promotori spicca un nome storico della finanza nazionale come Giuseppe Garofano, il manager, presidente Montedison ai tempi dei Ferruzzi, da sempre vicino all'Opus Dei. Clienti di Pessina sono i primi azionisti della banca.
E come amministratore della Mb, dal 2003 fino al marzo 2006, spunta il commercialista Siro Zanoni, storico collaboratore dello stesso Pessina. Ma non è solo questione di banche. Da almeno dieci anni l'avvocato di Chiasso ora agli arresti fa coppia fissa con Mario Merello, un professionista di gran successo, almeno a giudicare dal patrimonio personale.
Residenza a Sankt Moritz, ma di casa anche a Montecarlo, Merello l'estate scorsa ha inaugurato il suo nuovo yacht da 50 metri battezzato Marcelita in onore della moglie, la cantante Marcella Bella.
Il suo tesoro, quello vero, è però un patrimonio smisurato di contatti e relazioni, alcuni ad altissimo livello, famiglie e imprenditori di cui gestisce i capitali.
Il socio di Pessina naviga da anni nel mondo dello spettacolo, tra i vip veri o presunti frequentati nelle occasioni mondane insieme alla consorte Marcella.
A Milano, invece, l'attivissimo Merello è ben introdotto nel giro della Borsa e dell'alta finanza.
Conosce da tempo, per esempio, la famiglia Ligresti.
E si racconta che il suo maestro fu Silvano Pontello, il banchiere, morto nel 2002, a sua volta cresciuto allo scuola del bancarottiere Michele Sindona e in seguito salito al vertice della Banca Antonveneta.
Tempi lontani, quelli.
Da allora Merello ha fatto molta strada, giostrando con grande abilità capitali e amicizie tra Lugano, Milano e Montecarlo.
In una carriera tanto fortunata va registrato un solo incidente di percorso.
Nel 1998 la Sec americana lo pizzicò per una storia di insider trading (abuso di informazioni riservate in Borsa) a Wall Street.
Tutto si chiuse con una semplice multa.
Poca cosa per un tipo come Merello, che ormai viaggiava a tutta velocità.
E infatti, tempo qualche anno, eccolo al volante della Wmk del Texas.
Questa holding statunitense tira le fila di una struttura più complessa.
C'è una Wmk con base in Lussemburgo, che a sua volta ha aperto un ufficio a Lugano. Alla consociata lussemburghese, secondo l'ultimo bilancio reso pubblico (datato 2007), fa capo un patrimonio di circa 300 milioni di euro.
Investito, come recita la documentazione ufficiale, in non meglio precisati "valori mobiliari".
Ora, dopo l'arresto dell'avvocato-contabile Pessina, tutti gli affari del gruppo Wmk verranno passati al setaccio dalla Guardia di finanza, come quelli del suo partner Merello. L'inchiesta penale della Procura di Milano, affidata ai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, è solo al primo capitolo, ma promette sorprese clamorose.
L'unico cliente di Pessina per cui sia già possibile tirare le somme è proprio Grossi, che con la sua Green Holding spa ha gestito la bonifica ambientale di Montecity, l'area milanese dove l'immobiliarista Luigi Zunino sta costruendo il nuovo quartiere di Santa Giulia.
L'avvocato svizzero è stato arrestato con l'accusa di aver riciclato 14 milioni e mezzo di euro creati proprio gonfiando i costi di quella bonifica.
Ma ora i documenti sequestrati nelle perquisizioni hanno già fatto lievitare i fondi neri a 25 milioni.
E negli ultimi interrogatori in carcere, Pessina ha dichiarato di aver versato quei soldi su una rete di conti esteri intestati a familiari, dirigenti e prestanome dello stesso Grossi, che a questo punto è a sua volta indagato per frode fiscale.
Ma ora le indagini della Procura vanno molto al di là del caso Grossi.
Nel mirino della Guardia di finanza c'è l'interminabile lista di clienti e società scoperta nel computer di Pessina.
Questo elenco di 552 nominativi può essere paragonato, come ordine di grandezza, all'ormai famosa lista degli italiani con il conto a Vaduz.
Con alcune importanti differenze.
La lista di Vaduz, resa pubblica nel marzo scorso dai vertici dell'Agenzia delle Entrate (quelli nominati dal governo Prodi e poi rimossi), era stata comprata dai servizi segreti tedeschi pagando un anonimo funzionario che, nel 2002, aveva copiato di nascosto gli archivi informatici della banca del Liechtenstein in cui lavorava.
Quei depositi esteri, quindi, erano datati e in molti casi erano già stati regolarizzati sfruttando i due scudi fiscali varati tra il 2001 e il 2003 dal ministro Tremonti.
Il computer di Pessina, invece, contiene dati recentissimi, aggiornati fino a venerdì 31 gennaio 2009, anzi probabilmente anche nel weekend dell'arresto.
La lista di Vaduz, inoltre, conteneva 390 nomi, quasi tutti del Centro-Nord, che però erano in gran parte riuniti in gruppi familiari o societari, per cui corrispondevano solo a 157 posizioni bancarie: il totale dei depositi era di 1 miliardo e 337 milioni di euro.
I clienti del fiduciario svizzero che ora è a San Vittore sono invece concentrati tra la Lombardia e il Veneto.
I loro identikit professionali sono equivalenti a quelli dei soggetti comparsi nella lista di Vaduz.
Ma questa volta il numero sembra calcolato per difetto.
Secondo quanto risulta a 'L'espresso', infatti, a molti dei 552 nominativi corrisponde più di un conto estero e più di una società schermo.
Alcuni nomi e cognomi coincidono con familiari di banchieri di rango, finanzieri d'assalto, dirigenti di aziende lombarde, imprenditori soprattutto del Nord-Est, ma ogni conclusione è prematura: le indagini sono alle primissime battute e la polizia giudiziaria sta ancora lavorando per ricostruire l'effettiva identità dei clienti, evitando errori o casi di omonimia.
Le operazioni annotate nel computer di Pessina sono migliaia.
Ci sono accrediti registrati a partire dal 1996.
Per altri clienti le informazioni coprono solo gli anni più recenti.
Ma il dato più interessante forse è un altro: in quel laptop compaiono anche i nomi di altri fiduciari.
Che potrebbero quindi rimandare a ulteriori piramidi e sotto-piramidi di clienti italiani con i conti all'estero.
In questo quadro, è l'altissimo livello dei contatti personali e professionali di Merello, il socio forte di Pessina, a far ipotizzare sviluppi eccellenti.
I conti esteri per cui la Procura di Milano ha già contestato l'accusa di frode fiscale sono intestati a società off shore dei più vari paradisi fiscali, da Madeira al Delaware, che di fatto però servono solo a gestire depositi in banche svizzere.
L'arresto di Pessina ha creato grande imbarazzo nella Confederazione, già scossa dalle recenti polemiche internazionali sul segreto bancario.
Pessina è stato per due anni, dal 1991 al 1993, presidente dell'ordine degli avvocati del Canton Ticino.
E a San Vittore, ha da poco ricevuto la visita ufficiale di un diplomatico: il console svizzero.

Questo per ora è tutto.
Ma il “suo” popolo lo sa ?
Il combinato disposto B&T ne ha agevolato le mosse con condoni ed altre amenità sulla liceità dell’evasione in taluni casi.
E la Lega Nord che dice, visto che la maggioranza degli evasori, a quel che dicono i due giornalisti, staziona proprio nella zona della loro roccaforte elettorale ?
Così si spiegano anche molte cose.

Ed è subito sera

LA NOSTRA VITA

Se ognuno di noi,
dal più ricco al più povero,
dal più forte al più debole,
dal più potente al più diseredato
pensasse :
“ma cos’è questa nostra vita ?”
il mondo andrebbe avanti in maniera diversa.
Gioie e dolori colpiscono tutti,
nessuno può considerarsene esente,
in ciò non v’è differenza di classe.
Salute e malattie si alternano in ogni essere umano.
Nasciamo tutti alla stessa maniera,
perché poi diventiamo diversi ?
Iniziamo tutti assieme il nostro cammino all’alba,
prendiamo poi strade diverse
sulla base di regole perverse;
ma alla fin della sera ci si ritrova ancora assieme.
La vita, di fronte all’eternità, dura un lampo.
Non te ne accorgi nemmeno.
Perché ?

Ce lo spiega un grande poeta siciliano
SALVATORE QUASIMODO

(Modica 20 agosto 1901 – Amalfi 14 giugno 1968)
Premio Nobel 1959 per la Letteratura.

ED E’ SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

Internet

PARLAMENTO EUROPEO


CONCILIARE REGOLE E TUTELA DELLA LIBERTÀ

Per garantire la libertà di Internet, come spazio democratico, e assicurare un accesso eguale di tutti alla rete e ai contenuti, occorre che i diritti e le libertà fondamentali siano tutelati e promossi anche nella Rete.

È quanto ha affermato ieri il Parlamento europeo, adottando la relazione del deputato socialista greco, Stavros Lambrinidis, con un voto quasi unanime dell'aula.

La relazione Lambrinidis rappresenta il contributo politico del Parlamento europeo al dibattito aperto da qualche anno a livello mondiale in seno all'Internet Governance Forum sul tema di quali regole siano necessarie per garantire la libertà, che è un elemento costitutivo della Rete, a fronte delle ingerenze sempre più frequenti dei grandi soggetti pubblici e privati.

Si tratta di porre regole a tutela della libertà, ma nel quadro di un processo inedito, perché la Rete è un luogo aperto, transnazionale, partecipativo.

Per questo il Parlamento europeo ha sostenuto con forza l'approccio, già definito in seno all'Internet governance forum: la definizione delle regole deve essere un processo dal basso, che coinvolga tutti i soggetti interessati (aziende, governi, individui, associazioni) e che sia "multi-livello", cioè si svolga su più livelli contemporaneamente, per poter avanzare anche su questioni parziali, senza necessariamente frenare tutto il processo.

Il rapporto entra nel merito di alcuni nodi importanti del dibattito aperto su quale governance per la Rete mondiale, indicando alcuni diritti specifici che occorre promuovere e tutelare, come il diritto alla libertà di espressione, il diritto alla protezione dei dati personali e il diritto di accesso alla conoscenza e all'istruzione.

Il Parlamento, nel ribadire l'importanza della tutela dei diritti fondamentali nella rete, ha anche affermato la necessità di bilanciare questa azione con la tutela della sicurezza, a fronte delle sfide che vengono dall'utilizzo sempre più vasto di Internet da parte di organizzazioni criminali, come spazio più fluido, dove gli strumenti tradizionali di indagine e di repressione non sono immediatamente efficaci.

Occorre, quindi tutelare libertà e sicurezza con molta attenzione al limite sottile che separa la tutela della sicurezza e la giusta vigilanza per la prevenzione dei reati dalla creazione di una rete pervasiva di monitoraggio generalizzato delle persone.Il rapporto Lambrinidis ha infine bocciato l'approccio proposto dal governo francese per il controllo generalizzato degli utenti a tutela del diritto d'autore: il Parlamento ha affermato che occorre tutelare con forza il diritto di autore, introducendo sanzioni penali adeguate a livello dell'Unione europea, per punire le violazioni, ma non è accettabile né proporzionato sorvegliare il libero movimento virtuale di tutti i cittadini nella grande rete.
Fabrizia Panzetti
Deputata europea - Gruppo socialista

venerdì, marzo 27, 2009

Trilussa - 6

Trilussa
pseudonimo di Carlo Alberto Salustri
- 6 -
(Roma, 26 ottobre 1871 – 21 dicembre 1950)


dalla serie
ER FABBRO FERRAIO


L'ingiustizzie der monno

Quanno che senti di' "cleptomania"
è segno ch'è un signore ch'ha rubbato:
er ladro ricco è sempre un ammalato
e er furto che commette è una pazzia.

Ma se domani è un povero affamato
che rubba una pagnotta e scappa via
pe' lui nun c'è nessuna malatia
che j'impedisca d'esse condannato!

Così va er monno! L'antra settimana
che Teta se n'agnede cór sartore
tutta la gente disse: - È una puttana. -

Ma la duchessa, che scappò in America
cór cammeriere de l'ambasciatore,
- Povera donna! - dissero - È un'isterica!...

Siamo in un nuovo secolo; scoperte mirabolanti in ogni campo dello scibile umano ma oggi la differenza tra le classi rimane sempre quella, tale e quale.
La ricca può fare quello che vuole impunemente mentre chi appartiene all’altra, quella povera, sol per un sospetto, va in galera, a furor di popolo.
Anche se poi si scopre che è innocente.

Ma è poi proprio vero che gli uomini preferiscono le bionde ?


Una bionda va a New York

Un'attraente giovane bionda si imbarca sul volo per NY con un biglietto di classe turistica. Sull'aereo, cercando il suo posto si imbatte nelle poltrone di business.
Vedendo che queste sono molto piu' ampie e comode, decide di sedersi nel primo posto libero.
La hostess controlla il suo biglietto le dice che deve spostarsi in quelli di classe turistica.La bionda risponde:- sono giovane, bionda e carina e resto seduta qui fino a New York.
Frustrata la hostess raggiunge la cabina di comando e informa il capitano dei problemi con la bionda.
Il capitano decide di andare a parlare con la bionda e nuovamente la informa che il suo posto e' in classe turistica.
La bionda risponde:- sono giovane, bionda e carina e resto seduta qui fino a New York.
Il capitano, che non sa come comportarsi , ritorna in cabina di pilotaggio per consultarsi col secondo pilota il quale gli dice che ha una fidanzata bionda e che percio' sa come risolvere il problema.
Si reca dalla bionda, le sussura qualcosa all'orecchio e questa immediatamente si alza e dice:- molte grazie!
Abbraccia il secondo pilota e si va a sedere al suo posto in classe turistica.
Il capitano e la hostess che stavano osservando allucinati la scena vanno subito a domandare al secondo pilota cosa le abbia detto per convincerla.
Il secondo pilota risponde:- Le ho detto che i posti di prima classe non vanno a NY !

La battaglia politica su Internet e sui web

Libera, neutrale e per tutti.
Ecco internet secondo il Pd
Il progetto di legge è stato presentato al Senato il 20 marzo due senatori democratici, Vincenzo Vita e Luigi Vimercati.
No alla censura e al digital divide, open source nella P.A.
di
ALESSANDRO LONGO

ACCESSO LIBERO
e senza filtri a internet, contro ogni forma di censura.
Diffusione del software open source nella pubblica amministrazione.
Abbattimento delle barriere tecnologiche che creano cittadini di serie A e di serie B e quindi, tra l'altro, banda larga alla totalità della popolazione entro il 2012 e aiuto per entrare nella società dell'informazione a coloro che "versano in condizioni di disabilità, disagio economico e sociale e di diversità culturale".
Contiene questi e altri obiettivi un progetto di legge dalle caratteristiche inedite, per certi versi innovative e di frontiera: l'hanno presentato al Senato il 20 marzo due senatori del Partito Democratico, Vincenzo Vita e Luigi Vimercati (che è stato sotto segretario alle comunicazioni nella precedente legislatura).
Il progetto è dichiarato contro altare alle molte proposte di legge arrivate nei giorni scorsi dal Centro Destra, considerati da numerosi esperti come minacce per la libera espressione su internet.
La vena polemica è esplicita, in questa nuova presa di posizione:
"In un momento di così grave crisi per l'economia nazionale - scrivono i due senatori - solo il governo italiano non investe sull'innovazione del Paese".
"Blocca i fondi per lo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione e sembra impegnato solo nel tentativo di mettere le mani sulla rete di Telecom Italia ed in iniziative legislative di tipo censorio".
In particolare, questo è il primo progetto di legge in Italia (e forse anche nel mondo, come commentano molti addetti ai lavori in queste ore) a battersi a favore della neutralità della rete.
È il principio secondo cui gli operatori non devono discriminare l'accesso internet dell'utente e non devono cioè rallentare o velocizzare alcuni contenuti, siti, applicazioni su internet.
Finora internet si è retta su questo principio, che nel bene o nel male ha permesso l'arrivo di servizi innovativi.
Ora però, da più parti, comincia a essere messo in discussione, in Europa e negli Stati Uniti, e così si spiega questa nuova alzata di scudi a favore della neutralità della rete. È sorta infatti, nei giorni scorsi, anche l'organizzazione NNsquad.it, con i cui principi è il linea questo progetto di legge.
NNsquad.it difende la neutralità della rete ed è nata come sezione italiana del progetto NNSquad.org, varato negli Stati Uniti da alcuni dei maggiori esperti di internet, tra cui il "padre della rete" Vint Cerf.
È insomma una fase in cui opposte lobby organizzano le proprie mosse e vengono alla luce, scontrandosi per modificare o difendere i principi fondanti di internet.
Negli Stati Uniti, la questione è ora sotto l'esame di Fcc (l'Authority tlc Usa) e del Congresso, dopo che alcuni operatori hanno chiesto di poter manipolare il traffico dei propri utenti.
Il 31 marzo il Parlamento europeo voterà invece alcuni emendamenti, al nuovo pacchetto di norme tlc (ora in bozza), che darebbero agli operatori il diritto di filtrare il traffico internet in base ai propri interessi (per esempio, rendendo più veloci i servizi dei propri partner commerciali).
Google, Yahoo!, eBay, Skype si sono scagliati contro questi emendamenti, scrivendo una lettera all'Unione Europea, "affinché continui a mantenere aperta internet".
Anche i loro interessi sarebbero compromessi da un aumento di potere degli operatori su internet.

(27 marzo 2009)
Ma, come al solito, diranno che l'opposizione dice sempre NO e non fa mai proposte costruttive.
La maggioranza, invece, o chi per essa, vuole il completo dominio delle comunicazioni a partire dalle:
- intercettazioni telefoniche - che costeranno anche tanto, a suo dire, ma che hanno reso possibile l'individuazione di molte associazioni criminali, portando alla fine anche al sequestro di rilevanti somme di denaro e di immobili il cui valore complessivo è tre volte superiore al loro costo;
- per finire ai filtri delle comunicazioni tra internauti ed ai contenuti dei blog.
Un'altra violazione del diritto di espressione nonostante che recentemente la Corte di Cassazione abbia ritenuto che i post non siano assimilabili alla carta stampata e, quindi, non protetti dalla legge sulla stampa.
Basta scrivere commentando fatti reali e non trascendere con insulti e tutto sarebbe a posto.
Ma gatta ci cova !
C'è sotto sotto la voglia di essere legittimati alla censura di tutto ciò che non garba ai soliti noti.

Cliccate sul'URL e vi divertirete

http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc&feature=player_embedded
***
"Attenti alla Lega:
è quella che vi frega!"



Le immagini sono tanto eloquenti, didascalie tradotte in italiano comprese, che non meriterebbero alcun commento.


La segnalazione mi è pervenuta da un grande e carissimo amico, molto attento soprattutto sulle oramai molte manifestazioni di un rinnovato idealismo deleterio, in quanto totalitario, che ricordano a lui, come a me, altre vicende passate che si sperava, dopo una disastrosa grerra mondiale, che non si presentassero più sotto i nostri occhi.


Il merito di questo rigurgito è da addebitare a molti odierni personaggi politici e non i quali, chi molto di più chi meno, ma non molto, si stanno dimostrando completamente indifferenti a che ciò si verifichi e si radichi in tutta Europa.


Vanno uscendo da molte menti ottenebrate dall'odio di stampo razziale, dopo le prime sparute avvisaglie, alcune consistenti realtà che porteranno la civiltà ottenuta con il sangue di molti, ad una deriva senza ritorno.


Anche perchè chi oggi dovrebbe condannarle e correre subito ai ripari, elargisce sorrisi sin troppo compiaciuti ed accattivanti.


Il nostro "Fregoli" ha alcune fregole che non tenta nemmeno di nasconderle: il suo popolo è aperto a tutti coloro che vedono in lui il capo


UNICO.


A questo punto delle cose c'è poco da sperare se non vi sarà una pronta reazione civile e democratica; una barriera culturale che emargini subito, ponendoli nelle condizione di non nuocere, chi ancora speri di poter comandare il mondo attraverso sistemi già condannati in tutto il mondo.


E' la moda mi si è detto da qualcuno; bel modo di ragionare.


La libertà non è un indumento che appena stropicciato lo stiri e ritorna a posto.


Anche il nostro "re travicello" al comandate del battaglione che stazionava alle porte della città per bloccare i fascisti della "marcia su Roma" disse di lasciarli passare, tanto si trattava di una ragazzata.


E da qui agli orrori di una guerra e di un infausto regime, come tutte le dittaure, il passo fu breve .


Il Duce venne eletto dal popolo e folle oceaniche attendevano in piazza Venezia che si affacciasse dal suo balcone per pronunciare uno dei suoi tanti discorsi-


La storia ci insegna di diffidare da chi riesce a trascinare enormi folle attorno a sè; gurda caso succede sempre allorquando si vuole osannare un dittatore o per forza o per convincimento.


La vita, invece, ci insegna che una volta persa la libertà, e molti non si stanno accorgendo come la si stia perdendo giorno dopo giorno a poco a poco perdendo, senza scossoni importanti bensì attraverso un quasi impalpabile lavorio ai fianchi, sarà necessaria una dura battaglia per riconquistarla.


Di già le ultime elezioni politiche senza preferenze sono state le avvisaglie di una accelerazione verso un regime dispotico; un bel colpo assestato alla libertà di qualsiasi elettore, indipendentemente dalla sua collocazione politica, il quale non ha potuto scegliere il "suo" candidato, quello da lui ritenuto più vicino alle proprie idee ed alle sue speranze.


C'erano si più liste ma alcune di esse presentavano personaggi voluti ed indicati dello stesso candidato Premier o da chi per esso.


Costoro, anche chi si è ritrovato in lista come ricompensa di un suo particolare merito acquisito per un qualche atto particolarmente gradito a chi conta, non potevano che avere, in quanto ad idee, solamente quelle "amabilmente" imposte da chi aveva voluto la loro candidatura.


Cosa ce lo dimostra ?


In primis, il ricorso continuato da parte di Tizio ai decreti-legge per evitare dibattiti in Parlamento, poi Caio, sebbene l'abbia poi definito come un paradosso, di far votare solamente i Capi Gruppo, ancora Sempronio che, pubblicamente e senza possibilità di equivoci, dichiara che i parlamentari sono inutili prchè il loro lavoro si limita a schiacciare bottoni.


Infine, a giustificazione di questi sproloqui, interviene Nevio che dichiara d'essere stato, more solito, equivocato.


Siamo proprio così imbecilli da non capire quello che ci viene detto a voce e per iscritto ?


C'è però una precisazione da fare e cioè che Tizio, Caio, Sempronio e Mevio corrispondono al nome di una stessa ed unica persona: lo

UNICUM


per digerire ma poi si ricorre alla Cedrata

che poi altro non è che l'olio di ricino in forma meno disgutosa prescritto dal ministro competente per la salute di chi ha altri pensieri, del tutto diversi da quelli di Tizio, Caio, Sempronio e Mevio.

Vi chiederete che fine abbiano fatto Filano e Calpurnio; ma potevano mancare ? No di certo perchè sono i porta- cazzate dell'Unico.

Eccoveli:

i due"cocoriti" del premier.

giovedì, marzo 26, 2009

Ministro per caso ?



UN MINISTRO PER CASO ?


L’AMACA
di
MICHELE SERRA

Il ministro Brunetta non lo sa e nemmeno lo sospetta, ma il politicamente scorretto, che lui utilizza ormai serialmente, è un linguaggio molto più conformista e stucchevole del suo contrario, il politicamente corretto.
Per almeno due ragioni:
perché è un linguaggio di governo, molto usato dai politici di governo e dai giornali di governo, e dunque è un linguaggio di potere.
E poi perché è un linguaggio vecchio, risaputissimo, masticato nei decenni e nei secoli
(con gli ovvi aggiornamenti)
dal popolo che, spiegabilmente, non ha tempo per sottilizzare, e dunque trova più comodo e più espressiva la scorciatoia dell’epiteto, del termine gergale,dell’insulto colorito.
Le classi dirigenti , che per definizione hanno (avrebbero) compiti di mediazione da un lato, di innalzamento del livello culturale ed etico dall’altro, si sono sempre sforzate di produrre linguaggio.
Con esiti più o meno felici.
Ora, invece, una parte consistente del personale di potere (politico e mediatico) trova comodo e perfino spiritoso sparare le stesse cazzate (fannulloni, guerriglieri) che, dette al bar, nessuno può biasimare, perché il contesto assolve il testo; ma dette in Parlamento, o in un titolo a nove colonne, producono il penoso effetto di una classe dirigente sciatta e vanitosa, che non si sforza, non studia e si bea di quell’effetto “pane al pane vino al vino” che vale l’applauso della taverna, non certo la qualifica di novità.


Hai visto che penna il Serra ? Non scherza mica !
Anche lui “pane al pane e vino al vino”, senza mezzi termini, secondo lo stile usato da chi vorrebbe dire cose ancor più pesanti ma che non le può dire per decenza.
Noi che siamo il tanto bistrattato popolino, ex coglioni, ex lavoratori, ex cittadini rinchiusi sotto una cappa pestilenziale la cui aria fa male respirare, qual cosina in più la possiamo dire al riguardo.
Che ne pensi ?
Chissà perché il prof. Brunetta non mi è mai piaciuto, anche prima di diventare ministro; figuriamoci adesso !
L’unica brunetta che conoscevo sin dal liceo-ginnasio era una mia compagna di classe che, rispetto al Brunetta uomo, di classe e stile del linguaggio ne aveva da vendere; e poi era proprio una avvenente ragazza; il che, poi, non guastava di certo.
Ma non è per questo che l’ho di traverso.
Ho notato che sin da bambini chi vuole ottenere qualcosa o piange o strepita come un ossesso sino a quando non viene accontentato.
Con l’andar del tempo si mutano gli atteggiamenti e per farsi notare si ricorre ad altri artifizi che debbono necessariamente essere lontani mille miglia da un comportamento che può definirsi come civile perché, altrimenti, si resterebbe nell’anonimato.
Oggi più di ieri.
Se uno patisce nei rapporti con gli altri un proprio complesso di inferiorità, sia essa fisica, culturale od economica, per farsi “notare” non può far altro che far esplodere questa sua limitazione soggettiva con atteggiamenti strani, con parole fuori da ogni regola del vivere civile, presumendo che con tali comportamenti attiri da un lato l’attenzione su di sé e dall’altro convinca i destinatari che le sue parole espresse in maniera cogente abbiano ad essere recepite senza eccezione alcuna.
Altezzosità e boria a parte, caratteristica propria di chi crede d’avere sempre ragione e che non ammette, di conseguenza, alcun contraddittorio.
Diktat, punto e alla prossima sortita.
Siamo oramai oltre i limiti della decenza avuto riguardo anche ad altre sue sparate e, ancor maggiormente, di alcune sue rettifiche riguardo all’Onda i cui appartenenti non sono stati eletti negli ordini studenteschi e che quindi non rappresentano nessuno.
Fa giustamente osservare Camilleri che lui da chi è stato eletto ?
Non dagli elettori ma dal “piccolo Cesare”.
Lui, che peraltro è molto basso di statura, rischia di annegare in un bicchiere d’acqua, come in questa occasione.
Buttategli un salvagente prima che finisca del tutto sott’acqua !

Mala tempora currunt


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Secondo voi; sono questi principi, peraltro immodificabili da chicchessia se non attraverso un colpo di Stato cui mirava la P2, di stampo sovietico ?
L’attuale premier – p minuscola non per la carica in sè bensì a causa di chi attualmente la ricopre – attraverso contorsioni di pensiero a parole afferma di non volerli cancellare questi Principi ma nei fatti ce la mette tutta perché spariscano quanto meno i loro contenuti.
Ieri, il novello Ponzio Pilato – al “Fregoli” della politica italiana mancava nel suo campionario proprio questa figura :
«Io ho detto che deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo.
Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano...».

Magari andando nelle balere a cantare per chi non è stonato od a vendere porta a porta – buona anche questa - aspirapolveri come ebbe a fare lui da giovine e squattrinato studentello.
Insomma, secondo lui, sono c…i vostri non miei !
E dire che allorchè afferma simili castronate trova sempre un applauso quasi generale a cominciare dai suoi “cocoriti” beffardi ed incompetenti, non tutti ma quasi – se li sceglie col lanternino come Diogene che cercava, senza peraltro trovarlo, l’uomo.
Gran parte del popolo italiano, inebetito, l’ha trovato e se lo tiene stretto anche se poi s’arrangia come può.
Infatti, oramai lo sanno anche i sassi, che è proprio la mancanza del lavoro che incrementa il lavoro nero nonché la manovalanza delle criminalità organizzate.
Ma c’è anche chi tenta di rimanere una persona onesta:



Il capovolgimento dello
Art. 53
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Un fiume di evasioni collettive, messe in atto soprattutto da imprese che spariscono da un giorno all’altro per ricomparire in altre zone sotto nomi di comodo, fanno sì che i più deboli economicamente paghino anche per chi, invece, accumula vere e proprie fortune non sempre in maniera lecita.
Questa è l’Italia che volete ?
Tenetevela ! Ma i cicli storici, oggi, mutano alla velocità della luce ed allorà chi vivrà ancora riderà non certo lo
UNICUM