domenica, aprile 08, 2007

il suicidio di Matteo

"DOVEVAMO SAPERTI ASCOLTARE"
Così inizia un articolo senza firma pubblicato oggi su un noto quotidiano a distribuzione nazionale che ci racconta lo svolgersi del funerale del sedicenne MATTEO, suicidatosi a Torino per essere stato per lungo tempo dileggiato dai suoi compagni di classe e di scuola perchè ritenuto un "gay".
Ad evento irrimediabilmente concluso in maniera tragica la famiglia e tutta la comunità torinese, assieme a quanti di noi rimasti esterrefatti per il gesto suicida del povero Matteo Maritano, determinato da un perverso continuo linciaggio morale, ha perso un ragazzo, uno studente sedicenne tra i migliori in quanto a profitto dell'istituto da lui frequentato, forse dal carattere un po' chiuso probabilmente perché isolato dai suoi stessi compagni di classe, proprio quelli che da tempo non trovavano far di meglio che usare nei suoi confronti, in tono dispregiativo e nel contempo accusatorio, il termine "gay".
Quegli stessi ragazzi, più o meno della sua stessa età, i quali, non fosse altro che per quel legame di colleganza che sarebbe dovuto maturare nei loro animi per aver condiviso assieme una parte dei migliori anni della loro esistenza nella stessa classe o scuola.
I miei migliori amici li ho trovati proprio tra i banchi di scuola, anche nelle ampie sale universitarie frequentate allora da pochi, avendo la frequenza obbligatoria solamente per alcune materie base; nei vari istituti di specializzazione poi si lavorava sodo assieme nelle ricerche e l’amicizia ebbe a cementarsi maggiormente, continuando nella vita professionale e privata.
Qualcuno nel frattempo è deceduto o per incidenti o per malattie incurabili; la notizia della loro morte procurò ai noi sopravvissuti un forte dolore perché era morto non un collega ma un nostro fratello.
Ai nostri tempi, anche se si aveva idee ed orientamenti politici diversi, discutevamo, ci si sosteneva vicendevolmente nei momenti di difficoltà perché era la persona umana al centro della nostra cultura il resto contava poco o nulla.
E’ molto raro trovare nel contesto sociale di oggi quei vecchi valori che ebbe a contraddistinguere la nostra giovanile epoca studentesca in quanto adesso le mire, costi quel che costi, sono completamente diverse: il denaro, la sopraffazione, spesso anche la frode pur di essere considerati importanti e, non avendo alcun merito personale da poter propagandare, per superare l’avversario si usa l’arma della denigrazione, la violenza morale ed anche quella fisica.
Tutto ciò frutto non solo di una mancanza di dialogo, da qui l’incomprensione del proprio prossimo, od il non voler comprendere che un uomo non potrà mai essere eguale ad un altro perché al mondo non esistono due cervelli umani identici tra di loro al 100%; anche alcune piccole differenze fanno sì che due soggetti abbiano sentimenti e valori che solo apparentemente si eguagliano ma che in realtà si diversificano anche sulla base della cultura che si riesce ad accumulare: c’è modo e modo di amare, di stimare una persona, di odiare, c’è una diversa modalità con la quale si mette a frutto, sul piano pratico, quanto si è imparato dai libri e dalla vita.
I giovani oggi sono purtroppo dei facili bersagli in mano a chi ha la capacità di manovrarli a dovere, inculcando loro certe tendenze che mirano scientemente a confonderli per poter poi distoglierli dalla verità, dal ragionamento, da quel senso critico che fa ben discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il lecito dall’illecito.
Non a caso, presi singolarmente, ragionano in un modo ma, in gruppo, anche i più timidi, cercano a modo loro il riscatto e di divenire dei protagonisti, ricalcando, nel loro dire e nel loro comportamento fattivo, esempi che pervengono loro attraverso parole e comportamenti di personaggi poco raccomandabili ed anche da importanti soggetti operanti in seno alla nostra vita pubblica.
Ma il
“DOVEVAMO SAPERTI ASCOLTARE”
giunge oramai troppo tardi.
Cosa resta a questi giovani adesso; forse solo il rimorso di non aver fatto in modo di ascoltare quel qualcosa di buono che alberga in fondo all’anima di ogni essere umano; non tutti oggi, per una serie di ragioni, ne sono capaci a causa di una perversa deviazione dei valori essenziali della loro vita.
Il rimorso, ammesso che sia effettivamente sincero e non derivi da uno stato d’animo contingente al doloroso momento dei funerali, come le lacrime dei coccodrilli dopo aver mangiato la loro preda, permarrà su di loro per tutta la vita; è questa la prima dura punizione che subiranno vita natural durante e, una volta acclarati i fatti e le singole responsabilità, giungerà anche la seconda, quella della giustizia degli uomini.
La dilagante omofobia, divenuta oramai uno dei punti di lotta dell’opposizione di destra contro l’attuale Governo così come altri incomprensibili atteggiamenti verso i “diversi”, appare oggi ai miei occhi come la medioevale caccia alle streghe con tanto di processi sommari che si concludevano con la condanna a pene rigorose e spesso persino a quella di morte.
Di tutto ciò ne parleremo la prossima volta anche perché a suo tempo, imbattendomi in due casi di processi clamorosi, ebbi a scrivere per una amica, giornalista ed insegnante, un qualcosa su un articolo del Codice Penale che, una volta dichiarato incostituzionale dalla Consulta e quindi decaduto, tre senatori del centrodestra nel corso della scorsa legislatura avevano tentato di riesumarlo, sotto mentite spoglie, presentando nel 2004 altrettanti disegni di legge, poi riuniti in uno solo, per la reintroduzione nel codice penale di quel reato che, pur diversamente rubricato, manteneva, a mio giudizio, le stesse caratteristiche di quello non più vigente.
E’ la storia del reato già previsto e punito dall’art. 603 C.P. (Plagio) e del suo surrogato art. 613 bis – (Manipolazione mentale) con spostamento della nuova fattispecie di reato dal Capo III: dei delitti contro la libertà individuale- Sezione I: Dei delitti contro la personalità individuale in cui figurava il Plagio alla Sezione III: Dei delitti contro la libertà morale.
Fortunatamente questa proposta unificata, pur essendo stata approvata in Commissione giustizia, giace da oltre due anni in qualche polveroso scaffale del Senato della Repubblica in attesa del suo passaggio, se mai avverrà, in aula.

giovedì, aprile 05, 2007

DICO- VIII^ parte - lettera C)



La situazione in Europa
dove esistono Paesi concordatari e Paesi separatisti in cui vigono leggi che riconoscono, oltre alla c.d. “famiglia tradizionale”, altre forme di convivenza riconosciute e tutelate per legge, in quanto a diritti e doveri, tanto da essere del tutto equiparate a quella che la nostra Costituzione definisce come “famiglia naturale”
- BELGIO e la “convivenza legale” del 1998: l’unico matrimonio avente nello Stato effetti civili è solamente quello celebrato civilmente mentre quello religioso non solo non ha alcuna efficacia legale ma deve necessariamente seguire il primo. Nel 1998 venne approvata la Legge sulla “convivenza legale” il cui unico presupposto giuridico per essere legalmente riconosciuta era la presentazione di una dichiarazione scritta da entrambi i conviventi al comune di residenza.
Il 16 maggio 2002 è stata approvata la legge sull’EUTANASIA, il 31 gennaio 2003 quella relativa al matrimonio tra le persone dello stesso sesso ed il 24 aprile 2006 anche quella che consente a queste ultime di adottare dei bambini.

- DANIMARCA e la “partnership registrata”:
la religione nazionale è quella luterana, la regolamentazione giuridica delle coppie di fatto esiste da sempre così come quelle delle coppie dello stesso sesso che viene registrata con valore legale in appositi registri eguali a quelli del nostro “stato civile”. Dal 2006 la già vigente legge per l’inseminazione artificiale è stata estesa anche alle donne single ed a quelle dedite al culto di Lesbo.

- FINLANDIA e l’equiparazione totale di tutte le coppie: le due religioni predominanti sono la luterana – religione di Stato – e la ortodossa e non esistono differenze tra coppie sposate – civilmente – e quelle di fatto, indipendentemente dal sesso dei due componenti.

- FRANCIA ed i “Patti civili di solidarietà” : la separazione tra Stato e Chiesa è nettissimo tanto che l’esposizione in luoghi pubblici di simboli religiosi è vietata espressamente da un articolo della Costituzione (art. 28) con eccezione dei luoghi di culto, cimiteri, musei ed altri luoghi nei quali questi simboli abbiano un significato coerente all’uso dei locali. Così come in Belgio è solo quello celebrato civilmente il matrimonio avente effetti civili e quello religioso deve avvenire solo dopo: il matrimonio religioso celebrato prima di quello civile comporta una penalità per il prete celebrante. Non esiste alcun finanziamento statale né, a scuola, alcun tipo di insegnamento religioso. Il 13 ottobre 1999 il Parlamento francese ha approvato i PACS quale patto civile di solidarietà che riconosce e regola tutti i rapporti intercorrenti tra le “coppie di fatto”, siano esse formate da eterosessuali che da persone dello stesso sesso.

- GERMANIA e la “convivenza registrata”: anche in questa Repubblica federativa è dalla legge riconosciuto solamente il matrimonio civile, pur essendo i rapporti con la Chiesa regolati da un Concordato, e quello religioso deve seguire, pena punibilità del celebrante, al primo, l’unico ad avere effetti civili. In data 17 luglio 2002, come abbiamo già anticipato in una delle precedenti puntate, la Corte Costituzionale federale ha sancito la costituzionalità della Legge sull’Unione per la Vita che ricomprende anche le unioni tra persone dello stesso sesso con la condizione sine qua non che sia stata registrata davanti un ufficiale di stato civile.
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- LUSSEMBURGO ed i “Patti civili di solidarietà”: ricalca pedissequamente la Francia.
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- PAESI BASSI: e “l’impegno dei partner alla fedeltà e convivenza”: la loro Costituzione del 1983 prevede completa parità tra le convinzioni religiose e quelle non religiose; ne discende che l’unico matrimonio riconosciuto per ogni effetto di legge è solamente quello civile mentre quello religioso segue il primo senza avere però alcun effetto giuridico. Le coppie di fatto, comprese quelle non eterosessuali, sono riconosciute da tempo e dal dicembre 2000 queste ultime possono addirittura contrarre matrimonio. Nel corso degli ultimi anni, dopo varie discussioni è stata approvata la legge che riconosce la pratica della “eutanasia”.
Alcuni europarlamentari hanno proposto al governo di chiudere la loro ambasciata presso la Città del Vaticano.
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- REGNO UNITO ed il “Civil Partnership Act”: di religione anglicana, che già riconosceva giuridicamente le coppie di fatto eterosessuali sposate dal 2005 ha ammesso anche i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso nonché la loro possibilità di adottare bambini.

- SPAGNA ed “il Patto di convivenza” mutuato dalle comunidades autonomas
: ci siamo già soffermati sulla situazione spagnola ma per completezza di trattazione ripetiamo che nel 2005, sotto il governo Aznar, vennero riconosciute le coppie di fatto eterosessuali e solamente successivamente , durante quello retto da Zapatero, il matrimonio civile fu ammesso per legge anche per le coppie aventi lo stesso sesso già riconosciuto in Catalogna.

- SVEZIA ed il “Patto dichiarativo”:
dopo aver riconosciuto e protetto per legge le coppie di fatto eterosessuali anche quelle “gay” hanno ottenuto pari dignità attraverso la registrazione di un patto dichiarativo della loro unione; dal 2003 è stata data loro anche la facoltà di poter adottare
dei bambini.

Aggiungiamo che anche molte delle ultime nazioni entrate da qualche anno a questa parte nell’Unione Europea hanno di già introdotto da tempo nei loro ordinamenti giuridici alcune norme che riconoscono parità in tutti o solamente in alcuni diritti dei componenti di quelle coppie che, pur definite con termini diversi, vivono assieme; in alcuni Paesi questo riconoscimento alle “coppie di fatto” avviene subito dopo che i conviventi hanno espletato la formalità prevista dalla legge nazionale mentre, in altri, solamente dopo che dal momento del compimento dell’atto costitutivo ufficiale da parte della coppia sia trascorso un certo numero di anni che, in generale, non vanno oltre i tre.

Potrebbe essere a questo punto oltremodo interessante il verificare quale siano le motivazioni di una esplosione, come numero, in Italia di questi tipi di convivenza rispetto al passato ma, in questa sede, non è il caso; semmai ci si potrà ritornare su non appena l’ISTAT ci fornirà dei dati più aggiornati, atteso
quelli più recenti risalgono al dicembre 2000. E’ tuttavia interessante citare alcuni di questi dati, seppur non del tutto indicativi della nostra situazione attuale per essere, nel frattempo, trascorso più di un lustro.

COPPIE di FATTO eterosessuali

Nel 1996 erano 227.000 mentre nel 2006, sulla base di stime basate sul trend positivo, il numero parrebbe lievitato sino a raddoppiare il dato ufficiale del 1996, essendo stata stimata una crescita sino al numero di 555.000 unioni di fatto.
Quali siano le cause è per adesso difficile da precisare nel nostro discorso sui DICO perché andrebbe preliminarmente eseguita una approfondita analisi dei mutamenti socio-economici della nostra società manifestatisi nell’ultimo decennio, considerando, in aggiunta, l’esistenza di una forte sperequazione tra Nord, Centro e Sud per la diversità sia delle percentuali di occupazione che della contrazione del numero delle nascita.
In ogni caso l’Istat, con dati dicembre 2000, ci informa come dei 893.000 matrimoni celebrati solo il 4,6 % è stato preceduto da una convivenza; tuttavia giova osservare come, tenuto conto che:
a- delle persone sposate ante 1998 solamente il 2, 5 % ha convissuto prima di passare a nozze;
b- in questi ultimissimi tempi hanno convissuto prima del matrimonio il 12,8 % delle coppie;
si ben comprende il forte e radicale cambiamento dei costumi avvenuto in Italia in meno di dieci anni.
Se ne può dedurre che il fare oggi una stima numerica dell’esistenza sul nostro territorio di oltre 150.000 coppie di fatto eterosessuali non sia un azzardo.
Se a queste coppie poi andiamo ad aggiungere chi, raggiunta una certa età e rimasta sola, convive con altra persona per una specie di “ reciproco mutuo soccorso”, allora il numero va ad aumentare a dismisura perchè, a causa di una politica imprevidente, oggi persiste una carenza allarmante di posti presso le strutture pubbliche destinate ad accogliere in via permanente un anziano affinché possa vivere gli ultimi anni della sua vita con quella tranquillità derivante dalla assistenza medica ed umana; ogni tanto si fa libero un posto ma i destinati al subentro sono alle volte anche centinaia. Anche nelle strutture rette da religiosi i posti sono rari e, comunque, anche con il sostegno dei contributi regionali fanno fatica ad andare avanti per la qual cosa sono costrette a richiedere rette alquanto alte o comunque non rientranti nelle possibilità economiche di coloro che vivono con pensioni modeste se non addirittura da fame e non tutti i comuni hanno spesso i fondi per integrare con il loro intervento il pagamento di queste rette.

Dobbiamo lasciare queste coppie formate sia da giovani ma anche da molti anziani senza alcun diritto ?

Ma allora direte voi cosa si può fare in proposito se il Concordato non può essere abrogato neanche con un referendum popolare perché trattasi di un accordo internazionale, se il Parlamento ha i suoi problemi con i DICO SI o DICO NO sia a causa delle invasioni di campo vaticane che con le loro quinte colonne – adesso le chiamano teo-con – appoggiandosi l’un l’altro vicendevolmente, cercano di rendere vane tutte le iniziative per la doverosa regolamentazione da parte dello Stato, in applicazione del principio costituzionale dell’eguaglianza di tutti i cittadini, di situazioni riguardanti questi ultimi che sino ad oggi si sono visti discriminare proprio da coloro cui incombeva invece l’obbligo giuridico di tutelarli.

Io una soluzione posso prospettarla.

Nella denegata ipotesi che la legge sui DICO non venisse approvata dal nostro Parlamento, prevalendo il

NON POSSUMUS

del Papa re e dei suoi cardinal serventi, l’unico mezzo che ci resterebbe, nell’impossibilità di discuterne senza pregiudizi e veti apodittici
è
la replica moderna di un passato evento storico:
aprire un’altra breccia a Porta Pia.

PER
REPLICA INCRUENTA
DELLA PUNTATA
di
PORTA PIA n.
2

Cercasi
VOLONTARI BERSAGLIERI
No
SCANSAFATICHE
PERCHE C’E' DA CORRER MOLTO E VELOCEMENTE




CANTANDO ASSIEME LA NOSTRA CANZON

Alla fronte il cappello piumato,
il miraggio di Roma nel cuor,
bersagliere, d'Italia soldato,
canta l'inno del fiero valor!

Anche se ritengo inevitabile che i DICO diverranno legge anche in Italia, prima o poi; quanto prima o quanto poi dipenderà dagli elettori, cioè dal popolo italiano e non da quello della Città del Vaticano.

Almeno ci si augura e si spera.
FINE

martedì, aprile 03, 2007

Che fare per i DICO ?


CHE FARE PER I DICO ?

Con inusitata velocità si sta diffondendo tra coloro che nel nostro Paese si ritengono, a buon diritto, gli appartenenti ad un nuovo movimento trasversale, quello dei laici pro DICO, l’ipotesi di proporre all’attuale Governo l’abolizione del Concordato.

Mai, in passato, era balenato un tale moto di ripulsa verso questo trattato tra Stato e Chiesa perchè ci si era limitati solamente, almeno sino ad ieri, a delle proteste, anche sarcastiche, allorché si erano verificati alcuni pesantissimi episodi di ingerenza dell’apparato ecclesiastico nel corso della propaganda elettorale in occasione di alcune elezioni, a cominciare da quella relativa al “referendum istituzionale” ed alle successive di natura politica.

Anche allora la Chiesa, a cominciare dalle sale vaticane del Sant’Uffizio sino ad arrivare ai parroci, usò una mano oltremodo durissima anche in vari momenti di celebrazioni prettamente religiose; l’argomento principe delle prediche di allora, dopo il commento del santo Vangelo, scivolava gradatamente nella politica locale e nazionale tanto da trasformarsi in veri e propri comizi elettorali conditi qua e là da non tante velate “punizioni divine” a danno di coloro che avessero votato a favore di alcuni partiti.
Ma non solo perché anche nei confessionali si tentava di condizionare il voto del penitente tanto che ad una mia carissima zia, rifiutando l’espresso invito del confessore a dare il voto alla DC, le venne negata l’assoluzione perché aveva dichiarato che avrebbe votato, come del resto tutta la famiglia, per il Partito Liberale, che poi, come vedremo, alleandosi assieme al Partito Repubblicano ed ai Socialdemocratici con la DC, consentì al governo De Gasperi di disporre in Parlamento della maggioranza assoluta.

Per inciso questa mia zia aveva confezionato e regalato al parroco alcuni paramenti sacri ed era nota a tutto il paese come una cattolica praticante anche perché era solita regalare l’abito nuziale alle nubende che non potevano permetterselo.

Parallelamente, su suggerimento di Pio XII, Luigi Gedda, già presidente dell’Azione Cattolica fondò poco prima delle elezioni, il 18 aprile 1948, i Comitati Civici che
dovevano costituire, usando il pensiero del loro fondatore “un’articolazione tra la coscienza cristiana di un vasto elettorato e la forza politica che si propose di rappresentarlo”, cioè la DC, incidendo anche positivamente in quella che era il traguardo finale : il risanamento morale dell’ambiente sociale.

Tempi molto lontani direte, certo, si era nel primo dopoguerra e, specie nel meridione vi erano migliaia e migliaia di famiglie tanto affamate da accogliere con giubilo i camions della Pontificia Opera di Assistenza che, in prossimità delle elezioni, distribuivano per l’Italia, specie al sud, pacchi di pasta confezionati con l’inconfondibile “carta da zucchero” di colore blu scuro.

La minaccia dell’avvento del comunismo in Italia, veicolata con ogni mezzo dai Comitati civici anche con visite “porta a porta” in tutte le case, con manifesti di questo tipo…….,







quest’altro poi, oggi ben difficilmente definibile, ammoniva le ragazze di non andare a ballare
perché se l’avessero fatto con un comunista avrebbero perso la verginità mentre invece con la DC….erano tutte rose e fiori

mentre un altro, che invitava a guardare le teste anche all’incontrario era, quanto meno, ben studiato

Il volto di Garibaldi, simbolo elettorale del fronte Popolare, visto capovolto raffigurava l’immagine di Stalin mentre quello di quest’ultimo il volto di Garibaldi; una specie di richiamo a quella regola matematica che “cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia”.

Il simbolo originale era quello inserito in alto a sinistra nel fax-simile di scheda usata dal Partito Socialdemocratico per la sua propaganda elettorale:









Simbolo Fronte Popolare - Scheda politiche del 48 - scheda referendum

…..e con comizi, prediche; si arrivò anche a sostenere che i comunisti “mangiavano i bambini”.
Questo tipo di campagna elettorale, sin d’allora concentrata sulla “salvaguardia della famiglia”, si ripete, a ben vedere, anche in questi giorni, in quanto ritenuta, nonostante la mancanza di originalità, l’unica in grado di poter fare breccia se non nel cuore quanto meno nella testa della stragrande maggioranza delle persone, anche di quelle che non usano praticare la religione cattolica.
Ritornando al 1948, la propaganda di quei tempi venne attuata con ogni mezzo persuasivo – gli analfabeti cronici e quelli di ritorno ammontavano a svariati milioni ed erano terreno di facile conquista – e con una tale insistenza che produsse tra gli elettori un vero e proprio terrore dei comunisti, anche per merito della storiella messa in giro che costoro usavano mangiare i bambini.

Dopo la Costituente, il PCI ed il PSI, in occasione delle prime elezioni politiche, si erano riuniti sotto il simbolo del “Fronte Popolare” ritenendo che, sommando le percentuali dei voti riportati nella consultazione per l’elezione dell’Assemblea Costituente, avrebbero superato la DC.
Ma non avevano considerato, appunto, l’operato dell’apparato messo in moto dalle gerarchie ecclesiastiche.

Infatti mentre in sede Costituente i due partiti di sinistra che, presentatisi in due diverse liste avevano ottenuto il 20,8 % il PSI ed il 19% il PCI - per un totale complessivo del 39,8% - dei voti contro il 35, 2 % della DC, il risultato delle elezioni del 1948 si concluse con il 48 % per la Democrazia Cristiana contro il 32 % del Fronte Popolare; alleatasi con PLI, PRI e PSDI, il governo De Gasperi, come già anticipato, ottenne la maggioranza assoluta.
La politica del condizionamento mentale messa in atto anche fuori dell’Italia, per quanto dirò in altro post, costerà cara alla Chiesa in quanto causò un deterioramento dei suoi rapporti con alcuni Paese europei; questa incrinatura ha portato come conseguenza che varie nazioni, senza alcun ripensamento, risposero con provvedimenti legislativi assunti contro alcune istituzioni e congregazioni ecclesiastiche.
Ma allora erano altri tempi, certo eravamo tra il 1948 ed il 1949 ma osservate questo raro decreto emanato e fatto circolare
dal Sant’Uffizio dove si parla di

SCOMUNICA


Vi sembra che oggi la Chiesa stia usando un linguaggio diverso ?
Formalmente si, forse, atteso che i tempi sono del tutto diversi da quelli di allora, ma come contenuto e tono, tanto o poco che sia non importa, non appare proprio che quello usato oggi dallo stesso Ufficio - cui dal 1965 è stato cambiato nome passando da Congregazione del Sant’Uffizio, avente sin dal 1542, anno della sua istituzione, funzioni inquisitorie, a Congregazione per la dottrina della Fede - sia oggi del tutto mutato.
La pretesa dell’inserimento nella futura Costituzione Europea di un articolo che accenni alle radici cristiane del nostro continente ha incontrato ieri ed oggi forti resistenze, anche se è una verità sacrosanta che il nostro continente ha effettivamente tali origini ma il comportamento della Chiesa non è stato ritenuto coincidente con la vera essenza di questa nostra religione.
Oramai sia il fedele che l’agnostico sanno ben distinguere la religione dalle gerarchie ecclesiastiche, queste ultime ritenute spesso lontane dai grandi problemi della vita di questi tempi e più appiattita verso i potenti, salvo l’eccezione di alcuni Pastori che hanno compreso come di dottrina deve vivere l’anima dell’uomo ma che anche il corpo in cui essa vive e si manifesta ha bisogno di sopravvivere nonostante i mali di questa nostra epoca; chi soffre oggi nel mondo e muore di malattie curabili con farmaci che i Paesi del terzo e quarto mondo non hanno, di fame, di sete o per guerre incomprensibili sono milioni.
Chi li aiuta ?
Alcuni governanti senza scrupoli stanno distruggendo il nostro pianeta da almeno due secoli in nome di un progresso che interessa solo a loro e non al resto del mondo e la Chiesa si sveglia solo adesso ad interessarsi di tali problematiche interessanti il nostro ecosistema; quando oramai i buoi sono scappati dalla stalla.

Ecco perché la Chiesa ha protestato solo flebilmente allorché negli altri Paesi europei si è ritenuto di legiferare, senza essere in alcun modo condizionati, a favore delle coppie di fatto, spingendosi anche oltre.


La situazione della legislazione sulle coppie di fatto in Europa, dove esistono Paesi concordatari e Paesi separatisti in uno alla possibilità della “disdetta” del Concordato
la vedremo nel prossimo post.

sabato, marzo 31, 2007

Vergogna cavaliere, si vergogni


L’ inconsapevole sindrome di Tafazzi
del cavalier nostrano

VERGOGNA !

Vada subito a chiedere scusa a Maddalena

Per la verità Marco Travaglio ha riportato questo ennesima “sceneggiata” del cavaliere intitolandola diversamente, precisamente.

“Come ti truffo il malato”.

L’episodio è storicamente avvenuto durante il corteo milanese “pro sicurezza” ideato dalla Moratti.
A costo di andare fuori tema colgo vorrei l’occasione ribadire che mi viene alquanto difficile comprendere come la sindachessa continui a non farsi chiamare con il suo cognome da nubile, peraltro molto rispettabile qual è quello dei Brichetto, in quanto la sua scelta, pur essendo del tutto legittima, risulta in netta contrapposizione alla volontà di tutte le altre signore, deputatesse, sindachesse, consigliere regionali, provinciali e comunali e signore comuni.
Detto questo, ritorniamo al corteo, ideato, programmato ed effettuato in nome di una ventilata “pro sicurezza” nonostante che, da una quindicina d’anni ad oggi, l’amministrazione comunale milanese sia stata “governata” – tanto per dire, da giunte di destra con allegato qualche partito centrista, in concomitanza di eguale governanza a livello nazionale, quest’ultima, fortunatamente, per un tempo inferiore.
La domanda è sin troppo ovvia; ma nessuno se ne è mai accorto prima ?
Poteva mancare il Berluska ? No di certo ed ecco la scenetta raccontata da Marco Travaglio così come descritta da La Libertà (di Piacenza ?).

"Poi Berlusconi si è concesso alla gente. Come per esempio a Maddalena, una giovane donna di Sesto san Giovanni presente alla manifestazione nonostante sia costretta da anni su una sedia a rotelle per una malattia congenita. 'Ho chiesto al presidente - ha detto Maddalena - che ci aiuti a far cadere questo Governo. Perché questo Governo mi ha tolto la fisioterapia e le medicine'. E lui? 'Lui mi ha detto: Brava, sei stata coraggiosa a venire'. Quindi, dal palco, ha ribadito la promessa fatta a Maddalena: 'Questo Governo si deve dimettere'" ("Sfila Moratti, ma la vera star è Berlusconi", "La Libertà", 27 marzo 2007).

MA
Clamoroso autogol !


"Modifica alla erogabilità di alcune prestazioni specialistiche e di day hospital. Con la Deliberazione n° VIII/311 del 1 agosto 2006, la Regione Lombardia (governata dal Presidente Roberto Formigoni, FI, ndr) ha disposto alcune modifiche sulla erogabilità a carico del Servizio Sanitario Regionale di alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale e di day hospital in vigore dal 1° settembre 2006. In particolare si fa riferimento all'assistenza odontoiatrica e alla Medicina fisica e Riabilitazione" (comunicato del Servizio Comunicazione e Pr Ufficio Stampa dell'Asl Città di Milano).


"Dal primo settembre è entrata in vigore la delibera della Giunta Regionale della Lombardia (1° agosto 2006) che ha introdotto nuovi criteri per l'accesso alle cure... Le maggiori novità della delibera riguardano infatti le prestazioni ambulatoriali di medicina fisica e riabilitativa: per un buon numero di assistiti lombardi si tratta di una vera e propria rivoluzione. La Regione infatti ha rivisto l'elenco delle prestazioni comprese nei Lea, mentre per un altro nutrito gruppo di cure fisiatriche, ben 13, è scattata la completa esclusione dai Livelli Essenziali di Assistenza e quindi dalla prescrivibilità a carico del Ssr" (Giuseppe Belleri, medico di medicina generale, Flero-Brescia, "M. D." numero 28, 4 ottobre 2006).

Dalla rubrica Carta Canta di Marco Travaglio pubblicata su La Repubblica .it il 30 marzo 2007

Ma l’indomito cavaliere è rimasto comunque soddisfatto per aver potuto urlare da un palco il suo solito messaggio pubblicitario:

IL GOVERNO DEVE DIMETTERSI

A questo punto dovrebbe, oltre alle scuse a Maddalena per averla turlupinata, specificare, in tutta onestà, quale governo dovrebbe dimettersi:
quello del suo Formigoni o della sua Brichetto - Moratti

AH, ! AH, AH...! – sta emergendo la goduria tipica della sindrome di Tafazzi !
Subito dopo però riflette e colto improvvisamente da una crisi di pentimento esclamò: ma cosa ho detto ?

Non ci crede nessuno, l’unico rimorso che lo sta struggendo è solo quello di non essere riuscito a turlupinare e fregare per altri cinque anni il popolo italiano

Al Sciur berluska
dicatum
Se il compianto Giorgio Gaber fosse ancora in vita avrebbe in suo omaggio riscritto le parole della propria celebre canzone “ LA LIBERTA’ ”.
Tenterò io a farlo, almeno per qualche rigo.

La libertà non è star sopra un palco,
da dove dire delle cretinate
la libertà non è uno spazio libero
la libertà è dir la verità.

Ciuska !
L’ E’ propri vera
che
“Quand la fuffa la munta a scragn o la spüssa o la fà dann”

P.S.: a dire il vero il termine "fuffa" l'ho messo io perchè nel detto originale ce n'è un altro che però potrebbe essere ritenuto offensivo; ma intelligenza vuole che detto termine, visto il resto della frase , sia facilmente comprensibile.

venerdì, marzo 30, 2007

DICO- VIII^ parte - lettera B)

DICO- parte VIII^ parte - lettera B)

IL PAPA RE

Sulla tesi anti DICO delle gerarchie ecclesiastiche

“NON POSSUMUS”

La frase è talmente eloquente ed imperativa che non occorre molto a comprendere il punto di vista del Vaticano: un NO ASSOLUTO, non trattabile, per la qual cosa ogni tentativo di discussione volta a ricercare una qualche mediazione è impossibile.
UNA SENTENZA DEFINITIVA.
Potremmo, quindi, fermarci qui e non andare oltre in quanto ogni eventuale discussione verterebbe su un campo, quello esclusivamente religioso, che, in generale, a molti cittadini di uno Stato laico potrebbe interessare sino ad un certo punto, se non addirittura un bel nulla.
Le ragioni che provengono dai piani vaticani, a conforto del loro netto dissenso nei confronti dei DICO, rientrano infatti in una sfera, quella prettamente religiosa, in cui solamente quella sede è indiscutibilmente la massima autorità competente; ciò non autorizza però che questa loro materia esclusiva venga usata in maniera tanto plateale da apparire una imposizione nei confronti dei cittadini italiani, qualunque veste essi rivestano.
Per tale motivo, da ignoranti, non ci sentiamo in grado di ribattere punto per punto il loro dottrinale pensiero che possiamo così riassumere
:

1- la legalizzazione delle unioni di fatto è

INACCETTABILE SUL PIANO DEL PRINCIPIO, PERICOLOSA SUL PIANO SOCIALE ED EDUCATIVO.
2- la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso significherebbe
LA NEGAZIONE DELL’INSUPERABILE DIFFERENZA SESSUALE.

Da queste premesse discende la successiva “direttiva” rivolta a chi di dovere: nessun politico che si proclami cattolico
“ può appellarsi
al principio della pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzione che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”.

Ognuno, indubbiamente, fa il suo mestiere però… quantomeno alcune domande sarà pur lecito porsele, legittimati in ciò proprio da questa nostra ignoranza, od è “peccato” anche il solo voler ragionare su tematiche importanti con il solo ausilio della propria testa e senza condizionamenti altrui ?
A me sembra che un cattolico abbia, per sua libera scelta, pieno diritto di comportarsi secondo i dettami della fede che professa ma, allorché, una volta dichiaratosi disponibile, venga chiamato a decidere in sede legislativa sulla sorte di altri suoi connazionali che non la pensano come lui, non può tirarsi indietro.
Ogni parlamentare, a maggior ragione la pletora di ministri, vice-ministri e sottosegretari sui quali incombe addirittura il vincolo del giuramento di fedeltà alla Costituzione, deve operare sì senza vincolo di mandato - da parte di chicchessia-, uniformandosi solamente al nostro dettato costituzionale.
La domanda che dovrebbe porsi, nel caso concreto, è quella se la proposta di legge in via d’esame sia o meno conforme alle norme costituzionali ed atta a concedere a dei cittadini, non ancora tutelati, diritti pari a quelli già goduti da altri, in ossequio al principio fondamentale dell’eguaglianza; il suo scrupolo dovrebbe essere, in breve, di esaminare se in tutta coscienza sia o meno lecito porre gli eventuali destinatari delle norme sullo stesso piano civile e sociale di altri, senza che, in caso positivo, si debba nulla togliere o diminuire ad altri alcunché.
La legge, se approvata, come tutte le altre sarà lì col suo contenuto di diritti e doveri a disposizione di tutti coloro che vorranno beneficiarne ed è da questo momento in poi che scatta la molla della coscienza che riguarda però solamente coloro che intenderebbero o meno usufruirne ma giammai il legislatore vincolato, come più volte ripetuto, solo dal testo della Costituzione.
A questo punto Il cattolico, sia esso praticante o no, fa la sua scelta, ponendosi l’interrogativo se trarne o meno beneficio; è stato sempre così, guai mischiare i due ruoli, così come in tutti gli Stati europei è stato fatto sinora.
Chi usufruisce dei diritti riconosciuti legittimi dallo Stato e contrari alla fede cattolica ne risponderà un giorno non certo
davanti ai Tribunali civili o penali umani ma solo davanti a Dio.

Ho parlato in questi ultimi tempi con molte persone e quasi tutte si ponevano gli stessi ma; comuni cittadini che trascorrono la loro vita in mezzo ai propri simili con i quali dividono gioie, pochine, ed avversità, molte.
Fortunatamente gli uomini non sono, a ben guardarli, l’un l’altro perfettamente simili, cioè l’uno appare come una copia verosimilmente somigliante ma molto diversa dell’altro, pur vantando tutti, quali esseri umani, la stessa origine, essendo stati creati da nostro Signore a sua immagine e somiglianza.
Originariamente però ci avviamo nella vita muovendo il primo passo dallo stesso punto di partenza, siamo inizialmente tutti uguali, quindi, ma poi in ogni essere umano cresce, parallelamente a quella fisica, una vita interiore, spirituale, che si forma col passar degli anni sulle tracce di quanto ci viene insegnato ma, soprattutto, sulle esperienze e condizioni della propria vita vissuta in quella grande e variegata comunità quale è uno Stato.
Salvo i simulatori, quello che portiamo dentro di noi viene a riflettere all’esterno la sua natura ed essenza allorché va ad estrinsecarsi nel nostro modo di pensare, di dire e di fare: il nostro modus vivendi quotidiano.
A coloro che ci osservano e valutano la nostra condotta dovrebbe venire facile il distinguere il credente dal miscredente, il buono dal cattivo, specie generali queste, in quanto a sentimenti, dalle quali discendono poi tutte le altre sottospecie: l’onesto ed il disonesto, l’altruista e l’egoista, il mite ed il violento ecc.
Tra i credenti poi ci sono quelli che professano la propria fede seguendone puntualmente i dettami in ogni momento della vita, altri solo occasionalmente ed altri ancora che si dichiarano tali solo a parole e mai nei fatti.
Potremmo andare avanti quasi all’infinito su questa strada ma l’importante è che in una società possano coesistere contemporaneamente persone diverse come religione, idee, sesso.
Compito delle religioni è l’evangelizzazione delle genti, il propagandare con amore il proprio credo, ognuna il suo, in modo che ogni cittadino, nato laico, cresca e viva secondo i principi rispondenti ad una delle dottrine insegnate.
Se uno segue i dettami della propria religione sarà un bene altrimenti ma la Chiesa non può certo, per portare chi devia alla ragione, usare la clava per imporsi: solo con la persuasione si può convincere un uomo non certo con le minacce di mali attuali e futuri.
Queste sortite appaiono, fatte le debite differenze, come il voler esportare la democrazia a suon di bombe e non come la conseguenza di una continua ed appropriata convincente educazione.
Il vero cattolico sa di già il modo in cui deve comportarsi per cui appare alquanto strano questo tumultuoso susseguirsi di bordate tuonanti ammonimenti che sottintendono minacce, alcune apertamente come il ricorso a scomuniche o privazione di sacramenti, provvedimenti legati a metodi oramai ritenuti come appartenenti, dalla stessa Chiesa, ad un lontano passato .
Qualcuno certamente obbedirà, tacendo, ma in cuor suo urlerà, novello Galileo, dopo l’abiura delle sue nuove teorie sullo svolgersi della vita nel mondo intero, lo “Eppur si muove” !
Compito dello Stato è quello di proteggere le libere legittime scelte dei suoi cittadini, salvaguardandone la sicurezza, la libertà ed ogni diritto che loro compete in virtù della sua legge fondamentale generale dalla quale traggono poi origine tutte le altre leggi particolari.
Ecco come ed il perchè le due aree di competenza incominciano a prendere le dovute distanze in quanto ben diverse sono le leggi divine da quelle civili; e non potrebbe essere diversamente poiché, mentre le leggi divine sono eterne ed immutabili, quelle di uno Stato debbono necessariamente seguire il passo del trascorrere del tempo, sempre aggiornate in coerenza con le nuove necessità dei propri cittadini.
Anche la Chiesa Cattolica, nel corso dei suoi secoli di vita, è cambiata, pur tra qualche scisma di troppo, ma i suoi principi sono rimasti sempre eguali mentre ogni Stato ha dovuto più volte mutarli, rammodernandoli, per essere gli stessi sempre strumenti apportatori di tutele nei riguardi dei propri amministrati.
L’Italia dopo la Liberazione si è dotata di una Carta Costituzionale che, in vari articoli, conclama nel suo art. 3, quale uno tra i suoi
“PRINCIPI FONDAMENTALI”
quello secondo il quale


“Tutti i cittadini hanno pari dignità SOCIALE e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Questo art. 3, così come anche gli altri 11 rientranti sotto questo titolo, è immutabile perché tutti e 12 raccolgono assieme e rispettano i principi sui quali si fonda ogni vera democrazia.
Ed allora a nulla vale l’arrampicarsi sul successivo art. 29, inserito sotto il titolo

RAPPORTI ETICO-SOCIALI,
nel quale viene affermato che:
“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
Dal combinato disposto di questi due articoli e nella consapevolezza della validità del presupposto che sono i principi fondamentali a dare origine e regolamentazione agli altri, ne deriva che :
1- tutti i cittadini, nessuno escluso, hanno gli stessi diritti e, ove così non fosse, occorre che il legislatore colmi questa lacuna, riconoscendoli anche a chi, per un qualsiasi motivo, non li hanno ancora avuti accordati;
2- per “società naturale fondata sul matrimonio”, debba intendersi, relativamente al matrimonio, sia quello civile che quello religioso, anche se un vescovo di Prato, tempo addietro, scacciò in malo modo dalla Chiesa due coniugi, tacciandoli di concubinaggio per essersi sposati col solo rito civile) ;
3- l’art. 29 non esclude né vieta qualsiasi altra forma di convivenza; ciò anche in omaggio al famoso brocardo latino usato per l’interpretazione delle leggi:
“UBI LEX VOLUIT DIXIT UBI NOLUIT TAQUIT”;
4- l’eventuale entrata in vigore dei DICO non toglierà proprio alcun diritto alle famiglie che la Chiesa considera “regolari” per cui non si comprende quale possa essere il pericolo in cui le stesse possono incorrere; si intende forse sul piano morale ?

Ma negli altri Paesi europei dove sono già vigenti leggi ancor più aperte dei nostri DICO che cataclismi sono accaduti ?
Nulla, tutta la vita nazionale si svolge regolarmente come se nulla fosse mutato, ognuno sceglie le vie che crede siano le più confacenti alla propria cultura civile ed ai propri interessi e non vi sono, almeno nella vita terrena, reazioni inconsulte da parte di chicchessia.
Mentre da noi, beh non ce lo possiamo certo nascondere, è proprio all’interno delle famiglie c.d. “regolari” che oggi stanno accadendo crimini di ogni tipo, consumati anche con una certa efferatezza: omicidi, incesti, segregazioni, atti di schiavismo, emarginazioni, lesioni gravissime, e……altro di vomitevole.
L’attuale degrado morale del nostro paese è dovuto ad altro, a certi esempi che ci provengono dall’alto ad opera di personaggi che definire indegni è poco, a certi programmi televisivi che di educativo non hanno proprio nulla, anzi, veicolano messaggi allarmanti facenti intendere che sia oggi la violenza in ogni campo a predominare sulla temperanza, a far capire come sia la ricchezza il solo mezzo necessario atto ad elevare la statura sociale delle persone, ad accendere smanie inconsulte che poi spingono molte persone sino al punto, per raggiungere questa finalità, di uccidere, di estorcere, di sfruttare, schiavizzandole, altre persone, in definitiva che il mondo è dei “furbetti”- tanto per usare un termine oggi alla moda, e non a caso, per il reiterarsi di moltissimi eventi non propriamente legali- ivi compresi coloro che, una volta presi con le mani nel sacco per aver violato una o più leggi dello Stato, cercano e trovano tutte le scappatoie defatigatorie, grazie anche alle loro ricchezze accumulate, per sfuggire alla giusta condanna ed ottenere a non finire declaratorie di prescrizioni di reati belli ed accertati.

Allorché i nostro padri costituenti scrissero questa nostra Costituzione si usciva da un nefasto ventennio oscurantista che aveva cancellato a tutti ogni diritto civile, aveva deportato nei campi di sterminio migliaia e migliaia di ebrei, di giovani nostri connazionali, ed anche di omosessuali, ancorché uno dei simboli di quella Roma imperiale da loro presa a vanto ed esempio della loro grandezza, avesse proprio questa tendenza:

GIULIO CESARE

E’ a dir poco paradossale che proprio gli eredi storici e morali di quelle che furono le leggi razziste italiane sostengano, assieme a cattolici oltranzisti, la campagna anti – Dico ?
O…., con qualche distinguo, ovvero……..esiste una qualche coincidenza ?

Ho letto proprio ieri che ad Alcide De Gasperi, democristiano doc, personaggio politico integerrimo che può essere da tutti considerato come uno dei Padri fondatori della nostra Repubblica, venne negata l’udienza papale, già programmata per l’occasione dell’anniversario del compimento dei suoi 50 anni di matrimonio, perché si era rifiutato di aderire ad una richiesta da parte vaticana di raggiungere un accordo elettorale con i post-fascisti per le elezioni del Consiglio comunale di Roma.
Morì con quella amarezza e nel corso della messa funebre in suo onore
, tra le lodi postume interessate e gli incensi si alzò la voce di un laico che urlò: “De Gasperi era nostro, non vostro”.
Montanelli, mordace come non mai, scriveva in un suo libro che “quando De Gasperi andava in chiesa assieme ad Andreotti, lui parlava con Dio ed Andreotti col prete”.
Questa frase spiega molte cose.
Di De Gasperi, oggi non ce ne sono più e, salvo qualche eccezione, dobbiamo accontentarci di alcuni democristiani di tutt’altra caratura.
Qualcuno si è preso la briga di lanciare i seguenti tre sondaggi tra i lettori del proprio sito; nulla di scientifico per carità ma alquanto singolare nelle sue domande:
QUESITI:


Negli ultimi anni i politici italiani si sono dimostrati più solleciti che in passato ad accogliere le richieste delle gerarchie ecclesiastiche. Secondo te, quale è la ragione?

A
L’aumento della religiosità degli elettori che, conseguentemente eleggono parlamentari più devoti
5 %
B
La maggiore sensibilità dei politici nei confronti del fenomeno religioso
4%

C
La diminuzione del consenso elettorale dei partiti laici
10 %
D
La nascita del biporalismo
7 %
E
La fine della DC che ha riempito tutti i partiti di ex democristiani
64%
F
Altro
9 %
G
Non saprei
1 %

TOTALE VOTANTI
1.329


Secondo te, per quale ragione il nostro è un Paese meno laico di molte altre nazioni europee ?
Secondo te, la proposta di legge sui DICO è:

A
La presenza del Vaticano
61 %
B
Il basso livello della classe politica
18 %
C
La debolezza dell’associazionismo laico
5 %
D
L’Italia è un paese laico
4 %
E
Non saprei
2 %

TOTALE VOTANTI
1.422

Secondo te, la proposta di legge sui DICO è:

A
Inaccettabile perché scardina l’istituto della famiglia
8 %
B
Un testo condivisibile
9 %
C
Non è un granchè ma è il massimo che si può ottenere con questo Parlamento
62 %
D
Inaccettabile perché non ha nulla a che fare con il riconoscimento delle unioni di fatto
18 %
E
Altro
2%
F
Non saprei
1 %

TOTALE VOTANTI
1.422


CONCLUSIONI

Ho avuto modo di leggere in questi ultimi tempi , precisamente da quando la Città del Vaticano, attraverso le sue massime espressioni, è entrata con dichiarazioni alquanto pesanti, dandone l’esatta definizione, dei veri e propri diktat, sulla disputa parlamentare accesasi tra le varie forze politiche sul progetto di legge regolamentante le unioni di fatto, eterogenee e no, retrocesse poi a livello di DICO, alcune domande poste da alcuni lettori pubblicate su vari quotidiani ed alcuni settimanali.
La più ricorrente era quella del perché al tempo in cui in Spagna sono state introdotte in due successive ondate due leggi di cui la prima, analoga alla nostra sulle coppie di fatto, e la seconda, che estendeva gli stessi benefici anche alle coppie dello stesso sesso, il Vaticano disse poco o nulla. Merito o colpa, a secondo delle vedute di Zapatero e della sinistra ?
Bella domanda, anche se una delle due è errata; la prima legge spagnola sui pacs, infatti è stata approvata sin dal 2005, nell’epoca in cui era al governo il cattolicissimio AZNAR del Partito Popolare – destra - , mentre la seconda venne approvata sotto il governo Zapatero anche se in Catalogna era già vigente sin dal luglio 1998 !
Ciò premesso, diviene sin facile rispondere alle molte domande aventi lo stesso interrogativo, agevolato in questo compito sia dall’esito dei sondaggi di cui sopra che da un breve, ma molto eloquente, scorcio del discorso fatto da Piero Calamandrei in sede Costituente allorché si discusse il più volte citato art. 7; come abbiamo già visto il Partito d’Azione cui apparteneva l’illustre, ma soprattutto profetico giurista, era contrario al recepimento del Concordato nella nostra Costituzione, tanto che i suoi componenti votarono contro.

“Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna – il Pontefice -, i cui ordini non ammettono discussioni. Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettar legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica…”.

Così abbiamo dato una risposta, accontentandola, anche alla giornalista Maria Novella Oppo la cui domanda era però, inconfondibilmente, retorica.
Proprio così, gran parte dei parlamentari di una Repubblica democratica, anche se non scelti nominalmente dagli elettori a causa di una scellerata legge elettorale, rispondono agli ordini non di uno ma di due monarchi assoluti, quello della Città del Vaticano e quello della ex Casa della Libertà


che volle, fortissimamente volle, una siffatta legge “porcata” per poter così disporre a suo piacimento l’elezione in primis della schiera dei suoi vice- cavalier serventi che, quali fedelissimi di antica data, gli avevano reso molti delicati servizi e poi il resto elargito se fosse rimasto qualche seggio vacante.

Ma se Sparta – cioè la destra - piange

Atene- cioè il centro-sinistra - non ride

a riconferma dell’esito di uno dei sondaggi più sopra riportati.


Seguirà:
Il Papa RE VIII” parte – lettera C
che concluderà questa tematica con l’esame comparato delle legislazioni vigenti negli Stati facenti parte dell’Unione Europea.

mercoledì, marzo 28, 2007

Cavaliere, ci risiamo ?


BERLUSCONI non DEMORDE
Giorno dopo giorno, indefessamente, tra un corteo qui a Milano e qualche altra bischerata delle sue – che definisce “spallate”- a Roma, il cavalire non demorde ed insiste con la sua idea, divenuta oramai ossessiva, di voler assolutamente ritornare al più presto al potere.
Normalmente potrebbe anche essere un’ambizione lecita se non fosse che sulla testa di questa persona incombessero molte nubi, possibilmente, seguite da tuoni e fulmini.
Altrimenti come potrebbe eludere:
- un processo SME, già in grado d’appello, nel corso del quale la Procura Generale di Milano ha chiesto per lui, imputato di frode giudiziaria, la pena di 5 anni di reclusione se non con una legge Pecorella bis, una volta che la Consulta ha ritenuto la prima, nella parte che più a lui giovava, incostituzionale ?
- una nuova legge sul conflitto di interessi prevedibilmente meno morbida ed inconcludente di quella confezionatagli su misura, entro le mura di casa sua, vezzosamente definita - come se fosse una via od una piazza - della libertà, dall’allora suo ministro Frattini ?
- una remissione in pristino della legge sul falso in bilancio, dai suoi collaboratori ridotta ad una vera e propria presa in giro ?
- lodo Schifani, legge Cirielli …….e via di seguito ?
- la proposta di legge Gentiloni che dovrebbe finalmente porre mano su tutta una serie di leggi monopolistiche in tema di comunicazioni?
- e una lunga via di ………..via discorrendo.
E’, quindi, del tutto comprensibile la sua impellente necessità di dover tornare, costi quel che costi, sul ponte di comando non per amor di patria ma solo per spazzare d’un sol colpo tutte queste nubi pendenti sul suo capo; farla cioè ancora e per sempre franca, come si usa dire nei sobborghi delle città in mano ai malandrini.
Risultati vani i suoi continui tentativi di spallate per sconvolgere l’attuale situazione politica, l’unica via che gli è rimasta oramai è quella in cui è effettivamente un maestro:
l’improperio verso i suoi avversari, il racconto di storielle con morale capovolta a suo uso e consumo, l’abile prestidigitazione, come se fossero mazzi di carte, degli eventi passati e presenti, in maniera di trasformare i suoi in demeriti altrui e viceversa con i meriti.
Tra queste manovre è mimetizzato quello che lui ritiene un suo asso vincente, nascosto nella manica per rispuntare fuori in momenti ben calcolati: alludo alla sua crociata contro il broglio elettorale, divenuta oramai ai più come una pedante e noiosa diatriba.
Iniziata sin dal tempo del periodo pre – elettorale, un come mettere le mani avanti in caso di sconfitta per lui impensabile e ripresa subito quando ancora i dati non erano definitivi, essendo ancora in corso lo spoglio delle schede.
Da irriducibile combattente qual’ è, contro i mulini al vento , gli rimane dopo l’ennesima infruttuosa spallata, una sola via d’uscita, quella della ripresa propagandistica del voto taroccato per riconfermare come la sua sconfitta, sia pure per qualche manciata di voti, sia stata determinata solamente dai ricorrenti brogli elettorali orchestrati dalla sinistra.
Tanto, affermano dei buontemponi di contrario avviso, ancorché battaglioni di “giovani azzurri” (l’azzurro era il colore della P2) reclutati, sapientemente indottrinati e quindi sparpagliati in tutta Italia per assumere il ruolo di rappresentanti di lista, fossero presenti in tutti i seggi installati, anche in quelli dei più remoti paesini di montagna, in uno ai militanti di AN, UDC, DC ex e post fascisti, padani, autonomisti, piazzisti di vario tipo etc etc…ed altri nullafacenti tra i quali anche qualche pensionato in cerca di nuove avventure nei paradisi promessi dal cavaliere, candidato Premier.
Ci si domanda come poteva essere possibile alterare i risultati delle votazioni seggio per seggio, se a dire di colui che era al tempo Presidente del Consiglio con tanto di suo ministro dell’Interno in presenza di questi nuovi tutori della legalità elettorale, presentati al mondo intero come il fior fiore delle speranze della nuova destra italiana, il futuro dell’Italia: i furbetti dei seggi-olini.
Certo la sua Italia è adesso ancora un’opera incompiuta rispetto a quella che lui l’avrebbe voluto con l’applicazione totale del suo disegno politico (rectius - quello della P2 spacciato come proprio), ma il compimento dell’opera gli era stato illegalmente impedito proprio a causa di queste inutili elezioni; un vero peccato, bastava, per concludere il ciclo che l’Italia facesse solamente un piccolo passo avanti; se ben ricordate, detto da fonti terze che non avevano alcun interesse a propinarci delle balle l’Italia, tra deficit dei conti pubblici ed altro, si trovava già sull’orlo del baratro e bastava solo un lievissimo tocco per farla precipitare giù.
Le apposite Commissioni parlamentari, dal nostro pretese, stanno pazientemente riesaminando una ad una le schede e, guarda caso, secondo le prime notizie date alla stampa sembrerebbe che ancora non siano emerse clamorose anomalie ma solo che i voti contestati ed annullati, seppur validi, apparterrebbero in maggior numero a quelli dati dall’elettore in favore all’Unione!
Preoccupato da tale circostanza, continuando ad insistere sui brogli, parrebbe che Berlusconi si sia rivolto agli specialisti in materia che in USA, per ben due volte consecutivamente, erano riusciti a far vincere le elezioni presidenziali a Bush; anche se non ci è dato di sapere il seguito di questa ricerca di aiuto-soccorso, appare tuttavia alquanto verosimile che gli abbiano detto di non premere più su questo tasto alquanto stonato e di mettersi il cuore in pace una volta per tutte.
Profondamente deluso dall’infruttuoso aggancio americano, il cavalier nostrano, quale ultima speranza, proprio quella che è ultima a morire, si è deciso di mettersi nelle mani di un notissimo esperto italiano in materia di falsi e brogli.
Qualcuno è riuscito a documentarsi su questo ulteriore risvolto pietoso della politica italiana:


Sembrano battute sarcastiche ma in realtà non lo sono; queste toghe rosse, sempre in agguato e pronte a colpire.
Ma se si ritiene innocente non è meglio per lui e per tutti che la sua completa estraneità ai fatti contestatigli lo riconosca con tanto di sentenza ( non di prescrizione) una Corte d’Appello e non sia solo il frutto di una sua penosa auto assoluzione o dei suoi legali deputati, con il conforto solidale della solita schiera servizievole dei politici di casa sua ?
Ah, scusate, dimenticavo; per lui questi giudici sono delle toghe rosse: l’ha di già riconfermato.
E, all’unisono pro e con lui, come ci riferisce nel suo solito modo divertente Sebastiano Messina su La Repubblica di ieri, i suoi amici hanno così, in proposito, dichiarato:
- SCHIFANI con moto collerico: “Persecuzione giudiziaria”;
- BONAIUTI : con amarezza:“Persecuzione giudiziaria”;
-TAJANI: in preda al panico “Persecuzione giudiziaria”;
- BONDI: prudentemente “Persecuzione politico giudiziaria”- senza trattino;
- CROSETTO: in maniera molto cauta: “Persecuzione politico-giudiziaria” – con trattino;
ed infine, dulcis in fundo, in maniera alquanto moderata
- CICCHITTO: “Aggressione politico-giudiziaria”.
Stranamente, rileva Messina, dopo che ognuno tra i capi gruppo, vice capigruppo, portavoci, coordinatori, avvocati e peones, non c’è traccia alcuna della dichiarazione del capo-gruppo di Forza Italia alla Camera, ELIO VITO.
Ipotizza il giornalista che gli si sia inceppato il fax o bloccato il cellulare ovvero ancora che anche lui sia stato colpito da una “Persecuzione – aggressione politico giudiziaria”.”.
Teste vuote, oramai non più autosufficienti che non sanno fare altro che fungere da partners inerti al sommo ventriloquo.

Chi vivrà vedrà cosa ne uscirà fuori.

martedì, marzo 27, 2007

Un personaggio d'altri tempi


PIERO CALAMANDREI

non rientra nel numero di quegli eroi della Resistenza che la storia ci ha tramandato, combattenti e morti sui campi di battaglia contro il nemico o nei campi di sterminio nazisti; ha fatto qualcosa di più, lottando a viso aperto sul campo e con le armi a lui più congeniali: la piazza, la sua foga oratoria da famoso avvocato e docente e la sua penna devastante più di cento spade.
Venne per questo perseguitato sino a quando, avvenuta la Liberazione, riprese il suo ruolo di protagonista sia nella vita professionale che in quella politica, così divenendo uno dei Padri della nostra attuale Costituzione.



Monumento alla Resistenza di Cuneo
e la
Lapide ad Ignominia
(esposta anche nell’atrio del Comune)
"Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italianima
con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valliche ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati,
più duro d'ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
LA RESISTENZA

“ Quando io considero questo misterioso e miracoloso
moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile,
fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione
sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia,
di prendere il fucile , di ritrovarsi in montagna
per combattere contro il terrore,
mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica,
ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi,
come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno,
come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina
affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile,
come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono
che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.
Era giunta l’ora di resistere ; era giunta l’ora di essere uomini:
di morire da uomini per vivere da uomini”.

Piero Calamandrei

Provate a commentare parola per parola il testo di questi due documenti; li ho letti spesso nei momenti di sconforto perché mi davano la forza di ritornare a combattere assieme ad altri compagni per le nostre idee rivolte sempre alla difesa dei più deboli, di chi soccombeva gravato da ingiustizie, di chi, nella sua orgogliosa solitudine, soffriva fisicamente e moralmente, abbandonato da tutti.
Cosa ce n’è venuto da tutto ciò ?
Nulla se non il rispetto che oggi, a distanza di anni, molte persone portano nei nostri confronti.
Calamandrei con la sola parola, “RESISTENZA”, ha saputo incarnare sia la figura del giusto giudice nei confronti di un criminale che quella del poeta dell’amore e della riconoscenza nei confronti di chi ebbe a subire pesantemente le tristi vicende del nazifascismo.
Voleva dire, a mio modesto parere, anche a futura memoria, che il popolo italiano ha la giustizia nel sangue e la consapevolezza d’essere un popolo libero che subisce di tutto sino al limite della sopportazione: ma guai a coloro che intendessero farglielo oltrepassare.
A buon intenditor poche parole.