sabato, febbraio 09, 2008

Ancora su Cuffaro

ANCORA SU CUFFARO
ma ne avrei voluto fare a meno, però, come meglio comprenderete leggendo il commento di un anonimo,
REPETITA IUVANT.
In data 14 gennaio 2008
ho inserito su questo blog il seguente post:

LA CONDANNA di CUFFARO
ovvero
CHI SI ACCONTENTA GODE

(che poi può tradursi all’atto pratico col mio detto secondo il quale è preferibile subire
un calcio sul sedere che una pedata sulle palle).
(PARENTESI)
Ve lo ripropongo integralmente per vostra comodità in quanto proprio su questo pezzo un anonimo, rifugiatosi sotto il nome di
ANTONINO di RAFFADALI
ha ritenuto di inserire un suo commento il cui contenuto, da me virgolettato e trascritto dando, per dargli maggiore risalto nel contesto di questo post un po’ lungo, il colore verde alle sue parole.
Ho, quindi, ritenuto di commentare questo intervento in forma quasi asettica, lasciando spazio ad immagini significative sul come in Sicilia, almeno la parte sana dell’isola, la pensano in molti.
Il tono scurrile, gli epiteti contro la magistratura ed il rifugiarsi nell’anonimato – volendo potrei anche segnalare il caso alla Polizia Postale che lo individuerebbe in pochi secondi – non lasciano spazio ad un sereno e civile dialogo.
La democrazia vorrebbe che ogni opinione è esprimibile ed utile per un confronto ma gli insulti restano sempre insulti sui quali non si può che trarre conclusioni di dura condanna.
Forse è un caso, forse no:
il sindaco di centrodestra che governa il comune di RAFFADALI (AG) risponde al nome di
SILVIO MARCELLO MARIA
C U F F A R O.
Semplice omonimia o intercorre con l’ex governatore un legame di parentela ?
Forse è un caso che
SALVATORE CUFFARO detto TOTO’
sia nato proprio a Raffadali (AG) il 21 febbraio 1958 ?
E' quindi assai comprensibile il dichiarato affetto nei confronti di quest'ultimo da parte di qualche abitante di quella cittadina.; ma lo è effettivamente comprensibile allorchè sono in giuoco interessi nazionali ed internazionali ?

Intanto la Polizia di Stato assieme alla FBI americana ha dato un duro colpo ad alcune cosche mafiose e mi auguro che di ciò sia contento anche il mio interlocutore occasionale, l’Antonino di Raffadali.
O sbaglio ?

(CHIUSA PARENTESI)

Così sentenzia un nostro vecchio detto popolare, ma, ritengo che ciò valga solamente in alcune speciali occasioni in quanto, oggi in modo particolare, per avere il minimo di ogni cosa si deve sempre lottare per cercare il massimo, tanto è duro il percorso della vita di ogni persona onesta.
Ma, anche se un recente episodio suscita allo stesso tempo ilarità e incredulità, tanto da indurre molti a non crederci, c’è oggi una persona che si dichiara strafelice per aver ottenuto il minimo: quello della pena!
Siamo a Palermo in un’aula dove si è da poco concluso il primo grado di uno dei tanti processi intentati contro esponenti della mafia o suoi fiancheggiatori e si è in attesa della lettura del dispositivo della sentenza; la singolarità del caso è che nelle vesti di imputato si trova anche il Governatore della Regione Sicilia.
Scampanellio:
entra la Corte tuona il messo: i tre magistrati si accingono a prendere posto sull’alto della loro pedana con passo deciso, scuri in volto e con un’espressione truce che parrebbe anticipare la pronuncia da parte del Presidente di una pesante condanna.
L’imputato in parola (favoreggiamento aggravato alla mafia
e
violazione di segreto d’ufficio)

Salvatore Cuffaro
in arte Totò vasa vasa perché bacia tutti coloro che incontra anche per la strada e che lo adulano
ha un brutto presentimento e pensa tra sé e sé:
”MINCHIA, MI FUTTIERU”.
Il Presidente della Terza Sezione Penale presso il Tribunale di Palermo, Vittorio Alcamo, incomincia la lettura della sentenza:
“ Visti gli articoli……..del codice penale e gli articoli ……del codice di procedura penale…..ritenuto che…..
CONDANNA
Salvatore Cuffaro alla pena della reclusione di anni 5 con l’interdizione dai pubblici uffici per l’intera durata della pena…..
Scoppia in aula il finimondo, urla di gioia, baci – qui il Totò non smentisce il suo nome d’arte – salti, ideali cin-cin in segno di giubilo, quasi fosse la festa di santa Rosalia.
Certo, chi si aspettava una condanna a 14 anni di reclusione che avrebbe causato la sua morte politica, la pena comminatogli in sentenza non poteva che procurargli una gioia infinita, pari a quella che lui aveva procurato, comunicando loro notizie riservate e protette dal segreto d’ufficio, a fior di mafiosi quali Giuseppe Guttadauro , Salvatore Aragona, Vincenzo Greco e Domenico Miceli e Michele Aiello.
In buona sostanza il Tribunale ha ritenuto che “favorire” singolarmente alcuni personaggi con la comunicazione di notizie attinenti ad indagini investigative da parte della Polizia giudiziaria relative a procedimenti penali in corso, non equivaleva al favorire la “mafia”; pertanto, trattandosi si un semplice favoreggiamento, non è stata riconosciuta come valida, e quindi non accolta, la contestata aggravante definita come “favoreggiamento aggravato alla mafia”.
Il tutto nonostante che alcune “soffiate” riguardassero segretissime indagini in corso volte alla cattura di Bernardo Provenzano.
L’errore, a mio parere , è stato quello del cambiamento effettuato dalla Procura, su indicazione del nuovo Procuratore capo che aveva preso il posto di Caselli, dell’iniziale impostazione accusatoria, che conteneva il “concorso esterno in associazione mafiosa”, riducendola come aggravante del reato di rivelazione di segreti d’ufficio ora non riconosciuta dal Tribunale.
Michele Aiello, ex manager della sanità privata palermitana e di Bagheria, si è invece beccato i 14 anni di reclusione per associazione mafiosa, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio.
In molti cercano di capire ma non ci riescono; si ritiene che i giudici, per giungere ad una siffatta soluzione, si siano posti la seguente domanda:
come poteva sapere l’imputato, nato cresciuto e pasciuto in Alto Adige, che i suoi amici siculi con i quali spesso interloquiva anche telefonicamente, fossero dei fior di mafiosi ?
Ma il prevenuto era nato, cresciuto e pasciuto – in ogni accezione del termine – a Palermo; misteri rimasti per adesso in camera di consiglio che verranno sicuramente svelati nella motivazione di questa singolare sentenza.
L’after day del Totò liberato dall’incubo è stato festeggiato, essendo a lui proibito, quale vice-rè, lo sparo dei cannoni riservato ai soli regnanti, con festino a base di cannoli.
Cannolate al posto delle cannonate!
Un giorno di pura follia per dimenticare che:
1- la Procura Generale stava già studiando da subito i motivi d’appello da presentare avverso questa sentenza che, purtroppo, fornisce la traccia di un “modus operandi” per colludere con la mafia senza subire gravose condanne;
2- Il siculo Totò ha a suo carico un’altra indagine, quella di concorso esterno in associazione mafiosa, a suo tempo archiviata, ma riesumata dal Procuratore Capo Francesco Messineo dopo la sua recente nomina al vertice della Dda palermitana.
Chi vivrà vedrà.
La stampa italiana, a seconda della diversa tendenza politica , ha fornito ai lettori vari commenti su questo episodio mentre tra gli schieramenti politici c’è chi ha fatto quadrato attorno al loro caro Totò, in quota UDC, mentre gli altri, compresa Forza Italia siciliana, ne ha chiesto le dimissioni.
Ma oggi come oggi chi ha il coraggio civico e morale di abbandonare il proprio lucroso posto di potere?
Dopo la lettura della sentenza Cuffaro ha subito dichiarato che non aveva alcuna intenzione di dimettersi, anzi ha soggiunto che l’indomani si sarebbe recato di buon mattino al suo posto di lavoro; alcuno maligni sussurrano che è stato attaccato al telefono tutto il giorno ma non è dato di sapere a chi telefonasse !
Il centrodestra dall’avvento al governo del centrosinistra blatera incessantemente che l’esecutivo retto da Prodi ha dato e sta dando al mondo intero una pessima immagine dell’Italia; anche quello di centrodestra che governa la Sicilia prova ne sia questo commento sull’affare Cuffaro del
NEW YORK TIMES
GALERA PER IL GOVERNATORE CHE AIUTO’ LA MAFIA
Un bel epitaffio, tanto sintetico quanto eloquente !
Perché sprecare altre parole per questo tipo di politico ?

Ero sin dal primo momento certo, conoscendo la mentalità di alcuni siciliani, che prima o poi su questo pezzo sarebbe arrivato qualche commento
Ne è arrivato solo 1, ed il suo autore, pur essendoci in Italia la libertà di esprimere il proprio pensiero , si è trincerato sotto l’anonimato o per vergogna di quello che ha scritto o per viltà.
Ve lo propongo perché possiate fare le vostre considerazioni:

“IO POSSO DIRVI SOLO UNA COSA, CHE TUTTI QUESTI OPINIONISTI DEL CAZZO CHE SCRIVETE ARTICOLI INFAMOSI E QUEI POCHI DI BUONO DELLA MAGISTRATURA ROSSA CHE CONDANNANO IL PRESIDENTE DEI SICILIANI TOTO' CUFFARO INNANZITUTTO DOVREBBERO FARSI UN'ANALISI DI COSCIENZA E NN METTERE I BASTONI FRA LE RUOTE A CHI COME TOTO' CUFFARO IL PRESIDENTE DEI SICILIANI A DATO ANIMA E CORPO AFFINCHE' LA SICILIA POTESSE DARE UN PASSO AVANTI SIA COME SVILUPPO, SIA COME IMMAGGINE. A ME PERSONALMENTE FA SCHIFO TUTTA LA MAGISTRATURA E CHI COME QUEL GIUDICE ROSSO A CONDANNATO UNA PERSONA BUONA E GIUSTA INGIUSTAMENTEANTONINO DA RAFFADALI”.

Fortunatamente la Sicilia, quella sana, non la pensa così; anzi !
Non tutti hanno votato Cuffaro secondo coscienza bensì per motivi di “opportunità”.
E’ certo che la Sicilia in generale ha estremo bisogno di interventi specifici in molti campi da parte dello Stato ma il tutto deve svolgersi in piena legalità, nel pieno rispetto dei diritti di tutti e non di alcuni.

Il Totò “incannolato” si è dimesso anche su pressione dei suoi stessi alleati di governo, certamente interessati a prendere il suo posto.
Ma altrettanta pressione l’hanno esercitata anche i giovani, in prima fila,

e gran parte della popolazione siciliana che abita in zone non propriamente beneficate dall’ex governatore siculo

scrittori e politici di fama internazionale ed anche gente comune che ragiona con la propria testa e non con quella altrui.
C’è però qualcuno che è preoccupato e confuso a causa di un dubbio che lo rode sin dal momento delle dimissioni:


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