martedì, settembre 18, 2007

Il dopo V-Day - Parte I^

DOPO IL V-DAY
Parte I^
Reazioni della politica e della stampa.
Ma intanto GRILLO non solo ….rompe ma propone anche la formazione di liste civiche in occasione di elezioni comunali.

Prima di addentrarmi in queste tematiche desidero fare alcune considerazioni di carattere generale sui vari movimenti che si sono succeduti nel corso degli anni dopo la proclamazione, per volere del
POPOLO ITALIANO,
del regime democratico repubblicano.
Incominciamo, per quello che conosco, dal primo, confluito nel 1944 nel Movimento per l’indipendenza della Sicilia (MIS)
ad opera di Finocchiaro Aprile, un siciliano che era stato anche ministro del regime fascista, movimento che, con tanto di bandiera,
mirava ad aggregare l’isola agli USA, un altra stella da ggiungersi alla bandiera americana!
Finì nel nulla; forse perché gli USA, pur considerando la nostra isola come di interesse strategico nell’ambito dell’area mediterranea, preferirono allacciare solamente una forte alleanza in quanto a casa loro avevano parecchi problemi con alcune famiglie siciliane e non vollero accollarsene altri oltre oceano.
Sempre nel 1944, in contemporanea, nacque il partito de
L’Uomo Qualunque (UQ)
il cui fondatore fu Guglielmo Giannini.

Come può arguirsi dal simbolo scelto più che un partito era un vero e proprio movimento che mirava ad aggregare tutti quei cittadini che ritenevano di essere schiacciati dal potere statale.
Giannini ipotizzava, infatti, non uno Stato politico ma solo amministrativo; i suoi punti cardine furono:
· lotta al comunismo;
· lotta contro il capitalismo delle grandi industrie;
· liberalismo economico individuale;
· limitazione al prelievo fiscale (vecchia fissazione);
· meno statalismo nella vita del Paese.
Azzarderei definire questo programma come un liberalismo assoluto senza regole, cioè il caos elevato alla massima potenza.
In breve, il dissolvimento dello Stato sovrano su tutto quanto costituiva il patrimonio globale della nazione poiché la struttura statale avrebbe dovuto limitarsi ad amministrare senza regole prefissate la volontà dei cittadini.
Una vera e propria Repubblica utopistica, atteso che l’opinione degli italiani su qualsivoglia evento o problema è stata sempre divisa in due, con l’eccezione del periodo dell’immediato dopoguerra nel corso del quale occorreva che tutti si rimboccarsero le maniche per ricostruire la nazione sulle rovine causate dal passato fascista.
Nel 1968, dopo un covare sotto le ceneri per lungo tempo, nasce come segnale di rivolta contro lo Stato sordo ai problemi della scuola, il
Movimento Studentesco (MS)

che riesce a sopravvivere per circa un ventennio anche perché ad alcune giustificate proteste invocanti una riforma delle Istituzioni scolastiche si va col tempo a sovrapporsi, innescata da elementi definiti “extraparlamentari”, la lotta indiscriminata contro ogni forma di potere precostituito anche da legittime e regolari elezioni.
Quasi contemporaneamente nasce nel 1970 il
Movimento Femminista

rimasto sempre al di fuori della politica, iniziò col rivendicare, giustamente, la parità delle donne nella vita politica, sociale ed economica nel nostro Paese.
C’è da osservare come nel primo contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici stipulato nel 1948, che, per essere il più importante, fece per lungo tempo da traino a tutti gli altri, aveva, relativamente agli stipendi e salari, più suddivisioni:
· per aree geografiche: Nord, Centro e Sud, perché diversificate nel costo della vita;
· per età: al di sotto degli anni 21- allora maggiore età - ed al di sopra di essa;
· a seconda del sesso del lavoratore.
Siffatta suddivisione venne, in una prima fase, dichiarata dalla Consulta come contrastante con l’art. 37 comma 1 della nostra Costituzione e, successivamente la Corte di Cassazione, con la sentenza del 15 luglio 1968, n. 2538, pose la parola fine alle dispute tra Sindacato e Patronato industriale, dichiarando che, a parità di funzioni lavorative, la parità retributiva fosse un diritto costituzionalmente garantito a prescindere da ogni indagine sulla parità di rendimento.
PARITA’ pronunciata più volte in poche righe per dare più risalto alla circostanza che ogni discriminazione in materia non poteva essere più tollerata in uno Stato democratico !
Di tal guisa, onde evitare un’infinità di cause contrattuali individuali – la Class Action ci manca ancora – con notevoli aggravi di spese legali le imprese metalmeccaniche e non solo quelle, furono obbligate a pagare a tutti i sottopagati gli arretrati a far tempo dalla loro assunzione, livellando ab origine i loro stipendi alla fascia più alta, quello di un uomo maggiorenne che prestava la propria opera lavarotiva nel Nord Italia.
Molte giovani donne si trovarono così in mano un vero e proprio “tesoretto” che, pur falcidiato dalle trattenute fiscali, costituì la base per l’acquisto di un appartamento.
Ritornando al Movimento femminista si può osservare come via via abbia avanzato altre richieste sempre più incidenti nella vita del Paese, per certi risvolti aggrappato ancora del tutto ad un esasperato maschilismo; tali richieste avevano tutte come comune denominatore, quello della lotta a tutto campo contro lo
“sciovinismo maschile”,
cioè a dire contro la società diretta solamente, salvo rarissime eccezioni, parlo sempre dell’Italia, da uomini.
Oggi, tranne che nella vita politica, la donna ha fatto molti passi avanti ma dalla loro pretesa parità siamo ancora lontani.
Il costituendo Partito Democratico potrebbe essere l’occasione buona di un’equa ripartizioni degli incarichi che poi dovrebbero avere valenza anche nella formazione delle liste nelle varie competizioni elettorali; ma lo sarà ?
A chiusura di questa prima parte si può osservare, a ben vedere, come la nascita di questi movimenti sia stata causata per la maggior parte di essi :
· dall’incapacità dei politici di prevedere gli sbocchi che tali ed altri movimenti potessero avere nel futuro sia immediato che non;
Le loro parole d’ordine erano: populismo, antipolitica, cani sciolti – le stesse definizioni di oggi - anche se quello femminista aveva ragioni profondamente radicate nella storia di molte nazioni;

e conseguentemente

· dall’inerzia della politica nella sua generalità nell’affrontare la risoluzione dei problemi da loro più volte evidenziati e di incanalare alcune delle loro giuste ed accoglibili richieste negli ambiti delle istituzioni a ciò delegate: Parlamento e Governo.

Altrimenti, che necessità ci sarebbe stata ?

Io, da sempre, mi sono battuto all’interno del mio partito, assieme ad altri che condividevano le mie idee, perché ciò non avvenisse.
Ma quello che non riuscivo proprio a mandare giù era la sottovalutazione della forza trainante che ogni sorta di movimento esploso all’interno della società civile potesse avere, come conseguenza, sull’intera collettività, a sua volta scontenta per una serie di motivi: salari e stipendi sempre i più bassi d’Europa, anche ai tempi seguenti al trattato di Roma, mantenimento di molte disparità di trattamenti e di diritti tra le varie classi sociali che hanno oggi scavato ancor di più dei profondi solchi tra due categorie di persone: i ricchi ed i poveri, gli onesti ed i disonesti specialmente allorché sono questi ultimi ad arricchirsi alle spalle dei primi.
Ripeto, oggi si usano le stesse parole usate a suo tempo da alcuni politici seduti nella stanza dei bottoni; mi auguro che quelli attualmente in carica, non tutti per il vero, invece di blaterare a vanvera, prendano sul serio il “grillismo” e si diano veramente da fare.
E’ questo che vuole il popolo onesto.
Il giorno successivo al V-Day bolognese ho avuto l’occasione di ascoltare una trasmissione radiofonica del mattino alla quale partecipavano oltre al conduttore il direttore di Libero, Vittorio Feltri, ed il giornalista Gianpaolo Pansa – caduto oramai nelle braccia della destra, che commentavano di volta in volta, alternativamente, gli interventi in diretta di alcuni ascoltatori.
Parole, le loro, deliranti.
Sulle cui opinioni relative al V-Day, assieme a quelle di politici di vari partiti, scriverò nella prossima parte.

Segue

1 commento:

Laurentius ha detto...

Il MIS non voleva una Sicilia aggregata agli USA, né la vuole adesso. Salvatore Giuliano fu uno che, stando ai documenti, parlava di una Sicilia 'americana', ma il MIS se n'è sempre tirato fuori, come, ripeto, lo fa oggi.