lunedì, ottobre 06, 2008

La lieta morte ed il testamento biologico

EUTANASIA
e
TESTAMENTO BIOLOGICO
- 1 -
In tempi recenti si sono verificati ed ancor oggi si stanno verificando nel nostro Paese dei casi rientranti in questa delicata tematica.
I primi, malvissuti da tutti, riguardano i casi di Welby e Giovanni Nuvoli, e nei secondi ,ancora irrisolti, quelli di Eluana Englaro e Salvatore Crisafulli.
Mal vissuti sia dai diretti interessati e dalle loro famiglie ma, soprattutto da coloro che dovrebbero risolvere questa problematica ma non la risolvono perché bloccati da una perenne diatriba politico-religiosa senza tenere nemmeno in minimo conto i desiderata delle persone direttamente interessate che giacciono immobili immersi in un coma profondo ed irreversibile che, visto l’andazzo, definirei come coma di Stato.
Proprio per questo, ma anche per l’ingerenza del Vaticano che, pur valida in uno Stato confessionale non lo è altrettanto in uno Stato laico così com’è il nostro sulla base della Costituzione, non si è riusciti a trovare una soluzione giuridica al problema de quo.
Con la conseguenza del fallimento di ogni iniziativa legislativa in merito e, quindi, con la mancata risoluzione di ogni caso.
Ci si chiede, posto che è solamente il Parlamento della Repubblica Italiana l’istituzione che dovrebbe legiferare per risolvere ogni caso sino ad oggi irrisolto, e non lo ha fatto a causa di un vero e proprio scontro “ideologico” tra le forze c.d. laiche e quelle c.d. teocon, indipendentemente dagli schieramenti politici di appartenenza, cosa si dovrebbe fare ?
E’ da ricordare come alcuni sondaggi lanciati nel 2006 in occasione del caso Weby le prime ebbero il sopravvento sulle seconde perché fu data prevalenza all principio della autodeterminazione del malato, in quanto facente parte dei suoi diritti, mentre le seconde, invece, furono minoritarie come numero perché basavano il loro rifiuto alla prima teoria in quanto contrastante con la “legge divina”; in buona sostanza si sosteneva da parte dei teo.con – tecnocrati conservatori - come la vita di ogni essere umano fosse un bene inalienabile, anche da parte dell’interessato, in quanto
“dono divino”.
E’ questa mia una sintesi del diverso modo di pensare tra le due parti che, a mio parere, non si riuscirà mai ad avvicinarle per trovare una soluzione “intermedia” che possa riaccostarle su questa tematica in quanto, proprio per questa tipologie di dispute, non ci sono, né ci saranno mai, delle vie di mezzo:
o prevale la legge dello Stato o quella divina.
Stato e Chiesa, come spesso è accaduto in passato ed anche di recente, si trovano e predicano in campi diversi.
La decisione spetterebbe al popolo italiano ma sino ad oggi, nonostante che quest’ultimo, stando ai sondaggi effettuati nel periodo del 2007 in cui era assurto agli onori delle cronache il
“ CASO WELBY”
fosse in maggioranza abbastanza netta favorevole sia all’eutanasia che al testamento biologico, non si è fatto ancora nulla.
Come spesso accade nei casi di “vacatio legis”su temi sensibili come quelli in questione è la magistratura che, su istanza degli interessati, ha il dovere di assumere alcune decisioni anche di rilevante importanza.
La magistratura non può dichiararsi incompetente per materia.
Incomincia così ad esaminare le norme della nostra Carta Costituzionale, ricorrendo poi, all’interpretazione analogica di norme già esistenti che, a suo parere, presentino accostamenti al caso sottoposto al suo giudizio.
E così è stato.
Ma, in contrasto con alcune sentenze emesse sia dalla Corte d’Appello di Milano che, ben due, dalla Corte di Cassazione, c’è il iverso parere della CEI.
Proprio da qui parte la necessità di esporre su questi temi uno studio che avevo approntato in occasione del caso Welby, al fine di poter offrire a chi vorrà documentarsi elementi oggettivi che lo possano mettere in grado di crearsi una propria opinione.
Questa è la tesi della CEI di questi giorni:


Testamento biologico
Cei, no ad autodeterminazione paziente
Vescovi favorevoli a dichiarazioni 'certe e documentate'
CITTA' DEL VATICANO, 30 SET –
La Cei ritiene che una legge sulla
“fine della vita”
non debba accettare il
principio di autodeterminazione' del paziente”
ne'
“ debba finire in accanimento terapeutico o abbandono terapeutico”.
I vescovi sono favorevoli a dichiarazioni 'certe e documentate ma questa volonta' del paziente
'non deve diventare una decisione”.
Lo ha detto il segretario della Cei Giuseppe Betori riferendo sui lavori del Consiglio permanente.
I vescovi cedono alla necessita' di una legge 'sul fine vita', ha precisato mons. Betori citando la vicenda di
Eluana Englaro, dopo i pronunciamenti giurisprudenziali che
“ stanno aprendo la strada alla interruzione legalizzata delle vite”.
Ha precisato che
Siamo per la salvaguardia del principio del 'favor vitae', e non della disponibilita della persona a mettere fine alla propria vita, non siamo per il principio di autodeterminazione, ma per una legislazione che metta in chiaro che non ci devono essere ne' accanimento terapeutico ne' abbandono terapeutico.
Ci deve essere attenzione alla volonta' della persona
- ha sottolineato –
ma la decisione non deve spettare alla persona”.
Le 'dichiarazioni del malato',ha rimarcato Betori, devono essere 'certe ed esplicite',non si puo' accettare che 'persino lo stile di vita di una persona diventi interpretabile, non si capisce da chi, nel senso di una dichiarazione'.
SEGUE

domenica, ottobre 05, 2008

L'Italia di chi digiuna per forza di cose

LE NOTIZIE CHE NON FANNO ORAMAI NOTIZIA

I POVERI HANNO FAME
altro che la
CARTA PER ANZIANI

Ma ha fame anche chi non è anziano;
per esempio il giovane che non trova un posto di lavoro od il precario che un pur traballante occupazione l’aveva ma che l’ha perduta non per sua colpa, l’ammalato che per farsi curare a tempo - liste d'attesa anche di sei mesi negli Istituti specializzati - il Besta di Milano per esempio -, prima di morire insomma, deve pagarsi di tasca propria visite specialistiche e relative medicine dal costo assai elevato ma che, ciò nonostante, le chiamano etiche !!
Costoro, ed altri della stessa famiglia affamata, cosa fanno, non trovandosi in tasca il becco di un quattrino ?
Di tutto, rovistano tra gli scarti dei mercati rionali prima che gli addetti alle pulizie le tolgano di mezzo ed anche nei cassonetti dei rifiuti (il grande genio di un Alemanno voleva punire questo rovistamento con multe elevate !! da pagarsi poi con quali soldi ?).
Ma non solo, rubano anche nei supermercati e, spesso, non la fanno nemmeno franca.
La carta per anziani, una esilarante trovata del Premier, avrebbe dovuto sistemare una volta per tutte questa penosa situazione ma……


da una notizia Reuters

Crescono i furti nei supermercati italiani: il cibo preferito dai taccheggiatori risulta essere il Parmigiano reggiano, che detiene anche il primato in fatto di agropirateria.
E' quanto emerge da uno studio della nostra CIA
(acronimo della Confederazione Italiana Agricoltori)
–cosa credevate che fosse, una succursale dell’omonimo covo di spioni americani che si dedicano anche al sequestro in casa d‘altri di persone con particolare riguardo a stranieri egiziani dal nome Abu Omar ?
Per così poco poi ? –
sulla base, tra gli altri, dei dati contenuti nell'edizione 2007 del
"Barometro mondiale dei furti nel retail"
realizzato dal
Centre for retail research
in collaborazione con
Checkpoint Systems.
Roba seria, cosa credevate !
Dall'indagine -- afferma CIA in una nota -- risulta che dal giugno 2006 al giugno 2007 il valore dei beni rubati nei grandi magazzini italiani è cresciuto del 17,8%, raggiungendo i 3,08 miliardi di euro contro i 2,61 del precedente periodo.
In testa troviamo le regioni del nord (53,3% del totale), con il primato della Lombardia.
Seguono le regioni del centro (28,4%), soprattutto Lazio e Toscana, e il meridione (18,3%), dove la Sicilia supera le altre regioni per valore totale di merce rubata.
In Europa, il nostro paese si piazza al quarto posto per valore di merce sottratta, alle spalle di Regno Unito, Germania e Francia; c'è di che consolarsi !
A livello mondiale, secondo lo studio, nel 2007 gli ammanchi di merce sono aumentati dell'1,5% dopo un positivo trend quadriennale, arrivando a 72.424 miliardi di euro e rappresentando l'1,36% del fatturato dei retailer.
Tra i furti, gli alimentari sono gli articoli prediletti: al Parmigiano Reggiano, di cui viene rubato il 10% del totale di prodotto venduto, seguono carni e salumi (5,5%) e bevande alcoliche (passate dall'1,1 al 2%).
"Tutto ciò è il segno dei tempi che viviamo, delle difficoltà economiche, della crisi dei consumi che ha colpito molte famiglie italiane che difficilmente arrivano alla fatidica 'quarta settimana'",
ha commentato CIA.
Bella scoperta !
UNA CONFEZIONE DI PARMIGIANO SU 10 VIENE RUBATA
E' il Parmigiano Reggiano -- secondo i dati -- l'alimento che fa più gola ai taccheggiatori: in Italia, ogni dieci confezioni vendute ce n'è una che non passa regolarmente per la cassa. L'aumento dei furti di questo alimento è stato nel 2007 dell'11,1%.
Se si prendono in considerazione anche i prodotti non alimentari, il Parmigiano occupa il terzo posto nella classifica dei furti: in vetta troviamo le lamette da barba al 22% -- su cinque confezioni che escono dal negozio una viene rubata-- seguite dalle cartucce d'inchiostro per le stampanti (15%).
Ma il Parmigiano -- ha aggiunto Cia -- è anche il prodotto alimentare a denominazione d'origine doc e igp più imitato al mondo.
Si trovano suoi falsi in Argentina, Brasile e Giappone, oltre che in Germania e nel Regno Unito.
Seguono poi il prosciutto di Parma, quello di San Daniele, il Grana Padano, la mozzarella di bufala e l'Asiago, mentre cresce l'interesse dell'agropirateria anche per il gorgonzola -- si può trovare oggi sotto i nomi di Tinboonzola e di Cambozola.
Ed è Internet, ha detto Cia, a fare da grande vetrina oggi al "taroccato": in molti siti si possono acquistare formaggi come Parmesan, Regianito, Provolone e Asiago prodotti nel Wisconsin (Usa), la robiola del Canada, la mozzarella del Texas, la fontina made in China, e persino i pomodori San Marzano, coltivati però, in California.

Commento personale

Nell’elenco dei prodotti più ricercati dai cleptomani per necessità di sopravvivenza manca il "culatello".
Parrebbe che questo prodotto, dopo essere stato tanto reclamizzato da Berlusconi nel corso dell’asserito flirt con la Presidentessa finlandese Tarja Hulonen – il culatello è migliore della carne di renna –, sia sparito dal circuito delle vendite in Italia per l’enorme importazione fatta sia da parte della Finlandia che da parte della Russia, in persona dello stesso Putin, a suo tempo omaggiato dal Premier - participio passato di un certo verbo e solo di chi l’ha votato - oltre che con la solita catasta di orologi anche con quintali di questo prezioso salume.
Però Parma riuscì ad avere la sede per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.
Infatti così si spiega la grande circolazione di prodotti adulterati: vini, formaggi, prodotti alimentari per neonati,ecc… per non parlare dei prodotti scaduti e riciclati.
A Parma, oramai, sanno solo menar le mani; uno dei vigili coinvolto nel recentissimo caso di Emmanuel Bonsu, etichettato come EMANUEL NEGRO, parrebbe sia stato protagonista, se non proprio nel ruolo di artefice, in un qualcosa di simile – forse una rissa se mal non ricordo – non molto tempo addietro.
C’è, infine, un povero, in rappresentanza di tutti i poveri d’Italia, che aspetta – e spera – che Berlusconi gli conceda qualcosa di più che un rotolo di carta igienica.
Un qualcosa che non lo faccia morire d’inedia.

sabato, ottobre 04, 2008

Le fonti di informazione degli italiani

QUALI SONO GLI STRUMENTI DI INFORMAZIONE UTILIZZATI DAGLI ITALIANI ?

Il rapporto annuale del
CENSIS
Relativo al
2007
ci informa che:
- la televisione viene utilizzata dal 92,1 % degli utenti complessivi superiori ai 14 anni, di cui il 27,3 % segue quella satellitare ed il 13,4 % il digitale terrestre;
- il 79,1 % è rappresentato, invece, dai lettori della stampa di informazione, di cui il 30% solo di quella a pagamento, un altro 30% di quella a pagamento e gratuita ed, infine, solo l’11 % quelli a pagamento ed on line oltre ad un 13% che ricorre a tutti e tre.
In buona sostanza dalle rilevazioni verrebbe fuori che ad accostarsi alla informazione tramite giornali a pagamento è il solito 45% degli italiani che da decenni costituiscono la tradizionale ed incallita platea dei lettori dei giornali.
Purtroppo non viene fatta differenza tra il numero dei giornali a diffusione nazionale, regionale e locale.
Da quanto mi risulta, al di là di alcune notissime testate divenute il c.d. “pane quotidiano” per gli accaniti di notizie politiche e sociali, vanno alla grande quelli locali, distribuiti gratuitamente od a basso prezzo rispetto agli altri dalle stesse edicole, perché più interessanti per la trattazione di notizie di eventi cittadini e della politica del proprio comune e/o provincia.
Se ne trae da ciò che a livello di politica nazionale influiscono gli ascoltatori di più
le TV sia nazionali che locali.
Le mani su quest’ultime ben sappiamo chi le mette.
Fatte queste considerazioni, viene consequenziale pensare come siano proprio i programmi televisivi ad esercitare ogni tipo di pressione sugli utenti, cioè sulla stragrande maggioranza degli italiani.
Allora si ricorre, non tanto per influenzare, ma per scrivere alcune cose che molti giornali non riportano, all’informazione on line attraverso blog o siti, compresi quelli dei partiti tradizionali, dei parlamentari, degli aspiranti parlamentari, dei politici impegnati, dai perditempo come me e di tanti altri che hanno innato il desiderio di scrivere di tutto per informare.
Notizie mai pubblicate o scritte su giornali in maniera non esaustiva.
I giornali però non danno spazio al dialogo tra giornalista e lettore se non in maniera alquanto limitata – tot parole non superabili – dopo aver superato il vaglio della opportunità e validità della lettera in rapporto all’argomento trattato.
I commenti sui blogs lasciano invece spazio e libertà di espressione, purchè non lasciva ed insultante, anche perché il commentatore può celarsi sotto dietro ad uno pseudonimo.
Ciò premesso sotto la voce
RASSEGNA STAMPA
ovvero
con il titolo della materia trattata
vi proporrò alcuni interessanti articoli scritti da alcuni come noi bloggisti ovvero da esperti e rinomati giornalisti con alla fine un mio commento.
Oggi il primo, quello sulla prostituzione d strada.

Le schiave del sesso


LA TRATTA DI ESSERI UMANI
LA PROSTITUZIONE DI STRADA
RECLUTAMENTI E MEZZI DI CONTRASTO ALLA TRATTA DELLE DONNE DEL PIACERE
- 1 -
L'Antimafia:
"Spariscono le vecchie aste di donne, sostituite da nuove forme di traffico".
Dove la violenza è "solo" psicologica.
Schiave del sesso globalizzate così il crimine cambia il mercato.
Dalle donne vendute all'ingrosso nel cuore dell'ex Jugoslavia alla tratta "fai da te" da parte di tanti criminali "normali".
Credo che per meglio approfondire questo problema, al di là di una iniziativa governativa di mera facciata, sia importante prendere conoscenza dell’articolo scritto, al riguardo, da
RANIERI SALVADORINI
noto giornalista de La Repubblica
“Fino a poco tempo fa le ragazze venivano sequestrate con la forza e poi vendute all'asta, e da lì smistate sui marciapiedi di tutta Europa.
Un 'lavoro' decisamente rischioso per i malviventi e che ha finito per esporli alle polizie di tutti i Paesi.
Il racket, in risposta a questa repressione su larga scala, ha scelto la strada dell'evoluzione: oggi è quasi soft, la violenza è sfumata nelle forme e la catena reclutamento-vendita-trasferimento delle ragazze non viene più gestita da grosse concentrazioni di criminali ma da un immenso arcipelago di piccoli gruppi. Insomma, il meccanismo è esploso, ed è rinato sparpagliandosi sul territorio.
Per questo la tratta delle donne è ancora più difficile da contrastare.
Il 23 agosto l'Organizzazione internazionale del lavoro ha celebrato la "Giornata internazionale contro la schiavitù".
Proviamo adesso, con l'aiuto di alcuni esperti dell'Antimafia e delle Ong, a ricostruire queste nuove forme di schiavitù sessuale e la loro evoluzione.
Il "Mercato Arizona".
E' di pochi anni fa - poco dopo il 2004 - lo smantellamento del 'Mercato Arizona'. Era un centro di smistamento "all'ingrosso" di donne, droghe e armi e si trovava in zone impervie nei boschi al confine tra Serbia e Croazia.
"All'Arizona Highway", spiega l'economista ed esperta in terrorismo Loretta Napoleoni, "i mercanti ordinavano alle ragazze di spogliarsi e quelle rimanevano nude sul ciglio della strada: gli uomini si avvicinavano, le toccavano, ispezionavano la pelle e controllavano perfino la bocca prima di fare l'offerta".
In quegli anni era Israele il maggior acquirente di slave, "molto ricercate da una clientela di ebrei ortodossi" che, spiega Nissan Ben-Ami, dirigente di Awareness Centre, un'Ong israeliana che lotta contro il traffico e la prostituzione,
"per motivi religiosi non possono masturbarsi e sprecare sperma: devono farlo per forza con una donna".
Spiega la Napoleoni nel libro "Economia canaglia":
"In Israele le donne sono trafficate per il 'corridoio' Egitto-Striscia di Gaza: da Rafah, infatti, si snodano complicati labirinti di sotterranei di cui si servono terroristi e anche trafficanti, anche di donne".
La violenza non "rende" più.
Visto che l'efferatezza degli anni Novanta aveva provocato una risposta dura dell'antimafia, anche in Italia il crimine ha abbandonato la violenza che "accende i riflettori" per dare il via a una vera e propria mutazione.
Il nuovo sfruttamento è "dolce" e poco visibile.
Proprio così.
Un quadro della situazione attuale su cui sono d'accordo due autorità nella lotta alla tratta delle donne: il magistrato antimafia della Procura di Lecce, Cataldo Motta, uno degli uomini-chiave della Dia (Direzione investigativa antimafia) e il sociologo Pino Arlacchi, esperto mondiale di mafia, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore, dal 1997 al 2002, sempre per l'Agenzia internazionale, dell'Undccp (l'ufficio Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine).
Il crimine impara a negoziare.
Spiega Motta: "Il fenomeno si è modificato, va detto che i criminali sono riusciti a neutralizzare le misure di contrasto con nuove modalità di reclutamento.
Gli sfruttatori si sono fatti più morbidi e ora le ragazze non parlano più, grazie a una maggiore partecipazione agli utili e a maggiori margini di movimento".
Questa l'istantanea di Arlacchi:
"Nonostante la presenza di un forte elemento di costrizione - motivo per cui non si può certo parlare di vero "accordo" - è stato introdotto un minimo di elemento volontario".
"Schiavismo moderato".
"Questa nuova forma di "semi-schiavitù" - prosegue il sociologo - se da un lato riduce la dimensione dello sfruttamento - che però rimane - dall'altro consente un allargamento del mercato a nuove vittime".
Il cosiddetto 'reclutamento morbido', facendo leva su incentivi che spengono il moto di ribellione nelle ragazze, rende inadeguate molte delle norme antimafia. Certo, un forte elemento di coercizione non è cambiato: il sequestro dei documenti per "mantenere le ragazze in uno stato continuativo di ricattabilità e vulnerabilità", spiegano gli esperti riportando le parole stesse del Protocollo contro la tratta.
"I grossi numeri si stanno spostando verso questa nuova forma di dominanza", evidenzia Arlacchi, "si può affermare che almeno due casi su tre avvengono secondo le nuove modalità di reclutamento.
Prima la violenza caratterizzava tutta la filiera della tratta, ora le ragazze vanno incontro a dure sanzioni fisiche qualora si ribellino e violino l'accordo".
E che le modalità più "crude" siano in via di sparizione lo testimoniano gli stessi operatori di Ong che lavorano a contatto con le ragazze sfruttate:
"Poco tempo fa abbiamo trovato una giovane ragazza albanese quasi-morta, con evidenti segni di tortura e sevizie: un orecchio mozzato, bruciature ovunque e segni di percosse di ogni tipo.
Ma gli episodi di efferatezza sono residuali, appartengono ormai agli anni Novanta", spiega Marco Bufo, coordinatore dell'Ong "On the road".
"Proprio per questo", sottolinea, "la situazione è più complicata, il fenomeno è sempre meno visibile e al tempo stesso più ampio".
Le speranze delle schiave.
Sono sempre meno le donne a essere sequestrate e tenute in scacco con la violenza: oggi nella fase di reclutamento le ragazze contraggono un debito verso i trafficanti, che gli procurano documenti falsi in cambio di quelli veri e le portano a destinazione.
Ma le "trattenute" sul lavoro delle ragazze sono alte, che riconquisteranno la libertà e i veri documenti solo una volta saldato il debito.
Un debito che in genere i trafficanti tendono a gonfiare nel tempo più che possono. "Se la situazione che viene prospettata alle ragazze per il pagamento del debito - un costo variabile da etnia a etnia, ma che si aggira sui 50-60 mila euro - è a "tempo determinato", queste possono sempre pensare:
"Tutto questo un domani finirà"
- spiegano Stefano Volpicelli e Sara Maggi, curatori della campagna di sensibilizzazione di respiro europeo
Tratta NO!
Insomma, si convincono di aver a disposizione sempre una seconda possibilità. "Nel frattempo - proseguono i due esperti - "prostituendosi possono mandare soldi alle famiglie, mantenere i figli che spesso lasciano nelle case d'origine e sperare di sollevarle dalla miseria e dall'indigenza.
Rispetto all'inferno da cui scappano, anche le condizioni di sfruttamento peggiore finiscono per essere accettate".
La "vecchia scuola".
Nigeria, Albania e Moldava hanno fatto scuola in fatto di strumenti efferati di reclutamento: violenze, mutilazioni, lo sterminio delle famiglie, l'uso sistematico della violenza, dello stupro e, sopratutto, racconta Arlacchi "l'umiliazione".
"La violenza caratterizzava qualsiasi momento della vecchia filiera della tratta", spiega.
Al tempo stesso gli esperti concordano: non si può affatto escludere che, specie in paesi dove la legge non c'è, l'efferatezza sia lo strumento principe della coercizione. "Come in certe zone della Russia, dell'Albania o dell'Africa", aggiunge Arlacchi.
Quell'articolo è obsoleto? Con l'introduzione dell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano contro la tratta il grande traffico ha subito un grosso colpo, prima di "polverizzarsi in un arcipelago di piccoli gruppi", dice Arlacchi".
Il reato di tratta è violazione dei Diritti umani e la sanzione arriva fino a 18 anni.
"Le strategie di contrasto hanno funzionato", dicono all'unisono Motta e Arlacchi, sottolineando:
"L'articolo 18 è fatto molto bene" ma la struttura del traffico si è talmente fluidificata che, spiega Motta, "non si riesce più ad arrivare alla configurazione del reato, e l'articolo 18 viene neutralizzato".
In una parola: la realtà cambia velocemente e le norme faticano a comprenderla.
E l'Europa che fa?
Alla già difficile situazione di una normativa poco adeguata ai tempi, si aggiungono rallentamenti dovuti alla complessità delle procedure europee:
"In Europa la posizione delle polizie rispetto alle vittime è diversa da paese a paese", spiega Carla Olivieri, Project Manager di "Tratta NO!", una campagna di sensibilizzazione europea realizzata in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità.
Sottolinea la Olivieri: "Nel resto d'Europa c'è l'obbligo della denuncia da parte delle vittime e questo mette in serio pericolo le famiglie d'origine delle ragazze".
"In Italia invece la denuncia non è obbligatoria, e le ragazze sono accompagnate in un percorso di reinserimento sociale e lavorativo".
La Olivieri evidenzia che anche se "la Convenzione di Varsavia del 2005 auspica un allineamento delle legislature di tutti i paesi nelle misure di lotta al crimine, una ratifica unitaria non si è ancora raggiunta".
Anche queste complicazioni di procedura, di tipo tecnico, semplificano la vita al crimine.
Il crimine "fai da te".
L'indentikit degli sfruttatori offre una sorpresa.
"Quelle che organizzano il traffico sono persone assolutamente normali", spiega Arlacchi.
"Questa nuova forma di assoggettamento apre il mercato a imprenditori del traffico 'fai da te'".
E' una delle conseguenze della mutazione del mercato del sesso, che trova riscontri nelle considerazioni della prima linea dell'Antimafia.
Spiega il Procuratore di Lecce: "Nascono 'piccole libere iniziative', perché non c'è più bisogno di entrare in contatto con la grande criminalità organizzata, un tempo l'unica 'agenzia di servizi' per la gestione degli ingressi in Europa".
In poche parole: finché la mafia albanese era capace di passare il Canale d'Otranto utilizzandolo come ingresso per l'Europa era inevitabile che avesse rapporti solo con altre grandi reti criminali.
Adesso però, conclude Motta, "le vie di ingresso sono le più disparate e il controllo è diventato complicatissimo".
Così il grande crimine si è decentralizzato.
Il commercio è al dettaglio ma i numeri restano all'ingrosso.
Ma quanto denaro muove questo traffico?
Fare stime è quasi impossibile per la natura sommersa e continuamente mutevole del fenomeno del traffico e per i diversi criteri adottati da stato a stato per tentare di quantificarne i flussi.
Eppure qualcosa si può dire.
Secondo complesse stime dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), che molti ritengono al ribasso, sono trafficate nel mondo almeno 1,7 milioni di schiave del sesso e il trend è in crescita.
Per quel che riguarda il mercato italiano Transcrime - il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università degli Studi di Trento e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che collabora sulla tratta con il Parlamento Europeo - ha stimato in quasi 6 miliardi di euro gli introiti tra il 2004 e il 2005. Con un traffico stimato di donne che varia tra 18.000 e 36.000. Introiti che, sottolineano sempre gli esperti, finiscono quasi per intero nelle tasche dei rafficanti.
Nuovi problemi per l'antimafia.
"Da quando la violenza è sparita non riusciamo più a far collaborare le ragazze, il lavoro si è complicato, anche per le stesse unità di strada", spiega Motta, "prima alla violenza le donne finivano per ribellarsi e collaboravano, e questo è indispensabile per ricostruire la filiera criminale, ma oggi - prosegue il magistrato - basta osservare che tra il 2007 e il 2008 non si è avuto nemmeno un solo procedimento per tratta di esseri umani".
Infatti "i procedimenti penali, a fronte dei successi ottenuti negli anni scorsi, sono crollati e questo può dar conto di quanto la situazione adesso sia molto più complicata".
Lo stesso, continua Motta, si riscontra dalle intercettazioni telefoniche: "Non c'è più traccia, oggi, dei resoconti di violenza inaudita degli anni Novanta."
Insistono sia Arlacchi che Motta: la violenza logora la "merce" e al tempo stesso espone chi la esercita a rischi continui.
"Comprare un essere umano e trattarlo come "merce", spiega Arlacchi, non conviene: gli esseri umani non sono come un pacco di droga proprio perché non sono una merce: vanno gestiti, nutriti e, alla fine, e questo è incontrovertibile, l'essere umano si ribella, sempre".
(4 settembre 2008)


Non so di quali esperti si sia servita la ministra Carfagna - che abbia fatto di testa sua ? - la quale, invece di colpire questa moderna “tratta” di donne del piacere, sarebbe dovuta partire dalla testa di questo grave ed immenso problema: quello dello sfruttamento di queste donne da parte di una vera e propria criminalità organizzata.
Limitandosi al tentativo di eliminare da molti luoghi delle città il triste spettacolo dell'incontro tra richiedente ed offerente può raggiungere solo risultati del tutto parziali, effimeri e non risolutivi.
Infatti la finalità della norma contenuta nel c.d. “pacchetto sicurezza” attiene solamente alla prostituzione da strada perchè il “sesso a pagamento” potrà continuare ad esistere ma in “privato”.
La maggioranza delle ”lucciole” sono straniere, spesso provenienti da Paesi extracomunitari e tempo fa vidi pubblicata una vignetta che rappresentava un giovane che si avvicinava ad una passeggiatrice con una spranga in mano; aveva incominciato a ”trattare” quando sbucò dall’oscurità una vettura della Polizia Locale da cui scese un vigile che gli contestò la multa prevista di 200 euro:
Il giovane chiese il perché e disse di non doverla pagare in quanto si era avvicinato alla ragazza extracomunitaria per sprangarla.
Il Vigile se ne andò con le pive nel sacco.
Era una vignetta e non altro ma è un modo per dire, mettendola sul ridere, che i metodi per sfuggire alla contravvenzione sono molti; l’italica fantasia è talmente feconda che prima o poi un sistema antimulta a prova di bomba verrà trovato.
Comunque, gentile ministra, la sua iniziativa equivale a quella per la quale il Premier vuole emanare un decreto legge, data l’urgenza, per debellare quei pericolosissimi criminali che rispondono al nome di wrIters.
Operazioni di sola facciata; la prostituzione inonderà tanti “salotti buoni” o circoli riservati di infima categoria in condomini popolosi.
Per il gaudio di famiglie con bambini.
Le avranno detto che su impulso del Progetto Equal della UE esisteva di già anche nel nostro Paese, tramite la onlus ON THE ROAD, un
OSSERVATORIO TRATTA
gestito da
L’OSSERVATORIO E CENTRO RISORSE SUL TRAFFICO DI ESSERI UMANI.
Il coordinatore generale dell’Osservatorio Tratta è Maro Bufo il quale, senza alcun dubbio, è un esperto in materia di notevole esperienza e competenza.
Ma, pur limitandoci per ora, al sesso da strada ho letto che dopo il “decreto sicurezza” del ministro leghista Maroni alcuni sindaci si sono buttati con gioia a rastrellare le vie delle loro città con applicazione delle relative multe a chi era stato colto sul fallo, pardon, sul fatto.
Verona, Padova, Vicenza, città del nord-est mentre a Rimini il Questore, rifacendosi a due sentenze della Corte di Cassazione del 1996 che ritenevano applicabile anche alle “prostitute” la legge del 1956 sui “soggetti pericolosi” le ha allontanate con il classico “foglio di via”.
In tal modo anche le “straniere” regolari, se colte a reiterare il loro comportamento dopo aver ricevuto la diffida del Questore, scatta anche per loro il foglio di via obbligatorio.
Anche Firenze ha seguito subito questa procedura.
Ma questo problema rimarrà risolto solamente in maniera temporanea, per un po’ di tempo e poi tutto rimarrà come prima.
Si guardi in giro e si accorgerà che la stragrande maggioranza dei divieti imposti per legge a lungo andare vengono sistematicamente violati: motociclisti che circolano senza casco, conducenti che al volante usano il cellulare mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri, ubriachi o drogati che seminano quasi quotidianamente vittime in ogni dove.
E’ dalla testa che deve partire, contatti chi ha più esperienza di lei e vedrà che sia pure con fatica riuscirà a trovare nuove maniere di contrasto a questo mercimonio umano.
Le diranno che abbiamo in materia alcune leggi, le più avanzate in Europa – vedasi la 223/2003, la 40/1998 Turco-Napolitano, l’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione che prevede il rilascio del permesso di soggiorno nonché l’accesso ad un percorso sociale per le vittime di tratta.
Anche il Gruppo Abele segue un suo interessante progetto sulla prostituzione.
Certo oltre alle vittime di tratta ce ne sono altre che “scendono in strada” per necessità” e non certo per vizio.
Ma tutte hanno bisogno più di assistenza sociale che di Forze di Polizia, salvo che alcuni loro reparti non vengano convenientemente istruiti.
SEGUE

venerdì, ottobre 03, 2008

Razzismo = fascismo

Quel fascino per la camicia nera che cresce nel mondo del calcio

L'outing di Christian Abbiati, portiere del Milan, fascista nel privato e ora anche in pubblico, ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano, da sempre silenziosamente a destra.
Quelle parole rimbalzate in tutta Europa
"del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l'ordine" –
sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani. La forza delle frasi rivelatrici di un portiere che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero, succursale dell'estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell'Inter, più che nell'indicare il solito revisionismo pret a' porter italiano che vuole un fascismo buono prima del '38 ("rifiuto le leggi razziali, l'alleanza con Hitler e l'ingresso in guerra", ha detto Abbiati) segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni, oggi comprendono che queste "verità" si possono finalmente dire:
il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.
Sono diversi i campioni italiani che indossano numeri sinistri e sventolano effigi del Ventennio per poi giustificarsi:
"Non lo sapevo".
Il portiere Gianluigi Buffon, figlio di famiglia cattolica e impegnata, è stato sorpreso in quattro atti scabrosi.
La maglia con il numero 88 che rimandava al funesto "Heil Hitler" segnalata dalla comunità ebraica romana, poi la canottiera vergata di suo pugno con il "Boia chi molla".
Nel 2006, durante le feste al Circo Massimo per la vittoria del mondiale, si schierò - mani larghe su una balaustra - davanti allo striscione
"Fieri di essere italiani", croce celtica in basso a destra.
E i suoi tifosi, gli Arditi della Juventus, un mese fa a Bratislava gli hanno ritmato
"Camerata Buffon" ottenendo dal portiere un naturale saluto.
Quattro indizi, a questo punto, somigliano a una prova.
E' da annoverare tra i fascisti per caso il Fabio Cannavaro capitano della nazionale che a Madrid sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro:
"Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra",
giura adesso.
Nel 1997, però, pubblicizzò in radio le prime colonie estive Evita Peron, campi per adolescenti gestiti dalla destra radicale.
Il suo procuratore, Gaetano Fedele, assicura:
"Un calciatore può essere strumentalizzato inconsapevolmente".
Nella capitale si sta consumando un pericoloso contagio tra la curva della Roma, egemonizzata dalla destra neofascista, e i giovani calciatori romani.
Daniele De Rossi, capitan futuro destinato a sostituire Totti, è un simpatizzante di Forza Nuova.
E l'altro romanista da nazionale, Alberto Aquilani, colleziona busti del duce - li regala uno zio - mostrando opinioni chiare sugli immigrati in Italia:
"Sono solo un problema".
Molti portieri la pensano come Abbiati, poi.
L'ex Stefano Tacconi fu coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale ed è stato condannato per aver usato tesserini contraffatti giratigli dal faccendiere nero Riccardo Sindoca.
Matteo Sereni, figlio della destrissima scuola Lazio, oggi che è portiere del Torino continua a dormire con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.
Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere
"Faccetta nera"
nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa.
Questione di maestri.
L'ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva "perché in campo non vedo oltre la traversa".
Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova:
"Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei".
Già.
Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei.
Mario Balotelli, stella emergente dell'Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l'ultima partita contro la Primavera dell'Ascoli:
"Dall'inizio alla fine mi hanno detto:
"Non esistono neri italiani".
"Era lo slogan dei fascisti, volevo uscire dal campo".
(Repubblica.it)

L’articolista si è dimenticato però il miglior esempio
che sintetizza come è ridotta
l’Italia di oggi.
Una Italietta


a spasso

in un convegno ufficiale
Quella di Mussolini è una vignetta ma queste due foto, scattate dal vivo, rappresentano la realtà di oggi.
FASCISMO e RAZZISMO
sono le due facce della stessa medaglia.
MILANO, PARMA, TREVISO, ROMA ecc…..
proprio in questi ultimi tempi hanno dato e stanno dando ampia dimostrazione di quell’intolleranza che giustificherebbe l’esercizio della violenza fisica e morale nei confronti di coloro che considerano “diversi”.
A Milano due individui, padre e figlio massacrano un ragazzo negro con estrema ferocia (6 colpi di spranga) reo d’aver rubato un pacchetto di biscotti, a Parma i Vigili- non certamente– Urbani (pare siano stati in 6) picchiano un giovane studente dalla pelle nera, scambiandolo per uno spacciatore, a Treviso lo sceriffo Gentilini aizza in un comizio i suoi concittadini contro gli islamici e da ultimo a Roma è stato picchiato a sangue – per i risultati del pestaggio vedasi foto - un cinese ,reo di non essere di razza ariana, da una banda di 6 ragazzi.

A Milano è già stato aperto un procedimento penale che avrà il suo regolare corso, a Parma è in corso una indagine giudiziaria dietro denuncia del ragazzo mentre per il caso trevigiano a muoversi è stata la Procura della Repubblica di Venezia nei confronti dell’ex Sindaco ed ora vice-sindaco, a Roma, la notizia è di ieri, sarà senza dubbio aperta una inchiesta anche per individuare i responsabili di questa aggressione.
Parma, in materia, è recidiva; fece scalpore questa foto che ritrae una “passeggiatrice” detenuta in una cella del comando dei vigili
ed ora è il viso di

Emmanuel Bonsu

che ha trovato ampio spazio in quasi tutti i quotidiani

Singolare la difesa del Comandante dei vigili: si è fatto male perché è caduto durante la fuga !
Anche uno sprovveduto capisce, dato il tipo della contusione inferta, come questa versione sia del tutto ridicola ed incredibile per il semplice fatto che la lesione residuata è ben localizzata senza che siano interessate le altre parti sporgenti del viso, le più esposte ad essere attinte da un eventuale trauma conseguenti ad una caduta.
C’è poi la busta contenete il verbale rilasciata al ragazzo dove risulta sul frontespizio
EMANUEL NEGRO.
Se l’è scritta lui ma il ragazzo ribatte che in qual caso avrebbe scritto correttamente il suo nome che, invece, sulla busta manca di una M.
Se questi sono i tutori della legge andiamo proprio bene.
La circostanza che preoccupa di più è quella che chi fomenta in varie forme l'odio razziale è poi in tutta fretta il primo a condannarne le delittuose conseguenze.

La tecnica usata da Mussolini in Parlamento nel corso dell'intervento fatto a propria difesa per il delitto di Giacomo Matteotti.

giovedì, ottobre 02, 2008

Mare nostrum

MARE NOSTRUM

La costa sud - orientale della Sicilia

ed è questo il risvolto disumano delle migrazioni di massa; non c’è stavolta un deserto da attraversare ma il
MARE NOSTRUM
E non tutti arrivano a destinazione sani e salvi perché in molti arrivano si da noi ma anche a pezzi.
Per una volta tanto le seguenti due vignette non fanno ridere ma piangere e meditare su questo innumerevoli numeri di sciagure umane.
Gli episodi sono talmente tanti che, i nostri governanti per primi, non ci fanno alcun caso, come alle continue morti bianche sul lavoro: entrambi i casi sono oramai assimilabili a dei veri e propri eccidi.
Una reiterata violazione di ogni diritto umano.
Ma che fa ! Mors tua vita mea !!
E la colpa di questi intollerabili episodi non sono certo dei morti.
E la vita per noi continua con indifferenza e nel menage di tutti i giorni può anche capitare che accada anche ......

ovvero che, andando in pescheria, accada di peggio

E’ fresca ?”- indicando la gamba.
“Vuole scherzare?- di rimando il pescivendolo- “Freschissima, pescata stanotte”

come se si trattasse di uno dei tanti merluzzi nostrani od una spigola !
E per noi la vita continua tra l’indifferenza generale mentre per altri è la morte che continua.
Vignette tratte
da

mercoledì, ottobre 01, 2008

Il riposo sabatico di Berlusconi

VELTRONI ALL’ATTACCO
ovvero quando i
sogni diventano realtà !

Era ora, si mormora da più parti anche se, a mio parere,
sembra che il capo dell’opposizione – voglia o non voglia D’Alema -sia caduto in un tranello.
A Berlusconi ha imputato – veste non nuova per lui anche se stavolta questa parola viene indicata solamente come participio passato del verbo “imputare” - d’essersi recato in un momento delicato della trattativa Alitalia in un certo posto per rinnovarsi un po’ mentre lui si era fatto un bel mazzo – non di carte – per convincere Epifani a firmare l’accordo sul piano – seppur poco forte – della CAI, quella che con l’alpinismo non c’entra nulla, a scanso d'equivoci.
Mi chiedo dove se n’è andato il cervello di Veltroni.
Poteva ragionare un tantino e si poteva evitare questa sua brutta figura.
Secondo la Bibbia Dio, dopo aver creato l’Universo al settimo giorno si riposò – da qui la nascita del sabato “sabbatico”:
“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.
Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime”
(MATTEO 11:28-29).
Ma per chi non crede a quanto ci tramanda la Bibbia ed il Sacro Vangelo c'è lo stesso Aristotele - questo si che era un filosofo greco - che disse ai suoi tempi:
“Noi abbiamo bisogno di rilassarci perché non possiamo lavorare di continuo.
Il riposo non è un fine bensì un mezzo per riacquistare energia per nuovi sforzi”.
Caro Veltroni, non te l’avere a male; ma come, dico io, se lo stesso Dio sentì il bisogno di riposarsi dopo quella bazzecola della Creazione dell’Universo, come puoi criticare il “participio passato del verbo imputare” per eccellenza che di Dio è il diretto discendente, il nuovo Messia che in poco meno di venti anni è riuscito a creare un grande Paese,
un

come puoi lamentarti ?
Tuttavia, anche se poi il merito della “convinzione alla firma” nei confronti di Epifani se l’è presa tutta lui, ti dò ragione perché due settimane di riposo, a quel che viene riferito, mi sembrano un po’ troppe in rapporto ai problemi da risolvere che erano sul tappeto; e poi quel volo, lui un riccone sfondato, a spese di noi poveri accattoni mi è sembrato un vero e proprio atto di pirateria a nostro danno, di tutto il popolo italiano.
Ma lui è il padrone e tutti zitti, anche coloro che dovrebbero vigilare sulle spese pubbliche, che poi tanto pubbliche non sono proprio anzi per nulla; hanno paura di essere anche loro definiti come “comunisti”?
Ma meglio così, altrimenti se ci avesse messo il becco lui a quest’ora l’Alitalia sarebbe ancora lì, in pieno disarmo su di una pista decollata – senza né capo né coda- in balia degli avvoltoi di turno.
Vorrei infine rivelarti un segreto.
Ho letto molti anni fa, tanti proprio tanti che non ricordo più la data esatta, su un geroglifico che gli antichi egizi sottoponevano i Faraoni ancora in vita a delle cure perché la loro imbalsamazione avvenisse, al momento opportuno, in maniera veloce e senza alcuna complicazione.
Tu credi che…. ….vabbè il mausoleo ce l’ha già e quindi……