venerdì, ottobre 05, 2007

La marcia dei nostalgici

Il corteo della destra voluto da FINI
programmato
per il prossimo 14 ottobre.

Ma Forza Italia non parteciperà perché forse ha capito il fino fine di Fini; festeggiare in proprio un qualcosa che non può certamente garbare ai forzisti.
Un infiltrato è riuscito a fotografare alcune fasi delle prove del corteo e le ha girate subito al capo che non poteva che opporre il suo grande ed indignato rifiuto.

Testa del corteo

avanguardisti

gli altri, al primo flash, si sono nascosti
ma poi tutti
in marcia, col passo dell’oca, verso la meta agognata
già nottetempo mummificata

E aasini che fa, raglia, pardon, partecipa anche lui, magari facendosi reggere il moccolo dal suo caro Totò vasa vasa?










Una vitaccia da portiere

UNA STORIA
di
PAPERE & PAPERELLE

tratta da una mia favola sino ad oggi inedita
“UNA VITACCIA da PORTIERE”

Premetto subito che sono un interista dalla nascita in quanto nato e cresciuto in una famiglia con annesso parentado di “neroazzurri” sfegatati.
Tanto per gradire:










Ma, ciò nonostante, da ragazzo una parte del mio cuore di tifoso l’avevo conservata al Toro in quanto 10/11 dei suoi titolari, cui ebbero ad aggiungersi alcune riserve, componevano la nostra nazionale e, in tale veste, rappresentavano in ogni Paese l’Italia calcistica; eravamo appena usciti, assai malconci, da una guerra per noi disastrosa e le vittorie sportive costituivano anche uno dei mezzi per recuperare la perduta credibilità in campo mondiale.
Dall’avvento delle competizioni internazionali riservate alle squadre di club allorché una squadra italiana si confrontava con una equipe straniera la mia speranza è stata, ancor oggi, quella che vincesse sempre la prima, specie se si trattava di una formazione in cui giocavano fior di campioni, molti dei quali esempio di lealtà sportiva e nella vita di tutti i giorni.
Dovrei tifare e gufare contro il Milan e lo faccio allorché quest’altra squadra milanese gioca in gare del nostro campionato; anche se non posso che ammirare alcuni suoi calciatori: Maldini, Gattuso - nonostante i calcioni che distribuisce a tutti, senza discriminazioni – per la sua volontà di guerriero indomabile, Kakà per la sua classe di livello mondiale; dovrei, per il vero, citare ancora altri nomi di calciatori dell’organico milanista pur meritevoli di stima ma non ne parlo in quanto sono stati a suo tempo oggetto di un incomprensibile “regalo” da parte dell’Inter, squadra da sempre folle sul campo seguita a ruota, in passato, anche da alcuni suoi allenatori e, per non essere da meno, anche da qualche dirigente.
Ma, fatta questa debita premessa, passiamo al sodo, cioè a Nelson Dida,

impareggiabile maestro di
papere e paperelle




che suole inframmezzare, in alcune occasioni, alle altre sue prestazioni normali ed alcune volte eccezionali.
Nel 1952 venne presentata al Festival di San Remo una canzone di Mascheroni e Panzeri, Papaveri e Papere, piazzatasi al secondo posto e cantata da Adionilla Pizzi – detta Nilla -, ritenuta dai più alquanto frivola se rapportata al Grazie dei Fiori degli stessi autori, canzone vincitrice nel 1951 del primo Festival di San Remo, cantata anch’essa da Nilla Pizzi:

Altro che frivola ! I vari “esperti” di turno sottovalutarono o volutamente o per incapacità critica questo pezzo sebbene fosse stato creato da due formidabili compositori e parolieri più sopra citati.
E papaveri, “alti alti ed alti”, per gli autori del pezzo, altri non erano che i maggiorenti della DC, con in testa Amintore Fanfani, e le papere rappresentavano il popolo italiano.
Rileggendone il testo integrale lo si capiva al volo, ieri come oggi !
Parafrasando la prima strofa di questa allegorica canzoncina per adattarlo alle papere di Dida, l’ultima delle quali è costata al 90’ la sconfitta del Milan in quel di Glasgow, ho così ritenuto di illustrare il fatto oramai compiuto:

Sul campo di calcio del Celtic Park,

un dì Nelson Dida con Ancellotti passò

e vide degli alti avversari scagliargli bordate ….

e lì s'incantò.
Sino a questo punto non vedo nulla di anormale, seppure Dida abbia dimostrato di essere un profondo cultore oltre che di parate anche di clamorose “paperate”; ma chi è quel portiere che può vantarsi di non averne mai commessa una ?
Anche il grande Buffon qualcuna ce l’ha sulla coscienza, Yulio Cesar anche, e questo rientra proprio nell’attività normale di un portiere di calcio.
Ma, dopo la papera determinate la sconfitta del Milan proprio a fine incontro, ecco il fattaccio.
Ad un Dida incredulo e sconsolato per la papera commessa si avvicina uno spettatore scozzese il quale, quale ringraziamento per averli fatti vincere, invece di dargli un bacione, va a mollare una sberla sul collo del portiere brasilero; Dida lo rincorre per qualche metro ma poi crolla di botto a terra come se fosse stato colpito da un “meteorite”, sottolinea Massimo De Marzi nel suo servizio su L’Unità.
La stessa Gazzetta dello Sport il giorno dopo pubblica in prima pagina a lettere cubitali:
PAPERA e FARSA”
A molti telespettatori, me compreso, è parso subito che qualcosa non funzionasse in quanto appariva alquanto improbabile stabilire un nesso causale tra la sberla, che altri l’hanno definito un semplice buffetto, ed il crollo fulminante avvenuto non istantaneamente al colpo ricevuto peraltro non violentissimo.
L’ipotesi che si trattasse di una sceneggiata è apparsa a molti la più credibile, tanto più che il direttore generale del Milan, Galliani, ai microfoni Sky, spiegò subito che non avrebbero fatto alcun reclamo.
Gatta ci cova !
A Galliani era forse ritornata in mente la figuraccia cacina che fece fare al Milan allorché il 20 marzo 1991, in occasione della gara di ritorno dell’allora Coppa Campioni Olimpique Marsiglia – Milan (l’andata disputata a Milano si era conclusa con un risultato di parità (1-1) nella qualità di vice-presidente – allenatore Arrigo Sacchi – fece ritirare la squadra, approfittando di un improvviso guasto all’impianto di illuminazione del vecchio e fatiscente stadio locale, il famoso Velodrome.
Alle accuse piovutegli da più parti Galliani replicò che era d’accordo sul ritiro della squadra anche il presidente Berlusconi, interpellato telefonicamente in quanto non presente allo stadio, il quale, more solito, si precipitò subito a smentirlo: in vita sua non ha mai collezionato gaffe o colpe.
Questa gara di ritorno s’era messa male per il Milan, oramai vicino al crollo, per cui si pensò bene che col ritiro dopo l’interruzione dell’illuminazione – ma l’impianto riprese poco a poco a ritornare completamente funzionante – la squadra avrebbe ottenuto la vittoria a tavolino.
Calcolo completamente errato in quanto l’UEFA rifilò al Milan la sospensione per un anno da ogni attività europea.
Il comportamento del Milan venne pesantemente stigmatizzato da tutta la stampa e non fu esente da critiche anche la partigiana e scandalosa telecronaca di Bruno Longhi, al soldo della Fininvest, su Italia 1.
Ci ritornerò sopra.
Se la stampa italiana ha fatto la sua parte sulle papere di DIDA e sulla sua “sceneggiata finale “
La Gazzetta dello Sport
I brasiliani
sono nel calcio dei campioni ma sono altrettanto bravi come attori.
Dalla monetina di Alemao alla recita mondiale di Rivaldo, fino ad arrivare alla sceneggiata di mercoledì sera di Dida a Glasgow: quando i sudamericani tirano fuori una fantasia da telenovelas.
Alcune sequenze dell’episodio in questione.

















l’aggressione e la rincorsa













e cadde come corpo morto cade con il conseguente trasporto in barella fuori dal campo di giuoco.

Potevano mancare le sfrecciatine sarcastiche anche a mezzo di fotomontaggi e vignette ?
No di certo:













notizie di stampa e la deposizione

Vecchio Milan ma chi te lo fa fare!
Hai armi lecite per trionfare, Inter permettendolo naturalmente, e riconquistare il titolo europeo già tuo dalla passata stagione; oramai avete imparato la lezione, sia pure al suono della marsigliese, ma forse questo non l’hanno ancora imparato alcuni tuoi giocatori e qualche dirigente addetto agli arbitri e guardalinee italiani.

giovedì, ottobre 04, 2007

Le proposte di Beppe Grillo- introduzione



BEPPE GRILLO e le sue PROPOSTE
parte prima

INTRODUZIONE


Le tematiche trattate sono importanti, di quelle che potremmo definire “universali” in quanto interessano tutti i cittadini indipendentemente dalla loro collocazione politica.
Potrei aggiungere, senza tema di smentite, che sono proprio quelle desiderate, ma mai o solo parzialmente attuate seppur da tempo reclamate da “la voce del popolo italiano”; questa voce inascoltata si è oggi replicata, amplificata e rinnovata attraverso la penna e le parole di Grillo.
Lo definiscono un comico, di successo aggiungo io, ma capace di recepire desideri e critiche nei confronti della classe politica degli ultimi anni che giungono sino alle sue orecchie da ogni parte del Paese.
Pochi sono oggi in Italia coloro che hanno la sensibilità di recepire seriamente
“il grido di dolore”
proveniente dalle persone emarginate e costrette a vivere entro il recinto della povertà le quali, una volta tanto hanno trovato il loro mentore.
Grillo è, come viene definito, un comico e su questo non ci piove; ma fa il comico non sempre, ma solamente quando lui vuole divertire la gente spesso oppressa da un clima poco allegro per la salute e per le tasche; ma nel resto della sua vita espone con fierezza l’altra sua faccia, quella di un uomo qualsiasi consapevole delle molte preoccupazione che ci angosciano per le molteplici inefficienze che si incontrano da svariati anni in molti settori della vita sociale e per la condizione morale che si è andata realizzando anche e soprattutto per opera di chi pensa di poter dettare leggi a tutti dall’alto del suo scranno governativo o parlamentare, pur con le dovute e giuste eccezioni.
Grillo sta impersonando, visto il vento di bonaccia che coinvolge da molto tempo alcune istituzioni del Paese che non hanno la forza o la volontà di introdurre profonde innovazioni laddove ce ne sarebbe un impellente ed estremo bisogno, la cassa di risonanza

dei desideri di chi vuole un’Italia giusta nei confronti di tutti, ma in particolare dei più deboli che sono stati emarginati e dimenticati in una specie di limbo – visto che la Chiesa non riconosce più la sua esistenza ha pensato bene di ricrearlo un ex capo di governo – e sollevarla dal decadimento morale generalizzato innescato da comportamenti immorali ed illeciti da parte di chi ci comandava qualche anno addietro, anche se, qualcuno dei quali, non punibili penalmente.
Episodi come quello di pretendere ed ottenere seduta stante dai suoi onorevoli servitori una legge “contra personam” per impedire, abbassando l’età massima utile per i candidati di un concorso pubblico – direzione della DIA - ad un alto nostro magistrato di poter concorrere anche lui – mi riferisco al Dr. Castelli attuale Procuratore Generale presso la Procura del Tribunale di Torino - ed aumentarla per consentire ad un candidato di accedere ad un’altra carica, quella di Presidente della Corte di Cassazione, ritenuto come collocato politicamente alla destra dell’onnipotente premier, non si erano mai verificati in passato se non nel periodo fascista; un marciume che non si può riporre sotto silenzio tanto più che la legge “anti Castelli” è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
Toghe rosse anche loro ? La carriera politica dell’ex premier ebbe ad iniziare con una serie di insulti vergognosi e calunniosi verso la magistratura che rappresenta costituzionalmente uno dei tre poteri dello Stato; oggi qualunque delinquente si rifà allo stesso copione introdotto in Italia dal cavaliere multiprescritto – sempre per merito delle sue leggi personali – e con un carico di processi per fatti in cui venne ritenuto implicato, alcuni dei quali ancora pendenti e trascinati nel tempo, con trucchetti giuridici, dai suoi onorevoli avvocati sino al punto di fare prescrivere i reati contestati.
Ma ritorniamo al programma

"GRILLO",

molto articolato, di cui
non cambierò una virgola in quanto il mio desiderio è solamente quello di farvi partecipi della “sua” parola sulla quale, comunque, non mi asterrò di dire la mia nel caso in cui non mi sentirò di condividerla.
Chiamatelo comico, molti in senso dispregiativo, ma mi chiedo quanti in Parlamento o tra i ministri del passato e del presente sarebbero stati o sono in grado di proporre alcunché senza l’aiuto delle gerarchie ministeriali o di tecnici esperti, pagati con fior di euro, scuciti dalle nostre tasche.
Una piccola premessa voglio tuttavia farla ancora per tranquillizzare tutti.
E’ stata rispolverato da alcuni politologi il teorema
POPULISMO =DEMAGOGIA= EVERSIONE
“Nihil in vulgus modicum”
-nel popolo non c’è nulla di moderato-
affermava già Publio Cornelio Tacito nei suoi Anna­li negli anni andanti dal 14 al 68 p.C. in quanto il popolo, avendo della vita una visione del tutto materiale, non accetta da parte di chi governa trucchi o condizionamenti ovvero accordi tra forze politiche contrapposte che poi si risolvevano a discapito della vita quotidiana di tutti.
E se il potere tace il popolo, aggiungo io, riesce a mobilitarsi anche attraverso colui che ritiene di poterlo seriamente rappresentare senza il pericolo di essere tradito.
Oggi, rispetto ad allora, non è cambiato nulla.
Se i parlamentari eletti si rivelano inermi o impossibilitati a portare avanti, spesso non per colpa loro, provvedimenti a difesa dei cittadini, allora dove possono andare a sbattere la testa ?
E non potrebbe essere altrimenti: una famiglia che non riesce a vivere decentemente perché i soldi non bastano mai per arrivare alla fine del mese, il giovane che non trova lavoro se non con stipendi da fame per giunta con contratti trimestrali, l’anziano che deve attendere mesi per una visita necessaria per la sua precaria salute, ecc….
come fanno ad avere della vita una visione diversa da quella prettamente materialistica ?
Forse qualche “sognatore” può avere visioni diverse, ma anche la casta dei ricchi, che pensa solo ad arricchirsi sempre di più, ha secondo voi una visione della vita diversa da quella materialistica ? No, ma i ricchi stanno, ridendosela, al di là della barricata e non hanno mai avuto alcuna attenzione verso coloro che vivono in perenne stato di bisogno; anzi hanno operato nel corso dei secoli in modo di depauperarli, a proprio vantaggio, anche di quel poco necessario per vivere, seppur di continui stenti, sino a ridurli all’osso.
Mi fermo qui sebbene ci sarebbe ancora molto da dire in proposito, ma lo farò in prosieguo, statene certi, le occasioni non mancheranno di certo.
Anticipo qui di seguito i titoli dei capitoli del programma
“GRILLO”:
non sono battute tratte da un copione teatrale come invece usano fare alcuni politici che, se non di fatto, si comportano come dei veri e propri comici da strapazzo e per giunta bugiardi.

1. PROPOSTE PER L’ENERGIA E I TRASPORTI
2. PROPOSTE PER LA SANITA’
3. PROPOSTE PER L’INFORMAZIONE
4. PROPOSTE PER L’ECONOMIA.
Le proporrò alla vostra attenzione, una alla volta, con i prossimi post con qualche mio commento sia di consenso che, se dovesse capitarne l’occasione, di dissenso anche per aprire un dibattito sereno perché il trovare la via più giusta possibile nei riguardi di alcune soluzioni è per noi tutti un obbligo morale irrinunciabile.
segue

mercoledì, ottobre 03, 2007

Pillole d'ottobre

A PROPOSITO
di

comici in politica


gusti architettonici



Chissà che olezzo qualora dovessero iniziare a sudare le sue fondamenta





calendari - propaganda di imprese funebri























Anche se le ragazze sono belle e provocanti penso che ci vuole del coraggio il tenere appeso su una parete di casa un siffatto poco allegro calendario.



Sarebbe servito senza dubbio a Toscani, per creare maggiori effetti shoccanti e critiche più velenose, se avesse fatto sdraiare la sua anoressica su uno di questi feretri.

Ma è proprio vero che
DE GUSTIBUS NON EST DISPUTANDUM ?!!!

martedì, ottobre 02, 2007

Imbrattatori e vandali

COMPORTAMENTI anti WRITER

Il problema dell’imbrattamento di monumenti e di muri o pareti sia di edifici pubblici che privati interessa oramai tutte le città, paesi e paesini di tutta Italia.









E’ un problema di difficile soluzione, assieme a quello della prevenzione degli atti di puro vandalismo, ma, a volte, non del tutto insuperabile.









Eppure il danno d’immagine, con i suoi conseguenti negativi riflessi economici, per le opere di ripulitura o per la sostituzione di quanto danneggiato o divelto, a carico di ogni amministrazione comunale, ricadenti poi su tutta la comunità locale, è enorme e pesante .
L’opera dei writer e dei vandali si svolge per lo più nottetempo, anche in pieno centro, allorché l’ambiente prescelto per la messa in atto della loro azione devastatrice è immerso nel buio ed è quindi molto più facile operare indisturbati; così sfuggendo da ogni controllo delle Forze dell’Ordine, pochine per la verità quando sono comandate in servizi notturni preventivi, nonché degli stessi cittadini.
Le telecamere installate nei punti nevralgici, subito individuate, vengono messe subito fuori uso e praticamente non più idonee a svolgere questa alle volte particolare e necessaria sorveglianza.
Partendo dal presupposto che, relativamente all’imbrattamento dei muri , non tutti gli “operatori” rientrano in quel genere di imbecilli che usano bombolette spray contenenti colori appariscenti per scrivere cretinate, conditi alle volte da madornali errori grammaticali, insulti e viva questo abbasso quest’altro, l’Amministrazione comunale di Corsico - retta dalla Liberazione ad oggi da giunte di sinistra e di centrosinistra - dove risiedo da ben 41 anni e rotti e dove ho avuto l’onore di svolgere in passato, per lungo tempo, anche alcuni impegni pubblici, ha avuto un’idea brillante.
Era stata demolita la palestra di via Dante - la più vecchia delle sei esistenti, oltre a quella attigua al Palazzetto dello Sport - e ricostruita ex novo con criteri moderni sulle sue ceneri in maniera da rispondere appieno alle nuove e moderne necessità di tutti coloro che svolgono attività sportiva al coperto.
L’idea fu quella di convocare uno dei capi riconosciuti dai writes ed affidare a lui l’esecuzione materiale di alcuni disegni che tratteggiassero i profili di atleti e dei fruitori della nuova palestra.
Questo è il risultato e da tre anni ad oggi e questi muri non sono stati più imbrattati.











Ma i muri perimetrali del bar del Parco Verdi nonché quelli dell’impianto di distribuzione del metano per tutta la città, allocato ai margini del Parco stesso, continuavano ad essere il bersaglio preferito degli imbrattatori e di chi pratica con una certa becera disinvoltura atti di puro vandalismo.
Ed allora ecco la soluzione analoga a quella ideata per la palestra:

















Rimaneva il chiosco del fiorista, anch’esso attiguo al Parco Verdi; stanco di dover cancellare e ripitturare muri e saracinesche, anche lui si è adeguato:



Certo non tutti i muri di immobili pubblici o di privati si presta a questa soluzione ma sin dove è possibile perché non provarci nell’attesa che questa illogica e costosa, per tutta la comunità, mania si plachi ?
Sarebbe un bene per tutti, una singolare repressione preventiva del fenomeno senza usare metodi violenti, alla Giuliani per intenderci.

sabato, settembre 29, 2007

Il benessere mediatico - Parte II^

LA FAVOLA del BENESSERE
Parte II^

i RICCHI ed i POVERI

Per non creare confusione in coloro che a suo tempo, mi riferisco al periodo andante dalla fine degli anni 60 sino al 1980, hanno avuto l’occasione di ascoltare più volte le canzoni allora di moda, preciso subito che non mi riferisco al famoso quartetto ligure dei
“ I Ricchi e Poveri” ,
ridottosi in seguito, non certo per risparmio, in un terzetto, che ebbe a dominare le scene televisive e i palcoscenici di tutta Italia con una vendita di oltre 20milioni di dischi.
Alludo proprio alle persone ricche dalla nascita e rimaste ricche nonché ai ricchi divenuti poveri, ai poveri divenuti ultraricchi con trucchi anche illeciti di mestiere ed ai poveri in canna da sempre e che tali rimarranno vita natural durante.
Nella fascia degli anni da noi tutti vissuti sotto il segno dell’uomo di Arcore l’evento più eclatante, in negativo purtroppo, è stato l’allargarsi del solco già esistente tra i vari ceti sociali che ha determinato di fatto, anche a discapito di quella che era un tempo la nostra borghesia, la loro riduzione ad una dicotomia: i ricchi da un lato ed i poveri dall’altro, l’un l’altro contrapposti in perenne conflitto.
Un’opera napoleonica, senza alcun dubbio; nessuno in passato, pur avendo fatto molti tentativi per ottenere un analogo risultato, c’era riuscito.
Ecco perché il nostro protagonista di questa impresa ebbe a paragonarsi, fra gli altri grandi della storia, anche a Napoleone Buonaparte, corso di nascita ma di origine italiane, venete per la precisione.

Forse non sa questo nostro ingombrante personaggio, di cui l’Italia non ne aveva proprio bisogno, che Napoleone tanto glorioso, alla fin fine, non fu perché subì anche lui delle sonore batoste durante la campagna d’Egitto, nella battaglia navale di Trafalgar con la distruzione ad opera di Nelson della sua flotta navale, nella disastrosa campagna di Russia.
Certo fu bravo a depredarci molti capolavori artistici, avendo poi il coraggio di affermare che gli italiani erano tutti ladri; al che qualcuno gli rispose con prontezza: “Maestà, tutti no, buona parte si”.
Ma, ritornando al nostro uomo, appare cosa giusta e saggia congratularsi con lui per alcuni primati che ha fatto raggiungere all’Italia durante la sua governance; non è da tutti arrivare a tanto, infatti.
Ma ecco alcuni dati che dovrebbero riaccendere a molti il lume dell’intelletto:
L’Ufficio Statistico della Comunità Europea
Eurostat,
che esamina prima i fenomeni a livello comunitario europeo per poi scendere nei particolari di ogni singola nazione, su questa tematica snocciola alcuni
dati che si riferiscono all’anno 2004
anno questo dell’ultima rilevazione.
Premettendo che vengono considerati come
“poveri”
coloro che guadagnano meno del 60% del reddito medio del Paese in cui risiedono, l’Eurostat ci fa sapere che:
in Europa
· ben 72milioni di persone erano a rischio di povertà;
· la media delle famiglie in stato di povertà era del 16%;
· la media relativa alla spesa pubblica in favore della famiglia,della casa e dell’esclusione sociale era pari al 3,4% del Prodotto Interno Lordo.
in Italia
· ben 2milioni e 674mila famiglie vivevano in condizione di povertà;
· la media delle famiglie in stato di povertà era del 19% ( lo 0,9% in più rispetto al 2003);
· la media relativa alla spesa pubblica per il pacchetto “sociale” era pari all’1% del PIL.
Un vero e proprio record europeo in negativo; questo è il tanto decantato lustro dato al nostro Paese dall’italico pseudo Napoleone; è riuscito a condurre per mano molti italiani, agevolandone il percorso in parte con i sui provvedimenti ed in parte con i mancanti interventi atti ad evitare questo sfacelo, verso la soglia della povertà per farli poi precipitare dentro onde poter dare una ben selezionata compagnia a coloro già da tempo poveri e che lo erano diventati nel frattempo ancor di più.
QUESTO SI’ CHE SI CHIAMA ALTRUISMO !
SANTO SUBITO

Con l’aria che tira nello Stato della Città del Vaticano l’ipotesi non appare poi proprio del tutto peregrina.

Ma chi sono questi nuovi poveri?
Alludo:
· a coloro i quali, nelle vesti di piccoli risparmiatori, hanno perso tutto il gruzzolo, accumulato durante tanti anni di fatica per garantirsi una vecchiaia meno pesante finanziariamente, in quanto investiti dal ciclone di alcune truffe finanziarie: bond argentini, fallimenti Cirio , Parmalat, tanto per citare tra i molti quelli più sconquassanti;
· a quei lavoratori dipendenti ed ai c.d. lavoratori atipici i quali, spremuti come limoni con stipendi e salari più bassi d’Europa hanno visto diventare il loro corrispettivo economico sempre meno competitivo a causa dell’esagerato aumento dei prezzi che non potevano, come hanno fatto altre categorie, scaricarlo a loro volta su altri;
· a chi lavorava in settori del comparto manifatturiero (abbigliamento, pelli, calzature) letteralmente travolti, assieme agli imprenditori, dalla concorrenza di alcuni Paesi produttori con basso costo di manodopera.
E qui l’accusa andrebbe rivolta anche a quelle grandi imprese che hanno chiuso le loro fabbriche in Italia per trasferirle in Cina od in India, così aumentando nel nostro paese la disoccupazione.
I NUOVO RICCHI
ovvero
LE SANGUISUGHE




Sono sincero, parlare di chi si è arricchito mi fa un po’ schifo così come mi facevano schifo le sanguisughe che un tempo i medici applicavano su alcuni punti del corpo per effettuare il necessario salasso, onde evitare guai peggiori, a chi soffriva di pressione alta; quante volte ho assistito di soppiatto a questo trattamento su mia nonna che oramai si avvicinava ai 90 anni.
Si staccavano una volte rimpinzatesi a dovere col sangue umano; ma allora non c’erano a disposizione né medicine specifiche né altri trattamenti per curare l’ipertensione.
Si racconta anche che venivano applicate alle donne per purificarne il sangue e per far loro sparire i “cattivi” umori; favole ? Non saprei.
Tempi antichi ?No di certo!
La medicina americana le ha reintrodotte a partire degli anni ‘70 perché la loro attività è stata ritenuta come un vero toccasana per ripulire il sangue, per agevolare la ripresa della circolazione sanguigna negli arti appena trapiantati nonché per ripulire profonde ferite a rischio di cancrena per la mancanza di una rapida rimarginazione.
Questo negli USA ma da noi ?
Abbiamo avuto in regalo dall’Unto una colossale invenzione, quella delle

SANGUISUGHE VIRTUALI

una miserabile sottospecie di quelle reali ma che hanno la caratteristica di essere più pericolose delle prime; appena si attaccano ad un essere umano appartenente alla casta dei poveri non lo mollano più sino alla sua morte.
Le sanguisughe reali si riempiono di sangue in una ventina di minuti, quelle virtuali sono insaziabili, mai appagate, e mollano la loro preda solo quando questa non ha più nulla da poter dare.
Secondo l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali
EURISPES
i nuovi ricchi
sono coloro che sono stati in grado di stabilire liberamente i prezzi delle merci in vendita, senza alcun controllo, di modo che sono riusciti nell’impresa di scaricare su altri soggetti – i clienti – ogni spinta inflazionistica, con ciò contribuendo ad aumentarne il tasso a scapito degli utenti, aggiungo io.
In testa a tutti i proprietari della grande distribuzione dei prodotti ed i commercianti in genere sia all’ingrosso che al dettaglio nonché tutti i liberi professionisti






i fornitori di servizi (TV, Telecomunicazioni, Informatica ed altro) nonchè le Agenzie pubblicitarie














nonché, dulcis in fundo, i proprietari, manager ed azionisti di tutte le aziende che agiscono ancor oggi in regime di totale o quasi monopolio.
Io ne aggiungerei altri, sfuggiti più o meno casualmente, alle statistiche ufficiali:
· i componenti, soprattutto quelli che usano portare i colletti bianchi, di alcune grandi famiglie siciliane, calabresi, pugliesi, campane, operanti in tutta Italia con il più o meno tacito consenso di alcuni politici locali;
· gli strozzini e gli sciacalli;
· i furbi, furbini e furbetti.














Il quadro di questa situazione, che più che desolante lo definirei allarmante, è stato dipinto a poco a poco nel corso di un quinquennio da quell’uomo acclamato dai più, non solo da don Baget Bozzo, don Gelmini e don Verzè ed altri consimili, come quello della Provvidenza.
Ma la definizione datagli è monca in quanto non hanno avuto il coraggio di aggiungere tre paroline latine che, pur nella loro sintetica espressione,hanno un immenso significato:
PRO DOMO SUA!









venerdì, settembre 28, 2007

Il benessere mediatico

LA FAVOLA del BENESSERE
Parte I^

IL PONTE sullo STRETTO

Progetto concepito nottetempo da una mente che da oltre 10 anni non dorme mai in quanto impegnata a tempo pieno a studiare soluzioni di ogni genere a favore degli italiani.
Un lampo di genio oserei definirlo se non fosse che……

Almeno così ha sempre sostenuto l’interessato ma, purtroppo, alla massima parte dei presunti beneficiari di questo benessere non sono toccate neanche le briciole in quanto i soliti furboni, furbi e furbetti, assieme ai loro compagni di merende, si sono inghiottiti in un sol boccone anche quelle; non sono mai bastate le migliori pietanze per soddisfare le loro bramosie!
Noi abbiamo sempre aspettato, inutilmente, che qualcosa di positivo maturasse effettivamente per tutti ma la promessa manna non è mai piovuta dal cielo.
Per noi era stato riservato solamente il

“benessere mediatico”.
E dire che LUI, per quello che si diceva in giro, aveva abbandonato il suo trono imperiale ed era disceso tra di noi, poveri mortali, per dispensarci beni e felicità.
Ma per far ciò occorrevano alcune infrastrutture, specie al Sud, in quanto la celerità dei trasporti era la condizione indispensabile per favorire le industrie – che dovevano azzuffarsi tra di loro per accaparrarsi le forze di lavoro – il commercio ed il turismo nonchè gli stessi cittadini i quali avrebbero potuto disporre i beni di consumo a minor prezzo.
Ed ecco la trovata geniale !


Costruiamo un ponte sullo Stretto che neanche Mussolini in persona, definito da lui e da un suo ex delfino come un grande uomo politico, era riuscito nemmeno ad immaginare.

Costo, quasi alla fine del secolo scorso, di circa 9/10 miliardi di euro, uno scherzo per un Paese che vantava giù un debito pubblico spaventoso sul quale si pagano tutt’oggi interessi maggiori di quello che era il costo di questa opera ! Ma ci sono le sovvenzioni dell’Unione Europea per le grandi opere si vociferava, solo una speranza e si sa, come dice il proverbio, che chi di speranza campa disperato muore.
Al primo tintinnio di euro un personaggio, interessato più ai soldi che all’opera, sbarca in Sicilia proveniente dagli USA, dove c’è da tempo, fondata da emigranti siciliani, una robusta organizzazione non indifferente nei riguardi di certi “affari” molto lucrosi.
Si ristabilisce il contatto con la casa madre isolana e ci si dà da fare.
Ma il sogno dell’Unto è svanito di colpo alle prime luci dell’alba.
Ma come si poteva addentrarsi nell’impresa relativa alla costruzione del Ponte allorquando, tanto per non andare lontani, le società che si erano aggiudicate l’appalto dall’ANAS per la modernizzazione della Salerno- Reggio Calabria lavoravano oramai a scatto ridotto per non aver più ricevuto il pattuito e, di conseguenza, non avevano nemmeno il becco di un quattrino per pagare gli operai; altro che ponte, altro che accelerazione dei trasporti.
E l’Impregilio, che avrebbe dovuto avere l’onore di costruire il Ponte, senza il corrispettivo in denaro non avrebbe mosso nemmeno un’unghia.
Ma che effetti benefici, siamo nel campo delle ipotesi naturalmente, avrebbe potuto avure il ponte sull’economia siculo-calabrese se la maggior parte delle linee ferroviarie lì esistenti sono ancora oggi a monorotaia per cui l’incrocio dei treni può avvenire solo nelle stazioni e molte volte le soste sono lunghe se uno dei due treni è in ritardo, evento questo oramai normalissimo, ma non solo nel Sud.
Ma non è tutto.
Il 22 scorso la Freccia della Laguna – Siracusa/Venezia – che trasporta anche nel tratto da Catania sino a Bologna le autovetture al seguito dei viaggiatori - è arrivata a Villa San Giovanni in orario – anche se calcolato con una certa larghezza in rapporto al chilometraggio da percorrere, della traversata dello Stretto e delle lunghe manovre che vengono effettuate per far entrare ed uscire dalle navi traghetto delle ex Ferrovie dello Stato i vagoni dei treni -.
Ma è partito da Villa con ben 45 minuti di ritardo in quanto ha dovuto attendere per tutto questo tempo i due carri con il carico di vetture effettuato a Reggio Calabria.
Tra Reggio Calabria – Villa San Giovanni credo che intercorrano non più di 10 chilometri per via stradale ma saranno di meno per linea ferroviaria.
Ma con l’edificazione di questo Ponte, oggi ancora del tutto inutile se prima non si risolveranno questi ed altri problemi politici locali, che fine avrebbero fatto in primis i marittimi che lavorano sulle due sponde e tutto l’indotto ?
Alcuni siciliani si sono incavolati di brutto, movimenti autonomisti con varie sigle, ma apparentatesi quasi tutti a destra, sono fioriti qua e là, rivendicando il diritto di essere uniti alla madre terra – però chiedono l’autonomia !?- uniti negli affari e non per qualcosa d’altro più nobile.
Il governatore siculo, al secolo Totò vasa vasa, noto anche per aver svenduto a privati, e che sorta di privati, la maggior parte del comparto sanitario, strepita e starnazza contro tutti meno che contro i……….
Ha concesso ad una Società americana, e vi pareva, l’autorizzazione a procedere alle trivellazioni per la ricerca del petrolio e di gas nella Val di Noto – dichiarata dall’UNESCO come
PATRIMONIO DELL’UMANITA’
L’amore per i soldi – ma che fine hanno fatto ?- e non per l’isola; un delitto imperdonabile sotto tutti i punti di vista atteso che la Sicilia vive soprattutto con le risorse provenienti dal turismo.
Però nelle ultime elezioni regionali, il Totò vasa vasa è stato rieletto, sopravanzando la nobile figura della Borsellino la quale ha ottenuto sì molti consensi ma non abbastanza per poter superare quelli dati al governatore uscente anche da alcune famiglie che in vasti territori sanno come manovrare il voto a loro piacimento; è notorio, non è un mistero che da tempo immemorabile si va avanti così.
Il Totò vasa vasa scende a Noto (SR) per la cerimonia della riapertura della notissima – non perché è a Noto ma per la sua architettura barocca e per il crollo della cupola e di parte del tetto avvenuto anno or sono – Cattedrale, ci sono anche altri personaggi illustri a cominciare dal cardinale Bagnasco, qualche ministro, Sgarbi che molto si è dato da fare perché i lavori procedessero bene e con celerità, con il contorno delle autorità locali.
C’era anche Prodi e signora, com’era giusto che fosse.
Bene Prodi è stato fischiato ed il Totò isolano ? Su di lui puntate perennemente durante la cerimonia telecamere TV e private, immortalato durante la cerimonia anche quando sbadigliava, a bocca aperta, annoiato.
Aasini, che bei soggetti che hai in giro; ma non avevi detto un tempo che saresti uscito dall’UDC se qualcuno si fosse trovato impelagato in qualche faccenda poco pulita ? E che aspetti ad andartene ! Che risorga la balena bianca ?
I frutti del benessere mediatico li vedremo la prossima volta.