sabato, settembre 15, 2007

La scuola italiana di ieri e di oggi ma....

TEMI – SONDAGGI

Per quanto ricordi, sin dai tempi in cui frequentavo le scuole elementari, specie nel secondo e terzo corso, i maestri e le maestre solevano dare agli alunni alcuni temi aventi lo scopo di conoscere meglio la famiglia di ogni bambino, i suoi usi e costumi, ecc..; insomma l’ambiente in cui viveva ed il suo tenore di vita.
Chi non ha fatto uno di questi temi ?
Parla dei tuoi genitori, della tua famiglia, cosa fate la domenica…..

A miei tempi la prima elementare consisteva nel cominciare a sillabare le parole: A a come amore, B b come Balilla, C c come coraggio, D d come dovere, E e come elmetto, F f come fucile, G g come Giovani d’Italia, H h come Hitler, I i come Italia, L l come lavoro, M m come Mussolini, e via di seguito.
Metà sillabario e poi abbecedario era un insieme di fasci littori, foto del Duce in divisa ed a torso nudo che mieteva il grano, le paludi pontine risanate, e motti, tra cui quello che ricordo di più era quello che rammentava di aprire le finestre o di andare in campagna perchè

ARIA, TERRA e SOLE
SONO LA TUA SALUTE

A farlo oggi, però, per merito del progresso acquisito anche attraverso procedimenti industriali nocivi, si rischia di morire asfissiato!

Come insegnamento dello scritto, mesi di aste e bacchettate sulle mani se non si riusciva a metterle giù dritte, nonostante i quadretti.
Spacciandolo per orale insegnavano Giovinezza, Faccetta nera e simili cacchiate.
Il sabato, come premio, il sabato fascista aveva lo scopo di addestrare il milione di baionette, secondo l’editto del capo in testa, era prevista la lezione di addestramento. Tutti in divisa, Figli della Lupa, Balilla, Avanguardisti e Giovani d’Italia, nel gran cortile della scuola, parlo della Morosini di Milano; chi la marinava, alle volte poteva anche accadere, non vi erano giustificazioni di sorta che potessero evitare un brutto giudizio sulla materia

EDUCAZIONE FASCISTA.

L’educazione di allora, sin dalla prima classe elementare, era la logica conseguenza dell’imperativo assoluto del motto fascista
CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE
E la mattinata di questo giorno della settimana, dopo varie prove di marcia,
distribuivano ai maschi, a seconda dell’età, tamburi, trombe e moschetti, anche a quelli che mettevano giù le aste storte che, in guerra, non avevano importanza alcuna.
Balilla trombettiere, tamburino, fuciliere.
Alle donne, dopo la loro settimanale marcetta, insegnavano a rammendare panni, vestiti e quant’altro fosse possibile rimediare prima di gettarlo nell’immondizia; eravamo in piena autarchia a seguito delle
SANZIONI
inflitte all’Italia, subito dopo la nostra invasione dell’Etiopia, ad opera della
Società delle Nazioni
con voto favorevole di 52 Stati Membri e 3 contrari
(Albania, Austria ed Ungheria)
in data 10 ottobre 1935
con decorrenza a far tempo dal 18 novembre dello stesso anno.

Oggi è tutto diverso, al primo corso delle elementari, per merito della Brichetto, in arte Moratti, e di Berlusconi, i bambini, quasi tutti, conoscono meglio l’inglese che l’italiano, sanno far di conto con le calcolatrici elettroniche se non addirittura con il cellulare o con il pc, quello senza i finale.
Eppure gli asini, non per colpa dei bambini ma dei politici che si curano della scuola, abbondano; aule uguali a stalle site in edifici pericolanti, dove d’inverno si muore di freddo a causa dei vetri rotti da cambiare ma non si può per carenze di fondi, in alcune ci piove addirittura dentro e l’unico rimedio per i docenti è quello di invitare gli alunni a portare da casa delle bacinelle.
Riforme su riforme, non ci si capisce più nulla, anche i 200.000 precari,
fonte
- Associazione per la Difesa dei Lavoratori Invisibili - (ADLI) –
- darei un premio a chi ha coniato una siffatta sigla- ,
che insegnano da una vita incominciano a dare segni di impazienza.
In alcune regioni è difficile riuscire a far parlare e scrivere in italiano, imperando il dialetto del luogo, ed il massimo risultato che si possa raggiunge nei primi anni scolastici è quello di un italiano frammisto a parole dialettali; come nel caso qui sotto riportato, errori grammaticali, di sintassi e strafalcioni a parte.
Ma, alle volte, permeati da un impagabile humor !
Potrebbe sembrare una barzelletta italo-sicula, ma non lo è.

Legenda: schetta = nubile
confunnuta= confusa


Ma qual è la causa per la quale la scuola italiana va sempre più alla deriva ?
Ritengo per due precisi motivi:
1- alcuni governi che si sono succeduti negli anni dai tempi del fascismo sino ad ieri hanno ritenuto per lungo tempo di non apportare alcune modifiche alle strutture scolastiche, ai suoi programmi, all’apparato docenti e ausiliari, tentando solamente, a seconda dei casi, di modularla secondo principi che facessero comodo a loro e non agli studenti.
2 – l’immobilismo legislativo che ha perpetuato nel tempo normative non più al passo con il progresso della società italiana sia nel campo culturale, che industriale, commerciale, agricolo ed ambientale anche se qui occorrerebbe parlale di regresso.
Esempio eclatante, parlando di scuola elementare, è che la sua regolamentazione normativa, risalente al Regio Decreto Legge 10 aprile 1936, n. 634, convertito in Legge 28 maggio 1936, n. 1170, è stata “modernizzata” con diversi principi solamente con il DPR 14 giugno1955, n. 503 a sua volta opportunamente modificato, da ultimo, con il DPR 12 febbraio 1985, n. 104.
Riporto i principi generali cui dovrebbe attenersi la scuola elementare di oggi, esaminati i quali potrete valutare se la normativa vigente sia andata al passo con i tempi.
DPR 12 febbraio 1985, n. 104
Il dettato costituzionale
“La scuola elementare ha per suo fine la formazione dell'uomo e del cittadino nel quadro dei principi affermati dalla Costituzione della Repubblica; essa si ispira, altresì, alle dichiarazioni internazionali dei diritti dell'uomo e del fanciullo e opera per la comprensione e la cooperazione con gli altri popoli.La scuola elementare che ha per compito anche la promozione della prima alfabetizzazione culturale, costituisce una delle formazioni sociali basilari per lo sviluppo della personalità del fanciullo, dà un sostanziale contributo a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3 Cost.) e pone le premesse all'esercizio effettivo del diritto-dovere di partecipare alla vita sociale e di "svolgere, secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società" (art. 4 Cost.).
Scuola elementare e continuità educativa
La scuola elementare attua il suo compito nell'ambito della "istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, obbligatoria e gratuita" (art. 34 della Costituzione).La scuola elementare contribuisce, in ragione delle sue specifiche finalità educative e didattiche, anche mediante momenti di raccordo pedagogico, curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la scuola media, a promuovere la continuità del processo educativo, condizione questa essenziale per assicurare agli alunni il positivo conseguimento delle finalità dell'istruzione obbligatoria.In questa prospettiva un ruolo fondamentale compete anche alla scuola materna, che, integrando l'azione della famiglia, concorre, con appropriata azione didattica, a favorire condizioni educative e di socializzazione idonee ad eliminare, quanto più possibile, disuguaglianze di opportunità nel processo di scolarizzazione”.
Per le scuole superiori accenno solo al fatto che ho affrontato nel 1954 la licenza liceale del classico secondo l’indirizzo della riforma attuata per tutti i gradi d’istruzione dal filosofo e pedagogista Giovanni Gentile, ministro dell’Educazione durante il primo periodo dell’era fascista.
Riforma questa che cancellava la previdente normativa predisposta da Gabrio Casati entrata in vigore con il Regio Decreto del Regno di Sardegna del 1859 ed in un secondo tempo estesa in tutta Italia, così togliendo alla Chiesa il primato esclusivo sull’educazione.
Ma la nostra scuola, nonostante alcuni lodevoli sforzi, in rapporto ad altre nazioni, sprigiona ancora odore di muffa.
E poi ci raccontano la gran balla che l’educazione puzza di sinistra!
Ho chiesto un parere su questa nostra scuola a
QUI QUO QUA
Ed ecco la loro risposta:



venerdì, settembre 14, 2007

I difensori della razza padana

LA DIFESA della RAZZA PADANA

«Si sa che io sono differenzialista: cioè credo che ognuno viva meglio
nel suo habitat naturale. Se vogliamo dirla più semplicemente: noi non rompiamo i coglioni agli africani e loro non devono romperli a noi. Mi sembra semplice»


Così Mario Borghezio, europarlamentare della Lega, dopo essere stato arrestato a Bruxelles per aver partecipato, non certamente in maniera passiva data la sua indole, ad una manifestazione xenofoba vietata per ragioni di ordine pubblico dal sindaco della capitale belga.
Riportato dal Corriere della Sera, 12 settembre 2007


Chissà perchè ad ogni exploit di questo messere, aventi tutti come movente il razzismo , altro che "differenzialismo" - non ha nemmeno il coraggio di definire con termini esatti la sua, più che tendenza, mania culturale da esseredi pura razza ariana, sebbene appartenente ad una nazione virtuale da lui e da altri inventata, mi sovvengono vecchi ricordi che ho sempre tentato nella mia vita di allontanarli il più possibile; anche se si riferiscono a fatti accaduti allorché ero ancora alle prime classi delle scuole elementari, ciononostante, tra una bomba e l’altra, ero ben cosciente di quanto accadesse, anche perché al secondo piano dello stabile romano – proprio sotto quello in cui abitavamo noi - viveva una famiglia ebraica, ricercata più volte, invano, dalle SS, probabilmente dietro delazione di qualche fascistello del quartiere di San Giovanni in Laterano.
Il modo di essere di questo parlamentare europeo mi richiama quelle deprecabili leggi antirazziste emanate durante in regime fascista ed in particolare questa:



DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n.1728
Provvedimenti per la difesa della razza italiana
VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D'ITALIA IMPERATORE D'ETIOPIA
Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere; Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche; Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni; Abbiamo decretato e decretiamo:
CAPO I Provvedimenti relativi ai matrimoni
Art. 1. Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo.
Art. 2. Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno. I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 3. Fermo il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado.
Art. 4. Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.
Art. 5. L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà nè alle pubblicazioni nè alla celebrazione del matrimonio. L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art.5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art.1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto disposto dal primo comma dell'art.8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 7. L'ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità competente.
…………..
Questo Decreto-Legge reale, di nome ma anche di fatto in quanto vero, purtroppo, non finisce lì ma continua con un’altra serie di articoli contenuti nel suo Capo II, quello dedicato agli appartenenti della razza ebraica: norme che, lette oggi, appaiono ai nostri occhi non solo abnormi ma addirittura come appartenenti ad un mondo creato dalla fantasia di un essere che di umano non aveva proprio nulla; ma sappiamo che è esistito veramente questo mondo e di ciò dovremmo tutti vergognarci, ed in particolare i vari Borghezio, Calderoli e tantissimi altri seguaci o nostalgici di quel regime i quali, sebbene in piena democrazia sia oggi loro consentito, dovrebbero evitare di aprire bocca e di farsi vedere in giro.
Il resto del testo lo pubblicherò a puntate in omaggio al mio motto :
“Il dovere di comunicare”
a chi ancora non c’era in quei tempi nefasti che videro più morti che altro anche tra i civili.



Questa è una delle più decenti forme di espressione del padano in parola il quale si era reso già celebre nel passato con atti riprovevoli di violenza, anche fisica, quale è stata l’aggressione in treno, documentata in TV dalle Iene, di alcune viaggiatrici nigeriane, di incitamento all’odio razziale, di vilipendio nei confronti delle Istituzioni nazionali ed di offese nei confronti di alcune personalità politiche nostrane.
Il suo palcoscenico preferito non è solo l’Italia perché spesso si cimenta provocatoriamente anche all’estero tanto che, col benestare del capo di FI, l’allora ministro, si fa per dire, Castelli, anch’esso leghista, per dovere di colleganza ebbe ad osteggiare il recepimento nel nostro ordinamento giuridico del mandato di arresto europeo già vigente nel resto della UE e necessario per la lotta alla criminalità organizzata.
Noi, buon ultimi, l’abbiamo introdotto con la Legge 22 aprile 2005, n.69 con la quale vennero stabiliti principi, procedure e limiti da osservare perché si potesse procedere alla consegna ad altro Stato membro europeo di una persona; in buona sostanza questa legge andava a sostituire nell’ambito territoriale dell’Europa comunitaria il previgente istituto dell’estradizione.
Il reato di incitamento all’odio razziale venne aggravato da noi, con l’aggiunta di sanzioni accessorie , con la Legge 25 giugno 1993, n. 205 – Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa - meglio nota come “legge Mancino”; tanto perché sotto la spinta di alcuni elementi xenofobi era oramai divenuta una moda la caccia all’extracomunitario che pur risiedeva legalmente nel nostro Paese.
Ma come può spiegarsi oggi, in un mondo di globalizzazione generale, il fenomeno del razzismo, o peggio ancora della xenofobia ?
E’ secondo il mio parere un problema di natura psicologica che ebbe a tormentare le dittature nazi-fasciste perché potesse essere legittimata da norme ad hoc.
Mentre in Germania aveva fatto strada la teoria hegeliana della supremazia della razza tedesca su tutte le altre, da noi, non sapendo dove andare a sbattere la testa su precedenti dottrine filosofiche o su studi antropologici, venne, per risolvere il problema, affidato l’incarico a 10 eminenti scienziati italiani, titolari di cattedre universitarie di Fisiologia, Patologia, Antropologia, Neuropsichiatria, Pediatria, Patologia Medica speciale, Zoologia (sic !) e Statistica.
Costoro conclusero la loro “fatica” con la redazione di un manifesto che venne in data 14 luglio 1938pubblicato sul quotidiano del regime
"IL GIORNALE D'ITALIA"
affinché tutto il popolo ne prendesse diretta contezza.
Manifesto che venne anche sottoscritto da 247 alte personalità tra le quali oltre a Benito Mussolini ed i suoi maggiori gerarchi, figuravano anche Giorgio Almirante, fondatore in seguito del Movimento Sociale Italiano (MSI), e anche, udite udite, Amintore Fanfani ed il prof. Luigi Gedda, eminente genetista e pioniere della gemellologia oltre che fondatore nel 1948, a regime fascista abbattuto, dei famosi “Comitati Civici” pro Democrazia Cristiana, proprio quelli che inventarono la storiella secondo la quale si affermava che i comunisti mangiavano i bambini ed altro ancora !
E la gente se la beveva, così come oggi quelle raccontate da Berlusconi.
Oggi, quale paladino del razzismo, abbiamo in Italia questo personaggio, come suol dirsi, pieno di sé; il male è che probabilmente è da parecchi anni che non si guarda allo specchio,



altrimenti………altro che razza padana !



Ma una mano ignota ha già dato, prima di me, una risposta alle sue provocazioni.



"Borghezio piciu de' guma"
che, tradotto in termini passabili, vuole significare che la persona in parola è un


P I R L A


seguiranno gli altri punti delle leggi razziali del Regno d’Italia



giovedì, settembre 13, 2007

Il caro prezzi

SPIGOLATURE SETTEMBRINE

13 SETTEMBRE
SCIOPERO della PASTA

Detta così, come riportata dal titolo dato alla notizia da parte di alcuni quotidiani, parrebbe che a scioperare sia la pasta, stanca di essere divorata da noi italiani.
In realtà dovremmo essere noi ad accogliere l’invito lanciato da alcune Associazioni dei Consumatori ed addirittura anche dalla Coldiretti.

“Settembre, andiamo. É tempo di migrare.

Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori

Lascian gli stazzi e vanno verso il mare:

Scendono all'Adriatico selvaggio

Che verde è come i pascoli dei monti “.

Così scriveva Gabriele D’Annunzio inneggiando alla sua terra d’Abruzzo ma oggi, sul mese di settembre, cosa scriverebbe, atteso che la maggior parte dei pascoli è stata selvaggiamente e criminosamente bruciata dai piromani e che colorate di verde sono solamente le tasche della stragrande maggioranza degli italiani onesti ?
Un rito che si perpetua da anni quello dell’aumento dei generi alimentari e non solo di quelli, come pane e pasta, il cui elemento essenziale, almeno si spera, è il grano.
Un ritornello stonato che era di moda già prima, sia pure in misure ridotte, che entrassimo nell’area dell’euro; ma adesso di anno in anno le percentuali di aumento hanno raggiunto cifre impensabili, senza voler poi sottolineare che in Italia stipendi e salari, rapportati ai valori di livello europeo, sono i più bassi in assoluto.
Salvo le prebende dei nostri parlamentari che, in barba a tutti noi, continuano a lievitare in maniera superiore a quella che dovrebbe rapportarsi, così come avviene per tutti noi, alla svalutazione programmata dai vari governi che non corrisponde poi mai a quella reale.
Grazie sig. Berlusconi di quel “Io non ci posso fare nulla” per calmierare i prezzi; se allora non ebbe il coraggio di spiegarci il vero motivo del raddoppio dei prezzi ce lo spieghi oggi e ci dica come mai tutti gli altri governi dei Paesi che avevano aderito all’area dell’euro questo fenomeno negativo per tutti i cittadini non si è verificato sia perché sono stati raggiunti accordi bilaterali ed anche perché gli stessi commercianti, a cominciare dai grandi supermercati si erano imposti di propria iniziativa il controllo dei prezzi.
Gli UNIEURO, infatti, tutto al costo di un euro, sono nati nei Paesi scandinavi e non in Italia dove la lobby legata al commercio ha potuto fare quello che ha voluto.
Lasci perdere la solita sua gran balla, sostenuta anche da quel burlone che è Tremonti, e cioè che la parità tra lira ed euro doveva essere fissata a £. 1.500 e non a £. 1.936,27 (corrispondente alla media del valore della lira rispetto all’ECU nel decennio antecedente all’entrata in vigore della nuova moneta europea ) o, ancor peggio, all’incapacità delle nostre donne spendaccione per non saper calcolare al mercato il costo reale del prodotto e che, pertanto, la colpa fu del governo precedente al suo, quello di Prodi.
E che si potesse fare sin d’allora qualcosa lo dimostrano le “lenzuolate” di Bersani che è riuscito a far togliere quei maledetti 20 euro, un vero e proprio “pizzo” da pagarsi sulle ricariche dei cellulari vigente in Europa solo da noi.

Gli aumenti in euro dei generi c.d. “primari”:

· Kg. 1 di farina nel 2006 = 0,80 nel 2007 = 0,89 aumento pari al + 11%;
· Kg. 1 pasta corta (penne) nel 2006 = 0,90 nel 2007 = 1,10 aumento pari al + 22%;
· Kg. 1 pasta lunga (spaghetti) nel 2006 = 0,90 nel 2007 = 1,14 aumento pari al 27%;
· Kg. 1 di pane nel 2006 = 2,10 nel 2007 2,46 aumento pari al 17 %.
Rispetto allo scorso anno il prezzo del grano è aumentato solamente dello 0,05% mentre i prodotti da esso derivati vantano un aumento medio del 20%.
Dov’è l’inghippo ?
L’opposizione dirà colpa delle tasse, che peraltro c’erano di già e nella stessa misura allorché al timone del vapore c’erano loro; allora non le pagavano come del resto molte altre categorie.
Oggi, che di riffa o di raffa le debbono pagare, le fanno ricadere sulle nostre teste senza scrupolo alcuno.

Ma al di là della speculazione da parte dei commercianti, la cui gran parte ha sino ad ieri evitato di emettere gli scontrini fiscali quando riteneva, per il tipo di cliente o in un determinato orario mattutino o serale, sta il fatto che in Italia esiste una catena parassitaria di passaggi di ogni tipo di merce, dai medicinali, ai prodotti per la casa, ma soprattutto nel campo ortofrutticolo; ad esempio 1 kg. di pomodori viene pagato agli agricoltori 0,05 centesimi mentre al mercato costa 1,50 euro.
E’ da qui che bisogna partire, incominciando a valutare alcune ipotesi di vendita diretta da agricoltore a consumatore; la conseguenza sarà quella che costringerà i venditori a darsi una severa regolata.
Comunque, oggi saltiamo il primo piatto e chi non possa farlo mangi il riso.




mercoledì, settembre 12, 2007

V- Day - 2

V-DAY
Beppe ed i Grilloboys
seconda parte

La striscia rossa, cioè la testata scritta in rosso de L’Unità di ieri rammenta, per bocca di Pippo Baudo, il momento in cui Beppe Grillo venne allontanato dalla politica per volere dell’allora capo del Governo Bettino Craxi, il massimo esponente del Partito Socialista Italiano (PSI).
"Che gusto.” Una delegazione di politici era andata in Cina. Andreotti accompagnato solo dalla moglie. Craxi seguito da una corte piuttosto numerosa. Così Grillo, in diretta, se ne uscì con la celebre battuta: “ C’è Martelli che dice a Craxi: scusa Bettino, se è vero che i cinesi sono oltre un miliardo e tutti socialisti, ma allora a chi rubanoin questo Paese?”. Craxi s’infuriò. Grillo fu sbattuto fuori
dalla RAI e fu proprio allora che Beppe cominciò ad assaporare il gusto dell’allontanamento”.
Pippo Baudo - Corriere della Sera del 10 settembre 2007.
Ricordo la battuta ma, come sostengo, non tutti i “potenti” tollerano la satira, libera espressione di un popolo attraverso i suoi cantori, nell’occasione Beppe Grillo, personaggio senza macchia e senza paura.
Diceva Bertold Brecht che
“un popolo che non può ridere dei propri potenti non è un popolo libero”
Un altro personaggio, di cui purtroppo non ricordo il nome, affermava che:
“un comico che non ha un popolo con cui parlare se la passa male, ma sta ancor peggio quel popolo che vorrebbe sentirlo ma che non lo può ascoltare”.
Sembrava che in Italia la censura fosse finita con la caduta del regime fascista ed invece….eccola riapparire allorché assurgono al potere uomini politici troppo supponenti e nel contempo altezzosi, innamorati oltre misura della loro potenza che mettono al riparo da qualsivoglia ingerenza satirica.
Ricordo un’altra battuta del Beppe che all’epoca fece il giro di tutti i quotidiani, meno che su l’Avanti, giornale ufficiale del PSI, il cui senso era questo:
alcuni socialisti vogliono denunciarmi…però quando usciranno dalla galera.
Molti anni or sono partecipai in quel di Perugina ad un convegno dei comuni governati da forze di sinistra e dopo lunghe sedute e chiacchierate gli organizzatori avevano prenotato, a mò di svago, una discoteca vicina alla città dove era previsto uno spettacolo con la partecipazione di una nuova formazione musicale,
I ladri di biciclette, ed in chiusura uno spettacolo di Beppe Grillo.
Una cascata interminabile di battute, una dopo l’altra, tra le quali anche quella sulla denuncia dei socialisti; calò immediatamente nella gran sala un gelido silenzio poiché era presente, tra gli altri calibri da 90, anche il presidente della regione Umbria, un socialista.
Qualcuno, che socialista certamente non lo era, incominciò timidamente a battere le mani e così, uno dopo l’altro, in molti, la maggioranza dei presenti, si diedero ad applaudire con qualche isolata richiesta di bis: erano gli amministratori del Partito Comunista Italiano (PCI).
Sin d’allora Grillo divenne per me un punto di riferimento anche se alle volte, parecchie debbo confessare, dissentivo dalle sue pur scherzose battute, ma a lui si poteva, in caso di qualche errore, perdonare tutto perché l’errore è da persone umane e tollerabilissimo se commesso in piena buona fede.
Molti potrebbero chiedersi quale interesse abbia il Beppe per cimentarsi in ogni specie di crociata se da lui ritenuta degna della sua attenzione, badate, nella vita ci sono tanti amori ma quello per la giustizia sociale è in uno dei primo posti, viene per me subito dopo quello verso Dio per i credenti, e quello verso la propria famiglia; giustizia sociale vuol dire equità per tutti, in ogni campo, senza differenze di censo, di religione, di colore della pelle, vuol dire altruismo senza il quale il più forte prevale, come nell’età della pietra, sul più debole, sul diseredato, su chi ha avuto l’ostilità del prossimo suo.
La nostra vita, indipendentemente dai nostri voleri, è oggi teleguidata dai politici, non c’è che dire, e se ci si accorge che qualcosa o anche di più, non va per il verso giusto, con chi bisogna prendersela ?
Sui politici corruttori e corrotti, pregiudicati, sottrattisi con la nomina parlamentare a processi per reati di una certa gravità, incapaci o vili servitori di un padrone assoluto dell’etere, su chi specula dall’alto, approfittando della sua "privilegiata posizione, per arricchirsi di sempre più a danno di tutta la collettività, anche di quelli che l’hanno votato.
Ma per far ciò non si può attendere un quinquennio per votare solo chi si ritiene lontano mille miglia dalle specie di politici di cui sopra e, pertanto degno della propria fiducia.
Con l’ultima legge “porcata” elettorale ci hanno scippato anche questa possibilità di scelta, eliminando il voto di preferenza; sono stati eletti coloro che i partiti hanno voluto che venissero eletti e poi, tanto per fare un esempio, rimane fuori il prof. Bassanini, ex senatore dei DS, colui che ha apportato modifiche essenziali sulle procedure della nostra Pubblica Amministrazione, tanto che è stato chiamato come consulente sia da Sarkosy che, a quel che pare, anche da Zapatero.
La battaglia di Grillo si basa su tre punti, quelli contenuti nella proposta di legge popolare per cui si stanno raccogliendo le necessarie per poterla presentare.
- negare ai condannati per delitti non colposi l’elettorato passivo;
- restituire agli italiani il diritto di scelta dei candidati attraverso la reintroduzione del voto di preferenza;
- limitare a due legislature - così come vale per i sindaci delle grandi città – la possibilità di essere eletti in Parlamento.
Ad onor del vero, le prime due proposte sono di una tale evidenza che credo non ci sia nulla da obbiettare da parte chicchessia, tranne che dagli stessi politici.
La terza desta alcune perplessità perché potrebbero perdersi per strada uomini di un certo valore e di alto spessore morale; anche se è vero che per servire l’Italia ed il suo popolo ci sono tanti modi diversi per farlo, per esempio la presidenza di una Regione, un seggio al Parlamento europeo ovvero ancora in qualche azienda od istituzione statale per coloro che non abbiano mai litigato con le leggi, soprattutto quelle dell’economia e della comune contabilità.
Personalmente avrei aggiunto anche il divieto per coloro già eletti in uno dei due rami del nostro Parlamento di candidarsi alle lezioni per quello europeo.
Chi vivrà vedrà, si dice; sono sicuro che stavolta il Beppe ce la farà in nome e per conto di tutti noi.
A noi spetterà il compito di sorreggerlo, pur con i nostri anche modesti mezzi che abbiamo a disposizione; nulla in queste campagne è inutile perché, ricordiamoci, che
UNITI SI VINCE
F I N E



martedì, settembre 11, 2007

V- Day - 1

V-DAY
Beppe ed i Grilloboys
prima parte

Parto subito con una domanda a bruciapelo:
chi di noi non si è sentito, almeno una volta nella sua vita, un
GRILLOBOYS
o, quanto meno, ha condiviso alcuni dei suoi sketch in TV o delle semplici battute, spesso anche pesanti, contro qualche politico ovvero ancora ha assistito ad un suo spettacolo ridendo a più non posso ?
Credo che pochi in tutta Italia si siano sottratti a tutto ciò, anche gran parte di coloro che oggi l’avversano con varie argomentazioni inconcludenti o false perché direttamente toccati dalle esternazioni del Beppe.
Ma veniamo al V-Day di Bologna.

Anche se, a mio parere, di tanto in tanto, spinto dalla sua foga oratoria

qualche frase di troppo o poco felice gli scappa; è stato detto da Casini, che si trovava a Cernobbio e non al V-Day di Bologna:

“ E’ stata la più grande delle mistificazioni, una manifestazione di cui dovremmo vergognarci perché è stato attaccato Marco Biagi che invece andrebbe santificato”

Qualcuno presente, invece, a Bologna in prima persona ha riferito che in questo raduno Grillo non ha detto alcunché contro la persona del prof. Biagi ma solo contro la legge 30, chiamata impropriamente con il suo nome, nonostante che l’elaborato originale del documento stilato da Biagi sia stato poi manipolato dal centrodestra a suo uso e consumo in quanto reso monco della parte essenziale di esso, guarda che caso, proprio quello che prevedeva, in contemporanea con l’entrata in vigore della nuova legge, la necessaria istituzione di alcuni ammortizzatori sociali.
Erano, infatti, previsti dei sostegni di natura economica a favore di coloro che non si vedevano rinnovato il contratto a termine sino al momento in cui veniva assunto da altra impresa, il salario minimo garantito per chi avesse avuto la sventura di lavorare presso una società in via di liquidazione, ecc…onde contemperare, quanto meno nel suo primo periodo di vigenza, gli evidenti contraccolpi determinati da nuove forme di contratti di lavoro di natura “precaria” e non più a tempo indeterminato.
Il sig. Casini, il cui cognome meriterebbe di essere pronunciata alla toscana, con l’iniziale C aspirata – aasini – potrebbe rappresentare con la sua figura un ottimo modello per un eventuale erigendo monumento alla
IPOCRISIA
La signora ipocrisia sta togliendosi la maschera; chi apparirà una volta che questo volto uscirà interamente allo scoperto ?
L’ipocrisia dimostrata in questa occasione, così come del resto in altre precedenti, dimostra di che taglia sia la sfacciataggine, per non dir di peggio, di alcuni rappresentanti abbarbicati sui seggi del nostro – si è nostro non loro – Parlamento.
A costoro

vorrei rinfrescare la loro deficitaria e traballante memoria, rammentando che ci sono in Italia ben altri tizi che dovrebbero vergognarsi vita natural durante e che, per trovarli, basterebbe cercarli per la loro identificazione , in primis, nello stesso Casini il quale non ebbe reazione alcuna allorché il fu ministro Scajola definì il prof. Biagi, che insisteva per riavere la scorta che gli era stata improvvisamente ed immotivatamente tolta, “un rompicoglioni” in onore alla sua memoria perché era già morto e sepolto.
Ma forse la destra usa santificate i martiri con epiteti sconvenienti come quello usato da Scajola, ecco perché non si vergognano mai di quello che fanno.
Qualcuno, anche il sig. Casini, dovrebbe invece di ridere ed assumere il ruolo a loro poco congegnale di cacasentenze, porsi l’interrogativo se, con la scorta, i brigatisti avrebbero comunque messo in atto l’agguato omicida.
Ma il rimorso è patrimonio esclusivo di chi ama e rispetta il prossimo e non degli egoisti e dei profittatori che vivono seguendo il motto:
“ mors tua vita mea”.
Dovrebbero vergognarsi anche per aver votato leggi più che scandalose, alcune delle quali dichiarate in seguito dalla Consulta come incostituzionali, tanto per fare un esempio, la prima che mi viene in mente è quella confezionata “contra personam” dedicata al Procuratore della Repubblica Caselli per impedirgli, abbassando il limite massimo d’età di partecipazione, di concorrere per il posto resosi vacante di Capo della Procura Antimafia.
Dovrebbero vergognarsi di partecipare attivamente all’interno di una coalizione che vede seduti al loro fianco rappresentanti di:
- una regione inesistente, come la Padania, i cui componenti avevano avanzato la caritatevole proposta secondo la quale le vedette della Marina Militare italiana, invece di salvare i naufraghi e soccorrere le carrette del mare piene di emigranti clandestini in gravi difficoltà, avrebbero dovuto sparargli contro delle tuonanti cannonate;
- forze politiche che irridono la Resistenza, cioè la rivolta del popolo italiano contro l’invasore – come sentenziato di recente dalla Corte di Cassazione.
Potrei continuare ancora con tanti altri esempi ma credo di sprecare il mio tempo, atteso che il sig. Casini giammai capirebbe il vero senso di vergogna che in molti, me compreso, hanno provato nel leggere sui giornali, ben virgolettate, le parole aasiniane, quelle sì vergognose alla massima potenza!
Il nocciolo ed il fine della iniziativa di Beppe Grillo li esamineremo la prossima volta.
FORZA BEPPE

segue

lunedì, settembre 10, 2007

I lavavetri - 2

MA I LAVAVETRI SONO DEI CRIMINALI ?

Parte seconda

Prima di ritornare su questa tematica con le mie conclusioni ho voluto rifletterci sopra ancora un po’ in quanto mi sono reso conto della confusione generale che si era creata per il sovrapporsi di due ipotesi di provvedimenti mai chiarite da fonti ufficiali.
Ognuno di noi si è lasciato trascinare dai “si dice che” e dai “parrebbe” delle fonti giornalistiche e dai conduttori di tutti i telegiornali sì che in molti hanno tratto conclusioni affrettate e poco ponderate.
Il c.d. “pacchetto sicurezza”, ipotizzato in una riunione limitata solamente ad alcuni ministri, contro la criminalità organizzata e la microcriminalità – quest’ultima per fatti, commessi da singole persone, previsti dalla legge come reati e come tali puniti sulla base di specifiche norme contenute sia nel Codice Penale che in altre leggi riguardanti materie particolari, non ha nulla a che vedere con l’ordinanza emanata dall’assessore fiorentino Cioni, con il benestare del sindaco Dominici, presidente dell’Associazione Italiana Comuni Italiani (ANCI).

Come al solito, tra Istituzioni ed i cittadini c’è quasi sempre un difetto di comunicazione dovuto, da un lato, perché questo pacchetto è solo una ipotesi di alcuni ministri con deleghe che attengono direttamente od indirettamente alla “sicurezza” e, dall’altro, a causa di una improvvida risposta del ministro Amato il quale, rispondendo ad una domanda rivoltagli da un giornalista, ha ritenuto, a mo’ di esempio, unificare il due problemi.
Improvvida perché il ministro dell’Interno sa benissimo quale sia in teoria e nella pratica la differenza che intercorre tra i “criminali” ed i “lavavetri, venditori di fiori, accattoni”.
Ma quello che adesso interessa in questa è l’ordinanza fiorentina anti-lavavetri e simili.

Occorre premettere che una qualsiasi Amministrazione comunale non ha assolutamente il potere di introdurre delle norme penali nell’ambito del proprio territorio ma solamente quello di dotarsi di un
“Regolamento di Polizia Urbana”
e di alcune ordinanze specifiche regolamentanti la viabilità ed i cartelli stradali da immettere, i mercati rionali, il commercio, uso del suolo pubblico, ecc…
Il primo, una volta approvato dalla Giunta, viene portato in Consiglio Comunale per la sua approvazione o meno.
Dopo essere stato approvato viene affisso sull’Albo Pretorio sì che ogni cittadino ne possa prendere visione; in ogni caso è la stessa Amministrazione che, pur non essendone obbligata, dovrebbe inviarne copia ad ogni capofamiglia ed alle varie Associazioni civili e religiose esistenti in città.
Questo regolamento prevede, tra le altre norme, anche specifiche sanzioni pecuniarie in caso di accertata violazione di alcune norme comportamentali, per esempio: lo scarico di rifiuti al di fuori dei luoghi previsti, abbandono sul suolo pubblico di materiale residuo di demolizioni, sparo non autorizzato di mortaretti, schiamazzi notturni, indebita occupazione del suolo pubblico con bancarelle e simili, disturbi della quiete pubblica- ritengo che il rigore contro i lavavetri e gli altri a loro accomunati siano stati fatti rientrare in questa fattispecie – e così via.
Oltre a ciò l’evento accertato potrebbe configurarsi anche come reato penalmente perseguibile; in tal caso è dovere di un Pubblico Ufficiale ma anche di ogni cittadino che ne ha pagato le conseguenze, procedere, a seconda dei casi, ad una denuncia o ad un atto di querela all’ Autorità giudiziaria.
Sarà poi quest’ultima, una volta raccolte le prove sul fatto,
a stabilire se procedere penalmente od archiviare il caso.
Val la pena qui riportare una dichiarazione del sindaco Dominaci riportata dall’agenzia di stampa del Corriere della Sera, l’AGR:
Stop ai lavavetri: Domenici,
"Abbiamo consenso della gente, noi siamo la sinistra"
ROMA - "Non capisco perche' dovremmo sentirci in difficolta' per aver fatto un provvedimento che, secondo alcuni sondaggi, ottiene tra il 60 e l'80 per cento del consenso della gente". Cosi' il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, intervistato dall'Unita', commenta l'ordinanza contro i lavavetri. "L'ordinanza - spiega Domenici - non dice che va in galera chi fa il lavavetri, prevede solo una denuncia per chi non la rispetta. C'e' un articolo del codice penale che lo prevede". "Non e' vero che affrontando il tema della sicurezza, cercando di dare delle risposte si fa una politica di destra", sottolinea il sindaco. (Agr)
Tutto qui.
Ognuno è però libero, purchè ragioni in perfetta buona fede, di pensarla come vuole.

F I N E


sabato, settembre 08, 2007

I paria italiani - 1

I PARIA ITALIANI
I pensionati ex operai ed ex impiegati
destinati col tempo a sparire o per fame o, visto l’andazzo, per legge.

In molti sono di già in mutande e, non per imitare
il famoso spettacolo londinese interpretato da disoccupati, ma solamente per necessità di cose, hanno partecipato in prima fila ad un corteo di protesta, sfilando con l’unico indumento oramai alla portata delle loro tasche, le mutande.
Alcuni pensionati sono però degli autentici privilegiati, non alludo ai nostri ex parlamentari, ex ministri o cariche del genere, né a quegli ex manager di grandi imprese pubbliche o private che con la loro abilità sono riuscite a farle andare in fallimento, se non addirittura in bancarotta più o meno fraudolenta, bensì ad un personaggio sui generis andato di recente in quiescenza.
Intendo parlare del neo pensionato cardinale Ruini, ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che, poveretto, per sbarcare il lunario, a causa della miserrima pensione ricevuta da Santa Romana Chiesa, si è dovuto adattare a prestarsi per qualche lavoretto nel campo pubblicitario, così come un tempo facevano gli
“uomini sandwich”
che girovagavano lentamente per le vie delle città come dei salami in mezzo a due cartelli pubblicitari.

Ma a lui è stata riservata, in onore e rispetto del suo rango, un’attività di poca fatica ma redditizia come può essere il portare un logo di una grande marca sulla purpurea fascia che lo cinge ai fianchi.


E’ proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno.